Se un partito lo ha fatto anche Storace, lo può fare anche Darix Togni.
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Potere al popolo. Non amo il nome avrei preferito Lista Rossa ma stiamo lì
Di Pietro apre a "cambiare si può". Ferrero apprezza ed invita i verdi
"Raccogliamo volentieri l'appello lanciato ieri da Alba e dal cartello 'Cambiare si puo' al teatro Vittoria di Roma. Guardiamo con gradissimo interesse all'assemblea del Movimento Arancione, che si terra' il 12 dicembre. Sappiamo che ci sono importanti forze sociali che sperano nella nascita di un progetto politico anti-montiano deciso a governare e cambiare le cose, non solo a urlare e protestare. Nella nostra assemblea del 15 dicembre, noi dell'Italia dei Valori ci mettiamo a disposizione per la nascita di questo progetto politico". Questo quanto scrive sul suo blog il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. Ad apprezzare l'apertura del leader dell'IDV è Paolo Ferrero: la disponibilità dell'Idv, annunciata da Antonio Di Pietro, a collaborare alla costruzione di una lista unitaria della sinistra contro Monti e le politiche neoliberiste, a cui Rifondazione comunista lavora da tempo, è un'ottima notizia - scrive il segretario di rifondazione - l'obiettivo è quello di aggregare tutte le forze sociali, culturali, associative e politiche al fine di dar vita ad un quarto polo, che indichi con chiarezza al paese la via di uscita da una crisi che le politiche di Monti, sostenuto da Pd e Pdl, stanno aggravando. Auspico che anche i Verdi possano mettersi a disposizione, come già annunciato da Rifondazione comunista e dall'Italia dei Valori, per la realizzazione di questo progetto.
Di Pietro apre a "cambiare si può". Ferrero apprezza ed invita i verdi - ControLaCrisi.org
Rete 2018 e Cambiare si può. Nasce il polo di sinistra
Archiviate le primarie che hanno incoronato Pierluigi Bersani e sancito ufficialmente l’alleanza Pd-Sel-Psi in vista delle prossime Politiche, partiti e movimenti a sinistra di Vendola e dei democratici cominciano ad organizzarsi. L’orizzonte è sempre quello delle prossime elezioni che dovrebbero ridisegnare lo scenario politico dei prossimi anni e nessuno intende farsi trovare impreparato, tantomeno gli eredi dell’Idv e la Federazione della Sinistra.
Un attivismo cresciuto col passare delle settimane e che negli ultimi giorni è uscito allo scoperto, prima con l’assemblea romana di “Cambiare si può” tenutasi sabato alla presenza del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e di Antonio Ingroia, e il giorno dopo con un comunicato firmato dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, che rilancia il progetto della Rete 2018.
Due mondi diversi, per ora distinti, che hanno però più di un punto di contatto, specie in Sicilia e a Palermo, e che nei prossimi mesi cominceranno a radicarsi nel territorio e a dialogare per costruire un nuovo polo, a sinistra del Pd, che possa incidere sui futuri equilibri politici nazionali e isolani.
Cominciamo proprio da Orlando, che ad Acquasparta, in Umbria, come ogni anno nell’ultimo decennio, ha riunito militanti e simpatizzanti di quella che fu la Rete degli anni Novanta. Una Rete rinnovata, però, ribattezzata “Rete 2018” che già lavora perché “anche nel 2013 si affermi una presenza elettorale in grado di rappresentare l'alternativa popolare alle politiche senz'anima sociale del governo Monti”, per usare le parole dello stesso Professore. Un movimento che, nei fatti, rappresenta la polizza salva-vita di Orlando che, con l’Idv in alto mare, ha bisogno di un partito alle spalle per giocare ancora un ruolo da protagonista e dialogare alla pari con tutti. Un nuovo soggetto che è in realtà la continuazione della vecchia Rete e che vede al suo interno tantissimi protagonisti di quell’esperienza politica passata alla storia.
“La Rete 2018 – spiega il sindaco del capoluogo siciliano - è nata per costringere il sistema dei partiti morente a uscire dal tunnel delle caste e a contribuire ad un intransigente rinnovamento. Acclarata la morte dei partiti della Seconda Repubblica, lanciamo oggi in tanti l'idea di un grande movimento per la democrazia costituzionale, una rivoluzione morale e civile”. Un manifesto ideologico e programmatico in piena regola che, sulla falsa riga del successo grillino, intona il requiem dei partiti e si propone come un “un movimento senza appartenenze politico-ideologiche e quindi in grado di aggregare la maggioranza dei cittadini, e rispetto al quale le forze politiche devono porsi in ascolto”.
L’obiettivo è chiaro: raccogliere l’eredità anti-montiana dell’Idv e di Sel, che ha optato per l’alleanza con il Pd, e intercettare il malcontento della sinistra che non vuole saperne di un altro matrimonio con i democratici. Ma è sufficiente scorrere la lista dei relatori dell’incontro umbro per capire anche quali saranno i naturali interlocutori della nuova Rete: non solo le Acli e pezzi importanti del mondo dell’associazionismo e del volontariato, ma anche esponenti di primo piano dell’Idv come Di Pietro e Belisario, l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e il sindaco di Napoli De Magistris.
E proprio gli ultimi due, insieme ad Ingroia, sono le anime del nuovo movimento arancione ribattezzato “Cambiare si può”. Un contenitore nel quale dovrebbero confluire Rifondazione Comunista, pezzi di Sel e dei Verdi che mal digeriscono l’abbraccio di Bersani, la Fiom, i centri sociali e tanto altro ancora. Storie e culture simili tra loro che si sono date appuntamento per il 14,15 e 16 dicembre in tante città italiane fra cui per l’appunto Palermo, la città di Orlando che potrebbe essere uno dei nuclei principali del futuro soggetto politico che, nonostante il ritardo, vuole giocare la sua partita alle Politiche del 2013.
Malgrado la sede dell’assemblea “arancione” non sia stata ancora decisa, filtrano già i primi nomi di chi dovrebbe animarla: il docente universitario Luca Nivarra di Socialismo 2000, il movimento fondato da Cesare Salvi, Luca Casarini, che da anni abita proprio nel capoluogo, e Rosario Rappa, oltre a esponenti di spicco dei vendoliani, dei Verdi come Massimo Ghioldi e ovviamente Rifondazione in blocco. Ma le presenze più interessanti saranno proprio quelle che potrebbero fare da ponte con Orlando, ovvero due dei suoi assessori, Barbara Evola e Giusto Catania, e perfino qualche consigliere comunale che potrebbe dar vita ad un gruppo autonomo a Sala delle Lapidi. In “Cambiare si può” dovrebbe confluire, infatti, anche “Alba”, la nuova formazione a cui ha aderito Antonella Monastra, e altri consiglieri eletti con l’Idv, ma da indipendenti, come Alberto Mangano (che ha già firmato l'appello) e Nadia Spallitta, anche se non c’è ancora nulla di ufficiale. E a capo degli arancioni siciliani potrebbe esserci Giovanna Marano, la leader Fiom già candidata presidente della sinistra alle ultime Regionali, sostenuta anche da Orlando, mentre Ingroia, almeno nelle intenzioni dei promotori, potrebbe svolgere un ruolo da padre nobile.
Insomma, punti programmatici e volti in comune che renderebbero quasi naturale il dialogo fra la Rete 2018 e Cambiare si può che potrebbe dar vita, così, a un nuovo polo di sinistra che tenti di superare lo sbarramento, che altrimenti sarebbe proibitivo per entrambi, e di giocare un ruolo in Parlamento e in Sicilia. A sinistra aspettano di capire, infatti, come si muoverà il governatore Crocetta, con cui Orlando ha già aperto un intenso dialogo sul tema Gesip, e quali saranno le sue prossime mosse: nessuno si sente di escludere a priori un dialogo e, chissà, forse anche qualcosa di più.
da livesicilia.it
Rete 2018 e Cambiare si può. Nasce il polo di sinistra
«Ci saremo senza simbolo: sarà uno spazio pubblico»
Intervista a Paolo Ferrero di Luca Sappino
Se chiedi degli “arancioni ” a Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, lui comincia sorridendo. Ma non per sfacciataggine, né perché consideri, per qualche ragione, comico il progetto. Anzi. Ferrero ride perché conosce i suoi polli, quanto è difficile metterli d’accordo. E pure se stesso.
Ferrero si fa presto a dire “arancioni ”. Le anime però sono ancora scomposte.
È perché siamo un percorso aperto, e dicembre è il mese costituente.
Facciamo il punto.
Credo che l’appello “Cambiare si può” sia per questo sufficientemente definito e positivo, perché dice chiaramente che si deve costruire un quarto polo per proporre agli italiani un’alternativa alle politiche di austerità del governo Monti e anche del centrosinistra, individuando nella partecipazione dal basso, il modo in cui si uniscono tutti coloro che si oppongono al liberismo. Con il sindacato, i comitati locali, i no Tav, i movimenti dei referendum: il vero motore della sinistra.
E i partiti?
Certo, anche partiti.
Voi di Rifondazione e anche ciò che resta dell ’Idv di Di Pietro?
Sicuramente. Perché io confido che, queste forze, insieme a de Magistris che fa una cosa sua il 12, possano convergere tutte su una lista alternativa, costruita con modalità democratiche.
Senza pretendere ognuno la sua quota, insomma?
Democratica vuol dire che, se il Pd fa le primarie per scegliere il candidato presidente, e se Beppe Grillo fa le “parlamentarie ”, noi dovremmo garantire un livello di democrazia e partecipazione anche maggiore, coinvolgendo i territori, costruendo uno spazio pubblico della sinistra, rinunciando quindi a patti e trattative.
Rinunciando anche ai simboli?
Mi pare ovvio. Partecipando a un progetto più grande di noi, non potremmo mai chiedere che questo fosse portato avanti con il nostro simbolo. Si tratterà piuttosto di decidere insieme, simboli e nomi. Ma più avanti.
Non va bene “lista arancione”?
Dipendesse da me, io la chiamerei “unità della sinistra”, ma per ora chiamiamola quarto polo, visto che non c’è ancora né nome, né simbolo, né colore.
Ne preferirebbe un altro?
A me, è risaputo, piace il rosso.
È però sicuro che il polo sarà alternativo a quello delle primarie?
Il punto oggi è questo. Perché è il tempo di prospettare l’alternativa, il tempo di rivendicare «un nuovo New deal», per dirlo con le parole di Luciano Gallino.
E la coalizione del centrosinistra non può farlo?
Mi sembrerebbe difficile, perché è il centrosinistra del Pd che appoggia Monti e vota continuamente la fiducia al peggior governo dal dopoguerra ad oggi, che demolisce i diritti e sta impoverendo l’Italia.
Bersani però promette: «Farò il cambiamento » .
Ma poi la sua coalizione nella carta d’intenti ribadisce piena fedeltà alla politica del rigore. Per noi, invece, gli italiani hanno diritto a un’alternativa, e per questo dobbiamo chiedere di andare al governo: non possiamo lasciare il Paese sospeso tra Monti e il vaffanculo di Grillo.
Andare al governo da soli però è difficile. Lei farebbe un accordo post elettorale?
Se dopo elezioni, che noi vinciamo, non ci bastano i voti, è ovvio, ( ride) che proporremmo al Pd e alla sua coalizione di collaborare.
E invertendo l’ordine di arrivo sul traguardo?
È lo stesso. Ma senza dare nulla per scontato, perché per noi contano i programmi, e questo polo non nasce in relazione agli altri, ma su alcune proposte chiare, fuori dalla tattica.
L’alternativa.
Sì, l’alternativa alle politiche liberiste, contro il fiscal compact e per un piano pubblico di occupazione, per il no alla Tav e all’acquisto degli F35, per il tetto agli stipendi e alle pensioni d’oro e contro la speculazione finanziaria.
Insomma si discute poi, in base ai pesi elettorali?
No. Si discute in base ai programmi, perché che si debbano ristabilire i diritti per i più poveri e i doveri per i più ricchi, non è oggetto di trattativa.
Non vi spaventa la soglia di sbarramento e il “voto utile”, con la coalizione delle primarie così alta nei sondaggi?
No. Perché quei risultati sono frutto anche dell ’enorme rilievo mediatico dato dalle primarie. E poi perché, questa volta, il progetto è molto chiaro e la gente ha provato sulla propria pelle le politiche dell’austerità, dei tagli alla sanità e all’istruzione, votati dal Pd.
Niente Sinistra Arcobaleno, insomma.
No, questo è un fatto nuovo. Altrimenti non parlerebbe a nessuno. E anche le liste non saranno fatte solo di ex parlamentari, come fu allora.
Lei farà un passo indietro?
La mia candidatura, come le altre, sarà elemento di discussione. Certo però il progetto non sta o cade su questo. Non è possibile: pensiamo al Paese e non a Paolo Ferrero.
E invece Antonio Ingroia va bene, è il candidato giusto per guidare la lista?
Per quanto mi riguarda, sì.
Non c’è il rischio sia così troppo “manettara”?
No. La nostra sarà una risposta complessiva alla drammatica sofferenza sociale, e per questo terrà insieme la riforma morale e la questione sociale.
Ma ci sono i tempi?
Se si vota a marzo saremo pronti. Dicembre è il mese costituente, gennaio quello dei programmi e delle liste partecipate. Il tutto intrecciato con la raccolta firme per i referendum sull’art 8 e 18, e sulla riforma Fornero delle pensioni.
Pubblico - 05.12.12
«Ci saremo senza simbolo: sarà uno spazio pubblico»
Mi sembra, spero di sbagliarmi, che il quarto polo sia già morto. De Magistris mi pare che strizzi parecchio l'occhio al PD.
Ci sono forze politiche importanti... il pd anche se alleato con sel, ha lasciato molto spazio a sx.