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    Predefinito La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova


  2. #2
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Effettivamente sembra proprio la chisa del carmine (o carmini)


  3. #3
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Orientandomi con google maps e street, e considerando la distanza con la chiesa, la zona dove si trovano i personaggi dovrebbe essere quella di "via vecchio gasometro" dove c'è un parking

    ( ovviamente le colonnine sono la parte inferiore dei pali dei lampioni sul lungo canale )

  4. #4
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova



    risolto il mistero delle colonnine ... bisogna risolvere anche il mistero su quale zona cade il fulmine ...



    potrebbe essere quella di "Via Ugo Foscolo"

  5. #5
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Tornando alla chiesa del Carmine, la sua storia è legata alle vicissitudini travagliate di Padova.

    In questo documento relativo ai terremoti in Veneto sono descritti (anche se talvolta in contraddizione) gli avvenimenti nei dettagli, che potrebbero essere anche utili per la datazione del quadro.

    http://www.webalice.it/maurizio.bert...ertiModena.htm
    ...

    24 gennaio 1491

    Autorevoli memorie pubbliche e private attestano i danni di questo teremoto a Padova: documenti dell'antico comune di Padova (Archivio di Stato di Padova, Atti del Consiglio, suppliche, relazioni), delibere del Senato veneto, atti notarili, pratiche conservati nell'Archvio dei Monasteri soppressi. L'area epicentrale di questa scossa si trova nel veronese. A Padova causò danni strutturali alla chiesa di Santa Maria dei Carmelitani: il crollo riguardò, secondo il notaio, "tutto l'intero tetto con gli archi e le volte, il terzo superiore dei muri laterali, il tetto del dormitorio su due camere che erano sopra la sacrestia e anche la sacrestia" Inoltre, i muri della chiesa "fecero crollare la metà del chiostro e un terzo della nuova sala capitolare della confraternita di Santa Maria; dall'altro lato fecero rovinare a metà tre abitazioni" e in modo minore danneggiò la casa del rettore della chiesa di San Giacomo. I danni sismici furono aggravati anche dal sovraccarico di neve sulle strutture verticali, dovuto a un inverno particolarmente nevoso (si veda al punto 2.2. l'analisi di questo edificio ecclesiastico). Vi furono due vittime. I lavori di recupero sembrano essere cominciati nel 1494, quando furono registrati alcuni contratti di incarico a mastri muratori e tagliapietre (Archivio di Stato di Padova, Archivi Notarili, 3975, 761, 762).

    26 marzo 1511

    Questo evento è localizzato in Slovenia, ma coinvolse molte città venete. A Padova, fonti autorevoli riferiscono il quadro dei danni, che risulta abbastanza dettagliato: crollo di camini, danni leggeri diffusi nell'edilizia civile minore; danni alla Cattedrale e ad alcune parti delle mura del Castello. Forse vi fu un coinvolgimento anche della Basilica del Santo (si veda al paragrafo 2.2.)

    25 febbraio 1695

    Questo evento è localizzato nell'asolano. Per Padova Si hanno informazioni solo sull'edilizia pubblica ed ecclesiastica, perché la prassi amministrativa della Repubblica di Venezia non prevedeva in questo periodo interventi per l'edilizia privata. Documenti dell'Archvio di Stato di Venezia attestano la tipologia dei danni nel solo palazzo del podestà di Padova: si aprirono fessure nei muri, si ruppe una trave, con conseguente caduta del tetto, precisamente in corrispondenza con la sala delle udienze. Inoltre, crollò nuovamente il tetto della chiesa del Carmine.

    2.2. Analisi di due monumenti di Padova (sec. XIV-XVI)

    I due monumenti di Padova su cui è iniziato lo studio multidisciplinare sono la Chiesa di Santa Maria dei Carmini e la Basilica del Santo. Si riportano nel seguito sinteticamente i risultati ottenuti per valutare la portata dei danni sismici su tali strutture e la percezione che ne ebbero gli antichi costruttori.

    2.2.1 Santa Maria del Carmine

    La costruzione della vecchia chiesa dei Carmelitani di Padova fu iniziata nel 1309 e l'edificio ebbe una sua prima definizione verso il 1328. Su di esso ha lasciato tracce riconoscibili e storicamente documentate il terremoto del 24 gennaio 1491, con epicentro a Verona. I crolli avvenuti in questa chiesa sono gli unici ad essere attestati da documentazione scritta per la città. Una prima interpretazione delle cause del crollo fu segnalata da Gasparotto (1955), e gli studi storici successivi non offrono apprezzabili aggiornamenti.

    Il primo documento d'interesse, trascritto in Gasparotto (1955), è conservato nell'Archivio di Stato di Padova: si tratta di una deliberazione del Consiglio della città per approvare provvedimenti a sostegno della ricostruzione della chiesa. Era il 30 gennaio 1491, cinque giorni dopo il crollo. Seu terremotu seu alia sono ritenuti la causa del crollo; e molte altre parti del complesso conventuale erano in stato di dissesto.

    La parte centrale di questo documento fornisce elementi abbastanza esaurienti sulla condizione delle fabbriche: ...non solo il famoso gran tetto, ma anche gran parte del chiostro e del tutto la sacrestia sono crollati e le pareti sono state sconquassate al punto che perfino il portico e le cappelle esistenti nella chiesa rovineranno se non sono restaurati e puntellati.

    Il Senato Veneto, con una deliberazione del 3 marzo 1491, assegnava ai Carmelitani una somma in denaro per la ricostruzione della copertura della chiesa. Vi si ricorda ancora che il crollo era avvenuto ob multitudinem nivium et ob terremotus. Non solo c'era stato il crollo del tetto, ma anche delle murature erano crollate e medio sursus cum tecto. La bolla di Giulio II, del 23 marzo 1504, istituendo un'indulgenza plenaria per incrementare le offerte per la lenta opera di ricostruzione, precisava tuttavia che il tetto era crollato a causa della vetustà della costruzione. Questa omissione della causa sismica nei documenti pontifici pre-moderni non deve sorprendere: infatti, i danni sismici su edifici ecclesiastici erano spesso ritenuti un "segno" sfavorevole e pertanto non sempre citati esplicitamente.

    Le rovine furono indubbiamente causate da un evento sismico, ma entro un concorso di cause, dovute alla preesistente scarsa efficienza statica dell'edificio. Il collasso fu probabilmente innescato dalla scossa sismica, e peggiorato dal sovraccarico della neve, che mise in crisi la struttura lignea. Gasparotto (1955) mette in relazione l'inefficienza strutturale della fabbrica con gli effetti di una precedente scossa del giorno 8 aprile del 1488, che tuttavia non risulta sufficientemente attestato e non sono attualmente disponibili dati per valutare non solo eventuali danni, ma addirittura l'occorrenza di questo evento. Ma al di là di questo, è sufficiente la conoscenza della scossa del 1491 per condurre le prime analisi.

    La copertura lignea dell'edificio si rivela come un punto debole che aveva causato ripetutamente problemi di natura statica all'intero edificio. A parte le vicissitudini proprie della cupola che nel tempo furono notevoli e frequenti, si può osservare che il tetto della navata ebbe la necessità di radicali restauri per riparare danni non sempre causati da azioni traumatiche, che pure ci furono, come terremoti, incendi e armi belliche.

    Il tetto crollato nel 1491 era già stato ricostruito almeno una volta, prima con il contributo di un padre Bernardo da Bologna che, tra il 1360 e il 1370, era a Padova. Di questa permanenza egli lasciò testimonianza scritta. Gli studi storici sulla chiesa del Carmine avvantaggiano l'ipotesi che il tetto crollato fosse di legno del tipo "a carena", come quelli delle chiese degli Eremitani e dei Servi; ma soprattutto secondo il modello del palazzo della Ragione. Va precisato che le "carene" della due chiese sono dei contro soffitti lignei appesi a capriate sulle quali poggia una copertura a falde; al contrario, la copertura del palazzo della Ragione è una carena strutturata con costoloni lignei arcuati saldati tra loro ai vertici e trattenuti alla base da catene di ferro. Si tratta quindi di due modelli funzionali differenti. Ma la differenza è rimarcabile in relazione ad un eventuale carico straordinario di neve.

    Una fonte autorevole, costituita dall'atto, precedentemetne citato, del notaio Codalunga (Archivio di Stato di Padova, Archivi notarili, reg. 760, 1491) conferma le ipotesi di ricostruzione storica formulata di Gasparotto (1955), inoltre evidenzia con precisione che la copertura della navata dei Carmini era costituita da "archi e volte". Un grande accumulo di neve sarebbe stato assai improbabile se la copertura della chiesa dei Carmelitani fosse stata "a carena" estradossata, come quella del palazzo della Ragione. D'altra parte, un sistema di copertura con capriate sarebbe stato possibile alla tecnologia dell'epoca. Erano all'epoca abbastanza usuali catene di legno della lunghezza di 18/19 metri; la luce della navata della chiesa di Carmini è appunto di circa 19 metri; le catene delle capriate degli Eremitani sono di 17 metri circa di lunghezza.

    D. Orati (1960), ricordando l'opera di ricostruzione della chiesa dei Carmini, avvenuta tra 1946 e il 1960 a seguito delle distruzioni dell'ultima guerra, richiama qualche notizia che riguarda la copertura. Secondo l'Autore, il tetto era crollato nel 1491 per la vetustà delle travi lignee, gravate da un abbondante cumulo di neve, ma evidentemente non gli erano note le fonti riguardanti i danni sismici. Si afferma inoltre che il tetto rinascimentale cedette parzialmente, nel 1695: è interessante rilevare la concomitanza con il grande terremoto del 25 febbraio 1695, di cui sono noti alcuni degli effetti a Padova. Anche in questo caso, Orati (1960) non indica altri elementi. La sollecitazione sismica fu forse la causa finale di una "crisi statica" originata dall'eccessiva ampiezza della navata.

    I lavori di restauro eseguiti nella seconda metà del Novecento furono sollecitati anche per motivi devozionali. Infatti, in una lettera del novembre 1956 il Genio Civile di Padova considerava l'eventualità d'inibire ai devoti l'ingresso alla chiesa per motivi di pubblica incolumità. Si affermava che il tetto era pericolante. Le vecchie capriate lignee che lo sorreggevano, risalenti per lo più al Cinquecento, erano gravemente lesionate per i lunghi anni di servizio, per le scosse subìte nel corso delle due guerre, per le infiltrazioni sempre più numerose d'acqua che avevano finito per marcire le testate. Da un momento all'altro il tetto avrebbe potuto cedere, come era avvenuto già due altre volte, sia pure per cause diverse. Tra il 1958 e il 1959, la vecchia struttura lignea del tetto fu sostituita con un sistema di capriate in calcestruzzo armato.

    Per quanto riguarda l'organismo murario, è ampiamente accertato che gran parte della muratura d'ambito della vecchia chiesa dei Carmelitani fu conservata nella grande riforma strutturale seguita al crollo del 1491. Sappiamo come sia indispensabile per una buona conoscenza di un edificio storico un rilievo eseguito con il metodo archeologico. Purtroppo, un tale rilievo, che potrebbe mettere in evidenze delle successioni nella stratigrafia muraria, non è disponibile e per tanto ci si deve limitare ad alcune osservazioni dirette sulla fabbrica.

    Anche un'analisi sommaria può riconoscere che la muratura esterna delle cappelle lungo il lato occidentale della navata è ancora oggi segnata da fessurazioni verticali che, al contrario, non sono presenti sulla muratura della chiesa che si eleva sopra di esse. Si può ancora osservare distintamente la netta separazione tra la muratura dei pilastri contrafforti che sostengono il cornicione della chiesa da quella delle cappelle e come tale segno di separazione non presenti alcuna anomalia strutturale o deformazione. Inoltre, le fessurazioni rilevabili all'esterno dell'abside e della muratura occidentale del presbiterio sono parte di uno stesso quadro fessurativo che non necessariamente è attribuibile ad uno o più terremoti. Quale ne sia stata la causa, tali fessurazioni rivelano le caratteristiche tecniche e tecnologiche delle porzioni di muratura che le contengono. Anche attraverso un attento rilievo dell'intero quadro fessurativo potrebbero meglio intendersi i vari periodi della costruzione; ma in una simile lettura gli antichi rifacimenti o le passate riprese murarie puntuali potrebbero mettere a dura prova i più esperti.

    È assai probabile che la chiesa prima del terremoto del 1491 fosse più bassa ma non fino alla quota degli archetti pensili ancor oggi superstiti a circa metà altezza dei muri perimetrali, immaginando così che tali archetti facessero parte della cornice di coronamento del precedente tetto. Con tale ipotesi la cornice dell'abside trecentesca sarebbe ad una quota ben più alta della stessa abside: cosa assai improbabile.

    Si suppone, al contrario, che gli archetti siano stati come sono oggi una fascia di concatenamento murario a mezza altezza, come ad esempio si può osservare nella torre civica della città di Piove di Sacco, non molto lontana da Padova. Forse un accorgimento costruttivo che corrisponde, nella stessa chiesa, alla ripartizione dell'altezza delle monofore dell'abside mediante una specie d'architrave in conci di pietra con modanatura trilobata all'intradosso; il medesimo accorgimento è adottato nelle monofore della chiesa degli Eremitani.

    I due rosoni od oculi del presbiterio, uno dei quali ha un'intelaiatura di pilastrini e archetti in pietra tenera sul tipo del grande occhio a levante della basilica del Santo, possono essere il risultato della riforma di precedenti rosoni. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza della ghiera eccentrica in mattoni disposti radialmente che si frappone tra le pietre di contorno degli attuali rosoni e la muratura; quasi questi siano una tamponatura della maggior luce del precedente vano. Se, come accertato dagli storici, i rosoni sono davvero un adeguamento fatto da Lorenzo da Bologna e da Pier Antonio degli Abati di Modena nella ricostruzione di fine Quattrocento, si può, in conseguenza, ritenere che la base del tamburo della cupola sul presbiterio stia alla quota di copertura dell'edificio del Trecento. Né sulla parte alta della muratura d'ambito del presbiterio, sopra gli archetti pensili, vi sarebbe stata una rifodera esterna a mo' di rinforzo poiché non sarebbero visibili le ghiere eccentriche di tamponamento lungo il contorno dei rosoni. Certamente in ogni modo i quattro contrafforti esterni del presbiterio sono il risultato di un ispessimento murario in quanto si può vedere come parte dell'estremo dei cinque riquadri in cui è divisa la muratura d'ambito risulta sormontata.

    La cupola è sostenuta sugli arconi dai quattro grandi pilasti angolari. Tale apparecchio di sostegno fu adattato alla vecchia muratura trecentesca ed ebbe varie opere di consolidamento durante i numerosi restauri della cupola dal 1496 ad oggi.

    Anche le dodici cappelle lungo la muratura d'ambito sarebbero, almeno fino a circa tre quarti della loro altezza, d'epoca trecentesca. Il consolidamento dopo il crollo del tetto fu eseguito con la costruzione degli alti pilastri sui quali poggiano i dodici archi che sostengono il cornicione del tetto della navata. Alla quota di base di questi archi corrisponde, all'interno della chiesa, l'imposta della volta lunettata. Dunque le specchiature murarie contenute dall'ispessimento dei pilastri tra cappella e cappella, se non interamente nella materia, sono almeno nella medesima posizione geometrica della muratura d'ambito della chiesa trecentesca.
    ...


    Questa invece è una rara foto del bombardamento del prima guerra mondiale



    Quatro Ciàcoe - Do bonbe sul Domo a Padova in do guere diverse - Giugno 2003 - de Gigi Vasoin

  6. #6
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    In questo altro documento però ho trovato queste altre cronologie di terremoti

    ...

    1485 Padova – un terremoto provocò lievi danni alla città.

    1490 – Padova – Un terremoto provocò il crollo della chiesa dei carmelitani.

    1491 – Verona un terremoto provocò molti danni con la morte di molte persone.

    1511 – Slovenia – Friuli – 26 marzo: anche questo terremoto è considerato tra i più forti del nord Italia; L’ epicentro del sisma fu in Slovenia, ma produsse distruzioni anche nel Friuli Venezia Giulia e alcuni danni minori pure nel Veneto.

    1570 – 16 novembre. un terremoto produsse molti danni alla città di Ferrara provocando anche delle vittime. Alcuni danni furono riscontrati anche nel polesine in particolare a Castelmassa in provincia di Rovigo, all’epoca il paese si chiamava Massa Superiore.

    1695 – Trevigiano – 25 febbraio: Il terremoto ebbe il suo epicentro tra la zona di Asolo a la parte meridionale del monte Grappa; il sisma provocò enormi distruzioni e molte vittime; con effetti catastrofici nell’area epicentrale. Il terremoto provocò molti danni su larga parte del Veneto; numerosi crolli furono registrati anche nelle città di Vicenza e Bassano del Grappa; alcuni danni minori furono riscontrati anche nel ferrarese e nelle provincie di Parma e Reggio Emilia.
    ...

    Terremoti Storici del Veneto | Meteo Terremoti
    il crollo nella chiesa del carmine, descritto nel precendente post, sarebbe quindi avvenuto nel 1490 e non nel 1491
    E nel 1491 un terremoto distruttivo a Verona ... con probabili conseguenze a Padova

  7. #7
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Considerando che la datazione del dipinto è incerta ma presumibilmente negli anni attorno al 1500 i fabbricati, che appaiono di fragile costruzione, non sembrano però danneggiati nè in corso di ricostruzione.
    Un ipotesi, sempre nel caso che si tratti di Padova e che la distruttività del terremoto di Verona fosse stata estesa, potrebbe essere che l'opera sia stata ispirata o sia una copia di un' opera precedente.
    Oppure addirittura un opera postuma.
    Ultima modifica di P 6; 08-11-12 alle 18:25

  8. #8
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Altra ipotesi, senza considerare la faccenda del terremoto:
    "Nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, Padova dovette subire un terribile assedio, che fu però respinto. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, costruendo la cinta muraria che ancora oggi presenta gran parte dell'aspetto originale."

    Questa mappa (risalente al seicento, il nord è a sinistra) mostra la cinta muraria e la città



    Se la mia ipotesi che il luogo possa corrispondere alla zona di "via vecchio gasometro" (il punto corrisponde alla cornucopia dell'angioletto) è possibile che prima dell'assedio i fabbricati si estendessero oltre la zona della successiva muraglia ma che, sia a causa dell'assedio sia per poter procedere alla costruzione, possano essere state abbattute
    Ultima modifica di P 6; 08-11-12 alle 18:40

  9. #9
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Interessante il video, è molto bello che almeno dal punto di vista della riscoperta del passato Carrarese a Padova si faccia qualcosa di buono.
    Durante quel periodo Padova viveva il suo momento più bello dal punto di vista politico, artistico e culturale.
    Purtroppo i veneziani hanno spazzato via tutto.
    Sei padovana P 6?

  10. #10
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    Predefinito Re: La tempesta di Giorgione e i misteri di Padova

    Citazione Originariamente Scritto da Wimpffen Visualizza Messaggio
    Sei padovana P 6?
    No, ma se tu sei padovano ti potrei mandare in missione a fare qualche foto

 

 
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