A questa domanda la maggior parte delle persone risponderebbe che la morale è qualcosa di scomodo, un insieme di regole e proibizioni che non ci permettono di goderci la vita, che riguardano soprattutto il sesso, o qualcosa che ha a che fare con la religione, di cui non abbiamo più bisogno nella tecnologica società moderna.
Ma la morale non è fuori moda ed il filosofo morale non è un "bigotto"!
I moralisti tradizionali sono difensori di una morale particolare, non della morale in generale!
Nel tentativo di definire cosa la morale è, è bene prima affrontare la parte "destruens", cosa la morale non è, cercando di sfatare qualche consolidato mito.
La morale non è un insieme di regole, la morale deontologica è un insieme di regole, ed il suo fallimento non implica il fallimento della morale tuot court! Queste regole in realtà sarebbero delle proibizioni, che riguarderebbero soprattutto il sesso; a proposito Peter Singer, filosofo e bioeticista vicino a posizioni utilitariste, scrive in un passo, a mio parere illuminante sull'argomento: "Quando il titolo di un quotidiano recita: Vescovo denuncia il crollo dei valori morali, tutti ci aspettiamo di leggere per l'ennesima volta di promiscuità, omosessualità, pornografia e non per esempio nelle somme irrisorie che destiniamo agli aiuti internazionali ed a i paesi poveri o della nostra sfacciata indifferenza per l'ambiente e la natura del nostro pianeta." ( P. Singer, La vita come si dovrebbe ).
Tutto ciò per dire come il sesso non ponga nessuna questione morale particolare, se non quelle di onestà, di prudenza, di rispetto per gli altri, praticamente il mettersi alla guida della propria macchina presenta le stesse questioni morali, anzi da un punto di vista della sicurezza e del rispetto dell'ambiente si chiama in causa una maggiore responsabilità morale.
Il secondo grande pregiudizio dopo quello del legame morale-sesso è quello del rapporto morale-religione. Da dove deriva questo legame così forte e consolidato tanto da riuscire a produrre , a livello dell'opinione comune, quasi una identificazione tra morale e religione?
La religione non solo ci dice come dobbiamo comportarci, ma, e qui c'è il suo punto di forza, ci spiega anche perché dovremmo comportarci in quel determinato modo! La religione giustifica le nostre azioni morali nella prospettiva della ricompensa o della punizione ultraterrena;
perché mi devo comportare bene? perché se non lo farai brucerai all'inferno!
Ma non per forza deve esserci un interesse personale nell'agire moralmente! Immanuel Kant, che aveva " la legge morale dentro di sè", poneva come premessa indispensabile dell'etica il disinteresse; forse allora non bisogna per forza credere all'inferno e al paradiso per comportarsi moralmente!Trattare di morale come di un qualcosa di assolutamente indipendente dalla religione è possibile!
È anche opinione diffusa che la morale in realtà "non serva a niente" dal momento che è impossibile da mettere in pratica!
Teoricamente impeccabile, un sistema di nobili ideali, ma troppo difficile da realizzare nella quotidianità! Questo non è possibile, perchè se un giudizio etico non è capace di guidare la vita pratica, quella di tutti i giorni, allora soffre di un difetto di forma, perché l'etica è per definizione "filosofia pratica".
Un'altra concezione dell'etica molto diffusa è che essa sia relativa e soggettiva.
Relativa ad un popolo, ad una cultura, questa è la posizione marxista per il quale la cultura, o "sovrastruttura" per usare il linguaggio di Marx, è sempre espressione della classe dominante.
Ancora più pericoloso è il soggettivismo morale, quello secondo cui la morale è dettata dal sentimento personale, quello che si esprime con la formula "secondo me è così...", la quale blocca qualsiasi possibilità di dialogo e di confronto!
Ma la morale non è frutto di sentimenti istintivi, implica la ragione, implica anche la possibilità di educare i nostri sentimenti, le nostre emozioni e di conseguenza i nostri comportamenti nei confronti degli altri.
Arrivati a questo punto... cos'è la morale?
L'unica proposta morale che ha il merito della universabilità è quella di considerare se stessi sempre in relazione agli altri, di comprendere che i nostri bisogni ed interessi non contano né più né meno di quelli di chiunque altro.
Agire prendendo in considerazione il risultato delle nostre azioni sugli interessi altrui, questo, e credo solo questo, significhi agire moralmente; e magari farlo non perché si "vince" il paradiso, ma perché siamo tutti sulla stessa barca e stringersi in "social catena" ( Leopardi; La Ginestra ) non è solamente la cosa "più morale" da fare, ma anche la più intelligente!
(di E. Tullio)





