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  1. #1
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    Ελευσίνα
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    Predefinito Rosneft diventa la prima compagnia petrolifera mondiale

    ROSNEFT DIVENTA LA PRIMA COMPAGNIA PETROLIFERA MONDIALE
    DI ALFREDO JALIFE-RAHME

    Dopo aver acquisito la maggioranza di Yukos e aver concluso una joint-venture con Exxon Mobil per sfruttare il petrolio del Mar Nero, Rosneft ha appena assorbito TNK-BP. In tal modo la Russia – che con Gazprom possiede già la prima compagnia mondiale di gas – si dota della prima compagnia petrolifera al mondo. L’analista Alfredo Jalife-Rahme confronta la strategia nazionale di Vladimir Putin con la logica mercantilista liberale che prevale nel suo paese, il Messico. Un raffronto esemplare
    .

    Il petrolio costituisce tuttora la materia prima geostrategica per eccellenza sul pianeta, e sarebbe un grave errore analizzare da un semplice punto di vista mercantilista il recupero del suo controllo da parte dello Stato: la posta in gioco è la sicurezza energetica dei paesi produttori.

    Se gli USA, principali acquirenti del petrolio messicano, riconoscono che gli idrocarburi sono strategici, è inimmaginabile che i paesi venditori non ne tengano conto.

    Eppure è questo il peccato mortale commesso dai gestori formati dall’ITAM (Istituto Tecnologico Autonomo del Messico) in Messico, che rivelano una patetica ignoranza geopolitica. La questione non è privatizzare o nazionalizzare, termini che hanno accezioni variabili, molto spesso superficiali, sia negli USA che in Messico, ma concentrarsi su chi detiene il controllo della materia prima d’importanza geostrategica mondiale.

    Negli USA, le imprese private di idrocarburi, quali Exxon Mobil, fanno parte della panoplia garante della sicurezza nazionale e internazionale. In Messico non esiste alcuna garanzia in tal senso, trattandosi di compagnie private – dal capitale straniero o nazionale – che operano in Messico e che sono molto spesso sottomesse ai crediti di Wall Street, cosa che trucca immediatamente le carte e mina la sicurezza nazionale, poiché non si può esercitare nessun controllo efficace sulla loro attività: nell’ambito del deregolamento finanziario globale, il loro finanziamento diventa aleatorio (1).

    Il Messico neoliberale degli “enarchi” dell’ITAM è l’eccezione, proprio quando le grandi potenze petrolifere ripristinano le loro attività perdute in un vasto movimento di ri-statalizzazione e di ri-privatizzazione: è il caso della riorganizzazione, recentissima, del portafoglio di Rosneft in Russia, che subentra alla leggendaria BP britannica, il simbolo stesso dell’irredentismo britannico.

    Il sito geopolitico StratRisks, basato in Florida, sottolinea che Rosneft, dopo l’acquisizione di TNK-BP (azienda mista costituita da britannici e oligarchi russi, condensata nel consorzio AAR), ha sostituito Exxon Mobil al primo posto della produzione mondiale. TNK-BP si trovava tra le dieci compagnie petrolifere private più importanti del mondo e, nel 2010, produceva 1,74 milioni di barili al giorno, grazie ai suoi siti attivi in Russia e in Ucraina.

    Il presidente Putin ritiene che l’operazione, di una portata mai vista, permetterà una produzione di oltre 4 milioni di barili al giorno. Riferisce i malumori di TNK-BP che una volta era una multinazionale privata; la sua acquisizione da parte della Rosneft costituisce una ri-statalizzazione e una de-privatizzazione in due stadi: prima di tutto “Rosneft, stringendo un’alleanza strategica (joint-venture) con BP, acquista il 50% di TNK-BP, in cambio di liquidità e azioni della Rosneft per un totale di 27 milioni di dollari. In tal modo BP acquisisce il 19,75% di Rosneft”. In un secondo tempo, “gli oligarchi di AAR otterranno 28 miliardi di dollari (cash) a titolo della metà della comproprietà di TNK-BP, sebbene questo accordo non sia ancora stato concluso”.

    Così l’azienda di Stato (sic) Rosneft sborserebbe 55 miliardi di dollari per ottenere la posizione determinante, con una partecipazione minoritaria di BP, impresa privata (sic) la cui posizione si trova fortemente alleggerita: si tratta di una de-privatizzazione concomitante a una ri-statalizzazione di Rosneft.




    Vladimir Putin ha creato una Commissione per lo Sviluppo strategico del settore dell’energia e per la sicurezza ambientale. La Commissione elabora la Dottrina della sicurezza energetica della Federazione Russa (23 ottobre 2012).

    Per StratRisks si tratta a pieno titolo di una nazionalizzazione: Putin ha saputo creare un gigante petrolifero nazionale che gli permette di realizzare il suo piano di rafforzamento dell’influenza russa nel mondo, tramite il controllo delle necessità energetiche degli altri paesi.

    In questo nuovo quadro, Rosneft potrà estrarre quasi la metà del petrolio in Russia, che è immenso, se lo si confronta con l’Arabia Saudita: la Russia è una superpotenza energetica, e con la progressiva nazionalizzazione delle sue risorse, Putin rinsalda il suo controllo sui bisogni europei.

    Resta un problema: la Russia non ha sufficienti competenze tecnologiche in materia di idrocarburi, e per questo si è assicurata la permanenza della BP come socio minoritario, per non commettere l’errore dell’Arabia Saudita che nel 1980 aveva nazionalizzato la sua industria petrolifera, quando produceva più di 10 milioni di barili al giorno, e che in cinque anni sotto il regime di Aramco (l’azienda di Stato) aveva visto diminuire la sua produzione del 60%.

    Putin pensa che la sua influenza su scala internazionale aumenterà dopo l’operazione Rosneft. La sua manovra strategica porterà a un aumento dei prezzi del petrolio e a un’espansione sorprendente del mercato energetico.

    A mio avviso, forte delle sue ogive nucleari, Putin gioca abilmente la carta petrolifera, mentre in Messico, la kakistocrazia (“il governo dei peggiori”) proveniente dall’ITAM ha completamente perso la visione geostrategica del presidente Làzaro Càrdenas (che aveva espropriato e nazionalizzato tutte le risorse del sottosuolo nel 1938). Costui, da buon generale, aveva già compreso 74 anni fa la portata geostrategica degli idrocarburi. Si tratta di sapere chi conserva in ultima istanza il controllo degli idrocarburi messicani – da un punto di vista multidimensionale -, e chi garantisce l’approvvigionamento quando lo Stato prenderà le distanze: è ciò che chiamiamo la sicurezza nazionale. Creeremo l’equivalente di una Televisa (il conglomerato multimediale messicano più importante dell’America latina e del mondo ispanico) con il petrolio messicano, con il rischio di trovarci alla mercé dei suoi interessi totalitari?

    In Messico il petrolio era nelle mani dei Britannici, con i risultati catastrofici che conosciamo, oltre ai danni ambientali che abbiamo ereditato (il Wall Street Journal scrive che dopo la marea nera provocata dalla piattaforma petrolifera di BP Deepwater Horizon nel 2010, il gruppo petrolifero britannico è in trattative avanzate con lo statunitense Plains per cedergli alcuni campi petroliferi del golfo del Messico per un totale di 7 miliardi di dollari. Ma altri gruppi hanno manifestato interesse per le attività della BP e, precisa il quotidiano finanziario, potrebbe emergere un altro acquirente. Fonte: Le Figaro, 20 settembre 2012).

    Il sito StratRisk sottolinea che l’Europa dipende dal petrolio e dal gas russo e che la manovra di Putin rafforza questa dipendenza, tanto quanto la potenza russa. Questo va dalla costruzione degli oleodotti fino a un controllo che arriva al 40% della sua capacità di arricchimento d’uranio globale. Il riscatto delle due metà di TNK-BP da parte di Rosneft, azienda di Stato, ne farà un Golia nel settore petrolifero globale, al punto che la Russia potrà produrre delle asfissie tramite il controllo dell’approvvigionamento, quando deciderà un aumento dei prezzi.

    StratRisks pensa a un ingresso della Russia nell’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries, NdT); a quel punto il cartello petrolifero controllerebbe più della metà della produzione mondiale e la maggior parte delle riserve potenziali, e con una tale influenza i paesi dell’OPEC potrebbero disporre a loro piacimento del prezzo che il resto del mondo dovrebbe semplicemente pagare. Non è così semplice – questo potrebbe sfociare in una guerra mondiale – ma non è del tutto incongruo.

    Per riassumere, secondo StratRisks, Gazprom, la compagnia russa del gas, controlla già il gas in Europa e Rosneft il petrolio, ciò che equivale a strangolare la supremazia occidentale, e apre la strada a un nuovo ordine mondiale presidiato dalla Russia.

    Si tratta di geopolitica, siamo lontani dal campanilismo travestito da modernismo da operetta che caratterizza il governo messicano neoliberale che, a occhi chiusi, pretende di lasciare ad altri il petrolio messicano, dimenticando che petrolio e potere, foneticamente simili, vanno di pari passo.

    Alfredo Jalife-Rahme

    Fonte: Réseau Voltaire
    Link: Rosneft devient la première entreprise pétrolière mondiale
    12.11.2012

    Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA B.

    NOTA:

    (1) Vedi la vulnerabilità finanziaria di Petrobras e la sua dipendenza verso Wall Street e la City, nel nostro articolo su La Jornada del 24 ottobre 2012.

  2. #2
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    Predefinito Re: Rosneft diventa la prima compagnia petrolifera mondiale

    In parte anche l'Italia con l'Eni, finchè non la svendono.

  3. #3
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Rosneft diventa la prima compagnia petrolifera mondiale

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    ROSNEFT DIVENTA LA PRIMA COMPAGNIA PETROLIFERA MONDIALE
    DI ALFREDO JALIFE-RAHME

    Dopo aver acquisito la maggioranza di Yukos e aver concluso una joint-venture con Exxon Mobil per sfruttare il petrolio del Mar Nero, Rosneft ha appena assorbito TNK-BP. In tal modo la Russia – che con Gazprom possiede già la prima compagnia mondiale di gas – si dota della prima compagnia petrolifera al mondo. L’analista Alfredo Jalife-Rahme confronta la strategia nazionale di Vladimir Putin con la logica mercantilista liberale che prevale nel suo paese, il Messico. Un raffronto esemplare
    .

    Il petrolio costituisce tuttora la materia prima geostrategica per eccellenza sul pianeta, e sarebbe un grave errore analizzare da un semplice punto di vista mercantilista il recupero del suo controllo da parte dello Stato: la posta in gioco è la sicurezza energetica dei paesi produttori.

    Se gli USA, principali acquirenti del petrolio messicano, riconoscono che gli idrocarburi sono strategici, è inimmaginabile che i paesi venditori non ne tengano conto.

    Eppure è questo il peccato mortale commesso dai gestori formati dall’ITAM (Istituto Tecnologico Autonomo del Messico) in Messico, che rivelano una patetica ignoranza geopolitica. La questione non è privatizzare o nazionalizzare, termini che hanno accezioni variabili, molto spesso superficiali, sia negli USA che in Messico, ma concentrarsi su chi detiene il controllo della materia prima d’importanza geostrategica mondiale.

    Negli USA, le imprese private di idrocarburi, quali Exxon Mobil, fanno parte della panoplia garante della sicurezza nazionale e internazionale. In Messico non esiste alcuna garanzia in tal senso, trattandosi di compagnie private – dal capitale straniero o nazionale – che operano in Messico e che sono molto spesso sottomesse ai crediti di Wall Street, cosa che trucca immediatamente le carte e mina la sicurezza nazionale, poiché non si può esercitare nessun controllo efficace sulla loro attività: nell’ambito del deregolamento finanziario globale, il loro finanziamento diventa aleatorio (1).

    Il Messico neoliberale degli “enarchi” dell’ITAM è l’eccezione, proprio quando le grandi potenze petrolifere ripristinano le loro attività perdute in un vasto movimento di ri-statalizzazione e di ri-privatizzazione: è il caso della riorganizzazione, recentissima, del portafoglio di Rosneft in Russia, che subentra alla leggendaria BP britannica, il simbolo stesso dell’irredentismo britannico.

    Il sito geopolitico StratRisks, basato in Florida, sottolinea che Rosneft, dopo l’acquisizione di TNK-BP (azienda mista costituita da britannici e oligarchi russi, condensata nel consorzio AAR), ha sostituito Exxon Mobil al primo posto della produzione mondiale. TNK-BP si trovava tra le dieci compagnie petrolifere private più importanti del mondo e, nel 2010, produceva 1,74 milioni di barili al giorno, grazie ai suoi siti attivi in Russia e in Ucraina.

    Il presidente Putin ritiene che l’operazione, di una portata mai vista, permetterà una produzione di oltre 4 milioni di barili al giorno. Riferisce i malumori di TNK-BP che una volta era una multinazionale privata; la sua acquisizione da parte della Rosneft costituisce una ri-statalizzazione e una de-privatizzazione in due stadi: prima di tutto “Rosneft, stringendo un’alleanza strategica (joint-venture) con BP, acquista il 50% di TNK-BP, in cambio di liquidità e azioni della Rosneft per un totale di 27 milioni di dollari. In tal modo BP acquisisce il 19,75% di Rosneft”. In un secondo tempo, “gli oligarchi di AAR otterranno 28 miliardi di dollari (cash) a titolo della metà della comproprietà di TNK-BP, sebbene questo accordo non sia ancora stato concluso”.

    Così l’azienda di Stato (sic) Rosneft sborserebbe 55 miliardi di dollari per ottenere la posizione determinante, con una partecipazione minoritaria di BP, impresa privata (sic) la cui posizione si trova fortemente alleggerita: si tratta di una de-privatizzazione concomitante a una ri-statalizzazione di Rosneft.




    Vladimir Putin ha creato una Commissione per lo Sviluppo strategico del settore dell’energia e per la sicurezza ambientale. La Commissione elabora la Dottrina della sicurezza energetica della Federazione Russa (23 ottobre 2012).

    Per StratRisks si tratta a pieno titolo di una nazionalizzazione: Putin ha saputo creare un gigante petrolifero nazionale che gli permette di realizzare il suo piano di rafforzamento dell’influenza russa nel mondo, tramite il controllo delle necessità energetiche degli altri paesi.

    In questo nuovo quadro, Rosneft potrà estrarre quasi la metà del petrolio in Russia, che è immenso, se lo si confronta con l’Arabia Saudita: la Russia è una superpotenza energetica, e con la progressiva nazionalizzazione delle sue risorse, Putin rinsalda il suo controllo sui bisogni europei.

    Resta un problema: la Russia non ha sufficienti competenze tecnologiche in materia di idrocarburi, e per questo si è assicurata la permanenza della BP come socio minoritario, per non commettere l’errore dell’Arabia Saudita che nel 1980 aveva nazionalizzato la sua industria petrolifera, quando produceva più di 10 milioni di barili al giorno, e che in cinque anni sotto il regime di Aramco (l’azienda di Stato) aveva visto diminuire la sua produzione del 60%.

    Putin pensa che la sua influenza su scala internazionale aumenterà dopo l’operazione Rosneft. La sua manovra strategica porterà a un aumento dei prezzi del petrolio e a un’espansione sorprendente del mercato energetico.

    A mio avviso, forte delle sue ogive nucleari, Putin gioca abilmente la carta petrolifera, mentre in Messico, la kakistocrazia (“il governo dei peggiori”) proveniente dall’ITAM ha completamente perso la visione geostrategica del presidente Làzaro Càrdenas (che aveva espropriato e nazionalizzato tutte le risorse del sottosuolo nel 1938). Costui, da buon generale, aveva già compreso 74 anni fa la portata geostrategica degli idrocarburi. Si tratta di sapere chi conserva in ultima istanza il controllo degli idrocarburi messicani – da un punto di vista multidimensionale -, e chi garantisce l’approvvigionamento quando lo Stato prenderà le distanze: è ciò che chiamiamo la sicurezza nazionale. Creeremo l’equivalente di una Televisa (il conglomerato multimediale messicano più importante dell’America latina e del mondo ispanico) con il petrolio messicano, con il rischio di trovarci alla mercé dei suoi interessi totalitari?

    In Messico il petrolio era nelle mani dei Britannici, con i risultati catastrofici che conosciamo, oltre ai danni ambientali che abbiamo ereditato (il Wall Street Journal scrive che dopo la marea nera provocata dalla piattaforma petrolifera di BP Deepwater Horizon nel 2010, il gruppo petrolifero britannico è in trattative avanzate con lo statunitense Plains per cedergli alcuni campi petroliferi del golfo del Messico per un totale di 7 miliardi di dollari. Ma altri gruppi hanno manifestato interesse per le attività della BP e, precisa il quotidiano finanziario, potrebbe emergere un altro acquirente. Fonte: Le Figaro, 20 settembre 2012).

    Il sito StratRisk sottolinea che l’Europa dipende dal petrolio e dal gas russo e che la manovra di Putin rafforza questa dipendenza, tanto quanto la potenza russa. Questo va dalla costruzione degli oleodotti fino a un controllo che arriva al 40% della sua capacità di arricchimento d’uranio globale. Il riscatto delle due metà di TNK-BP da parte di Rosneft, azienda di Stato, ne farà un Golia nel settore petrolifero globale, al punto che la Russia potrà produrre delle asfissie tramite il controllo dell’approvvigionamento, quando deciderà un aumento dei prezzi.

    StratRisks pensa a un ingresso della Russia nell’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries, NdT); a quel punto il cartello petrolifero controllerebbe più della metà della produzione mondiale e la maggior parte delle riserve potenziali, e con una tale influenza i paesi dell’OPEC potrebbero disporre a loro piacimento del prezzo che il resto del mondo dovrebbe semplicemente pagare. Non è così semplice – questo potrebbe sfociare in una guerra mondiale – ma non è del tutto incongruo.

    Per riassumere, secondo StratRisks, Gazprom, la compagnia russa del gas, controlla già il gas in Europa e Rosneft il petrolio, ciò che equivale a strangolare la supremazia occidentale, e apre la strada a un nuovo ordine mondiale presidiato dalla Russia.

    Si tratta di geopolitica, siamo lontani dal campanilismo travestito da modernismo da operetta che caratterizza il governo messicano neoliberale che, a occhi chiusi, pretende di lasciare ad altri il petrolio messicano, dimenticando che petrolio e potere, foneticamente simili, vanno di pari passo.

    Alfredo Jalife-Rahme

    Fonte: Réseau Voltaire
    Link: Rosneft devient la première entreprise pétrolière mondiale
    12.11.2012

    Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA B.

    NOTA:

    (1) Vedi la vulnerabilità finanziaria di Petrobras e la sua dipendenza verso Wall Street e la City, nel nostro articolo su La Jornada del 24 ottobre 2012.

    EHHMMMMM in Messico il settore petrolifero E' NAZIONALIZZATO... ed e' al 100% in mano della PEMEX (compagnia all' 80% in mano del governo federale)... PETROLEOS MEXICANOS.. che e' appunto parte del problema, dato che per decenni la PEMEX e' stata utilzizata come bancomt per la politica, quindi sottoinvestendo in tecnologia... solo negli ultimi due anni PEMEX si e' un poco risvegliata investnedo in nuovi giacimenti e cercando di acquisire le tecnologie necessarie per i giacimenti deep water dei quali il Messico ne e' ricco ma molto male sfruttati.

    Ma da dove cacchio hanno preso i dati quelli che hanno steso l' articolo?

    PEMEX.com
    Globalizzazione..... si grazie.

 

 

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