Tutti i soldi mangiati dalla finanza
24/12/2012 - Le banche e gli istituti di credito hanno ricevuto la gran parte dei soldi spesi dagli stati per contrastare la recessione
di Andrea Mollica
Gli stati europei hanno messo a disposizione un trilione e seicento miliardi di euro per cercare di contenere la grande crisi scoppiata a fine 2008. Un esborso epocale, che è andato per la maggior parte alla grande finanza, ma che non ha finora prodotto gli esiti sperati.
IL GRANDE FORNO - La Commissione europea ha aggiornato lo Scoreboard degli aiuti statali del 2012, uno strumento che permette a Bruxelles di calcolare l’ammontare complessivo dell’impegno delle capitali comunitarie in supporto dell’economia nazionale. Secondo le ultime stime dall’inizio della crisi, ovvero dall’ottobre del 2008, fino alla conclusione del 2011 gli stati membri della Ue hanno messo a disposizione ben 1,6 trilione di euro, mille e seicento miliardi, per contrastare la grande contrazione economica partita dal crack finanziario di Wall Street. La cifra corrisponde a circa il 13% del Pil complessivo dell’Unione europea. Dalla bancarotta di Lehman Brothers gli stati europei hanno dunque investito una somma pari a poco meno del debito pubblico italiano per cercare di mitigare gli effetti della recessione, e provare a stabilizzare un sistema finanziario, rimasto in grandi difficoltà nonostante sia stato il grande beneficiario degli aiuti pubblici.
AIUTO ALLE BANCHE - Tra l’ottobre del 2008 ed il 31 dicembre del 2011 il 67% dei mille e seicento miliardi di euro spesi per contrastare la crisi sono finiti alle banche sotto forma di crediti garantiti dal pubblico. La cifra corrisponde a 1147 miliardi di euro che comprende anche misure temporanea di supporto per garantire liquidità alle banche. Questa cifra corrisponde a poco più del nove per cento del Pil dell’Unione europea. Un ulteriore maxi esborso è stato fornito dagli stati per garantire alle istituzioni finanziarie la solvibilità minacciata dal grave, in alcuni casi anche mortale, deterioramento dei loro asset. Gli stati europei hanno stanziato 442 miliardi di euro, una somma pari al 3,5% della ricchezza nazionale dell’Unione a 27, per ricapitalizzare gli istituti di credito e per la gestione degli asset tossici, come la creazione di apposite bad bank. Poco meno del 60% delle somme totali di questo sforzo è stato compiuto da tre soli stati della Ue, il Regno Unito, la Germania e l’Irlanda, nell’ordine. La Gran Bretagna, particolarmente colpita dalla crisi finanziaria del 2008, guida con il 19% dell’1,6 trilione versato alla finanza, mentre la Germania e l’Irlanda seguono appaiate al 16%.
ECONOMIA REALE IN SUBORDINE - Rispetto allo sforzo titanico svolto dagli stati per cercare di mettere in salvezza la finanza europea, l’economia reale ha goduto di un supporto infinitamente inferiore. Nell’arco temporale della crisi finanziaria, che non tiene contro poi della torsione della crisi dei debiti sovrani iniziata a fine 2011 ed esplosa nel 2012, gli stati europei hanno verso quasi 83 miliardi di euro per supportare le aziende piccole, medie o grandi colpite dalla contrazione della domanda aggregata e dalla contemporanea crisi della liquidità. Una delle forme di intervento sono state la concessione di sussidi temporanei fino a 500 mila euro per impresa, limite innalzato rispetto alla regola dei 200 mila imposti dalla legislazione comunitaria e derogato per colpa della recessione. Altre misure invece sono state il supporto finanziario tramite la concessione di prestiti a costi inferiori di mercato, oppure garanzie dei crediti messe a disposizioni dal pubblico. Gli aiuti di stato non legati alla crisi sono invece diminuiti sensibilmente, anche a causa dell’immane sforzo subito dalle casse pubbliche per supportare la finanza.
SITUAZIONE PEGGIORATA - I dati della Commissione europea sono gli ultimi messi a disposizione per valutare l’aspetto complessivo della crisi, ma in realtà le difficoltà del 2012 hanno costretto molti stati, tra cui il nostro, si pensi al recentissimo salvataggio del Monte Paschi di Siena, a nuovi interventi in supporto della finanza. La Spagna ha nazionalizzato alcune delle sue più importanti casse di risparmio, e questi dati non tengono in considerazione la maxi liquidità fornita alle banche europee dalla Bce con il programma LTRO lanciato proprio a fine 2011. La bolletta della crisi è dunque salatissima, e visto che la recessione perdurerà ancora per un anno almeno, il costo tenderà ancora a salire.
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