“Dalla prospettiva del Brahman, ogni eventuale modificazione mentale che possa spontaneamente sorgere e sovrapporsi, viene vista e dissolta per ciò che è veramente: Brahman, l'Uno senza secondo, ed in ciò si cela se viene colto, il segreto del risveglio”.
Meta Upanisad 4
Che cos'è la mente in fondo, se non una “tendenza” spontanea di scindersi in soggetto ed oggetto in contrapposizione, causa apparente del senso di separazione? E' questo moto proiettivo che è alla base della modalità percettiva che ci rende coscienti in quanto testimoni, della presenza di oggetti, siano essi pensieri, sensazioni o percezioni. Ora, se ci poniamo di fronte ad osservare un qualsiasi oggetto o persona restando consapevoli di tale movimento percettivo (fate una prova), “osserveremo” che questa relazione duale tra sperimentatore ed esperito (in questo caso l'oggetto della percezione) perde di consistenza fino a dissolversi, lasciando al suo posto l'esperienza stessa in assenza del concetto di separazione. Scopriamo, o meglio intuiamo (senza che vi sia qualcuno che intuisce) che nella trinità osservatore – osservazione – osservato, soltanto l'osservazione in sé è reale e che non c'è veramente alcuna entità a cui ricondurre la paternità di tale esperienza percettiva, se non nell'immaginazione. In assenza di una visione dualistica la percezione visiva a cui si faceva riferimento perde la sua connotazione caratteristica e si riassorbe nella Totalità dal quale apparentemente era emersa. E' la visione del risvegliato come citato nella Bhagavad Gita: “L'umile saggio, illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani”. Dottrine, processi, livelli a stadi progressivi che promuovano l'idea dell'illuminazione in termini di un traguardo raggiungibile, accentuano soltanto il problema che intendono affrontare, nel rafforzare l'idea che un individuo possa trovare ciò che presume di aver perso. È esattamente questo sforzo, in termini di investimento di energia e pensiero, che costantemente ricrea l'illusione della separazione dalla Totalità. È il sogno dell'individualità. Il “me” cerca la pace e l'appagamento, il “me” vuole migliorarsi, il “me” invoca il distacco, ma il “me” che non ottiene quello che vuole non è il dilemma. Il dilemma è l'apparente “me”. La mente nel suo aspetto polarizzato di soggetto-oggetto, ama l'idea dell'illuminazione come una sorta di distante, virtualmente inaccessibile luogo di beatitudine permanente libera dalla sofferenza, e naturalmente, dal momento che tutta questa gloria ed eccezionalità deve essere raggiunta, sembra che ci deve essere un lungo cammino attraverso la notte oscura dell'anima, il karma infinito del passato, il peccato originale, il retto pensiero, la retta azione e la preparazione al Bardo, il tutto basato sul singolare e fondamentale malinteso che alimenta la convinzione che c'è qualcosa chiamato cercatore che è in grado di raggiungere qualcos'altro chiamata illuminazione. Come può esserci una conoscenza dell'inconoscibile? Come è possibile per un individuo confrontarsi con la propria assenza? Come potrebbe il cercatore cogliere ciò che è già tutto? Non è difficile.... è impossibile.... e meravigliosamente irrilevante perchè non c'è nulla di separato da afferrare. La Totalità è già tutto quello che c'è! L'Illimitato non può essere posseduto e tantomeno ceduto. La sua semplicità confonde totalmente la mente, ma quello che sorge in quel riconoscimento impersonale è che non c'è nessuno e nulla da liberare.Tutte le idee di causa ed effetto, separazione, sofferenza personale, libero arbitrio, facoltà di scelta, significato e scopi, destino, karma e vite passate, gerarchie e tradizioni, sono semplicemente viste da alcuno come il gioco-sogno dell'Essere. Quando questo viene compreso e la confusione crolla, quando l'agitazione della lotta per ottenere qualcosa cade e la vibrante energia della vitalità diventa evidente, qualcos'altro viene visto, molto naturale certamente, perchè è già tutto ciò che E'. La vita non è un compito. Non c'è assolutamente nulla da raggiungere se non la realizzazione che non c'è assolutamente nulla da ottenere.
Questo messaggio è stato frainteso, se si crede che stia dicendo che vi è un “tu” che non può fare nulla per diventare illuminato. Molti rifiuteranno questo messaggio per ritornare alla loro confortevole storia del conoscere e del fare. Ma può avvenire una risonanza entro la quale l'illusione della separazione collassi lasciando il Nulla ad essere il Tutto.




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