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Discussione: Un Imu bestiale

  1. #1
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    Exclamation Un Imu bestiale

    Un Imu bestiale e un Giavazzi a Repubblica


    Nicola Porro


    La zuppa oggi si occupa di una delle mutazioni più comuni della bestia statuale.

    E cioè la capacità di confondere le carte quando si parla del suo alimento preferito: le nostre tasse.

    Ieri la rete e le agenzie hanno titolato: «Su Imu possibile intervento entro fine anno», oppure «possibile intervenire con ddl su Imu entro fine anno».

    Il tutto nasce da un’audizione del sottosegretario alle tasse che, su richiesta degli enti locali, sta valutando di aumentare la percentuale dell’odiosa tassa da conferire ai Comuni.

    Dunque nessuna riduzione, ma una sua diversa attribuzione. Sai che risultato.

    Con l’introduzione della patrimoniale sugli immobili, Stato e Comuni incasseranno più di 20 miliardi di euro.

    Circa la metà verrà poi trasferita alle amministrazioni locali.

    Quindi dieci entrano a Roma e dieci nei Comuni di residenza degli immobili.

    Cambiare queste proporzioni (che so, attribuire il 70 per cento del gettito agli enti locali e il 30 allo Stato) non muta il risultato finale per il contribuente.

    Il gioco, simile a quello delle tre carte, è di quelli in cui lo spettatore, cioè noi, perdiamo sempre.

    I dati della raccolta fiscale (da gennaio ad agosto di quest’anno) sono a questo proposito inequivocabili.

    Gli italiani, in termini assoluti, hanno pagato più imposte dell’anno scorso, ma hanno consumato molto di meno.

    Infatti l’imposta principe dei consumi, cioè l’Iva, ha fatto registrare un calo di un miliardo tondo di euro.

    Gli italiani hanno pagato gli alimenti per la bestia e si sono affamati andando a spendere meno. Bel risultato davvero.

    Ma torniamo alla mutazione di cui parlavamo all’inizio della zuppa. Non è di alcun conforto sapere che i Comuni potranno avere una fetta più grassa di gettito Imu.

    Prendiamo i numeri del bilancio milanese (che ha il pregio della trasparenza e che dunque serve al nostro scopo, ma che non è un caso isolato).

    Ebbene nelle sue previsioni per l’anno che si sta per chiudere fagociterà 1,2 miliardi di entrate (di cui più di 600 derivanti dalla sola Imu).

    Rispetto al 2011, gli introiti su cui potrà contare la giunta Pisapia saranno superiori di 250 milioni.

    Avete capito bene: nell’anno della crisi e soprattutto grazie all’Imu, Milano incasserà più quattrini che nel 2011.

    Sull’altra colonna del conto economico, cioè quello delle uscite la storia continua come al solito.

    E cioè la spesa pubblica salirà di 210 milioni di euro. È chiaro il principio. Crescono le tasse e grazie ad esse crescono le spese.


    La bestia occorre affamarla e non sostentarla.

    Grazie all’Imu, il Comune di Milano spenderà di più.

    Non ce l’abbiamo con il solo Comune meneghino, ma con il principio.

    Quando tutti soffrono, perché lo Stato può brindare?

    Le famiglie riducono i consumi, le imprese bruciano i capitali accumulati, mentre lo Stato con una delibera si aumenta i ricavi. È una roba da pazzi.

    Ovviamente nessuno vi cucinerà questa pietanza come si permette di fare la zuppa. Si dirà che sono risorse aggiuntive per i servizi sociali, per l’assistenza agli anziani, per la tutela dei più deboli e bla bla bla.

    Balle.

    Lo Stato e le sue articolazioni sono bulimiche e capiscono solo le proprie ragioni.

    Quale azienda (sono i numeri di Milano) nel 2012 riesce ad aumentare del 20 per cento i propri ricavi?

    Un’azienda di fenomeni, con un prodotto di eccellenza, e soprattutto in grado di esportarlo in tutto il mondo.
    Vi sembra questa la situazione del Comune di Milano, vi sembra questa la condizione del nostro apparato pubblico?

    P.S. Grandi manovre nei giornali alla ricerca delle penne economiche (nel senso che scrivono di economia) che contano. L’Espresso si riporta a casa il sempre informato Vittorio Malagutti dopo un’esperienza al Fatto. Ma il colpo, secondo il tam tam dei professori, è quello che riguarda Francesco Giavazzi. Per uno dei pochi liberisti in circolazione sarebbe pronto un posticino di lusso alla Repubblica.

    Poco da stupirsi.

    Il quotidiano di Ezio Mauro ha già in casa un super smithiano come Alessandro de Nicola, nel gruppo circola Luigi Zingales che con il suo Manifesto Capitalista fa parte dei buoni intellettuali della libertà e persino Alessandro Penati, il primo ad arrivare, non si può certo definire uno Statalista.

    Se anche Giavazzi dovesse far il salto, per i reduci del mercato, al Corrierone non resterebbe che Piero Ostellino.
    Mica poco, per la verità.

    ...

    AFFAMARE LA "BESTIA" NECESSE EST!!!

    ncav:
    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Thumbs up Re: Un Imu bestiale

    Il "meno tasse" di Monti è soltanto un trucco


    Il taglio dell'Irpef mangiato dall'Iva: alla fine lo Stato incasserà 4 miliardi in più


    Nicola Porro


    Con la manovra da 12 miliardi varata dal governo pagheremo più o meno imposte? Chi guadagna e chi perde? Ed è utile all'economia? Sono le tre domande chiave che ci si deve sempre porre quando un esecutivo mette mano al suo bilancio che è fatto da 800 miliardi spesi in nome nostro e 780 recuperati dalle nostre tasche.


    Il premier Mario Monti, e il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli

    Andiamo dunque per ordine.

    1. Con la manovra varata ieri (e i cui dettagli, anche quelli fondamentali, non sono ancora pubblici) la Bestia statale fagocita più tasse di quelle (già ingenti) che recuperava dalle nostre tasche. Il conto è presto fatto. Grazie alla riduzione dell'imposta sui redditi delle persone fisiche il Tesoro perderà cinque miliardi di gettito l'anno. A questo sconto fiscale si deve aggiungere il finanziamento (una tantum e per il 2013) di un fondo (che il medesimo governo aveva svuotato pochi mesi fa) per la riduzione del costo del lavoro, pari a un miliardino.

    Se ci fermassimo qua ci sarebbe da brindare: il Tesoro rinuncia a 6 miliardi di introiti.

    Ma ovviamente la storia è un'altra. Nello stesso momento in cui con una mano ci dà una carezza, con l'altra sferra un cazzotto.

    Monti e i suoi hanno deciso di aumentare l'Iva di un punto percentuale (si badi bene che l'operazione è dovuta a una legge ereditata dal governo Berlusconi che addirittura prevedeva un incremento dell'Iva di due punti). Il che vuol dire un'ipotesi di maggiore gettito per le casse dello Stato di circa 7 miliardi su base annua.

    Il saldo fa un miliardo di imposte e tasse nette in più. Ma non basta.

    È previsto anche (ma dal 2014) un gettito derivante dalla tassa sulle transazioni finanziarie.

    Una boiata pensata in Europa (e alla quale pare Monti si fosse opposto, ma con scarsi risultati) che comporterà un gettito stimato in un miliardo.

    Dicono che a pagarla saranno gli speculatori. Buonanotte.

    Come al solito le imposte vengono traslate sulla parte debole e alla fine il conto lo pagano quei capitali e risparmi che non potranno emigrare laddove il fisco sia più leggero: e dunque a pagarla saremo noi.

    Ma la vera botta arriva dal riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali:

    in Italia ce ne sono troppe (720) e valgono più di 200 miliardi di reddito che non viene, per vari motivi, tassato.

    Non è ancora chiaro quanto e come verranno sforbiciate, ma si parla di un bottino di circa due miliardi.

    Euro più, euro meno, il saldo finale è negativo per il contribuente di 4 miliardi di tasse in più.

    2. A perdere maggiormente sembra che siano i più deboli. Coloro che hanno redditi talmente bassi da essere nella cosiddetta no tax area: sono otto milioni in Italia.

    Non avranno i benefici della riduzione dell'Irpef, ma pagheranno gli aumenti dell'Iva, che si applica anche a beni non certo di lusso, la cui aliquota sale di un punto.

    Qualche beneficio (il massimo è pari a 280 euro l'anno) arriverà a coloro che sono nei due primi scaglioni dell'imposta sui redditi.

    Sempre che non vengano toccati dalla riduzione di detrazioni e deduzioni. Cosa che al momento non si capisce con esattezza.

    Per dare un termine di paragone, [B]se l'esecutivo avesse veramente voluto agevolare la vasta platea dei contribuenti [/B](l'80 per cento degli italiani ha una casa di proprietà) avrebbe potuto cancellare l'Imu sulla prima casa.

    Il gettito della patrimoniale sulla casa è di 3,3 miliardi l'anno, la manovra sull'Irpef ne vale 5.


    3. Abbiamo visto analiticamente come la manovra consista in un mix di riduzioni e aumenti delle imposte, sbilanciata verso questi ultimi.

    Il taglietto dell'Irpef produce un effetto ricchezza?

    Cioè predispone i contribuenti a consumare di più?

    Sembrerebbe di no.

    Sia per la ridotta entità della riduzione delle aliquote, sia per la loro scarsa visibilità contabile (la si nota in sede di dichiarazione dei redditi una volta l'anno o in modo diluito nei cedolini delle buste paga).

    Al contrario l'aumento dell'Iva, è dimostrato proprio dai dati delle entrate tributarie, ha un effetto annuncio (e concreto) fortissimo.

    Da gennaio ad agosto del 2012 (con la prima tranche di aumento Iva già in corso) abbiamo assistito a una riduzione del gettito per lo Stato di quasi un miliardo.

    Un effetto Laffer: più tasso, meno incasso.

    Certo influenzato anche dalla crisi economica che morde sui redditi disponibili.

    È difficile ritenere che una piccola riduzione Irpef (ripetiamo: benvenuta) riesca a compensare un aumento Iva, nei suoi effetti perversi sulle decisioni di acquisto e consumo degli italiani.

    Il rischio è che il contentino (peraltro mitigato dalla riduzione degli sconti fiscali) serva a nulla.

    E che labatostina fiscale sulle imposte indirette invece avviti una situazione di sfiducia e alimenti un effetto povertà dilagante tra i consumatori-contribuenti.


    ...


    ________________________________


    Impossibilia nemo tenetur

  3. #3
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    Predefinito Re: Un Imu bestiale

    L'IMU l'ha rimessa Berlusconi prima che la Merkel lo cacciasse a calci in culo
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  4. #4
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    Predefinito Re: Un Imu bestiale

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    Il "meno tasse" di Monti è soltanto un trucco


    Il taglio dell'Irpef mangiato dall'Iva: alla fine lo Stato incasserà 4 miliardi in più


    Nicola Porro


    Con la manovra da 12 miliardi varata dal governo pagheremo più o meno imposte? Chi guadagna e chi perde? Ed è utile all'economia? Sono le tre domande chiave che ci si deve sempre porre quando un esecutivo mette mano al suo bilancio che è fatto da 800 miliardi spesi in nome nostro e 780 recuperati dalle nostre tasche.


    Il premier Mario Monti, e il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli

    Andiamo dunque per ordine.

    1. Con la manovra varata ieri (e i cui dettagli, anche quelli fondamentali, non sono ancora pubblici) la Bestia statale fagocita più tasse di quelle (già ingenti) che recuperava dalle nostre tasche. Il conto è presto fatto. Grazie alla riduzione dell'imposta sui redditi delle persone fisiche il Tesoro perderà cinque miliardi di gettito l'anno. A questo sconto fiscale si deve aggiungere il finanziamento (una tantum e per il 2013) di un fondo (che il medesimo governo aveva svuotato pochi mesi fa) per la riduzione del costo del lavoro, pari a un miliardino.

    Se ci fermassimo qua ci sarebbe da brindare: il Tesoro rinuncia a 6 miliardi di introiti.

    Ma ovviamente la storia è un'altra. Nello stesso momento in cui con una mano ci dà una carezza, con l'altra sferra un cazzotto.

    Monti e i suoi hanno deciso di aumentare l'Iva di un punto percentuale (si badi bene che l'operazione è dovuta a una legge ereditata dal governo Berlusconi che addirittura prevedeva un incremento dell'Iva di due punti). Il che vuol dire un'ipotesi di maggiore gettito per le casse dello Stato di circa 7 miliardi su base annua.

    Il saldo fa un miliardo di imposte e tasse nette in più. Ma non basta.

    È previsto anche (ma dal 2014) un gettito derivante dalla tassa sulle transazioni finanziarie.

    Una boiata pensata in Europa (e alla quale pare Monti si fosse opposto, ma con scarsi risultati) che comporterà un gettito stimato in un miliardo.

    Dicono che a pagarla saranno gli speculatori. Buonanotte.

    Come al solito le imposte vengono traslate sulla parte debole e alla fine il conto lo pagano quei capitali e risparmi che non potranno emigrare laddove il fisco sia più leggero: e dunque a pagarla saremo noi.

    Ma la vera botta arriva dal riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali:

    in Italia ce ne sono troppe (720) e valgono più di 200 miliardi di reddito che non viene, per vari motivi, tassato.

    Non è ancora chiaro quanto e come verranno sforbiciate, ma si parla di un bottino di circa due miliardi.

    Euro più, euro meno, il saldo finale è negativo per il contribuente di 4 miliardi di tasse in più.

    2. A perdere maggiormente sembra che siano i più deboli. Coloro che hanno redditi talmente bassi da essere nella cosiddetta no tax area: sono otto milioni in Italia.

    Non avranno i benefici della riduzione dell'Irpef, ma pagheranno gli aumenti dell'Iva, che si applica anche a beni non certo di lusso, la cui aliquota sale di un punto.

    Qualche beneficio (il massimo è pari a 280 euro l'anno) arriverà a coloro che sono nei due primi scaglioni dell'imposta sui redditi.

    Sempre che non vengano toccati dalla riduzione di detrazioni e deduzioni. Cosa che al momento non si capisce con esattezza.

    Per dare un termine di paragone, [B]se l'esecutivo avesse veramente voluto agevolare la vasta platea dei contribuenti [/B](l'80 per cento degli italiani ha una casa di proprietà) avrebbe potuto cancellare l'Imu sulla prima casa.

    Il gettito della patrimoniale sulla casa è di 3,3 miliardi l'anno, la manovra sull'Irpef ne vale 5.


    3. Abbiamo visto analiticamente come la manovra consista in un mix di riduzioni e aumenti delle imposte, sbilanciata verso questi ultimi.

    Il taglietto dell'Irpef produce un effetto ricchezza?

    Cioè predispone i contribuenti a consumare di più?

    Sembrerebbe di no.

    Sia per la ridotta entità della riduzione delle aliquote, sia per la loro scarsa visibilità contabile (la si nota in sede di dichiarazione dei redditi una volta l'anno o in modo diluito nei cedolini delle buste paga).

    Al contrario l'aumento dell'Iva, è dimostrato proprio dai dati delle entrate tributarie, ha un effetto annuncio (e concreto) fortissimo.

    Da gennaio ad agosto del 2012 (con la prima tranche di aumento Iva già in corso) abbiamo assistito a una riduzione del gettito per lo Stato di quasi un miliardo.

    Un effetto Laffer: più tasso, meno incasso.

    Certo influenzato anche dalla crisi economica che morde sui redditi disponibili.

    È difficile ritenere che una piccola riduzione Irpef (ripetiamo: benvenuta) riesca a compensare un aumento Iva, nei suoi effetti perversi sulle decisioni di acquisto e consumo degli italiani.

    Il rischio è che il contentino (peraltro mitigato dalla riduzione degli sconti fiscali) serva a nulla.

    E che labatostina fiscale sulle imposte indirette invece avviti una situazione di sfiducia e alimenti un effetto povertà dilagante tra i consumatori-contribuenti.


    ...


    Ma questo governo non è appoggiato pure da THE FOX e dai suoi volpini ? Cosa aspettano i vostri parlamentari a staccare la spina ?
    Dimenticavo. THE FOX ha scelto saggiamente di ritornare nella tana. A governare è bene che ci pensi qualcun'altro..
    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

  5. #5
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    Predefinito Re: Un Imu bestiale

    con il cavolo che rispondere salvo torto
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  6. #6
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    Predefinito Re: Un Imu bestiale

    Sinceramente non si capisce cosa vogliono gerla, porro, il giornale del b.

    - L'IMU l'ha messa il b. che è scappato un attimo prima del default,
    - le manovre di Monti hanno l'approvazione del b.,
    - Monti è stato proposto come candidato premier dal b.

  7. #7
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    Predefinito Re: Un Imu bestiale

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    Un Imu bestiale e un Giavazzi a Repubblica


    Nicola Porro


    La zuppa oggi si occupa di una delle mutazioni più comuni della bestia statuale.

    E cioè la capacità di confondere le carte quando si parla del suo alimento preferito: le nostre tasse.

    Ieri la rete e le agenzie hanno titolato: «Su Imu possibile intervento entro fine anno», oppure «possibile intervenire con ddl su Imu entro fine anno».

    Il tutto nasce da un’audizione del sottosegretario alle tasse che, su richiesta degli enti locali, sta valutando di aumentare la percentuale dell’odiosa tassa da conferire ai Comuni.

    Dunque nessuna riduzione, ma una sua diversa attribuzione. Sai che risultato.

    Con l’introduzione della patrimoniale sugli immobili, Stato e Comuni incasseranno più di 20 miliardi di euro.

    Circa la metà verrà poi trasferita alle amministrazioni locali.

    Quindi dieci entrano a Roma e dieci nei Comuni di residenza degli immobili.

    Cambiare queste proporzioni (che so, attribuire il 70 per cento del gettito agli enti locali e il 30 allo Stato) non muta il risultato finale per il contribuente.

    Il gioco, simile a quello delle tre carte, è di quelli in cui lo spettatore, cioè noi, perdiamo sempre.

    I dati della raccolta fiscale (da gennaio ad agosto di quest’anno) sono a questo proposito inequivocabili.

    Gli italiani, in termini assoluti, hanno pagato più imposte dell’anno scorso, ma hanno consumato molto di meno.

    Infatti l’imposta principe dei consumi, cioè l’Iva, ha fatto registrare un calo di un miliardo tondo di euro.

    Gli italiani hanno pagato gli alimenti per la bestia e si sono affamati andando a spendere meno. Bel risultato davvero.

    Ma torniamo alla mutazione di cui parlavamo all’inizio della zuppa. Non è di alcun conforto sapere che i Comuni potranno avere una fetta più grassa di gettito Imu.

    Prendiamo i numeri del bilancio milanese (che ha il pregio della trasparenza e che dunque serve al nostro scopo, ma che non è un caso isolato).

    Ebbene nelle sue previsioni per l’anno che si sta per chiudere fagociterà 1,2 miliardi di entrate (di cui più di 600 derivanti dalla sola Imu).

    Rispetto al 2011, gli introiti su cui potrà contare la giunta Pisapia saranno superiori di 250 milioni.

    Avete capito bene: nell’anno della crisi e soprattutto grazie all’Imu, Milano incasserà più quattrini che nel 2011.

    Sull’altra colonna del conto economico, cioè quello delle uscite la storia continua come al solito.

    E cioè la spesa pubblica salirà di 210 milioni di euro. È chiaro il principio. Crescono le tasse e grazie ad esse crescono le spese.


    La bestia occorre affamarla e non sostentarla.

    Grazie all’Imu, il Comune di Milano spenderà di più.

    Non ce l’abbiamo con il solo Comune meneghino, ma con il principio.

    Quando tutti soffrono, perché lo Stato può brindare?

    Le famiglie riducono i consumi, le imprese bruciano i capitali accumulati, mentre lo Stato con una delibera si aumenta i ricavi. È una roba da pazzi.

    Ovviamente nessuno vi cucinerà questa pietanza come si permette di fare la zuppa. Si dirà che sono risorse aggiuntive per i servizi sociali, per l’assistenza agli anziani, per la tutela dei più deboli e bla bla bla.

    Balle.

    Lo Stato e le sue articolazioni sono bulimiche e capiscono solo le proprie ragioni.

    Quale azienda (sono i numeri di Milano) nel 2012 riesce ad aumentare del 20 per cento i propri ricavi?

    Un’azienda di fenomeni, con un prodotto di eccellenza, e soprattutto in grado di esportarlo in tutto il mondo.
    Vi sembra questa la situazione del Comune di Milano, vi sembra questa la condizione del nostro apparato pubblico?

    P.S. Grandi manovre nei giornali alla ricerca delle penne economiche (nel senso che scrivono di economia) che contano. L’Espresso si riporta a casa il sempre informato Vittorio Malagutti dopo un’esperienza al Fatto. Ma il colpo, secondo il tam tam dei professori, è quello che riguarda Francesco Giavazzi. Per uno dei pochi liberisti in circolazione sarebbe pronto un posticino di lusso alla Repubblica.

    Poco da stupirsi.

    Il quotidiano di Ezio Mauro ha già in casa un super smithiano come Alessandro de Nicola, nel gruppo circola Luigi Zingales che con il suo Manifesto Capitalista fa parte dei buoni intellettuali della libertà e persino Alessandro Penati, il primo ad arrivare, non si può certo definire uno Statalista.

    Se anche Giavazzi dovesse far il salto, per i reduci del mercato, al Corrierone non resterebbe che Piero Ostellino.
    Mica poco, per la verità.

    ...

    AFFAMARE LA "BESTIA" NECESSE EST!!!

    ncav:
    La vera imu era una imposta comunale che raggruppava diversi tributi per finanziare i municipii.

    Questi schifosi servi dei banchieri ne hanno stravolto il contenuto, mantenendo intatto il nome e aumentando la confusione delle beotissime menti dei polentoni.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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