Penso sia del tutto fisiologico, prima o dopo, il fermarsi a ragionare sull'eventualità di accettare o meno come fatto compiuto la realtà del momento, o se invece non si ritenga di poterla ancora cambiare. Quello che credo io è che questo non sia il momento più adatto, non qui, almeno.
Ma non scherzareOriginariamente Scritto da Imperium
Io forse mi trovo a ragionar diversamente perchè è da molto ormai che sono entrata nell'ottica del prendere quello che capìta. Se avevo qualche aspirazione, diciamo che non me ne ricordo più. La sola cosa cui aspiro è quel minimo di stabilità che non ti metta ogni mese nella condizione di dover rischiare di ricominciare punto e a capo.
Ma non c'è nulla che ti debba limitare nelle tue possibilità di guardare altrove.
Originariamente Scritto da Imperium
Dipende dai settori. Come ti dicevo qui il settore prevalente è la metalmeccanica e le possibilità per una donna sono realmente minime. Ma di contro ci sono realtà in cui invece la presenza femminile è molto forte, come l'assemblaggio o il confezionamento. Qui in zona sono diverse le aziende ad occupazione prevalentemente femminile. C'è la Bonomelli ad esempio, che almeno per i settori tè e camomille impiega quasi tutte donne. Avevo fatto domanda l'anno scorso ma mi è stata rimbalzata non essendo il mio profilo 'rispondente ai requisiti richiesti'. Capirai. C'è poi la Konig, quella della catene da neve, che occupa molte donne nell'assemblaggio di piccole parti. E ce ne sono per la verità diverse altre, ma il problema rimane riuscire a entrarci. La differenza fondamentale col passato è che una volta l'esperienza per la fabbrica non era richiesta. Ora anche le agenzie ti ripetono che sono preferibili profili con esperienza, ed è un preferibili che equivale all'invito di non contarci troppo.
Io è da quasi un anno che sono entrata nel famigerato mondo dei call center, e vorrei già uscirne
In realtà come ambienti non mi son trovata male, si è trattato sempre di agenzie pubblicitarie con un numero abbastanza limitato di dipendenti e dal clima quindi 'familiare'. Ma nel complesso è realmente l'emblema della precarietà. A livello contrattuale si firma carta straccia, e sei totalmente in balìa di come gira a loro. Firmi per un fisso che in realtà fisso non lo è mai, essendo vincolato ai risultati (che non sono mai definiti nel dettaglio, a contratto), e se loro decidono che questo mese i risultati non ci sono, lo stipendio diventa un miraggio. Anche per la durata del rapporto, puoi firmare per sei mesi ma di fatto ti posson liquidare quando pare a loro. E' un continuo ripetere che si è sotto rispetto agli obiettivi (che però non sono mai irraggiungibili, a detta loro, sei tu che non stai facendo evidentemente del tuo meglio), e quindi sottintendono che se non si alza il tiro le due lire che ti spettano rischiano di saltare. Ti dico, lavoro con altre quattro ragazze e a tutte è stata praticamente posta l'allettante possibilità di scelta tra l'essere lasciate a casa (rischiando di non vedere una lira di quanto maturato) e il prendere, se tutto va bene (ed è un punto di domanda grande come una casa) tot meno rispetto quanto stabilito a contratto, almeno fino a gennaio.
Sto cercando ti dannarmi per arrivarci, a gennaio. Ma è evidente che stando così le cose non conto di rimanerci un giorno di più, poi.
Capisci perchè una parvenza di sicurezza mi pare oro
Tu lo chiami fatalista io lo chiamo realista.
Punti di vista. Che fa anche rima.
Scintillare rispetto a chi/cosa?
Perchè non è che le opportunità di collegamento interdisciplinare date dalla fellatio o la sodomìa equivalgano a brillare, eh.
Personalmente riterrei piuttosto che quel che sta a connotare la differenza tra il brillare dei tuoi 16mila post e la riservatezza dei suoi 6mila sia quel che si usa definire il lavorare.
Come diceva spesso mia nonna, la sa l'asen.
Però oh se oltre allo spam di applications ci fosse anche il lavoro, sarebbe veramente great.





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