(apro anche per non impestare il resto delle discussioni con le nostre esalazioni devianti)
"Torniamo all’argomento: fondazione biopolitica del politico, ed apriamo qui un’altra parentesi nel processo che stiamo seguendo. Si impone infatti una domanda: quando proponiamo, da un punto di vista materialista, il rapporto topos-telos, lo proponiamo forse in termini di flusso ininterrotto? Vale a dire: è forse il “vitalismo” la filosofia della quale si nutre e attraverso la quale si esprime questo sviluppo particolare del pensiero sovversivo in Francia? È forse il vitalismo la traccia del biopolitico?
La risposta a quest’interrogativo è risolutamente negativa; gli autori che consideriamo non hanno nulla a che fare con la (pur grande) tradizione vitalista. I tre nomi del vitalismo di inizio secolo, Simmel, Bergson, Gentile, hanno sfiorato tematiche, come quelle che il post strutturalismo ha proposto, sempre tuttavia interpretando il flusso in quanto “forma”; le forme possono essere sociali e costitutive (Simmel), spirituali e fluenti (Bergson), disciplinari e dialettiche (Gentile), ma in tali prospettive manca sempre ciò che è essenziale oggi: manca cioè l’interpretazione del corso storico in quanto costituito da eventi e intrecciato da singolarità. Oggi, nelle esperienze filosofiche che consideriamo, non ci sono “forme” e, quand’anche ci fossero, esse si presenterebbero sempre come singolari ed evenemenziali. Se poi si vuol continuare a cercare la fonte del cosiddetto vitalismo post-strutturalista, essa non va riferita al vitalismo dell’inizio del secolo ventesimo, quanto piuttosto alla grande tradizione che va da Machiavelli a Nietzsche, attraverso Spinoza e Marx. In questi autori il vitalismo è una filosofia della potenza."
Alle origini del biopolitico. Un seminario




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