cosa abbastanza facile: sicuramente sarà reintegrato nella carica di direttore del Giornale
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Direi che ti sono sfuggite un paio di occasioni per un thread in difesa della libertà di stampa, in questi anni..Che è successo ? Eri distratto ?Citazione:
Nel 2000 è stato condannato in sede civile,[74][75] dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo su L'Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.[76][77]
Il 4 giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001; in esso, a pagina 537, si attribuiva erroneamente all'allora neo-parlamentare di Forza Italia Giuseppe Fallica una condanna per false fatture che aveva invece colpito un omonimo funzionario di Publitalia. L'errore era poi stato trasposto anche su L'Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché la Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L'Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15.000 euro.[78]
Il 5 aprile 2005 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme all'allora direttore dell'Unità Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito.[79]
Il 20 febbraio 2008 il Tribunale di Torino in sede civile lo ha condannato a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26 000 euro, a causa dell'articolo "Piazzale Loreto? Magari"[80] pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l'Unità il 16 luglio 2006.[81]
Nel giugno 2008 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme al direttore dell'Unità Antonio Padellaro e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del TG1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».[79]
Il 28 aprile 2009 è stato condannato in primo grado dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione ai danni dell'allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, perpetrato mediante un articolo pubblicato su L'Unità dell'11 maggio 2007.[82][83]
Il 21 ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata» visto il «mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l'idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l'idea di una pluralità di condanne)».[84]
Il 18 giugno 2010 è stato condannato[85] dal Tribunale di Torino – VII sezione civile – a risarcire 16.000 € al Presidente del Senato Renato Schifani (che aveva chiesto un risarcimento di 1.750.000 €) per diffamazione avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a Che tempo che fa il 10 maggio 2008. Il Tribunale ha invece ritenuto che le richieste di chiarimenti, da parte di Travaglio, circa i rapporti di Schifani con esponenti della mafia siciliana rientrino nel diritto di cronaca, nel diritto di critica e nel diritto di satira.[86]
L'11 ottobre 2010 Travaglio è stato condannato in sede civile per diffamazione dal Tribunale di Marsala, per aver dato del figlioccio di un boss all'assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. Travaglio è stato condannato a pagare 15.000€[87].
A quanto ho capito, la pena è sospesa per un mese, come prevede il codice, in attesa che gli avvocati chiedano misure alternative.
Ma Sallusti ha già fatto sapere di non volerle. Quindi tra un mese andrà in carcere.
Come Sakharov e come i dissidenti in URSS, a Cuba e in Corea del Nord.
A piede libero ci resteranno invece, come sempre, il romeno ubriaco che ha fatto deragliare il treno in Calabria e tutta la feccia di spacciatori, stupratori e rapinatori con 50 denunce a carico che i giudici comunisti che hanno condannato a 14 mesi per una opinione rilasciano regolarmente dopo 24 ore dall'arresto.
perchè questo privilegio???
la legge è uguale per tutti????
se lo chiederanno tutti i carcerati d'italia???
io appiccherei fuoco alla cella.
Fare il saluto naziasta è un gesto stupido così come lo è il saluto comunista a pugno chiuso, apologia di reato vuol dire parlare di bene di un reato (tipo è giusto rapinare le banche, picchiare le persone e altre cosettine di questo genere) non mi risulta esista il reato di saluto nazista.
Lo vedi che si forzano le leggi fino a violentarle per ottenere un incriminazione gradita ?
facciamo che io sono una testa di legno al servizio del guru politico di turno. Sono appartenente alla casta dei giornalisti. Con la scusa della libertà di informazione mi arrogo il diritto di aprire un giornale a tiratura nazionale. Stampo 100 mila copie anche se ne vendo 50 mila, tanto la metà della carta che ho usato diboscando mezza foresta amazzonica, me la faccio rimborsare dai finanziamenti pubblici. Poi spedisco a tutte le edicole e anche se ho metà dei resi, me ne frego che tanto mi rimborsano anche quelli con altri finanziamenti pubblici. Poi scrivo sulla sottotestata del mio giornale che non prendo i finanziamenti pubblici. Poi visto che grazie alla carta e ai corrieri gratis, scroccati al contribuente, non ho pagato nulla, posso dire che il mio è un giornale a tiratura "nazionale" e vado su tutte le rassegne TV, così il mio schifosissimo giornale da 50 mila copie vendute, meno di topolino, fa propaganda al mio partito a 60 milioni di italiani.
Ma dobbiamo essere in pochi, perché se siamo in tanti la propaganda si annulla e allora impediamo agli altri 60 milioni di cittadini di aprirsi i loro giornali, limitandolo solo alla casta dei giornalisti iscritti all'ordine.
Se mi condannano per diffamazione a pagare , i soldi li faccio cacciare al mio giornale, il quale a sua volta li prenderà dagli inserzionisti che mi ha portato il partito con la pubblicità ed ai quali avrà contraccambiato con favori e leggi o provvedimenti ad aziendam. Se mi condannano alla galera, posso sempre appellarmi alla libertà di informazione.
Et voilà, la casta del giornalismo è servita.