13/12/2012 - Il 10% delle famiglie possiede quasi il 50% dei soldi del paese. E gli altri si arrangiano
Quasi la metà della ricchezza italiana è detenuta da meno del 10% delle famiglie. A dirlo è la Banca d’Italia nel suo rapporto La ricchezza delle famiglie italiane, da cui emerge che le famiglie italiane più povere detengono il 9,4% della ricchezza totale del paese mentre il 10% più ricco ha il 45,9%. Il famoso “Coefficiente di Gini“, che misura le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, sarebbe quindi in aumento.
CRISI - Sarebbe ancora una volta la crisi economica a erodere la ricchezza delle famiglie italiane che, in termini reali, è diminuita del 5,8% soltanto negli ultimi 12 mesi. Nel dettaglio, spiega il rapporto contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, alla fine dell’anno scorso il dato aggregato era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia: si tratta di livelli di fine anni Novanta. Inoltre, secondo alcune stime preliminari, nel primi sei mesi del 2012 si sarebbe registrato un ulteriore calo dello 0.5% in termini nominali.
ATTIVITÀ REALI - Nel corso del 2011, le attività reali sono aumentate del 1,3%, ma sono calate le attività finanziare, segnando un -3,4%. Ed è aumentata anche la passività: +2,1%. Alla fine dell’anno precedente, le attività reali rappresentavano il 62,8% del totale delle attività, contro il 37,2% di quelle finanziarie. Le passività finanziarie, pari a 900 miliardi di euro, erano il 9,5% delle attività complessive.
POCO INDEBITATE - Bankitalia sottolinea come, in campo internazionale, le famiglie italiane mostrino un’elevata ricchezza netta: nel 2010 questo dato era pari a 8 volte il reddito disponibile, contro l’8,2 del Regno Unito, l’8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Le famiglie risultano anche relativamente poco indebitate: i debiti sono pari al 71% del reddito disponibile, contro il 100% di Francia e Germania, il 125% di Stati Uniti e Giappone, il 150% del Canada e il 165% del Regno Unito.
COME NEGLI ANNI NOVANTA - Nel corso del 2011 la ricchezza pro capite è diminuita dell’1% a prezzi correnti e del 3,7% a prezzi costanti e, sempre a prezzi costanti, la ricchezza netta pro capite nel 2011 è comparabile con i livelli che si registravano tra il 2000 e il 2005. La ricchezza media per famiglia, invece, nel 2011 è calata dell’1,6% a prezzi correnti e del 4,3% a prezzi costanti. Un livello di ricchezza che, ribadisce Bankitalia, è simile a quella della fine degli anni Novanta. Tuttavia bisogna tenere conto che, fra il 1995 e il 2011, ci sono 5 milioni di famiglie in più, essendo diminuito il numero medio di individui per famiglia (Da 2,9 a 2,5 unità).
MERCATO IMMOBILIARE - Alla fine del 2011, la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a oltre 5.000 miliardi di euro, circa 200.000 euro per famiglia. A prezzi correnti, nel corso del 2011 la ricchezza in abitazioni è cresciuta dell’1,3% (65 miliardi di euro). Si tratta di un dato di crescita molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2010 (5,6%), principalmente a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare. In termini reali, la diminuzione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2010 è risultata pari all’1,4%. E, secondo i dati dell’Istat, durante la prima metà del 2012 i prezzi degli immobili sono diminuiti dell’1% rispetto alla fine del 2011. Sulla base di questi dati, secondo Bankitalia valore della ricchezza in abitazioni dovrebbe contrarsi ancora: le stime parlando di un -0.7% nel primo semestre del 2012.
MUTUI - Sempre a fine 2011 le passività finanziarie delle famiglie italiane erano pari a 900 miliardi di euro, di cui il 42% era costituito da mutui per l’acquisto dell’abitazione, il 13,6% per esigenze di consumo e il restante 13,6% per le rimanenti forme di prestiti al 20% così come i debiti commerciali e gli altri conti passivi. Via Nazionale segnala anche come negli ultimi due anni sia fortemente rallentato il valore dei mutui per l’acquisto dell’abitazione: il loro incremento si è stabilizzato sul 2% annuo, contro un valore di circa il 15% annuo del periodo 1995-2009. Anche il credito al consumo ha fatto registrare una forte decelerazione, dal 20,5% in media annua nel periodo 1995-2009 al 2,1 fra il 2009 e il 2011. La restante categoria degli altri prestiti ha ristagnato dopo aver registrato una variazione media annua del periodo 1995-2009 del 3%. La crescita dei debiti commerciali fra il 2009 e il 2011 è inferiore a quella del periodo 1995-2009.
Chi ha la ricchezza in Italia - Giornalettismo




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