Dopo alcuni blandi tentativi di ripresa, continua imperterrita la fase di declino del Baltic Dry Index.
Come ben spiegato dal nostro FunnyKing in questo post di febbraio, l’indice ha meno valore che in passato a causa dell’uso come magazzino delle navi ma resta pur sempre un valido indicatore internazionale del traffico merci e quindi dell’andamento dell’economia e della crisi.
Il nuovo crollo è segno inequivocabile che lo scambio di merci non riesce ad emergere dall’abisso di inattività dove è sprofondato a fine 2008 e via via appiattendosi al ribasso come mostrato in quest’altro grafico quinquennale.
La persistenza sui valori minimi lascia presagire che forse è iniziata una “fase due” della globalizzazione cioè un effetto opposto alla precedente delocalizzazione spinta verso territori a minor costo del lavoro e minori aliquote fiscali per lasciare spazio alla ritrovata convenienza della produzione “locale” come effetto indotto dalla crisi per compensare il ridotto potere d’acquisto, l’alto costo dei trasporti e la rinnovata volontà di ridare ossigeno alla produzione propria.
Se son rose …
Il Baltic Dry Index di nuovo lanciato verso nuovi minimi assoluti | Rischio Calcolato





Rispondi Citando
