Il centro studi Economia reale presieduto da Mario Baldassarri, che ha cariche
politiche (presiede la commissione Finanze del Senato) ma è anche un
macroeconomista competente, offre occasioni di utili riflessioni sull’economia,
dato l’attuale disorientamento in cui gli umori tendono a sovrastare i numeri.
Nello stimare la recessione per il 2009, Baldassarri fa vedere che la nostra è
eguale a quella tedesca, circa 0,8 per cento in meno del pil (0,4 per cento dopo il decreto anticrisi del governo Berlusconi).
Ma aggiunge che la ripresa sarà in Italia meno robusta.
Quindi sposta l’obiettivo della politica economica in là e lo presenta in termini strutturali, visto che la nostra economia per l’immediato non si trova in un quadro drammatico, anche se non gradevole.
Però i numeri di Baldassarri mostrano che ci sono paesi europei come la Francia in cui essa è meno pronunciata. E poiché nella ripresa che si dovrebbe verificare nel 2010 noi risultiamo essere il paese europeo capace di crescere meno, ne consegue che quel terzo di azione di nostra competenza
deve soprattutto riguardare le ragioni di questa performance sotto la media. Mentre la nostra economia ha bisogno adesso soprattutto di ammortizzatori
sociali, in futuro avrà bisogno di migliorare la sua competitività e la proposta
di Baldassarri insiste sulla riduzione dei costi del lavoro.
Secondo il modello di Economia reale, due fattori limitano l’azione del nostro governo.
Innanzitutto la dinamica europea dipende per due terzi da fatti ad essa esterni e solo per un terzo da fattori interni.
A sua volta l’economia dell’Italia dipende per due terzi dalla dinamica dell’economia europea.
E qui, dice Baldassarri, ha un grande ruolo la Bce con la sua politica monetaria: diminuendo ulteriormente i tassi i deficit pubblici ne beneficerebbero.
In attesa che la Banca centrale europea riduca ancora il tasso, da ciò
emerge però che il governo può avere un ruolo efficace.
Per questo Baldassarri propone una manovra da 30 miliardi di euro, fondata su sgravi fiscali, da finanziare con una riforma previdenziale (giusto) e con altri tagli alla spesa corrente (giusto, ma i tagli è più facile invocarli che attuarli politicamente).
dal www.ilfoglio.it di oggi
saluti




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