La lobby dell'amianto, ancora molto potente, ha cercato di trovare, nel mondo scientifico, un supporto per evitare, almeno in parte, condanne e risarcimenti dei danni.
E così, alcuni (per vero, pochi) scienziati hanno elaborato due
teorie,
il cui risultato finale sarebbe quello di non consentire nemmeno lo svolgimento dei processi per esposizione all'amianto.
La prima
teoria addebita l'insorgenza del mesotelioma solo alle fibre di amianto "ultrafini", con irrilevanza causale delle altre; e poiché, dato anche il già ricordato lungo periodo di latenza della malattia, non si è quasi mai in grado di indicare con certezza quali dimensioni avessero le fibre utilizzate all'epoca della presunta insorgenza della malattia, non si potrebbe mai (o quasi) ritenere esistente il nesso causale tra il tipo di amianto utilizzato ed il mesotelioma contratto.
Fortunatamente, questa teoria non ha trovato sostenitori, onde oggi, in campo scientifico, è ritenuta del tutto priva di valore e la giurisprudenza ne ha tratto le dovute conseguenze.
La seconda teoria, invece, è ben più pericolosa ed ha già avuto qualche riconoscimento in campo giurisprudenziale. Si tratta della teoria della c.d. fibra-killer: una volta che il lavoratore abbia inalato la prima fibra di amianto che si è radicata nel suo corpo, la successiva esposizione all'amianto sarebbe del tutto irrilevante e non vi sarebbe prova che il periodo di latenza si abbrevi.
Sotto il profilo scientifico, la teoria ha ottenuto ben scarsi consensi; si pensi solo che nella recente "Consensus Conference" tenutasi a Torino nel novembre 2011, su 16 esperti in materia, partecipanti all'incontro, 15 si sono espressi contro questa teoria ed uno solo ha espresso qualche dubbio.
La Cassazione, però, ha rilevato l'esistenza di due diverse correnti, in campo scientifico ed ha imposto ai Giudici di merito di esaminarle entrambe, attraverso perizie da affidare ad esperti del settore.
Purtroppo, la prima ricaduta di questa nuova impostazione ha determinato l'assoluzione in appello di alcuni dirigenti ENEL...
Il mondo scientifico, quello giuridico, la società intera si devono ribellare a questa teoria, che si risolverebbe nella negazione del diritto al risarcimento danni.