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  1. #11
    Gianicolo, 1849
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    Predefinito Rif: Re: Rif: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Persino a Rinascita ti attacchi ... bah!
    C'è una continuità di concetti economici e sociali fra il Socialismo e il Fascismo (che dal socialismo discende).

    Cito il grande Camillo Olivetti (e anche suo figlio Adriano) che ha Ivrea realizzarono per primi il modello di fabbrica integrata nel territorio. E posso citare De Maledetti come esempio del capitalismo cialtrone che la ha affossata.

    Camillo Olivetti - Wikipedia
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  2. #12
    Gianicolo, 1849
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    Predefinito Rif: Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da virus97 Visualizza Messaggio
    Il golfo di napoli è stato rovinato grazie ad attività come la ex iltalsider ed altri conglomerati messi sulla costa oltre che dalla mancanza di impianti per la depurazione delle acque reflue, a venezia poi il mare è peggio di quello del golfo di napoli, insomma l'italia ad eccezione del trentino e della sardegna è quasi completamente una latrina:giagia:
    La legge Merli che obbliga pubblici e privati a dotarsi dei depuratori delle acque reflue è del 1973, e ancora il processo di adeguamento non è finito.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  3. #13
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    Predefinito Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    L'attenzione per il sociale è sempre stata alta nel Quotidiano degli uomini liberi Rinascita. Ed è giusto parlare quindi di un’altra ILVA, che non è affatto quella che compare per il suo triste odierno destino, ma è quella che operava per la nazione, esattamente settant’anni fa. Una ILVA al servizio della Patria, che farebbe tremendamente invidia a quella del 2012, martirizzata, e ridotta alla chiusura, per l’incompetenza dei nostri amministratori e per il solito attacco giudiziario. Conosciamola assieme, quest’ILVA, ma soprattutto, capiamo cosa era in grado di offrire, ai suoi dipendenti.
    Nel ventennale del fascismo, uffici di assistenza sociale, asili e doposcuola, dispensa viveri, refettori, orti ed allevamenti di guerra (siamo in pieno secondo conflitto mondiale), assistenza igienico sanitaria negli stabilimenti, prevenzione infortuni e protezione antiaerea, corsi di cultura popolare e d’insegnamento, dopolavoro, formavano nella grande famiglia dell’ILVA, come ormai in tutte le grandi società industriali, il complesso di previdenze e provvidenze per i lavoratori ed i loro congiunti.
    Ciò che contava era evidentemente lo sviluppo delle attività raggiungibili nelle singole aziende, perciò alcune cifre, possono mettere meglio in evidenza la non comune estensione che esse avevano presso i numerosi stabilimenti dell’ILVA (all’epoca quello tarantino non esisteva ancora).
    L’assistenza sociale, oltre alle forme legislative dell’epoca, cercava con spirito umanitario di aiutare in ogni campo il personale ed i famigliari: uffici speciali svolgevano, su richiesta, pratiche di ogni genere, assegnando sussidi e contributi straordinari da parte della Società, dando riconoscimenti di anzianità sul lavoro (ricordiamo che nel triennio 1938 – 1941 ben seicento operai hanno avuto il premio per ininterrotto servizio all’ILVA).
    La media annua dei dipendenti che ricorrevano agli uffici dell’ILVA era di circa 10.000, corrispondente, nel 1942, ad un terzo degli impiegati nella società.
    Per l’incremento demografico e la sanità, erano stati istituiti da anni premi di nuzialità e natalità: 6241 distribuiti nel triennio 1938 – 1941, oltre a numerosi sussidi per l’assistenza all’infanzia, all’epoca, particolarmente curata.
    L’ILVA, infatti, conduceva direttamente un asilo infantile e un doposcuola a Piombino e Bagnoli di Napoli, nonché finanziava totalmente le case materne di Trieste (Ilvania) e Portoferraio, dove 600 figli di dipendenti degli stabilimenti sociali erano annualmente accolti; l’azienda, inviava 800 bambine alle Colonie montane del Partito; gestiva una colonia marina a Bagnoli, ospitandovi ciascuna stagione 1200 bambini, e curando in particolare la propria a Forte dei Marmi, una delle più grandi d’Italia per attrezzatura e larghezza di criteri.
    In occasione della Befana Fascista, ai figli dei dipendenti si provvedeva annualmente alla distribuzione di circa 10.000 pacchi di indumenti.
    Sempre per andare incontro alle necessità delle famiglie dei propri impiegati ed operai, la Società aveva da tempo istituito dispense di viveri con annessi servizi di pianificazione in tutti gli stabilimenti dove non fossero preesistite cooperative operaie. Tali dispense rispondevano ai bisogni di 16.000 famiglie per un complesso di acquisti di circa 30 milioni delle vecchie lire annui. Grandi refettori e mense aziendali, modernamente attrezzati, distribuivano oltre 352.700 tra pasti e minestre. Le suddette gestioni erano attuate sotto la stretta sorveglianza sanitaria della Società e perché agissero veramente da calmiere nelle varie località, contribuendo assai cospicuamente al loro funzionamento. Per favorire negli ambienti operai la passione ai lavori agricoli nelle ore di riposo, l’ILVA, aveva iniziato da tempo, ed incrementato negli ultimi mesi del 1941, per contribuire anche alla produzione agraria, la coltivazione degli appezzamenti di terreno annessi agli stabilimenti, sia come ausiliari della dispensa viveri e della mensa operai, sia affidandoli alle singole famiglie: un insieme di 1100 appezzamenti per complessivi 340.000 mq, moltissimi dei quali di recente dissodamento (nel ‘41), portando il suo contributo alla quotidianità.
    Nel campo dell’assistenza igienico sanitaria sul lavoro, vasti e razionali impianti con spogliatoi capaci di 30.000 posti armadi, di 3.000 lavabi e delle docce nella dovuta proporzione, venti infermerie con i relativi posti di pronto soccorso, ottimamente attrezzati e rispondenti alle esigenze del lavoro, occupavano nel complesso fabbricati per un volume di 100.000 metri cubi.
    In ciascuno stabilimento Comitati e Sottocomitati per la prevenzione infortuni erano preposti all’esame dei problemi inerenti alla Sicurezza, nonché alla relativa opera di propaganda e di persuasione, diretta alla massa operaia per renderla partecipe della lotta contro i sinistri sul lavoro. Il miglior consuntivo dell’opera svolta, in profondità ed estensione, da tale capillare organizzazione, era dato dai soddisfacenti risultati conseguiti nella fine degli anni ‘30 e inizio anni ‘40. Le esperienze dei singoli stabilimenti della Società, e le conseguenti conclusioni, erano comunicate agli altri plessi della società, per estenderne rapidamente i benefici a tutta la massa operaia.
    Tra il ‘39 e il ‘42 si era dato forte impulso organizzativo alla protezione antiaerea, sia con la costruzione di adatti ricoveri, sia tenendo negli stabilimenti frequenti conferenze, illustrate da proiezioni cinematografiche e seguite da riunioni di addestramento delle varie squadre di protezione antiaerea. Prima dello scoppio delle ostilità veniva distribuito a tutti gli operai un opuscolo, edito dalla Società, sul modo di comportarsi in caso di allarme.
    Quest’attività organica dell’ILVA attirava il più delle volte l’elogio dei competenti organi superiori ministeriali. Le incursioni aeree nemiche, specie nei primi mesi della guerra, avevano collaudato questa sana organizzazione: tra le persone non si era mai verificato il minimo incidente.
    L’assistenza ai lavoratori e alle loro famiglie veniva completata nel campo morale ed educativo con corsi di cultura e biblioteche. La Società aveva istituito quindici corsi organici culturali e d’insegnamento con 45.000 frequenze annue per tutte le attività ausiliarie, nelle quali comunque entra la specializzazione meccanica. Tali realizzazioni erano state promosse, quantunque la particolare attività svolta dalla Società non consentisse la preparazione nelle scuole, ma obblighi, per la massa degli operai, all’apprendistato con affiancamento diretto degli allievi agli operai specializzati sul lavoro.
    Annesse ai dopolavori l’azienda aveva costituito 12 biblioteche, con 20.000 volumi complessivamente ed in continua rotazione fra gli operai e i loro familiari. Ciò che serviva più a riunire, in affiatamento la numerosa famiglia dell’ILVA, era la grandiosa organizzazione dopolavoristica che contava 19 dopolavori aziendali con 256 sezioni di attività sportive e ricreative.
    L’attività si svolgeva nelle sedi dei dopolavori sociali, che comprendevano: tre campi di calcio, sei impianti completi per l’atletica leggera, otto campi di tennis, dodici di pallacanestro e pallavolo, un campo di pattinaggio, ed un tiro a segno, quattordici bocciodromi con centodue campi da gioco; impianti distribuiti in una superficie all’aperto di 138.563 mq; mentre teatri, cinema, aule per corsi e conferenze, sale di lettura, di riunioni, palestre d’armi, da giuoco, occupavano un volume di ben 59.701 metri cubi. Le manifestazioni sportive ed escursionistiche dell’anno 1941, cioè in piena guerra, ammontavano ad oltre 5126 con 67.979 partecipanti. A tali attività si devono anche aggiungere 1788 manifestazioni artistiche culturali ed educative con 437.194 aderenti. Ad 850 spettacoli (teatrali, cinematografici, d’arte varia, concerti vocali e strumentali) assistevano 338.920 dopolavoristi.
    Il risultato di questa notevole multiforme attività spiegata dall’organizzazione dopolavoristica è dato dai numerosi premi conseguiti e dai titoli di campionato aggiudicati: 470 coppe e targhe e 400 medaglie, 56 titoli di campionato, di cui 34 provinciali, 14 di zona, 6 nazionali ed uno mondiale, costituiscono l’appannaggio del vanto del dopolavoro aziendale dell’ILVA, a 70 anni di distanza. Durante la guerra, notevole parte dell’attività dell’Opera Nazionale Dopolavoro era rivolta ai soldati: 200.000 militari erano stati ospiti delle sedi dopolavoristiche, 80.000 potevano assistere ad oltre 100 spettacoli e riunioni sportive in onore delle Forze Armate, organizzati spesso nelle stesse sedi, talvolta in teatri, presso caserme o ospedali.
    A tutto l’imponente complesso di opere assistenziali e dopolavoristiche sopra illustrate, la Società dedicava cospicue cifre che assommano, nel loro insieme, a parecchi e parecchi milioni di lire. Durante il conflitto, ai congiunti dei richiamati al fronte, l’ILVA agevolava gli acquisti presso le proprie dispense di viveri, e, nei casi di indigenza, concedeva sussidi straordinari; a mezzo di appositi uffici collaborava attivamente alla ricerca di notizie riguardanti i dispersi; ed infine, alle famiglie dei Caduti, ai feriti, agli invalidi, ai mutilati, in segno di solidarietà, destinava ottimi contributi commisurati al numero dei famigliari a carico del dipendente interessato.
    Con l’eloquenza delle cifre esposte, l’ILVA dimostrava di essere presente in tutte le opere indicate per la redenzione del popolo italiano, per lo spazio vitale e per l’indipendenza nazionale dalla plutocrazia. Non è certo l’ILVA impotente dei nostri giorni, distrutta e male amministrata. E ancora una volta, il passato è meglio del presente. Un gran peccato.

    C?era una volta un?altra ?ILVA?? | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Lettura molto interessante, grazie. Però l'articolo è di Rinascita che è fortemente sospetto di tentazioni nostalgiche e lo si avverte persino nella coda dell'articolo. Del resto ho letto il pezzo originale dove si citano numeri e fatti senza citare le fonti storiche. Per quanto ne so questi numeri potrebbero essere falsi.
    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

  4. #14
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    Predefinito Re: Rif: Re: Rif: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    C'è una continuità di concetti economici e sociali fra il Socialismo e il Fascismo (che dal socialismo discende).

    Cito il grande Camillo Olivetti (e anche suo figlio Adriano) che ha Ivrea realizzarono per primi il modello di fabbrica integrata nel territorio. E posso citare De Maledetti come esempio del capitalismo cialtrone che la ha affossata.

    Camillo Olivetti - Wikipedia
    Volendo proprio scavare nel passato dell'ILVA, sarebbe più interessante fermarsi al momento dell'accordo con i russi per lo scambio tra grandi tubi saldati e petrolio a basso costo, che è stato il vero incipit alla produzione senza regole e senza cautele per la salute pubblica, piuttosto che "riandare" ad antichi fasti che, anche solo dal punto di vista tecnologico, son talmente obsoleti che sfiorano il ridicolo.

  5. #15
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    Predefinito Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Juv Visualizza Messaggio
    Poi è arrivata l'Italsider, la pianificazione di stato che ha portato ad investimenti scellerati che hanno quasi affossato il siderurgico italiano.

    Tra le altre cose, pensate a quanto inquinava un'acciaieria in quegli anni, senza un briciolo delle tecnologie attuali.
    Da anni il problema fu risolto da noi a genova, steeso inquinamento, stessi posti di lavoro.
    Si chiuse l'area a caldo con molti licenziamenti.
    Di bagnoli ne so pochino ma credo che chiuse pure lui.


    Ererno dilemma : chiudere oppure inquinare? L'innovazione costa ed una fabbrica deve dare guadagno altrimenti nessuno se la piglia.
    Oggi taranto si trova dinnanzi ad una scelta : continuare la produzione ed affum icare la popolazione tarantina oppure chiudere
    e mettere alla fame migliaia di famiglie.

    Io, cittadino qualunque, non saprei che pesci pigliare.
    Di certo non m'indirizzerei sui mitili del mar grande.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Re: Rif: Re: Rif: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Volendo proprio scavare nel passato dell'ILVA, sarebbe più interessante fermarsi al momento dell'accordo con i russi per lo scambio tra grandi tubi saldati e petrolio a basso costo, che è stato il vero incipit alla produzione senza regole e senza cautele per la salute pubblica, piuttosto che "riandare" ad antichi fasti che, anche solo dal punto di vista tecnologico, son talmente obsoleti che sfiorano il ridicolo.
    Io credo che i concetti siano ancora attuali.
    - da un lato l'economia (fabbrica o altro) che deve essere integrata con il territorio dal punto di vista economico e sociale (modello Germania, per capirci)
    - dall'altro l'economia che deve fare l'interesse degli azionisti (modello "liberale")

    De gustibus non est disputandum.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  7. #17
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    Predefinito Re: Rif: Re: Rif: Re: Rif: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Io credo che i concetti siano ancora attuali.
    - da un lato l'economia (fabbrica o altro) che deve essere integrata con il territorio dal punto di vista economico e sociale (modello Germania, per capirci)
    - dall'altro l'economia che deve fare l'interesse degli azionisti (modello "liberale")

    De gustibus non est disputandum.
    La Germania ha un tasso di emissione d'inquinanti (per le acciaierie) tra i più bassi al mondo: ma non da oggi, non dietro "spinte" giudiziarie.
    E' il sistema-stato stesso che lo ha PREVISTO dall'inizio; non come da noi che, ex post, si schiera dalla parte degli inquinatori.

  8. #18
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    Predefinito Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Sei mai stato a Bagnoli?
    No. Ma penso che fosse come a Cornigliano. (GE) Un discreto schifo costruito interrando la spiaggia dinanzi ad un borgo medievale. Mio nonno, tecnico italsider, c'ha lavorato per un po'. Non ha bei ricordi. Sosteneva che era peggio dell'impinato di Genova. Del resto è stato il primo sito ad essere chiuso.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  9. #19
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    Predefinito Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    L'attenzione per il sociale è sempre stata alta nel Quotidiano degli uomini liberi Rinascita. Ed è giusto parlare quindi di un’altra ILVA, che non è affatto quella che compare per il suo triste odierno destino, ma è quella che operava per la nazione, esattamente settant’anni fa. Una ILVA al servizio della Patria, che farebbe tremendamente invidia a quella del 2012, martirizzata, e ridotta alla chiusura, per l’incompetenza dei nostri amministratori e per il solito attacco giudiziario. Conosciamola assieme, quest’ILVA, ma soprattutto, capiamo cosa era in grado di offrire, ai suoi dipendenti.
    Nel ventennale del fascismo, uffici di assistenza sociale, asili e doposcuola, dispensa viveri, refettori, orti ed allevamenti di guerra (siamo in pieno secondo conflitto mondiale), assistenza igienico sanitaria negli stabilimenti, prevenzione infortuni e protezione antiaerea, corsi di cultura popolare e d’insegnamento, dopolavoro, formavano nella grande famiglia dell’ILVA, come ormai in tutte le grandi società industriali, il complesso di previdenze e provvidenze per i lavoratori ed i loro congiunti.
    Ciò che contava era evidentemente lo sviluppo delle attività raggiungibili nelle singole aziende, perciò alcune cifre, possono mettere meglio in evidenza la non comune estensione che esse avevano presso i numerosi stabilimenti dell’ILVA (all’epoca quello tarantino non esisteva ancora).
    L’assistenza sociale, oltre alle forme legislative dell’epoca, cercava con spirito umanitario di aiutare in ogni campo il personale ed i famigliari: uffici speciali svolgevano, su richiesta, pratiche di ogni genere, assegnando sussidi e contributi straordinari da parte della Società, dando riconoscimenti di anzianità sul lavoro (ricordiamo che nel triennio 1938 – 1941 ben seicento operai hanno avuto il premio per ininterrotto servizio all’ILVA).
    La media annua dei dipendenti che ricorrevano agli uffici dell’ILVA era di circa 10.000, corrispondente, nel 1942, ad un terzo degli impiegati nella società.
    Per l’incremento demografico e la sanità, erano stati istituiti da anni premi di nuzialità e natalità: 6241 distribuiti nel triennio 1938 – 1941, oltre a numerosi sussidi per l’assistenza all’infanzia, all’epoca, particolarmente curata.
    L’ILVA, infatti, conduceva direttamente un asilo infantile e un doposcuola a Piombino e Bagnoli di Napoli, nonché finanziava totalmente le case materne di Trieste (Ilvania) e Portoferraio, dove 600 figli di dipendenti degli stabilimenti sociali erano annualmente accolti; l’azienda, inviava 800 bambine alle Colonie montane del Partito; gestiva una colonia marina a Bagnoli, ospitandovi ciascuna stagione 1200 bambini, e curando in particolare la propria a Forte dei Marmi, una delle più grandi d’Italia per attrezzatura e larghezza di criteri.
    In occasione della Befana Fascista, ai figli dei dipendenti si provvedeva annualmente alla distribuzione di circa 10.000 pacchi di indumenti.
    Sempre per andare incontro alle necessità delle famiglie dei propri impiegati ed operai, la Società aveva da tempo istituito dispense di viveri con annessi servizi di pianificazione in tutti gli stabilimenti dove non fossero preesistite cooperative operaie. Tali dispense rispondevano ai bisogni di 16.000 famiglie per un complesso di acquisti di circa 30 milioni delle vecchie lire annui. Grandi refettori e mense aziendali, modernamente attrezzati, distribuivano oltre 352.700 tra pasti e minestre. Le suddette gestioni erano attuate sotto la stretta sorveglianza sanitaria della Società e perché agissero veramente da calmiere nelle varie località, contribuendo assai cospicuamente al loro funzionamento. Per favorire negli ambienti operai la passione ai lavori agricoli nelle ore di riposo, l’ILVA, aveva iniziato da tempo, ed incrementato negli ultimi mesi del 1941, per contribuire anche alla produzione agraria, la coltivazione degli appezzamenti di terreno annessi agli stabilimenti, sia come ausiliari della dispensa viveri e della mensa operai, sia affidandoli alle singole famiglie: un insieme di 1100 appezzamenti per complessivi 340.000 mq, moltissimi dei quali di recente dissodamento (nel ‘41), portando il suo contributo alla quotidianità.
    Nel campo dell’assistenza igienico sanitaria sul lavoro, vasti e razionali impianti con spogliatoi capaci di 30.000 posti armadi, di 3.000 lavabi e delle docce nella dovuta proporzione, venti infermerie con i relativi posti di pronto soccorso, ottimamente attrezzati e rispondenti alle esigenze del lavoro, occupavano nel complesso fabbricati per un volume di 100.000 metri cubi.
    In ciascuno stabilimento Comitati e Sottocomitati per la prevenzione infortuni erano preposti all’esame dei problemi inerenti alla Sicurezza, nonché alla relativa opera di propaganda e di persuasione, diretta alla massa operaia per renderla partecipe della lotta contro i sinistri sul lavoro. Il miglior consuntivo dell’opera svolta, in profondità ed estensione, da tale capillare organizzazione, era dato dai soddisfacenti risultati conseguiti nella fine degli anni ‘30 e inizio anni ‘40. Le esperienze dei singoli stabilimenti della Società, e le conseguenti conclusioni, erano comunicate agli altri plessi della società, per estenderne rapidamente i benefici a tutta la massa operaia.
    Tra il ‘39 e il ‘42 si era dato forte impulso organizzativo alla protezione antiaerea, sia con la costruzione di adatti ricoveri, sia tenendo negli stabilimenti frequenti conferenze, illustrate da proiezioni cinematografiche e seguite da riunioni di addestramento delle varie squadre di protezione antiaerea. Prima dello scoppio delle ostilità veniva distribuito a tutti gli operai un opuscolo, edito dalla Società, sul modo di comportarsi in caso di allarme.
    Quest’attività organica dell’ILVA attirava il più delle volte l’elogio dei competenti organi superiori ministeriali. Le incursioni aeree nemiche, specie nei primi mesi della guerra, avevano collaudato questa sana organizzazione: tra le persone non si era mai verificato il minimo incidente.
    L’assistenza ai lavoratori e alle loro famiglie veniva completata nel campo morale ed educativo con corsi di cultura e biblioteche. La Società aveva istituito quindici corsi organici culturali e d’insegnamento con 45.000 frequenze annue per tutte le attività ausiliarie, nelle quali comunque entra la specializzazione meccanica. Tali realizzazioni erano state promosse, quantunque la particolare attività svolta dalla Società non consentisse la preparazione nelle scuole, ma obblighi, per la massa degli operai, all’apprendistato con affiancamento diretto degli allievi agli operai specializzati sul lavoro.
    Annesse ai dopolavori l’azienda aveva costituito 12 biblioteche, con 20.000 volumi complessivamente ed in continua rotazione fra gli operai e i loro familiari. Ciò che serviva più a riunire, in affiatamento la numerosa famiglia dell’ILVA, era la grandiosa organizzazione dopolavoristica che contava 19 dopolavori aziendali con 256 sezioni di attività sportive e ricreative.
    L’attività si svolgeva nelle sedi dei dopolavori sociali, che comprendevano: tre campi di calcio, sei impianti completi per l’atletica leggera, otto campi di tennis, dodici di pallacanestro e pallavolo, un campo di pattinaggio, ed un tiro a segno, quattordici bocciodromi con centodue campi da gioco; impianti distribuiti in una superficie all’aperto di 138.563 mq; mentre teatri, cinema, aule per corsi e conferenze, sale di lettura, di riunioni, palestre d’armi, da giuoco, occupavano un volume di ben 59.701 metri cubi. Le manifestazioni sportive ed escursionistiche dell’anno 1941, cioè in piena guerra, ammontavano ad oltre 5126 con 67.979 partecipanti. A tali attività si devono anche aggiungere 1788 manifestazioni artistiche culturali ed educative con 437.194 aderenti. Ad 850 spettacoli (teatrali, cinematografici, d’arte varia, concerti vocali e strumentali) assistevano 338.920 dopolavoristi.
    Il risultato di questa notevole multiforme attività spiegata dall’organizzazione dopolavoristica è dato dai numerosi premi conseguiti e dai titoli di campionato aggiudicati: 470 coppe e targhe e 400 medaglie, 56 titoli di campionato, di cui 34 provinciali, 14 di zona, 6 nazionali ed uno mondiale, costituiscono l’appannaggio del vanto del dopolavoro aziendale dell’ILVA, a 70 anni di distanza. Durante la guerra, notevole parte dell’attività dell’Opera Nazionale Dopolavoro era rivolta ai soldati: 200.000 militari erano stati ospiti delle sedi dopolavoristiche, 80.000 potevano assistere ad oltre 100 spettacoli e riunioni sportive in onore delle Forze Armate, organizzati spesso nelle stesse sedi, talvolta in teatri, presso caserme o ospedali.
    A tutto l’imponente complesso di opere assistenziali e dopolavoristiche sopra illustrate, la Società dedicava cospicue cifre che assommano, nel loro insieme, a parecchi e parecchi milioni di lire. Durante il conflitto, ai congiunti dei richiamati al fronte, l’ILVA agevolava gli acquisti presso le proprie dispense di viveri, e, nei casi di indigenza, concedeva sussidi straordinari; a mezzo di appositi uffici collaborava attivamente alla ricerca di notizie riguardanti i dispersi; ed infine, alle famiglie dei Caduti, ai feriti, agli invalidi, ai mutilati, in segno di solidarietà, destinava ottimi contributi commisurati al numero dei famigliari a carico del dipendente interessato.
    Con l’eloquenza delle cifre esposte, l’ILVA dimostrava di essere presente in tutte le opere indicate per la redenzione del popolo italiano, per lo spazio vitale e per l’indipendenza nazionale dalla plutocrazia. Non è certo l’ILVA impotente dei nostri giorni, distrutta e male amministrata. E ancora una volta, il passato è meglio del presente. Un gran peccato.

    C?era una volta un?altra ?ILVA?? | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Nell'insieme,trovo tutto questo orribile.Non so nemmeno da dove cominciare,mi da proprio l'idea di una concezione dell'essere umano come bambino,che ha bisogno del padre/stato che lo accudisca e lo sollevi dal peso delle decisioni.Tutti questi servizi e attività avevano naturalmente un costo.Sarebbe stato molto più semplice risparmiarselo,ed aumentare gli stipendi,lasciando ai lavoratori la scelta di come spenderli.

    Oltretutto manca l'informazione più importante,ossia come andava l'azienda dal punto di vista economico.Una fabbrica serve a produrre qualcosa che qualcuno voglia comprare pagandolo più di quanto è costato (è l'unico modo per essere sicuri che quello che viene prodotto vale più del costo di produzione) non a prendersi cura degli operai.
    The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.

  10. #20
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    Predefinito Re: C’era una volta un’altra “ILVA”…

    Citazione Originariamente Scritto da Juv Visualizza Messaggio
    No. Ma penso che fosse come a Cornigliano. (GE) Un discreto schifo costruito interrando la spiaggia dinanzi ad un borgo medievale. Mio nonno, tecnico italsider, c'ha lavorato per un po'. Non ha bei ricordi. Sosteneva che era peggio dell'impinato di Genova. Del resto è stato il primo sito ad essere chiuso.
    Peggio.

    Con tutto il rispetto per la zona di Cornigliano (che conosco), alla baia di Bagnoli come dev'essere stata in origine, Montecarlo faceva un baffo.
    Solo che a Montecarlo c'han fatto ... Montecarlo; a Bagnoli c'han fatto L'italsider con annesso ignobile dormitorio-baraccopoli per lo più abusivo.

 

 
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