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Re: E, l'Ilva?
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Grifo
Non regge, nell'insieme non regge. La direttiva UE viene fatta passare come norma, e norma non è. Esclude la chiusura di stabilimenti, e qui si vuole chiudere. I valori catastrofici sui tumori hanno dovuto essere smentiti dalla stessa Regione Puglia, i valori di concentrazione considerati sicuri per i lavoratori dagli organismi internazionali vengono sottaciuti, e un valore 200.000 volte inferiore (duecentomila!!) viene dato per pericoloso alla popolazione che matura ipotesi catastrofiste e chiede la chiusura dello stabilimento.
Guarda che più vado avanti e più "oggettivamente" questa cosa puzza.
E' l'aria che respirano i tarantini a puzzare, di morte; e di corruzione.
Poiché, nonostante tu insista nell'analizzare SOLO la parte "tecnica" della situazione, le EVIDENZE che hanno obbligato i Magistrati a fare ciò che era DOVEROSO (a termini di legge) facessero sono di molteplice natura: molteplicità che tu, a parte il SINGOLO atto d'indagine riferito alle analisi, ti stai rifiutando di considerare.
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Re: E, l'Ilva?
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MrBojangles
E' l'aria che respirano i tarantini a puzzare, di morte; e di corruzione.
Poiché, nonostante tu insista nell'analizzare SOLO la parte "tecnica" della situazione, le EVIDENZE che hanno obbligato i Magistrati a fare ciò che era DOVEROSO (a termini di legge) facessero sono di molteplice natura: molteplicità che tu, a parte il SINGOLO atto d'indagine riferito alle analisi, ti stai rifiutando di considerare.
Macchè, l'indagine indica tre fattori di pericolosità, BaP, Diossine e polveri.
Diciamo che con il BaP ho finito, nei prossimi giorni mi occupo delle diossine. Ci vuole tempo.
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Re: E, l'Ilva?
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Grifo
Macchè, l'indagine indica tre fattori di pericolosità, BaP, Diossine e polveri.
Diciamo che con il BaP ho finito, nei prossimi giorni mi occupo delle diossine. Ci vuole tempo.
Aridànghela! Le indagini hanno DOCUMENTATO un'infinità di inadempienze e di CORRUTTELE, protrattesi per LUSTRI!
Che con hanno un cazzo a che fare con i SOLI dati analitici!
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Re: E, l'Ilva?
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MrBojangles
Aridànghela! Le indagini hanno DOCUMENTATO un'infinità di inadempienze e di CORRUTTELE, protrattesi per LUSTRI!
Che con hanno un cazzo a che fare con i SOLI dati analitici!
Forse non ci capiamo. Se hai le corruttele mettili in galera. Per me puoi pure fucilarli in mezzo al carbone.
Ma lo stabilimento lo chiudi solo se è pericoloso "veramente", è pericoloso "adesso", e "non può essere risanato". Altrimenti lo lasci alla sua funzione economica e sociale.
Le leggi sulla tutela della salute dall'inquinamento delle fabbriche in Italia partono da qui.
http://www.nonsoloaria.com/Leggi%20a...%20216-217.PDF
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Re: E, l'Ilva?
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Grifo
Forse non ci capiamo. Se hai le corruttele mettili in galera. Per me puoi pure fucilarli in mezzo al carbone.
Ma lo stabilimento lo chiudi solo se è pericoloso "veramente", è pericoloso "adesso", e "non può essere risanato". Altrimenti lo lasci alla sua funzione economica e sociale.
Le leggi sulla tutela della salute dall'inquinamento delle fabbriche in Italia partono da qui.
http://www.nonsoloaria.com/Leggi%20a...%20216-217.PDF
Lo stabilimento era GIA' stato dichiarato pericoloso, "documentatamente" (ti ho messo il link alla sentenza nei post iniziali, ricordi?), nel 1985; e da allora l'Ilva NULLA ha fatto; anzi, ha fatto PEGGIO.
Dunque: pericolosità+inadempienze+corruttela.
In qualsiasi paese DECENTE quello stabilimento sarebbe stato chiuso da anni; ed i suoi dirigenti sarebbero ANCORA in galera.
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Re: E, l'Ilva?
I magistrati hanno dato un ultimatum: cinque giorni per spegnere lo stabilimento di Taranto o faranno intervenire "personale esterno". Vogliono far chiudere prima che il governo rilasci la nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) il 17 ottobre.
E se Genova trema Novi Ligure è in ansia. Si chiude in un colpo solo tutto il settore siderurgico italiano. Magnifica pensata, si è fatto dopo la crisi del '29 nei cantieri navali inglesi chiuderne alcuni per lasciare il lavoro agli altri.
Ma chi sono questi "altri"? Dove stanno? Chi andrà a prosperare sulle disgrazie della nostra gente?
ABC impegnati nelle loro ridicole strategie di potere non trovano il tempo per prendere una posizione? Altri 50.000 disoccupati non sono degni della loro attenzione?
Bene, daremo battaglia noi. Magari non vinceremo ma la posta è nobile e vale l'impegno.
http://www.youtube.com/watch?v=ckZ5TL1hLd4
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Re: E, l'Ilva?
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Grifo
I magistrati hanno dato un ultimatum: cinque giorni per spegnere lo stabilimento di Taranto o faranno intervenire "personale esterno". Vogliono far chiudere prima che il governo rilasci la nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) il 17 ottobre.
E se Genova trema Novi Ligure è in ansia. Si chiude in un colpo solo tutto il settore siderurgico italiano. Magnifica pensata, si è fatto dopo la crisi del '29 nei cantieri navali inglesi chiuderne alcuni per lasciare il lavoro agli altri.
Ma chi sono questi "altri"? Dove stanno? Chi andrà a prosperare sulle disgrazie della nostra gente?
ABC impegnati nelle loro ridicole strategie di potere non trovano il tempo per prendere una posizione? Altri 50.000 disoccupati non sono degni della loro attenzione?
Bene, daremo battaglia noi. Magari non vinceremo ma la posta è nobile e vale l'impegno.
http://www.youtube.com/watch?v=ckZ5TL1hLd4
Allucinante.
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Re: E, l'Ilva?
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Originariamente Scritto da
MrBojangles
Lo stabilimento era GIA' stato dichiarato pericoloso, "documentatamente" (ti ho messo il link alla sentenza nei post iniziali, ricordi?), nel 1985; e da allora l'Ilva NULLA ha fatto; anzi, ha fatto PEGGIO.
Dunque: pericolosità+inadempienze+corruttela.
In qualsiasi paese DECENTE quello stabilimento sarebbe stato chiuso da anni; ed i suoi dirigenti sarebbero ANCORA in galera.
In qualsiasi paese del mondo non si farebbe dell'ambientalismo masochista, ma si troverebbe un accordo con l'azienda per non buttare via un sito produttivo strategico.
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Re: E, l'Ilva?
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Grifo
I magistrati hanno dato un ultimatum: cinque giorni per spegnere lo stabilimento di Taranto o faranno intervenire "personale esterno". Vogliono far chiudere prima che il governo rilasci la nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) il 17 ottobre.
E se Genova trema Novi Ligure è in ansia. Si chiude in un colpo solo tutto il settore siderurgico italiano. Magnifica pensata, si è fatto dopo la crisi del '29 nei cantieri navali inglesi chiuderne alcuni per lasciare il lavoro agli altri.
Ma chi sono questi "altri"? Dove stanno? Chi andrà a prosperare sulle disgrazie della nostra gente?
ABC impegnati nelle loro ridicole strategie di potere non trovano il tempo per prendere una posizione? Altri 50.000 disoccupati non sono degni della loro attenzione?
Bene, daremo battaglia noi. Magari non vinceremo ma la posta è nobile e vale l'impegno.
http://www.youtube.com/watch?v=ckZ5TL1hLd4
A questo punto siamo alla resa dei conti finale: o vince il governo (che a onor del vero in questo caso si è schierato per il mantenimento dello stabilimento sia pure con i dovuti obblighi ambientali) o vince quella magistratura che con scopi poco puliti vuol far chiudere l'ILVA subito, senza se e senza ma.
Monti e Passera sono due uomini, adesso vediamo se in quanto tali hanno le palle per raddrizzare la schiena a quei miserabili che vogliono lasciare a casa (nel meridione!) 10.000 persone con scuse ridicole e piene di malafede.
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Re: E, l'Ilva?
Taranto - La classe operaia è rivoluzionaria o non è niente
I fatti erano noti a tutti. Il gigantesco impianto siderurgico di Taranto, già Italsider, statale, poi venduto ai privati come Ilva, da sempre scarica in atmosfera, in mare e probabilmente nella falda ogni genere di terribili veleni e in grandi quantità. Nei campi per un raggio di venti chilometri attorno è proibito il pascolo; e le vacche paiono più difese degli uomini visto che nessuna ordinanza proibisce di abitare nella città ionica, adiacente allo stabilimento.
Dopo decenni di denunce e di controlli addomesticati da parte degli uffici comunali provinciali e regionali, generosamente foraggiati dall’azienda, il 26 di luglio la Magistratura, accertato il largo superamento dei limiti di legge per le emissioni nocive, ha disposto il sequestro degli impianti, la fermata della produzione in alcuni reparti fino alla messa in opera di adeguate attrezzature di trattamento e contenimento.
Questa insolita sollecitudine del magistrato si può forse spiegare come pretesto ad un ridimensionamento dell’impianto, vittima dalla situazione di crisi anche del settore siderurgico: di fatto la produzione, rallentata per l’ordinanza al 50% della capacità dei forni, corrisponde giusto a quanto attualmente il mercato richiede. Marchionne del fallimento aziendale dà la colpa agli operai, Riva lo darebbe alla magistratura. Altro vantaggio per l’Ilva sono le centinaia di milioni di euro che subito lo Stato ha offerto per mettersi, senza fretta, “a norma”.
La crisi della siderurgia nei paesi di occidente è ormai di vecchia data, anche in Italia impianti storici si sono lentamente estinti, come Bagnoli, o a stento sopravvivono, come Piombino. Se il profitto per l’Ilva è tuttora notevole, il tasso del profitto, calcolato su tale massa di materie prime più l’ammortamento dei giganteschi impianti, si riduce oggi certo a poco. Il trasporto dalla Cina dei prodotti concorrenti incide troppo, ma non dalla Turchia, la Russia e l’Ucraina, dove ancora le leggi e i magistrati cos’è la diossina fanno finta di non saperlo. Questo costringe il capitale anche in Italia ad esasperare la riduzione dei costi, se possibile peggiorando ancora la situazione sanitaria in fabbrica e fuori. Per esempio al posto del carbone ora in parte si brucia il pet coke, il residuo ultimo della lavorazione del petrolio, non altrimenti utilizzabile perché contiene tutte le peggiori schifezze.
Se ne deve dedurre che, a causa di leggi economiche non aggirabili, far produrre all’Ilva acciaio senza avvelenare operai e città è capitalisticamente impossibile.
* * *
Questa drammatica situazione viene fatta apparire come una questione di competenza del giudice di fronte ad una fondamentale industria nazionale da una parte, e di salute pubblica dall’altra. Opposizione che, nei termini alla moda, oggi si presenta fra sostenitori della crescita, la ideologia classica del capitale, e quelli della de-crescita. Senza ferro niente pane, si afferma; ma è un pane avvelenato, si risponde.
È chiaro che i comunisti non si accampano né con gli uni né con gli altri e sono contro sia la crescita sia la decrescita capitalistica. Fra l’altro, oggi, nella crisi, al capitalismo restano impossibili e l’una e l’altra, stretto nella morsa di dover crescere e non poterlo fare. Il capitalismo non può non crescere, lo dimostra la sua storia secolare, anticipata nelle sue leggi economiche scoperte da Marx. Questa è stata la sua funzione rivoluzionaria, che si prolunga oggi nella continua implacabile distruzione di se stesso, spettacolo grandioso davanti gli occhi di tutti. Il capitalismo, con l’aumento della sua composizione organica, è sé che avvelena per primo.
Quindi fra ambientalisti decrescentisti e i Riva & C. crescentisti non possiamo non preferire questi. I primi, espressione della impotenza piccolo-borghese, vogliono far tornare indietro il capitalismo, pretesa reazionaria e, per fortuna, impossibile; la omicida forza infernale dei secondi lavora, suo malgrado, a farlo storicamente saltare e giorno dopo giorno apre la strada alla internazionale rivoluzione comunista.
* * *
I 12.000 operai impiegati giorno e notte all’Ilva il salario lo scambiano con un duro lavoro e con la loro salute e delle loro famiglie. A Taranto di lavoro ce n’è poco, insicuro e mal pagato, e solo all’Italsider-Ilva si trovava un impiego decente.Ora l’ordinanza del tribunale è vista come un ulteriore attacco agli operai: avvelenati e disoccupati.
Non può sfuggire loro che, non la “ambientalizzazione” dell’Ilva, ma la sua sopravvivenza dipenderà da molti milioni che lo Stato elargisca. Forse anche con il trasferimento all’estero di alcune delle lavorazioni. E sicuramente si paventa una applicazione tarentina del metodo Pomigliano, con licenziamenti, riduzione dei salari ed inasprimento degli orari e dei turni.
Dietro i venefici vapori si nascondono quindi le motivazioni della elementare lotta di classe. A risospingerla nel fumo interclassista si sono subito adoperati i sindacati di regime, e nelle false alternative e diatribe dell’ecologismo. Fim e Uilm hanno indetto scioperi, simbolici ovviamente, “contro la Magistratura”; la Fiom contro la Magistratura, invece, dice che non si mette, come se i tribunali non fossero un apparato borghese e comunque dalla parte dei padroni e come se l’Ilva la pretura di Taranto non se la possa piano piano sgranocchiare, come ha fatto finora.
I sindacati hanno sposato la tesi della difesa non dei lavoratori ma del lavoro, cioè dell’azienda, fino alla turpitudine di esprimere solidarietà ai padroni inquisiti. Su questa linea gli operai dell’Ilva non possono non trovarsi prigionieri della fabbrica e delle sue necessità, più vicini, come si vede, al padrone che ai lavoratori delle altre categorie e ai sempre più appestati proletari e piccolo borghesi tutti della città. Un atteggiamento così prono al capitale e al suo Stato che fa apparire più ardito perfino l’interclassista “Comitato cittadini liberi e pensanti”.
Nessuno dei sindacati del regime borghese ha pensato che la naturale ed ovvia rivendicazione di classe è che gli operai dell’Ilva debbono in ogni caso ricevere un salario anche durante le operazioni di adeguamento degli impianti, insieme ai disoccupati di tutte le categorie, adeguamento da esigere in difesa della loro salute.
Solo un movimento con questa impostazione e respiro, quale i sindacati attuali non faranno mai proprio, può sollevare la classe operaia da essere solo un ingranaggio del capitalismo, sottomesso materialmente ed idealmente a tutti i suoi ordini e veleni, in balia delle sue alterne necessità. La reale esistenza della classe operaia è nella sua opposizione al capitale e nella ribellione ad esso. Al di fuori di questa vera guerra sociale, che, coerentemente perseguita porta alla sua negazione rivoluzionaria, la classe operaia non è niente.
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE