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Discussione: Focus India

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    Predefinito Focus India

    L’India, nuova potenza marittima
    :::: 20 Marzo 2009 :::: 11:29 T.U. :::: Informazione - India - Marina militare :::: Anton Schmitt
    L’India, nuova potenza marittima

    Riflessioni sulla costruzione della nuova portaerei della marina indiana

    di Anton Schmitt*

    L’india possiede alcune portaerei fin dal 1961. Finora le portaerei in uso presso la Marina indiana erano bastimenti britannici declassati. A queste si aggiungeva una unità acquistata dalla Russia, che gli Indiani hanno continuamente ammodernato nel corso degli anni. L’India è ora sul punto di compiere un passo decisivo, cercando di rendersi in futuro completamente indipendente dalle forniture straniere.

    Il 28 febbraio scorso, nei cantieri navali “Cochin Shipyard”, è ufficialmente iniziata la costruzione della prima portaerei di produzione interamente indiana. La dimensione di questo nuovo bastimento di 40.000 tonnellate di stazza è solo la metà di quella che presentano le super portaerei statunitensi, ma il doppio delle piccole portaerei per velivoli a decollo verticale in uso presso le marine britannica, spagnola, italiana e tailandese.
    Nel rispetto della tradizione, le autorità navali indiane hanno deciso di dare a questo nuovo bastimento di guerra il nome che portava la loro prima portaerei: “Vikrant”.

    La nave avrà una lunghezza di 260 metri e una larghezza di 60 m. e raggiungerà la velocità massima di 28 nodi. Sarà equipaggiata con una squadriglia di trenta aerei. Sono previsti Mig 29, aerei di alta prestazione, in versione caccia-intercettore e caccia-bombardiere, ed elicotteri KA 31, ambedue di fabbricazione russa, così come pure i futuri aerei indiani, ancora da sviluppare e costruire, descritti come "Light Combat Aircraft” (aviazione leggera di combattimento).

    L’India perseguiva da molto tempo il progetto di costruire in casa una portaerei. La pubblicazione specializzata "Weyers" aveva menzionato per la prima volta questi sforzi nella sua edizione del 1986. Ma fu solo nel 2003 che il governo mise a disposizione i fondi necessari per l’impresa. A partire dal 2005, le fabbriche indiane cominciarono dunque a realizzare le componenti della portaerei che oggi vengono assemblate nei cantieri navali.

    Il lancio è previsto per il 2010 e la Marina renderà operativa il bastimento entro il 2014.

    In Occidente, alcuni "esperti" anonimi dubitano che l’India riesca a rispettare le scadenze, in quanto il cantiere Cochin ha costruito finora soltanto grandi navi mercantili. I cantieri navali indiani, tuttavia, sono stati in grado di raccogliere abbastanza esperienza sulle portaerei tra il 1994 e il 2001, quando il "Viraat", il vecchio bastimento britannico "Hermes", ha cessato di essere all'avanguardia nel campo della tecnologia.

    Per completare la costruzione di questo bastimento, gli Indiani hanno chiesto aiuto ai costruttori di navi da guerra italiani e russi, rifiutando l’offerta degli USA di una loro ex super-portaerei.

    L’India dimostra, in tal modo, di non voler entrare in un rapporto di dipendenza.

    Per la realizzazione del programma di costruzione delle sue forze navali, l'India ha finora collaborato con la Germania (per i sottomarini), con la Gran Bretagna (per le portaerei e le fregate) e con la Russia (per le portaerei, i cacciatorpediniere, le fregate e i sommergibili) ed anche, più recentemente, con la Francia ( per i sommergibili.

    Tra il 2001 e il 2012, gli ex cantieri navali di Schichau a Königsberg (Kaliningrad) nella Prussia orientale, costruiranno tre fregate lanciamissili moderni per la Marina indiana.

    E’ molto probabile che la Marina indiana preveda di costruire una seconda portaerei, sulla falsariga di "Vikrant", giacché tre portaerei indiane possono rappresentare bene gli interessi di un paese che intende essere qualcosa di più che una mera potenza regionale, un fattore di ordine.


    *articolo apparso in “zur Zeit”, Vienna, n°11/2009.
    Traduzione di Tiberio Graziani dalla versione francese di Robert Steuckers.

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    Predefinito Riferimento: Focus India

    Perché la CIA non vuole che Dawood sia in mani indiane
    :::: 16 Gennaio 2009 :::: 42 T.U. :::: Analisi - India :::: Jeremy R Hammond
    di Jeremy R Hammond*


    Il ruolo di Dawood Ibrahim, il personaggio chiave della malavita alla guida della D-Company e noto per avere legami con l’ISI pakistano e anche con la CIA, apparentemente è stato cancellato. La sua cattura e l’estradizione all’India potrebbe provocare inconvenienti sia per l’ISI che per la CIA. reportedly

    E’ stato Ibrahim ad essere inizialmente descritto dalla stampa come il pianificatore degli attacchi. Ora questo titolo è stato dato a Zaki-ur Rehman Lakhvi secondo numerosi articoli giornalistici che riportano come le forze di sicurezza pachistane abbiano fatto irruzione in un campo di addestramento del gruppo Lashkar-e-Tayiba, che le prove hanno dimostrato essere responsabile degli attacchi. Lakhvi, per quanto riportato dai media, è stato catturato nell’irruzione ed adesso è sotto custodia.

    Allo stesso tempo, mentre il ruolo di Ibrahim viene sminuito, il ruolo di Lakhvi viene ingigantito. I primi articoli lo descrivevano come l’addestratore del gruppo Lashkar-e-Tayiba, ma le maggiori testate giornalistiche, come il New York Times e il London Times, citando fonti governative, hanno promosso il suo ruolo a quello di comandante delle operazioni del gruppo.
    L’unico terrorista ad essere catturato vivo dopo gli attacchi di Mumbai, Ajmal Amir Kasab ha descritto come mente degli attacchi Ibrahim e non Lakhvi, come era stato detto precedentemente dalla stampa.
    Kasab, stando a quanto riportato dai media, ha detto ai suoi inquirenti che lui e i suoi colleghi terroristi erano stati addestrati da Lakhvi, anche conosciuto come Chacha (lo zio), in un campo in Pakistan. La polizia indiana ha anche tracciato delle telefonate a Lakhvi da un telefono satellitare utilizzato dai terroristi.
    Ma il telefono era stato utilizzato anche per chiamare Yusuf Muzammil, conosciuto anche come Abu Yusuf, Abu Hurrera e “Yahah”. Ed è stato Muzammil, non Lakhvi, che prima era stato descritto come il comandante militare del gruppo Lashkar-e-Tayiba. E’stata una telefonata a Muzammil intercettata il 18 novembre a mettere la Marina e la Guardia Costiera Indiana in massima allerta verso ogni nave straniera che entrasse nelle acque indiane proveniente dal Pakistan.
    Kasab ha ditto ai suoi inquirenti che la sua squadra era stata trasferita da Karachi, in Pakistan, su una nave appartenente a Dawood Ibrahim, la MV Alpha. In seguito dirottarono un peschereccio indiano, il Kuber, per passare attraverso le acque territoriali indiane eludendo la Marina e la Guardia Costiera che stavano cercando navi sospette.
    Sebbene la MV Alpha fosse stata successivamente trovata e sequestrata dalla Marina Indiana, ci sono stati pochi - se non nessuno - sviluppi in merito a questo aspetto delle investigazioni sulla stampa, così come in merito alla conferma o meno dell’appartenenza della nave e Ibrahim.
    All’arrivo a largo della costa vicino alla città, essi furono accolti da gommoni gonfiabili che erano stati preparati da un socio di Ibrahim a Mumbai.
    La pianificazione e l’esecuzione degli attacchi indicano come il ruolo della “mente” non fosse nè di Lakhvi nè di Muzammil, bensì di Ibrahim, un indiano intimamente conoscitore della città. E’ stato a Mumbai che Ibrahim fece la scalata nel mondo sotterraneo fino a diventare uno dei maggiori boss della criminalità.
    Almeno altri due indiani sono connessi agli attacchi, Mukhtar Ahmed e Tausef Rahman. Loro sono stati arrestati in relazione all’essersi procurati delle carte SIM utilizzate poi nelle telefonate dei terroristi. Ahmed, secondo i funzionari indiani, era stato reclutato da una speciale unità anti-sommossa della polizia come un agente sotto copertura. Si sta ancora investigando per comprendere quale fosse il suo ruolo preciso.
    Una delle carte SIM usate era stata probabilmente acquistata in New Jersey. Gli inquirenti stanno contemporaneamente indagando anche questo potenziale collegamento con gli Stati Uniti.

    Dawood Ibrahim passò dall’essere un personaggio chiave della malavita al terrorismo nel 1993, quando il suo nome fu collegato ad una serie di bombardamenti in Mumbai che portarono alla morte di 250 persone. E’ ricercato dall’Interpol e fu classificato come terrorista globale dagli Stai Uniti nel 2003.
    Si crede che Ibrahim risiedesse a Karachi e la polizia Indiana ha accusato L’ISI pakistano di proteggerlo.
    Ibrahim è noto per essere uno dei maggiori trafficanti, responsabili del trasporto di narcotici nel Regno Unito e nell’Europa Occidentale.
    Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga ed il Crimine, la maggior parte dell’oppio (o i suoi derivati, come l’eroina, che sempre più è prodotta nel paese prima di essere esportata) è smistata attraverso l’Iran e la Turchia, in rotta terrestre verso l’Europa; ma la percentuale che va in Pakistan sembra in maggior parte essere destinata direttamente al Regno Unito, sia via nave che via aerea.
    L’Afghanistan è il primo produttore mondiale di oppio, un trend sviluppatosi durante il tentativo dei mujahedeen sostenuti dalla CIA di esautorare l’Unione Sovietica dalla nazione, con il commercio della droga utilizzato per finanziare la guerra.
    Dawood Ibrahim, noto trafficante di droga, è naturalmente anche coinvolto nel lavaggio di denaro sporco, che è forse il ruolo in cui l’azzardosa operazione in Nepal entra in gioco.
    Yoichi Shimatsu, precedente editore del Japan Times, scrisse lo scorso mese, dopo gli attacchi di Mumbai, che Ibrahim aveva lavorato con gli Stati Uniti per aiutare i finanziamenti ai mujahedeen durante gli anni ’80 e poiché egli sapeva troppo in merito ai ‘più scuri segreti’ statunitensi nella regione, non gli sarebbe mai stato permesso di andare in India.
    La recente promozione di Lakhvi a ‘mente principale’ degli attacchi, mentre il nome di Ibrahim scompariva dalle indagini dei media, sembrerebbe dar credito alle asserzioni di Shimatsu.
    Il giornalista investigativo Wayne Madsen similarmente ha riportato che, secondo le fonti di intelligence, Ibrhaim è un elemento prezioso della CIA, sia come veterano della guerra dei mujahedeen e sia in continua connessione con le sue operazioni di traffico di droga a Kathmandù, in Nepal. Un accordo è stato concluso nei primi mesi di quest’anno perché Ibrahim fosse estradato dal Pakistan all’India, ma la CIA aveva paura che ciò avrebbe fatto venire alla luce troppi dei suoi ‘sporchi segreti’, incluse le attività criminali di personale di alto livello all’interno dell’agenzia.



    Una teoria sugli attacchi di Mumbai è che essi fossero la reazione violenta per questo tradimento che era tra le altre cose inteso come un avviso che ogni altro tipo di accordo avrebbe potuto avere ulteriori serie conseguenze.
    Sebbene fosse stato indicato dagli Stati Uniti come uno dei maggiori terroristi internazionali, le indagini dei media in India hanno considerato il passato interesse degli Stati Uniti nel vedere Ibrahim estradato, molto meno che entusiasticamente.
    Il precedente primo ministro indiano L K Advani scrisse nelle sue memorie La mia Nazione, la mia vita, che egli fece un grande sforzo perché il Pakistan estradasse Ibrahim e si incontrò con l’allora segretario di Stato Colin Powell e l’allora consulente per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice (adesso segretario di stato) perché facessero pressione sul Pakistan a tale scopo. Ma egli fu informato da Powell che il Pakistan avrebbe estradato Ibrahim solo “con molte limitazioni” e che l’allora presidente del Pakistan Pervez Musharaff avrebbe avuto bisogno di più tempo prima di fare ciò.
    L’estradizione, inutile dirlo, non ebbe mai luogo. Il governo pachistano ha anche pubblicamente negato che Ibrahim fosse nella nazione; un diniego ripetuto anche in seguito ai recenti attacchi a Mumbai. Altri sospettati di coinvolgimento negli attacchi e compresi tra i 20 individui che l’India richiedeva al Pakistan di estradare hanno possibili connessioni alla CIA, incluso Hafiz Mohammad Saeed, il fondatore dei gruppi Lashkar-e-Tayiba e Jaish-e-Mohammed e il capo Maulana Masood Azhar, entrambi veterani dell’impresa dei mujahedeen supportata dalla CIA.
    Azhar era stato catturato nel 1994 e imprigionato in India per il suo ruolo come capo del gruppo terrorista basato in Pakistan Harkut-ul-Mujahideen. Egli fu rilasciato comunque nel 1999, in cambio degli ostaggi del dirottamento del volo Indian Airlines 814, che era stato dirottato durante il suo volo da Kathmandu in Nepal per Delhi in India e ridiretto in Afghanistan.
    Dopo il suo rilascio Azhar formò il gruppo Jaish-e-Mohammed che fu responsabile di un attacco al Parlamento indiano nel 2001 che portò India e Pakistan sull’orlo di una guerra. Anche il gruppo Lashkar-e-Tayiba fu ritenuto colpevole dell’attacco assieme al gruppo Jaish-e-Mohammed. Entrambi I gruppi hanno collegamenti con l’ISI, che li ha utilizzati come mandatari nella guerra con l’India nel territorio del Kashmir.
    Saeed viaggiò verso Peshawar per unirsi alla causa dei mujahedeen durante la guerra tra afghani e sovietici. Peshawar fu utilizzata come base per le operazioni della CIA che lavorò a stretto contatto con l’ISI per finanziare, armare e addestrare i mujahedeen. Fu a Peshawar che Saeed divenne il protetto di Abdullah Azzam, che fondò un’organizzazione chiamata Maktab al-Khidamat insieme ad un individuo saudita chiamato Osama Bin Laden.
    Maktab al-Khidamat partecipò alle operazioni CIA-ISI per reclutare arabi nelle file dei mujahedeen. L’ISI, agendo come procuratore per la CIA, scelse principalmente di canalizzare il suo supporto agli afgani, come con il signore della guerra Gulbaddin Hekmatyar. Gli Stati Uniti affermano che la CIA non aveva relazioni con Maktab al-Khidamat, ma l’operazione Bin Laden, che in seguito si evolse in Al Qaeda, deve essere stata certamente conosciuta e approvata dalla CIA.
    Ma ci sono indicazioni che la relazione tra la CIA e Maktab al-Khidamat e Al Qaeda vanno ben oltre l’aver condiviso un comune nemico e l’aver avuto interessi reciproci nella guerra afghano sovietica. Un numero di membri di Al Qaeda sembra essere stato tra le persone protette.
    Un altro precedente capo dell’ISI è ora privatamente accusato dagli Stati Uniti di coinvolgimento con il gruppo responsabile degli attacchi di Mumbai, secondo le indagini che citano un documento che descrive il generale Hamid Gul, ex capo dell’ISI, e quattro altri ex capi dell’agenzia d’intelligence pakistana come coinvolti nel supporto di reti terroristiche. Gli individui citati sono stati segnalati, tramite raccomandazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per essere inseriti nella lista dei terroristi internazionali, come riporta il giornale pakistano The News.
    Il documento è stato fornito al governo del Pakistan, e accusa Gul -capo dell’ISI dal 1987 al 1989- di aver fornito assistenza a gruppi criminali a Kabul, come anche a gruppi responsabili del reclutamento e dell’addestramento di militanti per attaccare le forze a guida statunitense in Afghanistan, inclusi i talebani.
    Hamid Gul rispose agli articoli giornalistici, definendo le accuse ridicole. Gli Stati Uniti hanno negato di aver fatto alcun genere di raccomandazione alle Nazioni Unite.
    Ma gli Stati Uniti hanno similarmente accusato l’ISI di coinvolgimento nel bombardamento dell’ambasciata Indiana a Kabul lo scorso luglio. Ciò è insolito, non per l’accusa all’ISI di legami con il terrorismo, ma perché in così forte contrasto con in tentativi di far apparire pubblicamente il Pakistan come un alleato leale nella sua “guerra al terrorismo” mentre la nazione era sotto la dittatura di Musharraf.
    L’atteggiamento statunitense verso il Pakistan è cambiato nel momento in cui un governo eletto è giunto al potere con una maggiore volontà di sostenere la schiacciante opinione della gente e cioè che sia la ‘guerra al terrorismo’ stessa ad aver esacerbato il problema dei gruppi estremisti militanti e che porta a ulteriori attacchi terroristici all’interno della nazione, come l’assassinio dell’ex primo ministro Benazir Bhutto lo scorso anno o il bombardamento dell’Hotel Merriot a settembre. Mentre l’attenzione mondiale era focalizzata sugli attacchi di Mumbai, una bomba è esplosa a Peshawar, uccidendo 21 persone e ferendone 90.
    Mentre il documento presentato dagli USA definisce Gul e antri come sostenitori dei terroristi, un altro report, dell’intelligence indiana, indica che i terroristi che condussero gli attacchi a Mumbai erano tra i 500 addestrati da istruttori dell’esercito pakistano, secondo quanto riportato dal The Times. Questo addestramento dei 10 noti terroristi di Mumbai avrebbe avuto luogo prima della loro recente preparazione per questi attacchi specifici dall’addestratore del gruppo Lashkar-e-Tayiba Zaki-ur Rehman Lakhvi.

    Ma mentre Lakhvi, Muzammil e Hafiz Saeed hanno continuato ad essere nominati in connessione con gli attacchi a Mumbai dello scorso mese, il nome di Dawood Ibrahim sembra essere scomparso insieme alle accuse che volevano che il suo ruolo designato fosse quello di mente delle operazioni, ruolo che ora viene accreditato a Lakhvi nei resoconti dei media.

    Se questo è uno sforzo deliberato per sminuire il ruolo di Ibrahim negli attacchi -così da non dover forzare il Pakistan a estradarlo, per via delle imbarazzanti dichiarazioni sul coinvolgimento della CIA con noti terroristi e trafficanti di droga che potrebbero scaturirne, non è certo.

    Ma ciò che è certo è che la CIA ha avuto una lunga storia di coinvolgimenti con questo genere di personaggi e che gli Stati Uniti hanno un percorso documentato di tentativi volti a mantenere segrete le informazioni riguardanti la natura di questo coinvolgimento al buio o coprendole fin quando non raggiungono la luce delle inchieste pubbliche.


    22 Dicembre 2008

    *Jeremy R Hammond è redattore del Foreign Policy Journal

    (traduzione a cura di Massimo Janigro)

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    Predefinito Riferimento: Focus India

    L'11 settembre indiano: chi c’è dietro gli attacchi di Mumbai?
    :::: 6 Gennaio 2009 :::: 8:48 T.U. :::: Analisi - India :::: Michel Chossudovsky
    L'11 settembre indiano: chi c’è dietro gli attacchi di Mumbai?
    Washington incoraggia la divisione politica tra l'India ed il Pakistan
    Michel Chossudovsky Mondialisation.ca, 20 decembre 2008

    Gli attacchi terroristici di Mumbai facevano parte di un'operazione progettata e coordinata abilmente, che coinvolge molti gruppi di uomini armati esercitati e sperimentati. L'impressione di quest'operazione è quella dell’intelligence paramilitare. Secondo un esperto russo del contro-terrorismo, i terroristi di Mumbai “hanno utilizzato le stesse tattiche che i militanti ceceni usavano negli attacchi nel Caucaso del Nord, dove città intere furono terrorizzate, e dove case ed ospedali furono presi di mira. (Russia Today 27 novembre 2008).
    Si sono descritti gli attacchi di Mumbai come “l'11 settembre indiano”. Queste sono state perpetrate simultaneamente in molti luoghi, in alcuni minuti d’intervallo.
    Il primo obiettivo era l'entrata principale della stazione di Mumbai, Chatrapati Shivaji Terminus, (CST), dove i tiratori hanno aperto il fuoco, senza distinzione, sulla folla dei passeggeri. I tiratori “sono in seguito usciti correndo dalla stazione e sono entrati negli edifici vicini, fra cui l'ospedale Cama”. Gruppi distinti di tiratori hanno attaccato due hotel lussuosi di Mumbai, Oberoi-Trident e Taj Mahal Palace, situati nel cuore del centro turistico, vicino alla Porta dell'India. I tiratori hanno anche aperto il fuoco al caffè Léopold, un ristorante collegato alla zona turistica. Il terzo obiettivo era la casa Nariman, un centro direzionale che ospita lo Chabad Lubavitch, il centro ebraico di Mumbai. Sei ostaggi sono stati uccisi, fra cui il rabbino e sua moglie. L'aeroporto per i voli nazionali di Santa Cruz, la multisala Metro Adlabs ed il porto di Mazgaon sono stati anch’essi presi di mira.
    “Gli attentati sono stati effettuati nei luoghi più affollati. Oltre agli hotel ed agli ospedali, i terroristi hanno colpito le stazioni, il mercato Crawford al Wadi Bunder e l'autostrada Western Express, vicino all'aeroporto. Sette località sono state attaccate con armi automatiche e granate.” (Times of India, 26 novembre 2008)
    Le truppe indiane hanno circondato gli hotel. Commando delle forze speciali indiane sono state inviate nei due hotel per affrontare i terroristi.. Testimoni affermano che i tiratori sparavano alle persone che avevano un passaporto americano o britannico. Secondo i resoconti, ci sarebbero state più di 150 vittime. La maggior parte era indiana e molti di loro sono stati uccisi nell'attacco alla stazione ferroviaria di Chhatrapati Shivaji. Almeno 22 stranieri sono stati uccisi negli attentati, come pure quattordici poliziotti, incluso il capo della squadra antiterrorista.

    Chi c’è dietro questi attacchi?
    Un gruppo praticamente sconosciuto, denominato “Moudjahidin del Deccan” ha rivendicato gli attentati. Il Deccan fa parte del plateau dell’India centrale e meridionale, situato soprattutto nello stato dell’Andhra Pradesh. Questo gruppo sconosciuto è già classificato appartenente alla rete terroristica Al Qaida, senza prove in appoggio. Le informative della polizia confermano che nove “supposti aggressori” sono state fermati e, secondo fonti della polizia non confermate, tre aggressori hanno riconosciuto d’appartenere a Lashkar-e-Taiba (Lashkar-e-Tayyiba), un'organizzazione separatista pakistano-cashemira, sostenuta clandestinamente dal servizio di informazioni militari pakistane (ISI).
    Sempre secondo i servizi, almeno una delle persone fermate è un cittadino britannico d'origine pakistana. Dalla stessa voce, i mass media occidentali ed indiani indicano il Pakistan ed il suo supposto sostegno alle organizzazioni terroristiche islamiche: “I guru della strategia e gli analisti della sicurezza degli Stati Uniti e del resto nel mondo esaminano il ruolo del Pakistan nel terrorismo dopo un altro episodio terroristico in India, e finiscono per indicare il suo vicino, fortemente vilipeso.
    A causa dell'esca dei “Moudjahidin du Deccan” utilizzata per rivendicare gli attentati, i reportage iniziali di Indiana suggerivano che il carnaio di Mumbai fosse un attacco attuato da militanti insoddisfatti. Ma le prove citate dall'esercito indiano e dagli esperti della sicurezza, basate su intercettazioni dei proclami, sulla natura delle armi, sulla modalità dello sbarco via mare, ecc., hanno rapidamente diretto l'attenzione sul Pakistan.” (Times of India, 27 novembre 2008)
    I mass media americani si sono concentrati sui legami tra gli attacchi di Mumbai e “i gruppi terroristici che riappaiono e (che) usufruiscono dei rifugi nelle zone tribali del Pakistan, come protezione, o del supposto sostegno da parte dei membri dell’intelligence pakistana.” (Washington Post, 28 novembre 2008)

    “Lo scontro delle civiltà”
    In Europa ed in America settentrionale, gli attacchi dei fondamentalisti islamici a Mumbai sono percepiti come un aspetto “dello scontro delle civiltà”. “L'islam militante è implicato in una guerra contro la civiltà.” La drammatica perdita di vite umane che deriva dagli attacchi ha contribuito in modo determinante a rafforzare la sensazione anti-musulmana attraverso il mondo occidentale. Le grandi linee degli attacchi terroristici di Mumbai in India diventano ovvie. I terroristi hanno preso di mira l'India, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna ed il popolo ebreo. (Market Watch 28 novembre 2008)
    Secondo i mass media, il nemico è Al Qaida, l’elusivo “nemico esterno”, le cui basi operative sono situate nelle zone tribali e nella provincia frontaliera del Nord-ovest del Pakistan. L’autoproclamato obbligo di Washington “nella guerra mondiale al terrorismo” è di scovare bin Laden ed estirpare il fondamentalismo islamico. Di conseguenza, si sostiene il diritto degli Stati Uniti di intervenire militarmente in Pakistan, in violazione della sovranità pakistana.
    Il bombardamento di villaggi nelle zone tribali del Nord-ovest del Pakistan dipende “da un tentativo umanitario”, in reazione alle perdite di vite dovute agli attentati di Mumbai. “Prima di queste incursioni orribili, le notizie dell'Asia del Sud erano incoraggianti. Il problema centrale rimane la pacificazione dell'Afghanistan, dove gli Stati Uniti ed altre forze della NATO lottano per reprimere i taliban ed i membri di Al Quaeda„ (Washington Post, 28 novembre 2008)
    “Tuttavia, Washington desidera la cooperazione dell'esercito pakistano nella lotta al terrorismo. In queste ultime settimane, gli ufficiali americani in Afghanistan segnalavano migliori risultati, attribuendo ai pakistani il merito di avere preso l'offensiva contro i taliban nel territorio pakistano.”

    Disinformazione mediatica
    Le reti televisive americane hanno abbondantemente coperto gli eventi drammatici di Mumbai. Gli attacchi sono servito ad imporre un'atmosfera di timore e d'intimidazione negli Stati Uniti. Si afferma che questi attentati sono strettamente legati all'11 settembre. I comunicati ufficiali americani ed i servizi dei mass media hanno descritto gli attacchi di Mumbai come il segmento di un processo più ampio, che include la possibilità di un attacco terroristico sul suolo americano, finanziato da Al Qaida.
    Durante la campagna elettorale, il vicepresidente eletto, Joe Biden, aveva messo gli Stati Uniti in guardia prevedendo che “coloro che (…) ci hanno attaccato l'11 settembre, si sono raccolti nelle montagne tra l'Afganistan ed il Pakistan e progettano nuovi attacchi”. Sono le stesse persone che erano dietro gli attacchi di Mumbai. Sono anche le stesse persone che progettano attacchi negli Stati Uniti.
    Immediatamente dopo gli attentati di Mumbai, il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha messo la metropolitana della città “in allarme rosso”, sulla base “di una relazione non confermata su potenziale terrorismo qui a New York. Questa relazione ha indotto il servizio di polizia della città di New York a adottare misure preventive per proteggere la nostra rete di trasporto e faremo sempre il necessario perché la nostra città rimanga in sicurezza”, affermava il sig. Bloomberg in un comunicato. (McClatchy-Tribune Business News, 28 novembre 2008.)
    Sorprendentemente, il giorno prima degli attentati di Mumbai, “la FBI ed il dipartimento della sicurezza interna (Homeland Security, DHS) avevano previsto l’esistenza di una minaccia possibile ma non confermata, di Al Qaida contro la rete dei trasporti di New York”. (Ibid) “Nel momento in cui gli attentati di Mumbai furono perpetrati, le autorità americane segnalavano che Al Qaida aveva possibilmente discusso di attaccare la metropolitana di New York. Un avvertimento vago, certamente. ‘Non abbiamo dettagli specifici che confermino che tale complotto ecceda la semplice pianificazione, ma diamo questo avvertimento poiché temiamo che tale attacco possa essere perpetrato nell’imminente periodo festivo’, affermavano la FBI e il Dipartimento della sicurezza interna”. (Chicago Tribune, 29 novembre 2008)

    Lintelligence pakistana è il cavallo di Troia degli Stati Uniti
    A memoria, i mass media accusano l'implicazione dei servizi di informazioni pakistani, l’InterService Intelligence (ISI), senza citare che la ISI opera invariabilmente in stretta collaborazione con la CIA. I mass media americani servono indefettibilmente gli interessi dell'apparato dell’intelligence degli Stati Uniti. Ecco ciò che questi mass media distorti insinuano:
    1. I terroristi sono legati ad Al Qaida. Gli attentati di Mumbai sono un'operazione “finanziata da uno Stato” che implica l’ISI pakistano.
    2. I tiratori di Mumbai sono legati ai gruppi terroristici situati nelle zone tribali e nella provincia frontaliera del Nord-ovest del Pakistan.
    3. Il bombardamento continuo delle zone tribali da parte delle forze aeree americane, che violano la sovranità pakistana, è quindi giustificato come parte integrante “della guerra mondiale al terrorismo”.
    La ISI costituisce il cavallo di Troia degli Stati Uniti, un mandatario de facto della CIA. Dall'inizio degli anni ’80, l’intelligence pakistana lavora in stretta collaborazione con i suoi equivalenti americani e britannici. Se l’ISI dovesse essere implicata in un'operazione clandestina di grande portata contro l'India, la CIA sarebbe stata avvertita in anticipo della natura e del momento preciso dell'operazione. L’ISI non agisce senza il consenso del suo equivalente americano. Inoltre, è noto che l’intelligence americana aveva sostenuto Al Qaida all'inizio della guerra sovietico-afghana nel corso dell'era post-guerra fredda. (Per ulteriori dettagli, vedere Michel Chossudovsky, Al Qaeda and the War si Terrorism, Global Research, 20 gennaio 2008..)
    I campi d'addestramento della guerriglia finanziati dalla CIA sono stati stabiliti in Pakistan per sostenere i Moudjahidin. L’intelligence americana ha storicamente sostenuto Al Qaida utilizzando l’ISI del Pakistan come intermediario. “Con il sostegno della CIA e l'invio di massicci fondi da parte dell'esercito americano, l’ISI pakistana si è sviluppata in una struttura parallela che esercita un potere enorme su tutti gli aspetti del governo” (Dipankar Banerjee, "Possible connection of ISI With Drug Industry", India Abroad, 2 décembre 1994.) Sulla scia degli attentati dell'11 settembre, l’ISI pakistani ha svolto un ruolo chiave nell'invasione dell'Afghanistan nell'ottobre 2001, in stretta collaborazione con l'alto comando militare della NATO e degli Stati Uniti. Ironicamente, nell'ottobre 2001, i servizi, sia della stampa indiana che americana, citando fonti dell’FBI e dell’intelligence, hanno suggerito che l’ISI fornisse sostegno ai supposti terroristi dell'11 settembre. (Vedere Michel Chossudovsky, Cover-up ma Complicity lontano the Bush Administration, The Role lontano Pakistan' s Military intelligence (ISI) in the September 11 Attacks, global Research, 2 november 2001)

    La principale spia del Pakistan nominata dalla CIA
    Storicamente, la CIA ha svolto un ruolo ufficioso nella nomina del direttore dell’ISI. A settembre, Washington ha fatto pressione su Islamabad, utilizzando “la guerra al terrorismo” come pretesto per congedare il capo dell’ISI, il tenente-generale Nadeem Taj. “Si crede che Washington eserciti una pressione intensa sul Pakistan perché congeda il capo dell’ISI, Nadeem Taj, come pure due dei suoi vice, a causa del doppio gioco dell'agenzia chiave con i militanti. (Daily Times 30 settembre 30 2008)
    Il presidente Asif Ali Zardari ha assistito a riunioni, a New York, alla fine di settembre con il direttore della CIA, Michael Hayden. (The Australian 29 settembre 2008) solo alcuni giorni dopo, il nuovo tenente generale, gradito dagli Stati Uniti, veniva nominato, in nome di Washington, dal capo dell'esercito generale Kayani. A questo proposito, la pressione esercitata dall'amministrazione Bush ha contribuito a bloccare un'iniziativa parlamentare condotta dal governo del PPP che cerca di mettere i servizi d’informazione del paese (ISI) sotto l’autorità civile, in particolare sotto la giurisdizione del ministro degli interni. In altre parole, Washington esercita più controllo sull’ISI che il governo debitamente eletto del Pakistan.

    Gli Stati Uniti violano la sovranità territoriale del Pakistan
    Gli Stati Uniti violano attualmente la sovranità territoriale del Pakistan bombardando regolarmente villaggi delle zone tribali e della provincia frontaliera del Nord-ovest. “La guerra al terrorismo” funge da pretesto a queste operazioni. Mentre il governo pakistano “ha ufficialmente accusato gli Stati Uniti di effettuare bombardamenti aerei sul suo territorio, l'esercito pakistano (che include l’ISI) ha ufficiosamente approvato questi attacchi aerei”. A tal proposito, la nomina opportuna del tenente-generale Ahmed Shuja Pasha alla testa dell’ISI, era voluta per garantire la continuità delle operazioni “di contro-terrorismo” americane in Pakistan.
    Prima della sua nomina, il tenente generale Ahmed Shuja Pasha, in stretta collaborazione con gli Stati Uniti e la NATO, era responsabile degli attacchi condotti dall'esercito pakistano, apparentemente contro i taliban e Al Qaida nelle regioni tribali (Federally Administered tribal Areas, FATA) e la provincia frontaliera del Nord-ovest (PFNO).
    Fin dalla sua nomina, il tenente generale Ahmed Shuja Pasha ha cambiato profondamente l’ISI, sostituendo molti dei suoi comandanti regionali. (Daily Times 30 settembre 2008).
    Alla fine di ottobre, era a Washington, nel quartier generale della CIA a Langley e al Pentagono, per incontrare i suoi omologhi americani dell'esercito e dell’intelligence: “Il Pakistan si lamenta pubblicamente degli attacchi aerei americani. Ma il nuovo direttore dell’intelligence, il tenente-generale Ahmed Shuja Pasha, era a Washington, la settimana scorsa, assieme a soldati e spie di alto rango, e tutti sembrano essere partiti sorridendo.” (David Ignatieff, A Quiet Deal With Pakistan, Washington Post, 4 novembre 2008.)

    Il momento scelto per gli attacchi di Mumbai
    Gli attacchi aerei sulle zone tribali, da cui deriva la morte di innumerevoli civili, hanno creato un'ondata di sentimenti anti-americani in Pakistan. Allo stesso modo nei mesi precedenti gli attentati di Mumbai, questo sentimento anti-americano è anche servito a promuovere una nuova atmosfera di cooperazione tra l'India ed il Pakistan. Mentre le relazioni tra gli Stati Uniti ed il Pakistan erano al loro minimo, i governi di Islamabad e di Nuova Delhi hanno compiuto sforzi significativi, negli ultimi mesi, per promuovere relazioni bilaterali. Appena una settimana prima degli attacchi, il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, “ha incitato ad aprire un dibattito pubblico sulla questione del Cachemire, in India ed in Pakistan, e lasciare la popolazione decidere il futuro del Cashemire indiano (IHK)”. Ha anche chiesto “di portare le relazioni bilaterali ad un altro livello”, e forgiare un'unione economica tra i due paesi.

    Dividere e regnare
    Quali interessi vengono serviti da questi attacchi?
    Washington è risoluta ad utilizzare gli attentati di Mumbai per:
    1) Incoraggiare le divisioni tra il Pakistan e l'India e fare deragliare il processo di cooperazione bilaterale tra i due paesi;
    2) Promuovere divisioni sociali, etniche e settarie, contemporaneamente in India ed in Pakistan;
    3) Giustificare l'azione militare americana in Pakistan, che include l'omicidio di civili, violando la sovranità territoriale del paese;
    4) Fornire la giustificazione per l'estensione “della guerra al terrorismo” americana nel subcontinente indiano e nel Sud-est asiatico.
    Nel 2006, il Pentagono aveva previsto che “un altro attacco terroristico considerevole del tipo 11 settembre, potrebbe fornire sia la giustificazione che l'opportunità che attualmente mancano, per reagire contro alcuni noti obiettivi” (Fuga di notizie da un ufficiale del Pentagono riportato sul Washington Post, 23 aprile 2006).
    Nel contesto attuale, gli attacchi di Mumbai sono considerati come “una giustificazione” per perseguire “obiettivi noti” nelle zone tribali del Nord-ovest del Pakistan. Il primo ministro indiano, Manmohan Singh ha affermato che “forze esterne” hanno perpetrato gli attentati, facendo allusione al ruolo possibile del Pakistan. I servizi mediatici puntano anch’essi in questa direzione lasciando intendere che il governo pakistano sia dietro questi attacchi, ufficiali e legislatori americani si sono astenuti dal nominare il Pakistan, ma la loro condanna “del terrorismo islamico” potrebbe lasciare dei dubbi sulle loro preoccupazioni. È una valutazione propria dell'amministrazione Bush – fornita dai mass media - che ha dato forza alle ultime accuse contro Islamabad. Secondo questa valutazione, l'agenzia d’intelligence pakistana ISI era collegata agli attentati contro l'ambasciata indiana ad Kabul, di alcune settimane prima, attentati che hanno fatto quasi 60 morti, fra cui un diplomatico indiano, molto apprezzato e un rispettato alto ufficiale della difesa. (Times of India, 27 novembre 2008)

    Gli attacchi hanno causato un sentimento anti-pakistano in India
    Gli attacchi sono serviti a promuovere un sentimento anti-pakistano in India, come pure divisioni settarie tra i musulmani e gli indù. Time Magazine ha constatato in termini non equivoci, il ruolo insidioso “della potente organizzazione ISI, spesso accusata di orchestrare attacchi terroristici in India”, senza riconoscere che il nuovo capo del ISI è stato nominato su ordine di Washington. (Time online). Il servizio del Time suggerisce, senza prove, che gli architetti degli attacchi, siano probabilmente gruppi islamici finanziati dal Pakistan, tra cui Lashkar-e-Taiba (esercito dei puri), che fa parte della rete Al Qaeda, Jaish-e-Mohammed, un'organizzazione separatista cachemire, che appartiene ad Al Qaeda, e che ha rivendicato gli attentati terroristici del dicembre 2001 al Parlamento dell'Unione, a Delhi, come pure il movimento degli studenti islamici dell'India. (Ibid) Lashkar-e-Taiba e Jaish-e-Mohammed sono notoriamente sostenuti dall’ISI.

    Passi diplomatici tra Islamabad e Delhi
    Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha detto che il suo governo collaborerebbe completamente con le autorità indiane. Il nuovo governo del Pakistan è stato aggirato dai suoi servizi d’informazioni, che rimangono sotto la giurisdizione dell'alto comando militare. Il governo del Partito del Popolo Pakistano, guidato dal primo ministro Yousaf Raza Gilani, non ha alcun controllo sull'apparato militare, né sull'apparato dell’inteliggence, che continuano ad avere colloqui e relazioni strette con i loro equivalenti americani.
    In molti aspetti, il governo civile del Pakistan non controlla la sua politica estera. L'esercito pakistano e la sua potente ala dell’intelligence guidano la barca. In questo contesto, il presidente Asif Ali Zardari sembra fare il doppio gioco: collusione con l'apparato dell'esercito e dell’intelligence, dialoga con Washington e protesta con il primo ministro Gilani e l'assemblea nazionale.
    Il 28 novembre, due giorni dopo gli attentati di Mumbai, Islamabad annunciava che il nuovo capo dell’ISI, il tenente-generale Ahmed Shuja Pasha, sarebbe stato inviato a Delhi per consultazioni con i suoi omologhi indiani, fra cui il consulente alla sicurezza nazionale, M K Narayanan, come pure i dirigenti dell'agenzia dell’intelligence estera, Research and Analysis Wing (RAW), e dell' Ufficio Intelligence, responsabile delle informazioni interne.
    La RAW e l’ISI pakistano sono note per essersi fatto la guerra clandestinamente per oltre 30 anni. Il giorno seguente (29 novembre) Islamabad ha annullato la visita del tenente-generale Shuja Pasha in India, a causa “del tono molto aggressivo del ministro degli esteri indiano, Pranab Mukherjee, verso gli ufficiali pakistani (in occasione di una) conversazione telefonica dopo gli attentati di Mumbai”. (Trust Press of India, 29 novembre 2008, citando Geo News Pakistan).

    Situazione tesa: le relazioni indo-pakistane si deteriorano
    Gli attacchi di Mumbai hanno già creato una situazione estremamente tesa che serve soprattutto gli interessi geopolitici americani in questa regione. Islamabad prevede di rischierare circa 100.000 soldati dalla frontiera afgana alla frontiera indiana, “se c'è l’escalation delle tensioni con l'India, cosa che l'implicherebbe il coinvolgimento di elementi pakistani nella strage di Mumbai”. (Fonte d'informazione pakistana citata da PTI op. cit.)
    “Queste fonti hanno affermato che si è detto alla NATO ed a comando americano che il Pakistan non potrebbe concentrarsi sulla guerra al terrorismo ed attaccare i militanti nella frontiera afgana, poiché la difesa delle sue frontiere con l'India risulta molto più importante.” (Ibid, Geo News citando il giornalista pakistano Hamid Mir.)

    Ingerenza americana nell'indagine della polizia indiana
    L'ingerenza totale di Washington nelle indagini della polizia indiana è significativa. Times of India rivela “una cooperazione senza precedenti dell’intelligence che coinvolge agenzie d'indagine e gruppi di spie dell'India, degli Stati Uniti, del Regno Unito e d’Israele.” L’FBI ed il servizio segreto britannici, MI6, hanno uffici di collegamento a Delhi. L’FBI ha inviato poliziotti, ufficiali del contro-terrorismo e medici legali a Mumbai “per indagare sugli attacchi che hanno fatto vittime americane (…). Anche esperti della polizia metropolitana di Londra sono stati spediti a Mumbai: "L’ipotesi" del governo americano che vuole che i gruppi militanti Lashkar-e-Taiba e Jaish-e-Mohammed siano sospettati degli attentati, hanno ritardato le indagini che avevano intrapreso le autorità pakistane, ha affermato l'ufficiale. I due gruppi militanti cachemiri hanno legami con Al Qaeda.” (Wall Street Journal, 28 novembre 2008)
    Il ruolo del contro-terrorismo americano, britannico ed israeliano e degli ufficiali della polizia, consiste principalmente nel gestire i risultati dell'indagine della polizia indiana. Un fatto merita tuttavia di essere citato, in particolare, il governo di Delhi ha respinto la richiesta d’Israele di inviare un'unità delle forze speciali dell'esercito per assistere i commando indiani nella liberazione degli ostaggi ebrei all'interno del Chabad Jewish Center di Mumbai. (PTI, 28 novembre 2008.)

    Bali 2002 comparato a Mumbai 2008
    Gli attacchi terroristici di Mumbai somigliano in alcuni aspetti agli attacchi di Bali del 2002.. Nei due casi, turisti occidentali furono presi a bersaglio. Il centro di villeggiatura di Kuta, sull'isola di Bali nell'Indonesia, è stato oggetto di due attacchi distinti, che colpirono soprattutto turisti australiani.. (Ibid) Qualche settimana fa, il 9 novembre 2008, i supposti terroristi autori degli attentati a di Bali del 2002, sono stati giustiziati dopo un lungo processo. (Michel Chossudovsky, Miscarriage lontano giustizia: Who was behind the October 2002 Bali bombings? Global Research, 13 novembre 2008).
    Gli architetti politici degli attentati di Bali non sono stati mai tradotti in giudizio. Una relazione del novembre 2002, emanato dai vertici militari indonesiani, rivelava l'implicazione del capo dell’intelligence indonesiana, il Generale A. M. Hendropriyono e la CIA. I legami tra Jemaah Islamiyah (JI) e l'agenzia d’intelligence indonesiana (BIN) non sono stati mai sollevati nell'indagine ufficiale del governo indonesiano, indagini condotte nell’ombra dall’intelligence australiana e dalla CIA.. Inoltre, poco dopo gli attentati, il primo ministro australiano John Howard “ha ammesso che le autorità australiane furono avvertite di possibili attacchi a Bali, ma che avevano deciso di non dare l'allarme„. (Christchurch Press 22 novembre 2002).
    Riguardo agli attentati di Bali del 2002, le prove fornite dai due ex presidenti indonesiani che segnalavano la complicità dell'esercito e della polizia indonesiana, vennero semplicemente respinte durante il processo. Nel 2002 la presidente Megawati Sukarnoputri ha accusato gli Stati Uniti di essere implicati negli attacchi.
    Nel 2005, in un'intervista alla SBS TV australiana, l'ex presidente Wahid Abdurrahman affermava che l'esercito e la polizia indonesiani avevano svolto un ruolo negli attentati di Bali del 2002. (Cité dans Miscarriage of Justice: Who was behind the October 2002 Bali bombings? , op cit)

    Nota
    1. Negli ultimi mesi, il capo dell’intelligence esterna (RAW), Ashok Chaturvedi, è diventato un obiettivo politico. Il primo ministro Manmohan Singh è deciso a congedarlo e sostituirlo con una persona più accettabile. S’ignora se Chaturvedi parteciperà all'indagine della polizia e dell’intelligence.

    Michel Chossudovsky è direttore del centro di ricerca sulla mondializzazione ed è professore d'economia all'Università di Ottawa. È autore di Guerre et mondialisation, La vérité derrière le 11 septembre et de la Mondialisation de la pauvreté et nouvel ordre mondial.

    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    L’alleanza India-Russia è necessaria per l’Asia
    :::: 18 Dicembre 2008 :::: 4:03 T.U. :::: Analisi :::: M. D. Nalapat
    di M. D. Nalapat*


    La Russia e l'India sono entrambe civiltà sui generis. Mentre la Russia si distingue sia dall’Europa così come dall'Asia, creando una chimica nazionale unica, che è una fusione di entrambe i legami, il popolo dell’India può essere distinta anche da quelle nelle terre vicine, quali Bangladesh e Pakistan, in cui la diffusione del Wahabbism ha corroso la cultura tradizionale ed ha condotto ad una comunità instabile e suscettibile di violenza estrema. Se si è a Londra o New York, gli immigrati indiani possono essere distinti dalle loro controparti del Bangladesh e pakistane, avendo un'incidenza molto più bassa nel crimine e dal reddito medio ben più alto, anche se tutte e tre si assomigliano e parlano una lingua simile.

    Gli immigrati dalla Russia sono un sottoinsieme distinto, per esempio in Israele, dove si distinguono tramite la loro partecipazione alle arti ed alle scienze ed in altre posizioni. È l’unicità di questi giganti della massa continentale eurasiatica; l’India in termini di popolazione e la Russia in termini di territorio, che li rende degli alleati naturali.

    Effettivamente, dalla metà degli anni ‘60 al 1992, quando Boris Yeltsin ha preso il controllo della Russia, i due paesi hanno cooperato come alleati. All'interno delle Nazioni Unite, l'URSS ha svolto lo stesso ruolo con l'India, come gli Stati Uniti hanno fatto con Israele. Gli sforzi ripetuti, della Cina e delle potenze occidentali, di forzare Nuova Delhi ad abbandonare il Kashmir sono stati resi legalmente inoffensivi tramite il frequente uso del veto sovietico al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

    Quando gli Stati Uniti hanno esitato ad adempiere alla loro promessa di dare ai militari dell’India i mezzi necessari a resistere a un qualsiasi assalto cinese, subito dopo il conflitto del 1962, cercando di allentare la presa dell'India sul Kashmir, in cambio, fu Mosca che ha colmato la lacuna nelle apparecchiature militari ed agisce in modo simile oggi.

    Oltre alla produzione per la difesa, le basi della maggior parte dell'industria pesante in India sono di stampo russo, come anche gran parte della metodologia e dei sistemi di programmazione centrale in India. Naturalmente, si deve accennare che tali sistemi non hanno funzionato meglio in India di quanto hanno fatto in URSS e che l'economia del paese ha sofferto gravemente a causa dell'adozione da parte della famiglia Nehru del controllo dello Stato sull’"economia comandata dall’alto".

    L'India è risultata essere un alleato fermo dell'Unione Sovietica, persino rifiutando di unirsi alla coalizione internazionale contro l'invasione del 1979-80 dell'Afghanistan, o in precedenza di partecipare ufficialmente al coro globale di condanna dell’avanzata degli eserciti sovietici in Cecoslovacchia e in Ungheria nel 1958 (1968 e 1956 - NdT). Una tale comprensione degli imperativi geopolitici di Mosca, ha contribuito a condurre gli Stati Uniti verso l'accettazione della "Linea" di Churchill: che il Pakistan di recente creazione fosse un alleato migliore per l'occidente che non la "caotica" India. Ogni anno per decenni, fino alla fine degli anni 80, parecchi libri ed analisi di studiosi pubblicati negli Stati Uniti ed in Europa parlavano del "collasso" imminente dell'India. Purtroppo per la credibilità di tali analisti, negli anni 90, una volta che l'economia era stata parzialmente liberata nel processo di transizione dal socialismo di stato dei Nehru, l'India ha cominciato a operare ragionevolmente bene, di modo che nel momento in cui gli anni 90 si fossero conclusi, il paese sarebbe stato comparabile più con la Cina piuttosto che (come accadeva fino ad allora) con un paese molto più piccolo, il Pakistan.

    Per quanto riguarda l'URSS, entro il 1992, l'anno in cui iniziò la riforma economica in India, la superpotenza degli anni post-1945 era diventata storia. Boris Yeltsin ha rappresentato il fronte di un momento straordinario nella storia del mondo, quando la superpotenza si è dissolta, che dal punto di vista di questo analista, fu altamente negativo.

    Efficace come Jerry Bremer (l'individuo che ha abolito l’apparato di controllo in Irak, alla fine del 2003 ed ha generato miseria e caos), Yeltsin ha spezzato l’amministrazione del nuovo stato russo e ne ha gettato via le componenti, contando preferibilmente su una banda di individui per guidare i settori chiave, la maggior parte dei quali era motivata solo dall’ingordigia e che hanno visto la distruzione dell'interesse nazionale come un piccolo prezzo da pagare per l'accumulazione veloce di ricchezze personali […].

    Poiché i soldi non hanno coltura e poiché il gruppo di Yeltsin è stato motivato quasi esclusivamente dai soldi, la cultura russa non poté rifiorire nel 1992-99.

    Ciò che ha preso il suo posto era un pastiche confusionario della maggior parte delle offerte culturali "popular" degli Stati Uniti e dell'Europa. Un simile processo s’è visto in Cina durante il periodo di Jiang Zemin, quando l'opera e perfino la musica sono state inquinate da fila continue di bistros e discoteche dell'occidente e la "Cinesità" è quasi sparita.

    Secondo le aspettative, l'economia è crollata per il 95% dei cittadini della Russia e si è trasformata in uno strumento per rafforzare il privilegio di pochi e per imporre la privazione ai molti. Dal 1999, tale corso della cultura russa s’è invertito ed è previsto che entro un decennio, il paese ancora una volta ospiterà molti dei più grandi pittori, artisti, produttori e filosofi del mondo.

    Anche nella RP Cinese, l’arrivo in carica di Hu Jintao ha condotto alla rinascita della cultura tradizionale, anche se qui, l'influenza degli anni di Jiang Zemin pende come una nube. Nel migliore dei casi, l'India, la Russia e la Cina devono sviluppare dei motori di produzione culturale così come nella tecnologia, di modo che tutti e tre possano regalare al mondo i tesori della mente, tanto come ciascuno ha fatto (in tempi differenti) nel passato.

    Se avesse continuato la forma di "governo" Yeltsinita, la Russia entro il 2015 probabilmente, si sarebbe disintegrata ed il suo spirito nazionale dissolto. Tale era la traiettoria infelice che la classe politica stava prendendo fino a che Vladimir Putin non ha preso la carica. Come un magnete, il nuovo capo ha attratto verso sé una serie di elementi positivi della società russa e ha messo insieme una struttura amministrativa che, mentre controlla i difetti e le diverse deficienze, può ancora assicurare la riemersione della Russia come superpotenza.

    Certamente, Mosca ancora una volta si è trasformata nella potenza più significativa in Europa ed in una delle quattro potenze significative in Asia, con la Cina, l'India ed il Giappone. Se negli anni 90 la Russia potè essere ignorata, oggi essa è diventata essenziale in ogni discussione sulla geopolitica internazionale.

    L'India ha richiesto sei decenni, dal 1947, per emergere come forza globale. La Russia - aiutata dalla sua padronanza di determinate tecnologie e dalle sue risorse immense - ha compiuto lo stesso viaggio durante i 15 anni, da quando è stata formata dai residui dell'URSS. Sotto Boris Yeltsin, l'alleanza India-Russia è sparita anche se Nuova Delhi ha fatto parecchi sforzi per mantenere la fiamma accesa. Un patto rupia-rublo è stato firmato nel 1993, rendendo l'India l'unico paese al mondo a rispettare i suoi obblighi nel valutare il rublo molto al di sopra di quello determinato dal mercato. Il costo diretto del contribuente indiano, di un tale metodo di calcolo delle responsabilità dovute alla Russia, finora è stato di 12 miliardi di dollari US, una grande somma per un paese povero come l'India. L'intenzione dichiarata, dietro questa decisione, era di conservare i legami fra l'India e la Russia nel campo delle acquisizioni militari, ma subito dopo l’inizio degli anni ‘90, la Russia è passato da fornitore a basso costo e certo ad una fonte dai costi elevati che ha generato ritardi notevoli nell'invio di parti di ricambio o nell'attuazione dei progetti concordati, una situazione infelice che non è molto cambiata da allora.

    Chiaramente, i vertici a Mosca, negli anni ’90, non hanno visto il mantenimento di buoni rapporti con l'India come una priorità, anche se la visita pionieristica del presidente Medvedev a Delhi, nel dicembre 2008, annunzia un cambiamento.

    […] Come spiegare il modo in cui il popolo della Repubblica di Cina (PRC) sta ottenendo un trattamento da tappeto rosso a Mosca, mentre all'India è stata data una priorità molto più bassa? Contrariamente alla Cina, il flusso dei trasferimenti di tecnologia sostanziale dalla Russia all’India è stato ridotto a uno sgocciolamento dagli anni 80 e se dovesse esserci una nuova guerra India-Pakistan, per la prima volta, armi di produzione Russa saranno responsabili delle morti indiane. Alla Cina è stata consentita, da parte di Mosca, di trasferire i velivoli JF-17 in Pakistan, che sono dotati di turbogetti russi, in violazione all’impegno informale di Mosca verso Nuova Delhi affinché non fosse consentito che ciò accadesse.

    In Asia centrale, la forza diplomatica della Russia è usata per sostenere l’influenza della Cina, mentre cerca di limitare quella dell’India, particolarmente in Turkmenistan ed in Kazakhstan. L'unico lato positivo, in questa nube oscura, è il missile BrahMos, un prodotto della fusione fra le squadre tecniche russe ed indiane. Il Brahmos deve essere il primo di molte altre tali fusioni fra i talenti russo ed indiano.

    Mentre Mosca non desidera vedere continuare il dominio degli Stati Uniti in Asia, le sue politiche non dovrebbero portare al risultato che gli Stati Uniti siano sostituiti da un’altra potenza. L'Asia deve essere liberata dalla dominazione o persino dalla supremazia di un qualsiasi paese. Servendo da moltiplicatore indispensabile delle forze della PRC, specialmente il PLA, Mosca può aiutare la PRC a sostituirsi nel ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto in Asia dagli anni ‘60. Per avere un equilibrio di forze in Asia, Mosca a bisogno di legami completi e stretti con l'India tanto quanto li ha stabiliti con la Cina. […]

    La natura unilaterale della cooperazione attuale tra PRC e Russia (dove Mosca fa da supporto geopolitico significativo di Pechino senza ottenere nulla in cambio - oltre a contanti - anche su questioni cruciali come l'Abhasia e l’Ossetia del sud) deve essere equilibrata da uno rapporto ugualmente stretto con l'altro paese, in Asia, che ha più di un miliardo di abitanti, l’India. Effettivamente, invece della pletora di migranti dalla PRC, l'immigrazione dall'India causerebbe una destablizzazione sociale considerevolmente minore.

    Inoltre, diversamente dal caso della PRC, l'India non ha importanti interessi sulla sicurezza che siano in conflitto con la Russia ed i suoi emigranti possono essere considerati completamente leali agli interessi della sicurezza di Mosca, invece della lealtà o fedeltà doppia ad un paese che a lungo è stato ostile a Mosca.

    Durante il periodo Yeltsin si è avuta una preponderanza (non-Russa) di motivazioni mercenarie nei suoi rapporti internazionali. Ciò ha avuto un considerevole mutamento da quando Putin ha assunto la direzione dell’amministrazione del paese, poiché oggi l'enfasi è posta meno sul beneficio agli individui che allo stato. Inoltre Putin ha cambiato sostanzialmente il quadro, accettando volontariamente i sacrifici finanziari quando i requisiti geopolitici richiedono un tale approccio come, per esempio, nei prezzi più bassi, per i prodotti russi, che vengono pagati da paesi selezionati, volgendo la base della politica su un ritorno geopolitico completo, piuttosto che su un ritorno semplicemente finanziario.

    Una valutazione sistematica deve essere fatta dei vantaggi alla Russia dei suoi rapporti con le grandi potenze, finanziarie o meno, negativi o positivi, di modo che - per esempio - le misure e le politiche non siano attuate per produrre un beneficio finanziario immediato, provocando però un danneggiamento a lungo termine degli interessi strategici. […]

    Né l'India né la Russia subirebbero dei danni ai loro interessi di fondo a causa dell'ascesa geopolitica dell'altro. Un'alleanza rinnovata India-Russia andrebbe a favore degli interessi centrali di entrambi i paesi. Nel caso dell'India, verrebbe attivizzato il settore della tecnologia, particolarmente nei campi dello spazio e dell'energia nucleare, mentre nel caso della Russia, un'associazione con l'India amplierebbe significativamente le sue opzioni in Asia e permetterebbe alla Russia di divenire, con la Cina, il Giappone, l'India ed agli Stati Uniti la forza più significativa in Asia.

    Si spera che sotto la guida di Vladimir Putin e di Dimitry Mevedev, sia creato un così essenziale elemento geopolitico nel mosaico necessario per una stabile Asia, negli ultimi anni di questo decennio.



    *M D Nalapat, Vice-presidente del Manipal Advanced Research Group, presidente di UNESCO Peace e Professore di Geopolitica, Manipal University
    Fonte: Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation 14.12.2008



    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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    L'amicizia tra India e Russia riprende slancio
    :::: 13 Dicembre 2008 :::: 5:16 T.U. :::: Analisi :::: M. K. Bhadrakumar
    L'amicizia tra India e Russia riprende slancio
    di M. K. Bhadrakumar



    La visita del Presidente russo Dmitrij Medvedev a Nuova Delhi la scorsa settimana si è rivelata per il Governo indiano una buona occasione per ristabilire l'importanza strategica del tradizionale partenariato India-Russia. Senza dubbio la visita si è svolta in un momento cruciale della storia e della politica contemporanee, sullo sfondo di enormi trasformazioni nel sistema internazionale.

    Medvedev è giunto in India immediatamente dopo gli orrendi attentati di Mumbai. La situazione della sicurezza regionale – e in particolare dell'Afghanistan – ha naturalmente assunto un ruolo di primo piano nei colloqui.

    La Dichiarazione Congiunta firmata dal Primo Ministro Manmohan Singh e Medvedev dopo estesi colloqui a Nuova Delhi dimostra che le due parti si sono seriamente impegnate a comprendere i reciproci interessi vitali e a trovare il modo di conciliarli. Hanno anche consapevolmente tentato di ampliare il terreno comune nel sistema internazionale. Dopo un lasso di tempo considerevole, la relazione russo-indiana sembra ora ripartire.

    Si sono presi in considerazione i contenziosi che hanno turbato i rapporti tra i due paesi negli ultimi anni. Il maggiore è la questione dell'aumento dei costi per la portaerei russa Admiral Gorškov, che l'India si è impegnata ad acquistare. Alla vigilia della visita di Medvedev il gabinetto indiano ha preso la decisione di approvare il pagamento degli ulteriori 2,2 miliardi di dollari chiesti dalla Russia. Il governo ha anche approvato l'acquisizione dalla Russia di 80 elicotteri multiruolo Mi-17 del valore di 1,3 miliardi di dollari.

    Mani tese in un mondo in transizione

    Medvedev aveva anche il compito di discutere l'affitto alla marina indiana di un sottomarino nucleare. La cooperazione militare India-Russia torna a pieno regime con tutta una serie di progetti in cantiere. La Russia ha consolidato la propria posizione di primo fornitore di armi per l'India. Ma la ciliegina sulla torta è stata la proposta di collaborazione nei settori spaziale e nucleare. In base agli accordi firmati, la Russia costruirà in India quattro nuovi impianti nucleari e assisterà un volo spaziale con equipaggio indiano. La Russia ha offerto un nuovo impianto nucleare AES-2006, che incorpora un reattore WER-1200 di terza generazione da 1170MW. La Russia ha anche concordato di fornire uranio per un valore di 700 milioni di dollari per soddisfare i bisogni dell'India.

    Manmohan ha descritto questi accordi come una “nuova pietra miliare nella storia della cooperazione con la Russia”. Ha aggiunto: “È una relazione che ha superato la prova del tempo”. Ha riconosciuto che il dialogo dell'India con la Russia si è “intensificato in misura considerevole”. Significativamente, ha affermato che gli attacchi terroristici di Mumbai “costituiscono una minaccia per le società pluraliste” [leggasi Russia] e che “c'è molto che la Russia e l'India possono fare per promuovere la pace globale”.

    Chiaramente i due paesi hanno riscoperto il vecchio slancio della loro amicizia. Si tendono la mano ancora una volta in un mondo che appare in transizione. Oltre la mutevolezza della situazione internazionale, sia l'India che la Russia sentono l'imminenza di un cambiamento nelle politiche globali degli Stati Uniti, ma nessuna delle due scommetterebbe sulla direzione e le proporzioni di quel cambiamento. Entrambe sono acutamente consapevoli dell'inesorabile declino dell'influenza degli Stati Uniti nella politica mondiale e dell'urgente necessità di adeguarsi alle realtà emergenti del multipolarismo.

    Nello stesso tempo, gli Stati uniti rimangono l'interlocutore unico più importante sia per l'India che per la Russia nel vicino futuro. Nessuna delle due vorrebbe che il partenariato russo-indiano fosse diretto contro gli Stati Uniti. Proprio mentre Medvedev giungeva a Delhi, un alto funzionario indiano prendeva contatti con i consiglieri del presidente eletto Barack Obama per informarli delle prospettive e delle politiche di Delhi. Anche lo stato d'animo di Mosca è di attesa nei confronti della presidenza Obama, benché mitigato da un cauto ottimismo.

    Il bilanciamento dei rispettivi interessi russo-indiani che emerge nella Dichiarazione Congiunta mette in luce questi delicati impulsi che interessano vari settori. La dichiarazione è priva di retorica anti-americana in quanto tale ma è ovvio che i due paesi stanno riorganizzando il loro partenariato in armonia con un “secolo post-americano”. L'India si è identificata con la posizione russa sulla necessità di riformare i sistemi economico e finanziario internazionali per adattarli a “nuove realtà” e promuovere un “ordine economico mondiale più giusto basato sui principi del multipolarismo, dello stato di diritto, dell'uguaglianza, del reciproco rispetto e della responsabilità comune”.

    La Russia promuove i rapporti sino-indiani
    L'India si trova anche a sottolineare l'“interazione crescente e più concentrata” della trilaterale Russia, Cina e India, nonostante lo scarso entusiasmo mostrato nel passato recente per un processo che Washington non approva considerandolo un'iniziativa superflua da parte dell'India.

    È significativo che la Dichiarazione Congiunta affermi che la trilaterale “acquista importanza nel quadro dei meccanismi di dialogo multilaterale, contribuisce in maniera sostanziale al rafforzamento dell'emergente multipolarismo e promuove la leadership collettiva di grandi potenze mondiali”. Questa formula accuratamente studiata è indicativa dell'intenzione di iniettare nuovo dinamismo nell'intesa. Presumibilmente Mosca ha convinto Delhi a riaffermare la portata della trilaterale nella mutevole situazione internazionale. La Russia ha visto con crescente sconforto la propria incapacità di promuovere l'intesa sino-indiana.

    La Russia deve anche avere sollecitato l'India a svolgere un ruolo più attivo e “a contribuire e partecipare in modo più costruttivo” alla Shanghai Cooperation Organization (SCO, Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione).

    Da parte sua, l'India ha abbandonato un'ambivalenza attentamente coltivata per esprimere apertamente il proprio incondizionato appoggio alla posizione russa sulla situazione nella regione caucasica. È una notevole vittoria per il Cremlino essere infine riuscito a tirare l'India dalla propria parte, trattandosi di una questione sensibile che ha un ruolo di primo piano nella politica estera russa ed sarà di fatto un motivo conduttore delle relazioni della Russia con gli Stati Uniti nei prossimi tempi. La dichiarazione comune sottolinea che “L'India appoggia l'importante ruolo svolto dalla Federazione Russa nella promozione della pace e della cooperazione nella regione caucasica”.

    L'espressione chiave qui è “caucasica”: tutto ciò che riguarda la regione del Caucaso. Il sostegno dell'India è senza limiti ed esplicito.

    Inoltre l'India ha espresso il proprio sostegno al desiderio della Russia di entrare nei meccanismi dell'incontro Asia-Europa e del vertice dell'Asia Orientale, mentre la Russia ha ribadito il proprio sostegno alla richiesta dell'India di diventare membro permanente in un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite allargato.

    Dalla prospettiva indiana, indubbiamente, ha un valore inestimabile il fatto che Mosca abbia espresso “appoggio e solidarietà” totali a New Delhi per gli attacchi terroristici di Mumbai. Il gesto russo supera di gran lunga le parole di solidarietà offerte da Washington. Naturalmente Mosca non deve affrontare il dilemma di Washington, che comporta la necessità di tenersi in equilibrio tra Nuova Delhi e Islamabad. In parole semplici, ciò che gli attacchi di Mumbai hanno messo in luce è che per quanto il terrorismo sia una preoccupazione condivisa da Stati Uniti e India, le loro priorità in questo frangente differiscono ampiamente.

    L'India si aspetterebbe che Washington punisse severamente Islamabad costringendola a prendere seriamente le ipotesi indiane secondo cui l'attacco terroristico di Mumbai sarebbe stato perpetrato da elementi con base in Pakistan e forse legati ai servizi di sicurezza del paese. Evidentemente Washington non è nella condizione di soddisfare le aspettative indiane. La sua priorità numero uno è la guerra in Afghanistan e la stabile cooperazione del Pakistan in tale guerra. Washington non può permettersi un Pakistan “distratto”, e il suo principale obiettivo politico e diplomatico è dunque quello di far sì che il Pakistan continui a “concentrarsi” sulla guerra nelle aree tribali alla frontiera con l'Afghanistan.

    Nuova Delhi percepisce che con il passare del tempo finirà per trovare frustrante questo paradigma. Non che sia nuovo, come paradigma. Ma le alternative di Delhi sono limitate, benché il governo sia sottoposto a enormi pressioni per far sì che non solo agisca ma lo faccia in modo visibile e attivo. Il delicato equilibrio strategico tra l'India e il Pakistan prefigura perfino l'opzione di una guerra “limitata” per le due potenze nucleari. La sola alternativa praticabile per l'India è quella di rivalutare le proprie opzioni diplomatiche. Ma per questo Nuova Delhi deve elaborare nuove idee.

    Ed è qui che entra in gioco la collaborazione con Mosca. La comunità strategica di Nuova Dehli si rende conto con grande sconforto che tutto l'insieme di presupposti su cui si fondava il partenariato strategico Stati Uniti-India nel periodo post-Guerra Fredda attualmente non è di alcun uso all'India nella sua formidabile impresa di mettere sotto pressione il Pakistan. La supposizione che gli Stati Uniti si sarebbero occupati del “problema pakistano” dell'India permettendo a quest'ultima di concentrarsi sull'appuntamento con il proprio destino di superpotenza o di “garante dell'equilibrio” nel sistema internazionale si sta rivelando un grottesco errore di giudizio da parte dei guru strategici indiani. E lo stesso vale per le loro supposizioni in materia di “sicurezza assoluta”.

    La dichiarazione congiunta russo-indiana suggerisce che Nuova Delhi si sta rapidamente adattando alla necessità di diversificare i muscoli della cooperazione e rivitalizzare i partenariati con diversi paesi sulla base di preoccupazioni condivise e interessi comuni invece di perseguire una politica estera il cui principale obiettivo è stato quello di armonizzare le politiche regionali indiane con quelle degli Stati Uniti. Ciò è evidente soprattutto nel rivelatore paragrafo della Dichiarazione Congiunta dedicato all'Afghanistan.

    Riallineamento sull'Afghanistan

    Ironicamente Nuova Delhi sembra aver deciso che se è la guerra afghana a mettere a disagio Washington quando si tratta di sostenere apertamente l'India a proposito degli attacchi di Mumbai, è proprio sull'Afghanistan che la politica regionale indiana dovrà ricominciare sganciandosi per la prima volta dopo tanto tempo dalle aspettative e dai parametri statunitensi.

    Il colpo di scena della Dichiarazione Congiunta arriva in maniera quasi innocua. Condividendo la preoccupazione per l'“aggravamento della situazione in materia di sicurezza” in Afghanistan, l'India e la Russia chiedono “un impegno internazionale globale e compatto” nella gestione delle minacce che vengono da quel paese. La critica implicita della guerra guidata dagli Stati Uniti è ovvia, come lo è il rifiuto della politica degli Stati Uniti tesa a mantenere la strategia della guerra come propria prerogativa esclusiva. La Dichiarazione Congiunta afferma poi: “Entrambe le parti accolgono favorevolmente l'iniziativa russa di organizzare una conferenza internazionale nel quadro della Shanghai Cooperation Organization, coinvolgendo i suoi Membri e Osservatori”.

    Nuova Delhi ha deciso di appoggiare apertamente un'iniziativa regionale della SCO sull'Afghanistan che Washington avrebbe tanto voluto soffocare nella culla. La posizione indiana è significativa per varie ragioni. L'India ha deciso che non è necessario segnare il passo in attesa che l'amministrazione Obama metta a punto la propria strategia afghana. Sta stabilendo i propri interessi e i propri rischi indipendentemente dalla strategia degli Stati Uniti. In secondo luogo, l'India si sta identificando con la Russia, la Cina e l'Iran, e questo ha un significato immenso nella politica regionale. In terzo luogo, l'India si sta schierando con un'iniziativa regionale sull'Afghanistan guidata dalla Russia in un momento in cui vari influenti opinionisti americani hanno ipotizzato un “approccio regionale” a una soluzione afghana sotto la guida degli Stati Uniti.

    È certo che l'India sta implicitamente riconoscendo l'importanza della SCO per la sicurezza sud-asiatica. L'Afghanistan è membro del SAARC (South Asian Association for Regional Cooperation, Associazione Sud-Asiatica per la Cooperazione Regionale) e potrebbe fare da ponte tra l'Asia Meridionale e l'Asia Centrale. Essenzialmente, dunque, l'India sta disdegnando la tanto pubblicizzata strategia degli Stati Uniti per una “Grande Asia Centrale” che mira a sminuire il suolo della SCO nell'Asia Centrale e appunta le proprie speranza sull'India come contrappeso all'influenza regionale della Russia e della Cina.

    È evidente che l'India si sta dissociando dalla politica concepita dagli Stati Uniti per tenere fuori dall'Afghanistan la SCO. Mosca ha cercato invano di creare un punto d'appoggio per la SCO come organo regionale mentre Washington persuadeva il Presidente afghano Karzai a non dar peso al Gruppo di Contatto SCO-Afghanistan. Ma soprattutto resta il fatto che l'iniziativa russa per una conferenza della SCO è intesa come una sfida al monopolio arrogatosi da Washington nel decidere i contorni di qualsiasi soluzione afghana.

    Questo offre a Karzai maggiori possibilità di ampliare l'“autonomia strategica” nei confronti di Washington, autonomia che è stato incline a esercitare, benché timidamente, negli ultimi tempi. Karzai ha tutte le ragioni per collaborare con un'iniziativa regionale che coinvolga le maggiori potenze che circondano l'Afghanistan come la Russia, la Cina, l'India e l'Iran. Agli Stati Uniti e al Pakistan l'onere di spiegare perché intendano dissociarsi.

    Naturalmente gli Stati Uniti avrebbero preferito incoraggiare l'iniziativa turca di mediazione dei colloqui afghano-pakistani. Ad Ankara si è appena concluso l'ultimo incontro a tre tra Turchia, Pakistan e Afghanistan. Washington è stata ben lieta che la Turchia le desse una mano a mantenere il processo di pace afghano in un ambito ristretto, escludendo paesi “esterni” come la Russia o l'Iran. Dal punto di vista turco-statunitense l'iniziativa della SCO è un'intrusione indesiderata.

    La posizione della SCO sull'Afghanistan

    Un aspetto estremamente significativo della Dichiarazione Congiunta russo-indiana è il suo silenzio assordante sui colloqui con i taliban promossi dagli Stati Uniti. La posizione russa e indiana è che non esistono capi taliban moderati, mentre gli Stati Uniti si stanno orientando verso un approccio in base al quale finché la leadership talebana si disimpegna e disconosce al-Qaeda, non dovrebbero esserci problemi ad assimilarla in un governo di coalizione a Kabul. Di fatto, a breve si svolgerà la seconda sessione di colloqui con i taliban con la mediazione saudita.

    Nel contesto degli attacchi di Mumbai, l'atteggiamento indiano nei confronti dei taliban può solo irrigidirsi, entrando in conflitto con la strategia attuale degli Stati Uniti. Per così dire, la convergenza russo-iraniano-indiana nel potenziare la resistenza anti-taliban alla fine degli anni Novanta sta cercando di ricrearsi, anche se sotto una forma completamente nuova. È interessante notare che anche le autorità iraniane hanno svolto recenti consultazioni a Nuova Delhi sull'Afghanistan.

    Senza alcun dubbio l'India ha riflettuto sulla posizione collettiva della SCO sul problema afghano prima di concedere il proprio sostegno all'iniziativa dell'organismo regionale di convocare una conferenza internazionale. Il discorso per conto della SCO tenuto dall'ambasciatore russo Vitalij Čurkin il 10 novembre alla sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato per Nuova Delhi un banco di prova. Evidentemente Delhi si trova in armonia con i principali elementi del discorso di Čurkin, che sono:

    - È necessaria un'“azione concertata” della comunità internazionale per arrestare il “costante aggravarsi della situazione politica e militare” in Afghanistan.
    - La politica di isolare i capi taliban estremisti non va ammorbidita, e la riconciliazione dovrebbe limitarsi a includere “i membri dei taliban che non si sono macchiati di crimini militari”.
    - Bisognerebbe instaurare un sistema di “cinture di sicurezza anti-droga e finanziarie” attorno all'Afghanistan con il coordinamento delle Nazioni Unite e il coinvolgimento dei paesi vicini.
    - La NATO deve cessare operazioni che comportino “un indiscriminato o eccessivo uso della forza, compresi i bombardamenti” che causano pesanti perdite civili. Il livello di danno collaterale nelle operazioni militari ostacola la stabilizzazione a lungo termine dell'Afghanistan.
    - Una durevole soluzione afghana è “impossibile senza un approccio integrato da parte della comunità internazionale, sotto la guida delle Nazioni Unite, e al contempo senza delegare a Kabul una maggiore autonomia nella risoluzione dei problemi inter-afghani”.
    - “La situazione in Afghanistan non può essere risolta con metodi esclusivamente militari”. Dunque la sicurezza dev'essere sostenuta da “provvedimenti concreti” per la ripresa socio-economica.
    - “È essenziale assicurare un atteggiamento rispettoso nei confronti di valori nazionali e religiosi, di tradizioni e usi secolari del popolo multi-etnico e multi-religioso dell'Afghanistan e su questa base conseguire la riconciliazione delle forze antagoniste dell'Afghanistan”.

    In sintesi, gli attacchi di Mumbai possono rivelarsi un punto di svolta nelle politiche regionali indiane. Nelle strategie regionali di Nuova Delhi le relazioni con la Russia, la Cina e l'Iran assumono un nuovo livello di importanza. L'avvicinamento all'orbita della SCO è indice di una nuova concezione. Non troppo tempo fa, l'India vedeva la SCO essenzialmente come un “club dell'energia”. Infatti agli incontri della SCO l'India era abitualmente rappresentata dal suo ministro del petrolio. Nuova Delhi ne ha fatta di strada, per giungere a comprendere il ruolo fondamentale di un'iniziativa sull'Afghanistan guidata dalla SCO. Di certo Medvedev dev'essere tornato a Mosca con la quieta soddisfazione di avere incontrato un amico perduto da molto tempo.


    Articolo originale pubblicato il 9 dicembre 2008

    Traduzione di Manuela Vittorelli, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica.
    Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

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    Una sfida all’umanità
    :::: 9 Dicembre 2008 :::: 3:27 T.U. :::: Analisi :::: Aurobinda Mahapatra
    di Aurobinda Mahapatra*


    L'attacco terroristico di Mumbai il 26 novembre 2008, è critico in molti sensi. È il primo attacco all'India che ha assunto un carattere multinazionale con i terroristi che hanno tenuto in ostaggio cittadini Britannici, degli Stati Uniti, israeliani ed altri stranieri residenti, ed il loro messaggio di posta elettronica ha sposato la causa di alcuni conflitti internazionali per perpetrare l'atto barbarico.
    In secondo luogo, questo è l'attacco che ha designato come bersaglio il centro commerciale dell'India, Mumbai. Non dei luoghi qualsiasi in città, come nel luglio 2006, ma sono stati designati i suoi alberghi di lusso e nei ristoranti visitati solitamente dai ricchi turisti stranieri da uomini d’affari.
    Benché il cervello dietro questo atto inumano debba ancora essere scoperto, le implicazioni dell'atto sono divenute mondiali ed i leader del mondo mentre pronunciano il loro sostegno all'India hanno mostrato unità criticando l'atto in termini assai inequivocabili.
    Esponiamo brevemente l'evento terroristico: è cominciato la sera del ventisei novembre. I terroristi in un modo ben orchestrato, hanno ingannato la polizia marittima indiana, la guardia costiera e la polizia di Mumbai, ed hanno raggiunto Mumbai tramite il dirottamento del peschereccio Kuber e si sono sparpagliati dopo aver raggiunto Mumbai. Un gruppo ha attaccato la stazione ferroviaria di Chhatrapati Shivaji ed ha ucciso dei passeggeri, quindi si è diretto verso l'ospedale di Cama ed ha sparato indiscriminatamente.
    Altri gruppi hanno preso come bersaglio il lussuoso palazzo dell’hotel Taj (hotel di cento anni, con circa 800 stanze con la sua nuova ala) e l’Oberoi-Trident e la Casa di Nariman (di proprietà e principalmente alloggiata da ebrei).
    Secondo i rapporti, 200 persone, compresi degli stranieri sono state uccise e centinaia sono state ferite. Il conteggio è ancora incompleto. Secondo quanto riferito, i complici dei terroristi erano già presenti nella zona ed hanno seguito dei programmi concreti per effettuare gli attacchi.
    I terroristi hanno ucciso non solo degli importanti funzionari di polizia e dei turisti stranieri, ma hanno preso l'intera città in ostaggio, portando la caotica città di Mumbai a fermarsi. La vita pubblica s’è fermata. Le guardie della sicurezza nazionale dell'India, l'esercito e la polizia di Mumbai hanno continuato a lavorare fino nella mattina del 29 novembre, per eliminare i terroristi dal palazzo di Taj e da due altri luoghi.
    La vecchia e regale struttura della vecchia ala del palazzo Taj ha fornito ai terroristi abbastanza spazio affinché si sottraessero allo sguardo attento delle forze indiane. Secondo quanto riferito, i terroristi erano ben informati sul Taj. Nessuna valutazione sulla resistenza dei terroristi, i loro complici e le fonti è stata fatta finora, benché i primi dati delle agenzie d’intelligence indiane rivelino il ruolo sospetto di organizzazioni basate in Pakistan.

    La grandezza di questo atto terroristico indica il programma a lungo termine dei terroristi con collegamenti con organizzazioni come Al-Qaida.
    Al-Qaida e le organizzazioni come Laskar-e-Toiba, Jaish-e-Mohammad e altre vedono l'India come ostile ai loro interessi e disegni. Vedono il Kashmir come parte della loro agenda. L'attacco degli ebrei nella Casa di Nariman sembra avere l’obiettivo esplicito d’evidenziare la questione della Palestina. Similmente, la presa in ostaggio di altri cittadini stranieri, non era solo un modo per attrarre l’attenzione e per proiettare la questione su scala globale, ma anche per mostrare al mondo la forza, la tecnologia e la strategia nel perpetrare tali atti barbari.
    La strategia di designare come bersaglio l’hub commerciale dell'India può essere vista come volta a rompere la spina dorsale economica dell'India e a scoraggiare gli investitori stranieri.
    Il Laskar-e-Toiba, basato in Pakistan, è sospettato d’aver perpetrare l'atto terroristico. Secondo l'esperto russo di antiterrorismo, Vladimir Klyukin, che è anche un veterano della guerra afgana, il carattere degli eventi di Mumbai dimostra che gli esecutori non erano terroristi ordinari. Klyukin sospetta che questi terroristi siano stato formati nelle basi per addestramento speciale nel Pakistan, installate dagli Stati Uniti.
    Al congresso nella città Muridke, in Pakistan, il 23 novembre 2008, il leader del Laskar Hafeez Saeed aveva criticato l'India per il suo ruolo e la sua partecipazione alla ricostruzione dell'Afghanistan. Ha esortato i membri del Laskar a punire l'India. L'India ha già espresso al Pakistan preoccupazione. Secondo i rapporti, i funzionari dell'InterService Intelligence del Pakistan hanno visitato Nuova Delhi su richiesta dell'India per ottenere le prove che essa ha riguardo le complicità del Pakistan nell’attacco terroristico. Il Pakistan ha negato tali accuse.
    L'attacco terroristico può essere visto nel più ampio ambito del terrorismo globale, il cui epicentro può essere trovato nelle zone di frontiera tra Pakistan ed Afghanistan, che sono infestati da elementi di Al-Qaida e di Taliban. È stato confermato che l'attacco all'ambasciata indiana, nel luglio 2008, che ha ucciso 40 persone, tra cui alcuni importanti funzionari indiani, ha avuto la complicità dell'agenzia d’intelligence del Pakistan. Il servizio segreto degli Stati Uniti lo ha confermato in seguito.
    Le reazioni internazionali all'attacco sono state immediate. Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, e quasi tutti i paesi del mondo hanno condannato nettamente l'attacco terroristico. Hanno offerto condoglianze alle vittime e aiuto nell’attività contro il terrore. Il presidente russo, Dmitry Medvedev ha condannato l'attacco in termini estremamente inequivocabili, “gli enormi crimini dei terroristi a Mumbai destano la nostra rabbia, indignazione e una condanna incondizionata” e “gli attacchi terroristici inumani ad ospedali, hotel e altri luoghi pubblici, volti a uccidere dei civili, prendendo ed assassinando degli ostaggi, sono crimini diretti contro il fondamento della società civilizzata.”
    I funzionari russi hanno confermato che la visita di Medvedev in India andrà come previsto. Si può accennare al fatto che la Russia è stata anch’essa una vittima della minaccia terroristica, nella sua regione nel Caucaso del nord e sta combattendo la minaccia dall'inizio degli anni 90.
    Sia l'India che la Russia hanno un gruppo di lavoro comune sul terrorismo. La dichiarazione di Delhi, firmata da entrambi paesi nel 2001, ha incoraggiato entrambi a combattere il terrorismo con una struttura di collaborazione. La visita di Medvedev a Nuova Delhi, a dicembre, probabilmente rinforzerà ulteriormente lo spirito bilaterale nel combattere il terrorismo.
    Le potenze più importanti del mondo devono realizzare la gravità della situazione indiana e portare avanti l'estensione di una cooperazione genuina senza alcuna ambiguità. È interessante, per la prima volta, che la classe politica indiana abbia soprasseduto alle settarie politiche di raccolta dei voti, testimoniando indipendenza dalle ideologie. Probabilmente con questo attacco, il lassismo indiano nell'affrontare la minaccia del terrorismo terminerà, con la classe politica che realizza la necessità di opporsi all'unisono in questa ora tragica ed adottare la via della tolleranza zero verso la minaccia del terrore.
    La determinazione indiana ad eliminare tutti i terroristi coinvolti nell'attacco, senza alcun compromesso, già ha mostrato la sua tolleranza zero verso questo genere di atti inumani. Benché alcuni analisti possano denominare la tragedia il 9/11 dell'India, la priorità più importante sarà come l'India gestirà con successo le sue perdite economiche e la simultanea perdita di fiducia degli investitori stranieri ed, allo stesso tempo, sviluppare un forte strumento per l’antiterrorismo.
    La situazione inasprita, inoltre, richiederà abbastanza attenzione nel portare i vicini nell'orbita di una cooperazione genuina, in modo che oppressione e mutilazione dell'umanità non accadano più.

    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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    * Fonte: Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation 05.12.2008

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    Cina - India - Russia: “Il tono dimenticato” della politica mondiale
    :::: 22 Marzo 2008 :::: 15:25 T.U. :::: Analisi :::: Andrei Volodin
    di Andrei Volodin

    15.03.2008 Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation

    Alla svolta del 21.mo secolo, l’idea del “triangolo strategico” Russia – India - Cina è stato molto dibattuto. Vediamo come le cose sono cambiate in questi pochi anni.
    Nell’autunno del 2007, il Presidente Indiano Pranab Mukherjee si rifiutò di avere un’udienza con il Presidente della Russia Vladimir Putin, cosa mai accaduta prima. In Dicembre, alla celebrazione della giornata della Marina nazionale, il comandante della marina Indiana, Ammiraglio Sureesh Mehta, disse che l’India non avrebbe accettato l’aumento del prezzi (dal precedente accordo per 700 milioni a 1,3 miliardi di dollari) per l’acquisizione della portaerei Russa “Admiral Gorshkov”. In seguito, i media Indiani riportarono che Delhi non era “soddisfatta della qualità degli aeroplani Russi”. Tuttavia, il governo Indiano non lasciò che la sua insoddisfazione arrivasse allo scandalo ed enfatizzò che la “cooperazione con l’amica Russia, non può essere colpita dalle differenze su pochi affari militari”. Ancora, dire che la partnership strategica Russo-Indiana è stabile, non basta: le differenze nelle relazioni bilaterali sono più profonde del solo caso dell’“Admiral Gorshkov”.
    L’importante analista politico Indiano Inder Malhotra, crede che Mosca ha altre ragioni per mutare il suo atteggiamento verso Delhi. Recentemente, Mr. Putin ha fatto delle dichiarazioni negative nei riguardi della politica estera degli USA, che evidentemente ha una direzione anti-Russa, ed in una delle sue recente interviste con giornalisti USA, ha menzionato che l’India sembra “cadere tra le braccia USA”. É da osservare che Inder Malhotra e moli altri Indiani, condividano la visione di Mr. Putin. E non solo gli analisti, ama la gente comune in India ha notato che la Russia ha quasi testualmente ripetuto le critiche Cinesi all’idea di un “quartetto democratico” (o “NATO orientale”), una organizzazione che comprenderà India, Australia, Giappone ed USA e premetterà loro di attuare le loro politiche nella regione Asia-Pacifico.
    Storicamente, India e Russia (l’Unione Sovietica di prima) ha dedicato molta attenzione alle reciproche questioni di sicurezza – prima sul conflitto Sino-Sovietico e dopo su tutto. Oggi l’India non approva lo sviluppo della cooperazione Russa-Cinese che comprende la partecipazione di un “terzo lato” nel triangolo strategico. Per esempio, esperti di Delhi citano il fatto che l’India non è stata ricevuta, come pieno membro, nel Shanghai Cooperation Organization (SCO). Il Primo Ministro del paese, Manmohan Singh, tentò di avere un compromesso con la Russia, sulla questione, durante la sua visita a Mosca, ma la situazione peggiorò. Gli analisti Indiani evocano tre ragioni principali per ciò.
    Primo, la visita fu troppo breve per avere i miglioramenti nelle relazioni bilaterali con così serie differenze. Secondo, il fatto che Mr. Singh educatamente respinse un invitato per partecipare a un banchetto in suo onore, fatto anche per stabilire una cordiale atmosfera. Terzo, e questa è la ragione più importante, le parti non siglarono un accordo di cooperazione nucleare, comparabile all’“accordo nucleare” India-USA. Prima della visita di Mr. Singh in Russia, Washington si raccomandò che Delhi si astenesse da alcun accordo con la Russia, non prima che l’“accordo nucleare” Americano-Indiano giungesse presso il Congresso USA.
    Alcuni analisti pensano che inizialmente l’India cercasse di siglare un accordo con la Russia durante la visita a Mosca di Mr. Singh, poiché il parlamento Indiano non sembrava opporsi all’accordo nucleare con gli Stati Uniti. Ma subito divenne chiaro che la maggioranza dei politici Indiani non supportava l’idea. (Pensano che l’accordo con gli USA metterà fine alla sovranità dell’India). Mr. Malhotra dice che resterà un altro segreto della politica estera dell’India, perché la situazione non è chiaramente spiegata ai diplomatici di Mosca.
    Vi sono alcune difficoltà anche nelle relazioni Sino-Indiane. Beijing ricorda che l’India attuò una serie di test nucleari nel 1998, come risposta contro a una ipotetica “minaccia nucleare” dalla Cina. A parte ciò, entrambi i paesi sono assai sospettosi l’uno verso l’altro. L’India è preoccupata dalla stretta relazione Cinese con il Pakistan. Delhi è specialmente preoccupata verso l’aiuto Cinese al Pakistan, nella modernizzazione del suo porto strategico di Gwadar sul Mare Arabico, che diverrà, assieme a Sittwe, nel Myanamr e a Chittagong, nel Bangladesh, è un mezzo di effettivo controllo delle forniture energetiche dal Golfo Persico. A sua volta, Beijing teme l’India come testa di ponte degli USA, volta a circondare la Cina. Beijing pensa che la decisione USA, di ritirare l’India dal Nuclear Non-Proliferation Treaty, significhi nulla più che un altro tentativo di fere dell’India una controparte strategica alla Cina, nella regione Asia-Pacifico.
    Nel novembre 2006, il Presidente Cinese Hu Jintao offrì il lancio di una maggiormente intensiva cooperazione nucleare con l’India. La recente considerevole crescita nel commercio Cina-India è il maggior aiuto allo sviluppo di relazioni bilaterali. Nei primi anni ’90, ammontava a 100 milioni di dollari ma adesso raggiunge i 30 miliardi (Hong-Kong inclusa). Con il turnover che aumenta di $30 miliardi ogni anno, la Cina sarà presto il maggior partner economico dell’India, superando gli USA.
    Alcuni esperti vedono questa rapida crescita nella cooperazione commerciale tra i due paesi, come un deliberato tentativo di Beijing, di rendere i sottosviluppati stati nella regione nordorientale, geograficamente isolati dal resto dell’India, dipendenti dal mercato in Tibet e delle altre regioni meridionali della China. Beijing cerca anche migliori condizioni per investire nelle infrastrutture Indiane, come i 25000 impiegati Cinesi che si addestrano nelle aziende IT Indiane. Adesso il compito è di creare joint ventures per unire le capacità produttive della Cina con l’esperienza Indiana nell’IT.
    Nonostante tutto ciò, la maggioranza del popolo Indiano ha una ambigua percezione della Cina. Molti di loro si meravigliano di come Beijing gestisce il suo impressionate successo economico e dell’impatto che avrà sull’India. L’occidente sembra sperare su una possibile lotta tra le due economie bisognose di energia, per le risorse, che renderebbe più agevole, per il blocco Euro-Atlantico, mantenere la posizione guida nel mondo.
    Tutti gli aspetti qui sopra menzionati, sulle relazioni tra Cina ed India, aiuteranno la Russia a lavorare su un modello, molto conveniente, della sua cooperazione con i principali paesi dell’Asia. Primo, la Russia deve passare a una economia high-tech, per abbandonare il suo “complesso d’inferiorità” verso l’occidente. Secondo, la crescita economica si basa sulle acquisizioni industriali che possono rendere la cooperazione nel “triangolo strategico” naturale e, quindi, più agevole per la Russia accelerare lo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente. Terzo, una cooperazione coordinata orizzontale tra Cina, India e Russia, creerebbe una fondazione per un nuovo sistema multipolare della partnership. “Unità nella diversità” è il solo possibile mezzo per fare del “triangolo strategico” un progetto realmente di successo.
    Fonte: Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation

    Traduzione di Alessandro Lattanzio
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    Finger Point nei rapporti India-Cina
    :::: 8 Giugno 2008 :::: 9:07 T.U. :::: Analisi :::: Aurobinda Mahapatra
    di Aurobinda Mahapatra


    Finger Point è una località a nordest della regione indiana del Sikkim, che confina con la Cina. La zona, recentemente, è venuta a ribalta dopo che la Cina ha insistito nella demolizione dei muri costruiti dalle forze indiane. Sia l'India che la Cina hanno avuto dei conflitti territoriali nella regione, ma durante il governo NDA, a Nuova Delhi, il governo cinese aveva cessato di reclamarne il territorio, e la mappa ufficiale cinese ha mostrato, di conseguenza, la zona come territorio indiano.

    Il mese scorso, la Cina ha puntato i suoi interessi strategici verso questa area importante, di circa 2.1 chilometri quadrati, sostenendo che il muro minaccia la propria sicurezza. Come previsto, l’India ha protestato vigorosamente, definendo la mossa cinese come una sorpresa, nel mezzo dello sviluppo dei rapporti amichevoli fra i due paesi.

    Tre cose emergono dal contesto della recente crisi su Finger Point.

    In primo luogo, la Cina ha tentato di dare risalto al proprio valore militare nella regione. La Cina, in precedenza aveva sconfitto l'India nella guerra del 1962. In seguito, ha sviluppato con successo il proprio esercito, con le armi nucleari, mentre l'India era in ritardo. Le recenti notizie dalla Cina, che dispone di sottomarini nucleari nel mare cinese meridionale, ha hanno aggiunto ulteriori sospetti sull’incremento della difesa cinese, nella regione.

    In secondo luogo, la flessione dei muscoli cinesi, potrebbe essere una tattica di politica straniera, per contrastare l'India, nella sua crescente cooperazione con le varie potenze internazionali ed ai suoi contatti con i rifugiati tibetani in India.

    In terzo luogo, la Cina ha sofferto una perdita enorme, il mese scorso, dovuto al terremoto che ha ucciso migliaia di persone e provato milioni di senzatetto nella provincia del Sichuan. L'India, come gesto umanitario, ha inviato 5 milioni di dollari come sussidio, ed ha spedito due velivoli che hanno trasportato tende, coperte ed altri materiali di sostegno. Ma gli argomenti politici oltrepassano gli altri argomenti, poiché la crisi di Finger Point può far presagire.

    L'azione cinese al confine, può essere caratterizzata dal motivo che la catastrofe non ha colpito il quadro della sua potenza nazionale. All'inizio di quest'anno, la Cina ha espresso malcontento, durante la visita del Primo Ministro indiano, Manmohan Singh, nella regione indiana di Arunachal Pradesh, che aveva causato un enorme tumulto nazionale.

    La recente manovra cinese, di disporre i sottomarini nucleari nel mare cinese meridionale, ha causato ulteriori preoccupazioni fra i responsabili politici indiani. Il mare cinese meridionale non è lontano dalle isole indiane di Andaman e Nicober, da cui possono essere facilmente raggiunte. La Cina ha concluso, inoltre, un accordo nucleare con il Pakistan ed ha sviluppato la strada principale del Karakoram al porto di Gwader, indicando così l’intento di di circondare l'India e di sminuirne il relativo ruolo regionale, oltre alla sua influenza nell'Oceano Indiano.

    Tornando un po’ indietro nella storia dei rapporti India-Cina, entrambi i paesi hanno rapporti vecchi di secoli. Infatti, il Buddismo ha viaggiato dall'India alla Cina ed i grandi eruditi cinesi, come Huen Tsang e Fahien, avevano studiato in India. Nel ventesimo secolo, particolarmente dopo la seconda guerra mondiale, i rapporti fra la Cina comunista e l'India democratica hanno preso una andamento differente.

    La richiesta cinese di avere un seggio permanente nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, fu sostenuta dall'India. Similmente, durante la crisi tibetana del 1949 ed in seguito, l'India e la Cina hanno firmato dei trattati di coesistenza pacifica, nel 1954, anche denominati Panchasheel, per avere dei rapporti amichevoli. I rapporti si inasprirono in scontri territoriali, che sfociarono nella guerra del 1962.

    I rapporti rimasero fermi finché, l’allora Primo Ministro indiano Rajiv Gandhi, prese l'iniziativa. Visitò la Cina nel 1988 ed incontrò il suo leader Deng Xiaoping. Riconoscimento, inoltre, va all'ex Primo Ministro indiano, A. B. Vajpayee, che ha visitò la Cina, alla fine degli anni '70, come ministro degli affari esteri dell'India.

    La Cina ha introdotto la privatizzazione controllata dallo stato, alla fine

    degli anni '70.

    L’adozione, da parte dell'India, delle riforme del mercato e della globalizzazione, nel 1991; la conclusione della guerra fredda negli anni ’90, hanno accelerato i processi per la cooperazione bilaterale. I rapporti economici bilaterali sono, ora, a pieno regime. L'obiettivo precipuo, di un commercio bilaterale di $40 miliardi, entro il 2010, già è stato sorpassato, quest’anno. Sulle questioni internazionali, quale il tema dell'Iran, o della crisi dell'Irak, entrambi i paesi hanno adottato posizioni quasi simili.

    I rapporti economici fra l'India e la Cina sono buoni, ma i rapporti politici soffrono di una postura rigida e di atteggiamenti inflessibili. Comunque, a livello multilaterale, entrambi i paesi sembrano condividere comuni percezioni circa gli affari mondiali, mentre il recente summit dei BRIC, in Russia, mostra una difficile amministrazione dei rapporti politici che, probabilmente, interesserebbero le prospettive della cooperazione, in altri campi.

    L'impegno per la struttura multipolare e gli obiettivi globali, per affrontare il terrorismo, non sono fattori sufficienti a poter obbligare i due paesi ad unirsi.

    La recente crisi di Finger Point può condurre ad un ulteriore coinvolgimento di di entrambi vicini di confine. L'India ha riaperto la pista di atterraggio della regione di Ladakh, dopo 43 anni dal 1965, che sorveglia la Cina e la strada del Karakoram. Nel caso di confronto militare, l'India può bersagliare facilmente la strada principale del Karakoram. M.M. Palam Raju, ministro degli affari esteri indiano della regione, ha dichiarato, “il paese non accetterà alcun reclamo cinese sopra il Sikkim e l’Arunachal Pradesh e l’esercito indiano continuerà a rafforzarsi nelle zone del Sikkim, finchè questa percezione della minaccia sarà cancellata.”

    Secondo quanto riferito, l'esercito indiano ha deciso di inviare due nuove divisioni di montagna, di circa 15.000 truppe ciascuna, per schierarle lungo i 4,05* chilometri del confine disputato. Tuttavia, sarebbe prematuro percepire, in questa fase, un qualunque tipo di confronto militare. Il ministro degli affari esteri indiano, Pranab Mukherjee, sta viaggiando in Cina con una visita di stato di quattro giorni, dal 4 giugno 2008. Mukherjee conferirà con i funzionari cinesi ad alto livello, compreso il Primo Ministro Wen Jiabao ed il ministro degli affari esteri, Yang Jiechi e probabilmente inaugurerà il secondo consolato indiano a Guangzhou.

    Si spera che la visita porti a un chiarimento, sulla questione, fra i leaders, diminuendo così le probabilità di un confronto a Finger Point e nelle altre zone contese. Le conquiste della Cina e dell'India che beneficiano, entrambe, dei rapporti reciprocamente favorevoli, non possono essere rese ostaggio delle tensioni di confine; è la necessità del momento.



    *Probabilmente la cifra è un errore di battitura nell’originale.(NdT)



    Traduzione di Alessandro Lattanzio
    Aurora
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    Aurora - Index

    Fonte: Strategic Culture Foundation Strategic Culture Foundation 05.06.2008

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    Ma dell'India non frega niente a nessuno qui sopra o sbaglio? Qualche commento o post sugli articoli postati?

 

 
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