









Venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?


Boh, io ai concerti non vado.. ma da che so io sì, o comunque continuavano a uscire CD in contemporanea all'evoluzione della sua carriera, e i compagni ci avevano anche fatto qualche articolo-dossier su questa cosa, riferendosi più che altro alla famosa roba del Capranica, ma dicendo anche delle canzoni SFS e dei rapporti con CPI.
Ultima modifica di Leone; 19-11-12 alle 16:23


Cioé, non che fossero proprio tutti d'accordo:
Lo show razzista del teste Freda Zorzi, perché quella moglie? - La Repubblica
Lo show razzista del teste Freda Zorzi, perché quella moglie?
MILANO - "Signore, le chiedo scusa, ma lei chi è?". "Io sono il pubblico ministero". Avuta la risposta, Franco Freda, nazista e gentiluomo, accenna un inchino e si dispone a rispondere all' interrogatorio. Strano interrogatorio: Freda viene sentito come testimone benchè l' accusa la consideri un complice dei quattro imputati del processo per la strage di piazza Fontana (Milano, 12 dicembre 1969, 16 morti, 84 feriti). Freda è beneficato dal fondamentale principio giuridico in base al quale una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso fatto. E l' ormai anziano nazista - al pari del suo compare Giovanni Ventura - è stato già processato e assolto per la strage. Parecchi anni fa, quando non erano state ancora scoperte le nuove prove. Un manto di capelli bianchi, un abito grigio un po' troppo largo, una polo nera, uno strano cipiglio salottiero. Parla, e ti trovi a pensare che Corrado Guzzanti questa volta ha un po' esagerato. Invece no, è proprio lui: Franco Freda, quello vero. Quando deve chiarire la principale ragione del suo dissenso verso l' imputato Delfo Zorzi, il miliardario da anni latitante a Tokyo dove ha sposato un donna giapponese dalla quale ha avuto due figli, dice: "Si tratta di ragioni razziali: ammiro la razza giapponese ma sono contrario al meticciato". Un razzista orgoglioso di esserlo. Uno che dice di non aver mai avuto rapporti coi servizi ("Che non possono aver fatto la strage perché non sono capaci di fare nulla"), ma poi ammette di aver fornito al vecchio Sid notizie sugli studenti israeliani dell' università di Padova. Naturalmente ha negato tutto. Si è presentato come un editore piccolo ma raffinato, considerato dai camerati un "un visionario". Se fosse stato per lui, non avrebbe nemmeno parlato. Ha infatti tentato di non testimoniare. Ma la corte aveva già deciso. E così alla fine, molto irritato, ha dovuto giurare. L' alternativa era una nuova incriminazione: pericolosissima per un signore che tre mesi fa è rientrato in carcere per scontare un residuo di pena. Ha negato tutto, ma è stato costretto ad ammettere due circostanze importanti per l' accusa: di aver conosciuto sia Zorzi, sia un altro imputato, Carlo Maria Maggi. Con quest' ultimo, capo di Ordine Nuovo per il Triveneto, ha detto di essere legato fin dal 1960 quando, apprendista nazista diciottenne, ebbe da lui in prestito un fondamentale saggio di Evola. Come era prevedibile ha escluso di averlo frequentato al tempo della strage, ma ha dovuto ammettere che nel 1977 lo incontrò a Venezia ed ebbe da lui conforto e assistenza: persino una guardia del corpo. Un riguardo sospetto: Freda a quel tempo era sotto inchiesta per il massacro del 1969. Lui l' ha spiegato con la solidarietà che sempre esiste tra uomini di destra in quanto eredi di una "stirpe di vinti dalla storia". Chissà se è stato lo stesso sentimento a indurlo a difendere a spada tratta Pino Rauti, fino a definirlo "un uomo pavido" per escludere che possa aver minacciato uno dei testimoni d' accusa. Un uomo di ghiaccio, a parte i tic tellurici che gli devastano il viso. Non si è scomposto nemmeno quando gli è stato fatto notare che nel 1995 la sua casa editrice pubblicò, sotto pseudonimo, un saggio di Delfo Zorzi. Erano proprio i giorni in cui Zorzi stava finendo nei guai per la strage. Ma per un momento è sembrato sul punto di perdere le staffe. E' stato quando l' avvocato di parte civile Federico Sinicato, nell' introdurre una domanda, ha fatto riferimento alla vicenda che lo ha "travolto". Freda è insorto: ha ricordato il giudicato penale che lo mette al riparo da questo processo: "Ho 60 anni ma sono lucidissimo". Intanto a Tokyo si è svolto un incontro tra una delegazione di tecnici dei ministeri della Difesa e della Giustizia con alcuni loro omologhi giapponesi. Hanno discusso dell' estradizione di Zorzi. A quanto pare, nonostante le recenti promesse del premier nipponico, ottenerla non sarà facile.
di GIOVANNI MARIA BELLU27 maggio 200026sez. CRONACA
Venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?




Si, è celebre sta cosa, come le divertite ironie di altri sulla sincerità del progetto zorziano considerato una scusa per moventi più terragni.
Però, che giornalista insolente.

