Dobbiamo essere coscienti che le grandi risorse religiose non possono essere bruciate nella prospettiva di una lotta di civiltà o di una guerra di religione, Non c'è dubbio che le religioni hanno un compito delicatissimo di fronte all'uomo e alla donna contemporanei, spesso spaesati e incerti, preoccupati del futuro, tentati di vivere una vita piccola e alla ricerca del proprio esclusivo benessere. Per le religioni la pace non è solo l'assenza di guerra, ma un valore spirituale che tocca l'intimo dell'uomo, riguarda i suoi rapporti sociali, si fonda nel cuore e abbraccia la vita dei popoli. Il momento che stiamo vivendo è carico, non solo di preoccupazioni, ma pure di interrogativi: che fare di più per evitare la cultura dell'odio?
Come la predicazione religiosa, l'esempio, la testimonianza possono aiutare i credenti delle religioni a essere artigiani di pace sulle vie del mondo e dentro la vita quotidiana? Sono domande da sempre rivolte ai santi e ai credenti delle religioni; ma oggi si fanno più intense o forse più drammatiche. E credo che siano domande che non possono non coinvolgere anche il mondo laico.
Oserei dire che emerge con chiarezza quanto ci sia bisogno di più fede e di più ragione. In altri termini, i credenti debbono essere più credenti e i laici più laici. Questo comporta anche un processo di
approfondimento, un ritorno alle proprie sorgenti spirituali. Le Chiese conoscono bene quanto sia facile tradire il Vangelo.
Giovanni Paolo II, con sapiente intuizione, ha chiesto perdono per i tradimenti avvenuti nel corso della storia. Il senso era rimettere la Chiesa sul nastro di partenza, ossia ripartire dal Vangelo, da quella energia di misericordia e di fraternità che non è stata ancora manifestata.
Per i laici non so bene cosa voglia dire scendere nel profondo della loro tradizione, o anche cosa possa significare, ad esempio, chiedere perdono. Ma anche i laici debbono chiedersi come essere più laici.
L'amico Jean Daniel, qualche tempo addietro, si chiedeva: come essere santi laici? Oppure, si può essere santi senzaDio?
Era lo stesso interrogativo di Camus: "Si può essere santi senza Dio?" E lo scrittore aggiungeva: "E' il solo problema concreto che oggi io conosca".
Questa specie di dialogo tra uomini di religioni diverse e tra credenti e laici è una frontiera indispensabile all'inizio di questo millennio. E' la via per prenderci tutti sul serio e per evitare la banalizzazione e l'autoreferenzialità . Per ambedue è facile restare chiusi nei propri recinti, religiosi o laici. Al contrario, bisogna praticare quella che Paul Ricoeur chiama la "ospitalità delle convinzioni". Ne guadagneremo tutti. E' quanto anche oggi stiamo facendo. Se si scende al fondo delle proprie fedi, o delle proprie convinzioni, è più facile incontrarsi perché si coglie quella che chiamerei la "via amoris", la via dell'amore, della solidarietà e dell'uguaglianza. E' la via di Francesco.
Il Vangelo richiama i credenti a globalizzare l'amore. Questa via non passa lontano, ad esempio, dalla difesa dei Diritti dell'uomo, che Jean Daniel ha immaginato come una sorta di religione dei non credenti. Cari amici credenti, cari amici laici, il mondo non è in crisi perché siamo debolmente d'accordo, perché non vediamo le radici profonde che ci alimentano e ci accomunano. La via dell'incontro rafforza comunque l'accordo e rende il disaccordo motivo di ricchezza e non di lotta.
(Fondazione italianieuropei)




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