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    Predefinito sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    Il Monte dei Paschi e la logica del declino -2-

    Antonveneta è solo l'ultima operazione andata male nella storia recente di Mps, come abbiamo raccontato nel post precedente.

    Per avere il quadro completo della logica che ha governato il Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni occorre fare qualche passo indietro. Fino al 1999, quando il Monte (Mussari ancora non era neppure in Fondazione) compra la Banca del Salento, una banca privata della famiglia pugliese Semeraro.

    Grande tra le piccole, la Banca del Salento ha un ufficio a Londra ed è molto attiva soprattutto sul mercato dei titoli di Stato. In un’asta al rialzo con il SanPaolo di Torino, il Monte la paga 2.500 miliardi di lire, cui negli anni successivi bisognerà aggiungerne altrettanti per digerirla. Sembrò un favore a Massimo D’Alema. E il legame con D’Alema è Vincenzo de Bustis, manager della banca salentina che si era inventato anche Banca 121. Si sono conosciuti nel ‘94 quando D’Alema si era candidato nel collegio di Gallipoli. Dopo l’operazione De Bustis sbarca a Siena. Nel giro di un anno scoppia la grana “4 YOU” e “MY WAY”, prodotti finanziari dell’ex Banca 121: un caso eclatante di risparmio tradito di cui Monte dei Paschi dovrà farsi carico rimborsando i sottoscrittori.

    Intanto il sistema bancario italiano non è più la foresta pietrificata degli anni '80 e '90. La legge Amato ha cambiato le regole e si è avviato un processo di consolidamento da cui il Monte giustamente non vuole essere tagliato fuori; Banca del Salento è poca cosa, per il salto di qualità ci vuole altro.

    Banche d’affari, studi legali, consulenti sono scatenate alla ricerca di prede e cacciatori, lavorano a piani industriali per fusioni “alla pari”, propongono, a tutti possibili operazioni di aggregazione. Sono almeno tre i dossier che tra il 2003 e il 2006 vengono seriamente esaminati a Siena:

    1) l’integrazione con SanPaolo-Imi;

    2) la fusione con Capitalia prima dell’arrivo di Matteo Arpe;

    3) la fusione con Bnl con il coinvolgimento degli spagnoli del BBVA attraverso un incrocio azionario con la Fondazione Mps.

    Nessuna delle tre opzioni va in porto. In tutti e tre i casi è determinante il terrore che la Fondazione Mps, governata da Comune e Provincia di Siena storicamente appannaggio della sinistra, possa perdere per un motivo o per l’altro il controllo della banca. Il 51% è il limite al di sotto del quale non si può scendere. Oggi per forza di cose questo tabù sembra destinato a cadere. Ma nei anni scorsi è stato il punto fermo intorno al quale hanno ruotato le strategie della banca che dal 2001 sono affidate a Mussari, prima come presidente della Fondazione (con un'operazione che scatenò un putiferio a livello nazionale ed ebbe il sapore di un regolamento di conti tutto interno ai Ds) e poi, dal 2006 fino ad oggi, come presidente della banca. Carica che nel 2010, anche grazie all'appoggio di Alessandro Profumo, lo porta anche alla presidenza dell'Associazione bancaria italiana.

    Le occasioni mancate negli ultimi dieci anni.

    La fusione con il SanPaolo metteva insieme banche dal dna molto simile, entrambe retail particolarmente forti nei rispettivi territori. «Torino era molto determinata e il progetto industriale era valido» racconta un consulente di allora. «Fu un tentativo serio. Ma il SanPaolo era di taglia più grande del Monte e l’operazione rischiava di mettere in minoranza la Fondazione senese. Perciò fu accantonata».

    Capitalia invece saltò soprattutto per paura di Cesare Geronzi. «Siena sarebbe rimasta in maggioranza perché la valutazione di Capitalia era bassissima e Geronzi, molto vulnerabile, era disposto per salvare il salvabile. Invece Mussari convinse i senesi che era un rischio troppo grosso mettersi in casa una personalità così forte e con indiscusse capacità relazionali, anche nel mondo politico, soprattutto di area cattolica. In realtà Geronzi era talmente debole (il legame con il governatore Fazio si era già rotto) che sarebbe stato disposto anche a mettersi da parte. Era un’operazione tutta italiana e Bankitalia l’avrebbe favorita».

    Infine Bnl. Ci furono tantissimi incontri, in Fondazione a Siena e a Madrid. Ma anche in questo caso non se ne fece nulla. L’incrocio azionario con il BBVA spaventava troppo Siena e in particolare il sindaco di allora, Cenni. Decisivo fu però il "no" della Banca d’Italia di Antonio Fazio che stava mettendo in piedi il matrimonio dell'istituto romano con la Unipol di Consorte. Anche questa operazione (da cui Mps era comunque fuori) non ebbe sèguito se non nelle aule dei tribunali, e Bnl finì nelle mani dei francesi di Bnp.

    Così il Monte è arrivato ad oggi. Tredici anni di «errori ed occasioni mancate» di cui Abn-Antonveneta è solo l’ultima tappa. Due acquisizioni che si sono rivelate disastrose, con logiche che poco avevano di economico. Le stesse che hanno portato a rinunciare ad operazioni che probabilmente avrebbero avuto più chance di successo anche perché avrebbero costretto la politica ad un ruolo di secondo piano, come accade nell'azionariato delle altre grandi banche in cui le fondazioni, ancora governate dai partiti, non hanno poteri di controllo.

    Fatta eccezione per Banca del Salento (voluta dal presidente Fabrizi e dal sindaco Piccini), tutto il resto è avvenuto con Mussari alla presidennza, prima della Fondazione poi della banca. Vedremo se il successore (qualche maligno pensa che l’indicazione di Profumo da parte di Mussari sia stata un gesto di riconoscenza per il sostegno ricevuto nel 2010 per conquistare la presidenza dell’Abi) riuscirà a dimostrare più autonomia dalla politica e maggiore abilità come banchiere.

    Intanto, oltre a tutto il resto, dovrà gestire la trattativa per il taglio del costo del lavoro, probabilmente con contratti di solidarietà per i 31mila dipendenti dell’istituto.


    Il paese delle imprese - Il Monte dei Paschi e la logica del declino -2-
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  2. #2
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    no non solo sanno friggere le frittelle ma ,i più eruditi, coloro che hanno saputo leggere " Il capitale" ci sanno fare coll' economia.
    Sanno fregare i capitali che é un piacere,.

  3. #3
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    L’ESPOSTO IN PROCURA DI BORGHEZIO

    La Nazione Siena del 5 febbraio 2008. “Procura. Mps-Antonveneta: un esposto della Lega”.

    “Un esposto alla Procura della Repubblica di Siena sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena.
    Lo ha presentato Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord.

    Nell’esposto si chiede di far chiarezza su alcuni aspetti procedurali e di merito dell’acquisizione”. In particolare, Borghezio vuole sapere ‘se il socio di maggioranza’ così come ‘gli altri soci’, era stato informato.
    Inoltre l’esponente della Lega Nord, riferendosi ad alcuni articoli apparsi sui quotidiani che parlano di ‘una possibile maggiorazione del prezzo di Antonveneta’, chiede di accertare ‘il reale valore dell’operazione’ e se ‘qualcuno ne abbia tratto vantaggi’”.

    La Padania del 5 febbraio 2008. “Mps-Antonveneta, esposto di Borghezio in Procura. In un anno i possessori di azioni hanno visto volatilizzarsi un terzo dei loro averi”.
    Ultima modifica di ugolupo; 24-01-13 alle 19:42
    "... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"

    (G. D'Annunzio)

  4. #4
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    L’ESPOSTO IN PROCURA DI BORGHEZIO

    La Nazione Siena del 5 febbraio 2008. “Procura. Mps-Antonveneta: un esposto della Lega”.

    “Un esposto alla Procura della Repubblica di Siena sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena.
    Lo ha presentato Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord.

    Nell’esposto si chiede di far chiarezza su alcuni aspetti procedurali e di merito dell’acquisizione”. In particolare, Borghezio vuole sapere ‘se il socio di maggioranza’ così come ‘gli altri soci’, era stato informato.
    Inoltre l’esponente della Lega Nord, riferendosi ad alcuni articoli apparsi sui quotidiani che parlano di ‘una possibile maggiorazione del prezzo di Antonveneta’, chiede di accertare ‘il reale valore dell’operazione’ e se ‘qualcuno ne abbia tratto vantaggi’”.

    La Padania del 5 febbraio 2008. “Mps-Antonveneta, esposto di Borghezio in Procura. In un anno i possessori di azioni hanno visto volatilizzarsi un terzo dei loro averi”.
    insomma,Borghezio se n'era accorto e gli esperti economisti piddini del forum no?
    beh,si è sempre detto che gli elettori pdl sono come i bambini di 11 e per giunta poco svegli,da oggi si può dire che quelli del pd sono meno svegli di borghezio
    chiaramente la classe dirigente piddina dormiva...

  5. #5
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    Citazione Originariamente Scritto da dragone Visualizza Messaggio
    insomma,Borghezio se n'era accorto e gli esperti economisti piddini del forum no?
    beh,si è sempre detto che gli elettori pdl sono come i bambini di 11 e per giunta poco svegli,da oggi si può dire che quelli del pd sono meno svegli di borghezio
    chiaramente la classe dirigente piddina dormiva...
    Loro contavano e chi conta acconsente.

  6. #6
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    bhuahahah persino Borghezio è più sveglio di loro.

    Cmq è bello sentire Bersani che cir acconta che il PD ha semrpe lottato contro i derivati, salvo poi avere una banca che ne faceva uso.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  7. #7
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    La vergogna MPS
    Pubblicato: Gio, 24/01/2013 - 140 • da: Luigi Zingales

    Da "Il Sole 24 Ore", di Luigi Zingales
    Purtroppo negli ultimi tempi il mondo della finanza ci ha abituato a ogni sorta di spiacevole sorpresa tanto in Italia quanto all'estero. Ci piacerebbe dire che le notizie di un derivato da almeno 220 milioni, stipulato dall'allora presidente del Montepaschi, Giuseppe Mussari, per coprire delle perdite e – secondo le dichiarazioni della società - non rivelato al consiglio e ai revisori, siano solo l'ennesima prova del marcio presente dappertutto.

    Tuttavia non possiamo. Non si tratta di un rogue trader come Jerome Kerviel di Société Générale o Kweku Adoboli di Ubs, non si tratta di una divisione fuori controllo come la Aig Financial Product o la divisione di Londra di Jp Morgan, e neppure di una cospirazione tra i trader di diverse banche, come nello scandalo Libor. Queste notizie, se confermate, coinvolgono l'ex vertice della terza banca italiana, recentemente rieletto all'unanimità alla presidenza dell'associazione dell'intero sistema bancario italiano.

    Beppe Grillo e tutti coloro che vogliono aizzare la rabbia popolare contro le banche non potevano sperare in notizia migliore. Come è possibile spiegare agli italiani, inviperiti dal pagamento dell'Imu, che l'equivalente di tutti i proventi della prima rata è stato utilizzato per ripianare il deficit di patrimonio generato della folle passata gestione del Montepaschi?

    Se si vuole evitare un'esplosione incontrollata di rabbia urgono misure non solo per punire nel modo più esemplare possibile coloro che verranno ritenuti colpevoli, ma anche per evitare che simili disastri si ripetano. Individuare e punire i responsabili è certo un compito della magistratura. Ma il salvataggio offerto dal governo, sotto la forma dei Monti bond, attutisce non solo l'ammontare delle pene ma anche la probabilità che tali pene vengano comminate. In Italia – mi diceva un famoso avvocato penalista – di fatto si va in galera per reati societari solo in caso di fallimento e successiva bancarotta. I Monti bond allontanano questo rischio da Montepaschi. Ma è giusto usare i soldi della comunità per proteggere i colpevoli? Se Montepaschi può operare senza Monti bond, perché prestargli 3,9 miliardi? Se invece i Monti bond servono per evitare un fallimento, perché proteggere i colpevoli dalle giuste conseguenze? Non sono un giurista, ma se fosse legalmente possibile io introdurrei una norma che equipari l'aiuto statale al fallimento per quanto riguarda i reati societari commessi. Altrimenti la gente si sente veramente presa in giro.

    Per prevenire il ripetersi di simili fenomeni è necessario un serio ripensamento del nostro sistema di vigilanza. È possibile che Bankitalia, Consob, società di revisione e collegio sindacale siano stati tutti ignari del problema? Urge una commissione parlamentare di inchiesta che accerti non solo le responsabilità, ma anche i rimedi per evitare simili problemi in futuro. Se effettivamente tutti questi organi di vigilanza hanno fallito, non rimane che introdurre quel premio per i denunzianti civici che da anni vado proponendo. Se ci fosse stato un premio di svariati milioni a chi denunciava grosse irregolarità nel bilancio, pensate forse che nessun dipendente di Montepaschi si sarebbe fatto avanti per rivelare il contratto segreto? Negli Stati Uniti questo meccanismo, introdotto per le frodi contro lo Stato, ha funzionato a meraviglia. Perché non introdurlo da noi?

    Per prevenire il ripetersi di simili fenomeni è necessario anche un serio ripensamento del nostro sistema di governance bancaria. Ci avevano detto che, grazie alla positiva influenza esercitata dalle Fondazioni, le banche italiane non avevano investito in titoli tossici, non avevano speculato aggressivamente, non si erano lanciate in una estrema ricerca del profitto, ma avevano operato nell'interesse del Paese. Le vicende del Montepaschi sembrano dimostrare il contrario. Gli investimenti in titoli tossici c'erano, ma sembra che siano stati nascosti da trucchi contabili. I derivati rischiosi c'erano, ma sembra che non venissero riportati in bilancio. Lungi dal proteggerla dalla "miope" pressione per i profitti il controllo della Fondazione bancaria Montepaschi ha reso possibile un pericoloso intreccio tra politica e banca: intreccio che è finito per costare estremamente caro alla città di Siena e a tutti i cittadini italiani. Urge un disegno di legge per impedire alle Fondazioni ex bancarie di esercitare funzioni di controllo. Sono enti benefici e se vogliono rimanere tali dovrebbero diversificare completamente il loro patrimonio.

    Last but not least, urge una nuova normativa sull'uso dei derivati. Non sono tra coloro che li demonizzano. I derivati possono essere molto utili ma, Montepaschi insegna, possono essere anche estremamente pericolosi se dati nelle mani di manager senza scrupoli. Purtroppo il danno si scopre sempre troppo tardi, come abbiamo visto con lo stesso governo italiano, che l'anno scorso ha dovuto pagare 2,6 miliardi di euro a Morgan Stanley per terminare alcuni derivati contratti nel 1994. Per evitare che questo succeda è necessaria la massima trasparenza. Per questo io assoggetterei la validità di un derivato alla controfirma della società di revisione, che così si assume la responsabilità che questi contratti siano riportati correttamente in bilancio. In questo modo si evita che un amministratore poco onesto tranquillizzi la controparte (mentendo) che il contratto era stato messo a conoscenza dei revisori.

    Molti diranno che la campagna elettorale non è un buon momento per discutere di riforme serie. Non sono d'accordo. La campagna elettorale è il momento migliore per forzare i rappresentati politici, spesso troppo compiacenti con i poteri della finanza, a prendere una posizione chiara su questo punto. Le mie quattro proposte sono certamente perfettibili, e quindi invito tutti i partiti a discuterle e a migliorarle. Ma chi si rifiutasse di prendere un impegno elettorale preciso su questi punti o, peggio, ignorasse il problema, ai miei occhi diventerebbe un complice del degrado finanziario.
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  8. #8
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    Se Mps fosse stata un artigiano ? il Blog di Nicola Porro

    Ecco se la Bankitalia avesse controllato il Monte dei paschi di Siena come Guardia di Finanza, Asl e forestali controllano le piccole imprese italiane, la banca sarebbe fallita da un secolo. Bilanci, revisori, sindaci e controcavoli e poi si scopre che hanno fatto un buco da 750 milioni per un derivato nascosto in una cassaforte, che per sei mesi non è stata aperta da nessuno. Maddai.

    La questione Mussari è ormai conosciuta. L’avvocato, militante del Pci, ex presidente della Fondazione proprietaria del monte dei Paschi di Siena poi finito direttamente nella banca, si è dimesso dalla Confindustria del Credito, l’Abi. A causa di alcune pesanti ombre che hanno riguardato la sua gestione della banca e in particolare per alcuni derivati che avrebbe stipulato a copertura di perdite e che non sarebbero stati adeguatamente comunicati al consiglio di amministrazione.
    Con le sue dimissioni si rischia però di ridurre una lunga catena di pessime pratiche consociative tra banche e politica alla sola questione Mussari. Vorremmo dimostrare al contrario come Mussari venga eletto nel 2010 e riconfermato l’estate scorsa alla guida dei banchieri italiani proprio perché ne è il rappresentante più fedele.
    Vediamo perché.
    1. Mussari non si è autonominato presidente dei banchieri italiani, ma liberamente eletto e confermato dai suoi simili. Simili che ben conoscevano le condizioni del’Mps. E cioè un istituto di credito glorioso, ma che si era appena comprato per l’astronomica cifra di 9 miliardi la banca Antonveneta che produceva utili sui 300 milioni. E che solo pochi mesi prima dell’acquisto da parte dei senesi era passata di mano per 6,7 miliardi. Un acquisto che quando Mussari fu nominato presidente dell’Abi era chiaro a tutti quanto fosse stato fallimentare. Nel piano industriale presentato all’indomani dell’acquisto di Antonveneta si prevedevano utili per 1 miliardo di euro. L’anno scorso la banca ne ha persi quattro. La gran parte dei banchieri, che godono dello straordinario privilegio di spendere cifre favolose e attribuirsi remunerazioni generose con soldi non loro, sono nelle condizioni di Mussari. Ma possibile che non girasse qualche manager bancario più avveduto? E poi si parla di impresentabili in politica.
    2. I banchieri erano ben consapevoli di eleggere a loro rappresentante il capo di una banca controllata a maggioranza assoluta, caso unico in Italia, da una fondazione bancaria. Ma sarebbe meglio dire da un ente locale e dunque dai partiti, o meglio ancora dagli ex comunisti. Ma qua il tema non è politico, è fattuale. Quella fondazione, come tutti sapevano, si indebitò per non cedere la maggioranza della banca, all’indomani dell’acquisizione dell’Antonveneta. Una cosa da pazzi. Che intorno a Siena, Fondazione e banca ci fosse il peggior grumo di clientele banco-politiche era ed è chiaro a tutti i banchieri che sappiano leggere e scrivere. Dunque nominare a loro rappresentante il terminale di quel pasticcio localistico è derivato da una sola presunzione: l’intoccabilità.
    3. Nella scelta della classe dirigente dei Paesi occidentali esiste una conclamata accondiscendenza verso chi si è formato in banca. Una specie di sindrome di Stoccolma. Si scusano a Profumo (che ha sostituito proprio Mussari al Mps) e Passera ( che è diventato ministro dello Sviluppo) ipotesi giudiziarie di frode fiscale milionaria (circa 250 milioni per banca) sulle quali l’ultimo dei politici verrebbe inchiodato. Sulla base delle semplici ipotesi accusatorie (tutte da dimostrare) sono ben più gravi quelle di Profumo&Passera rispetto a quelle di un Papa o Brembilla, appena fatti fuori dalle liste di Pdl e Pd. Ha ragione De Soto: il rapporto tra banche e governi è marcio e colluso (dal punto di vista del mercato) almeno da quando i principi rinascimentali hanno avuto bisogno dei quattrini dei depositi per finanziare le guerre.
    4. Non pensate che la cosa riguardi solo l’Italia. Hsbc ha trasportato 7 miliardi di narcodollari in contanti dal Messico agli Stati uniti e si è beccata una multa da 4 miliardi. Le autorità europee hanno messo sotto indagine una dozzina di banche che hanno manipolato i tassi di interesse interbancari con cui si calcolano le rate dei nostri mutui. E nessuno è finito in galera. Quando fecero gli sconquassi dei subprime si disse «too big to fail». Oggi i banchieri sono «too big to jail»: troppo grossi per finire in galera.
    5. Se un banchiere stipula un derivato per occultare le perdite del suo conto economico, si dimette dall’Abi e subisce un processo. Ma il suo azionista (fondazione e democratici di Siena) può dirsi indignato e gettare la croce sul manager supposto infedele. Se a farlo è un imprenditore sono guai solo suoi.
    Ps: il derivato stipulato da Mps per celare le perdite e che vale centinaia di milioni di euro, secondo la Tobin Tax pro banche appena introdotta da Monti avrebbe subìto oggi una ritenuta fiscale di 100 euro.
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  9. #9
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri

    Il nuovo che avanza, a sinistra, è figlio del vecchio
    Di Giancarlo Marcotti (del 25/07/2011 @ 08:41:16, in Osservatorio Nazionale, linkato 1319 volte)
    Navigando in internet mi sono imbattuto in una notizia “MPS cambia i vertici di Antonveneta”, visto che sono legato da vecchio e profondo affetto per l’ex Popolare Veneta, mi sono soffermato a leggere l’intero articolo.
    Diventerà presidente Ernesto Rabizzi (uno dei due attuali vice presidenti di Banca MPS) e sarà coadiuvato da due vice-presidenti, Enrico Marchi e Francesco Caltagirone jr.
    Ohhh, Francesco Caltagirone jr, beh dubbi non possono esserci, visto che il padre, per non rischiare di incorrere in possibili equivoci, ha voluto dargli il suo stesso nome, stiamo cioè parlando del figlio di Francesco (Francolino) Caltagirone il padrone del Messaggero, del Mattino di Napoli, del Corriere Adriatico di Ancona e (ahimè) anche del Gazzettino di Venezia. Ma non dimentichiamo Cementir, la Caltagirone Spa e la Vianini, sì insomma stiamo parlando dell’undicesimo uomo più ricco d’Italia che deve la sua fortuna al settore costruzioni (una volta, ma tanti anni fa, si diceva palazzinaro).
    Eh … non dobbiamo dimenticare che è anche la persona fisica che ha il maggior pacchetto azionario della Banca senese e ne è anche vice-presidente, quindi è ovvio che abbia voluto trovare un posto adeguato per Francesco jr.
    Ma sì dai, adesso che mi viene in mente, Francesco jr è il fratello di Azzurra la moglie di Casini. Però che strano questa cosa di dare al figlio il proprio nome ed aggiungere junior, per me il padre lo ha fatto pensando che, con il passare degli anni, si sarebbe sentito formulare un’infinità di volte la solita domanda: “ … ma tu sei figlio di …” così ha tolto ogni dubbio e nessuno glielo chiede.
    Bene dai, andiamo avanti, passiamo ai consiglieri di amministrazione, sono nove, non stiamo qua però ad elencarli tutti, prendiamo solo il primo.
    Aldo Berlinguer.
    Dunque … mi dice qualcosa questo nome … Berlinguer, Berlinguer, Berlinguer … ma sì dai è il figlio di Luigi quello del PD, il Ministro dell’Istruzione nel Governo Prodi. Sì, Luigi Berlinguer, il cugino del povero Enrico e di Giovanni.
    Adesso mi viene anche in mente che un paio di anni fa, Luigi Berlinguer, a 77 anni suonati, me lo sono ritrovato ancora capolista per l’area Nordest alle elezioni europee, dopotutto, anche se hai già acquisito il diritto di goderti una “meritata pensione”, perché rifiutare di papparsi quei 15/20 mila euro al mese che si mettono in tasca gli eurodeputati?
    E poi era il rappresentante perfetto di quelle partite Iva del Nordest, quelli che ogni mattina alle sei alzano la saracinesca del capannone, tirano fuori il Fiorino e via! In giro da clienti a cercar di recuperar crediti, visto che il giorno prima aveva telefonato il direttore della banca dicendo che erano tornate insolute le ricevute e se non vedeva un versamento entro l’una avrebbe mandato al notaio gli assegni che teneva in sospeso.
    Ebbene Luigi Berlinguer incarna perfettamente questa tipologia di persone, ne è quasi un paladino ed un partito come il PD, da sempre vicino ai lavoratori, ha fatto bene a candidarlo nell’area Nordest, a Bruxelles si sarebbe senz’altro fatto promotore delle istanze degli artigiani, piccoli imprenditori e commercianti, insomma del tessuto economico di cui è impregnato il Nordest.
    Ah bene, suo figlio entra allora nel consiglio di amministrazione di Antonveneta, … eh beh …, dai se lo merita, con tutti i titoli che si è guadagnato in questi anni.
    E’ giovane, ma non inesperto, ha già seduto in un consiglio di amministrazione, quello dell’Aeroporto di Siena. Per la verità non era andata a finire molto bene. Era dovuta intervenire la magistratura iscrivendo nel registro degli indagati proprio Giuseppe Mussari, Presidente di Banca MPS e dell’ABI. Per il banchiere senese l’accusa era di concorso morale in falso e turbativa d’asta.
    Erano in corso anche accertamenti sul CdA del piccolo scalo toscano, per una vicenda legata ad un aumento dei compensi, ma non so come sia andata a finire.
    Comunque lasciamo perdere questo insignificante precedente, Aldo Berlinguer ha tutti i numeri per sedere nel CdA di una prestigiosa Banca come Antonveneta, a cominciare da una brillante laurea in Giurisprudenza conseguita all’Università di Siena con il massimo dei voti e “invito a pubblicare”.
    Dunque chi era in quegli anni il Rettore dell’Università di Siena? Il papà Luigi … beh … che c’entra … non penserete mica che … mamma mia quanto siete maligni…
    E poi è ora di finirla di fare della dietrologia sul nostro Paese, si dice spesso che noi dovremmo imparare dagli americani, là ci sono ragazzi, poco più che trentenni, già professori universitari, mentre da noi a cinquant’anni sono ancora precari. Ma qua in Italia, chi è ancora precario a cinquant’anni?!? Uno che non vale. Se invece uno è bravo gli vengono subito riconosciuti i meriti. Aldo Berlinguer, per esempio, a ventinove anni era già Professore associato di diritto privato comparato all’Università di Cagliari (Sardegna). Non aveva ancora concluso il dottorato che già aveva una cattedra, ehi noi non abbiamo mica nulla da imparare dagli Stati Uniti.
    E poi tutti quegli incarichi ricoperti quasi in tenera età. A 24 anni già coordinatore Corsi di Formazione presso la CCIAA di Cagliari e Siena, e poi sempre a 24 anni Presidente della Commissione per le procedure di conciliazione presso la CCIAA di Siena, ed ancora a 24 anni (ma quante cose faceva!!!) Condirettore e Responsabile della redazione di Bruxelles (di Bruxelles?!?) di Contratto e Impresa Europa. Ed a 25 quegli attestati ricevuti dalle prestigiose Università di Kaunas (Lituania) e Kiev (Ucraina)
    Insomma tutto possiamo dire, ma non che il rampollo di casa Berlinguer sia stato con le mani in mano. Forse non è partito dalla gavetta, ma adesso non sottilizziamo troppo.
    Ecco se c’è da dire una cosa che accomuna la “dinastia” Berlinguer, è che tutti eccellono in incarichi pubblici. Privato, rischio in proprio, niente. Hanno rivestito ruoli importanti in campo universitario, inseriti in Enti e carrozzoni vari sia italiani che europei (lì non si fa distinzione), ovviamente non parliamo dell’ambito politico nel quale hanno raggiunto le vette più elevate, e poi …
    E poi come dimenticare il servizio pubblico televisivo, con la “cugina” di Aldo (figlia del cugino del padre), Bianca Berlinguer brillante Direttrice del TG3. Sempre inappuntabile, mai di parte, un’etica che ha perennemente contraddistinto la sua carriera professionale.
    L’unica volta che si arrabbiò di brutto fu quando lo “zio” (il cugino del padre), Francesco Cossiga confessò di aver fatto pressione sulla terza rete Rai per agevolare ed accelerare la carriera della “nipote”. Lì si imbestialì davvero, ma non intraprese azioni legali, i panni sporchi si lavano in famiglia, si diceva una volta.
    A proposito di Bianca, mi aiutate a scoprire che fine ha fatto il marito Luigi Manconi. Allora, prima era il Segretario (o forse loro preferivano dire portavoce) dei Verdi (non molto rimpianto a dire la verità, vista la fine che fece fare al partito), poi, convertitosi sulla via di Damasco, è passato al Partito Democratico. L’ho lasciato sottosegretario nell’ultimo governo Prodi, poi … sparito. Non si è più visto, proprio in concomitanza con l’ascesa della moglie ai vertici del TG3 lui si è, diligentemente, eclissato. Vabbè non facciamocene un cruccio, per portare a casa uno stipendio non avrà certo problemi.
    Ma torniamo al nostro nuovo consigliere di amministrazione di Banca Antonveneta, Aldo Berlinguer, allo scoccare dei quarant’anni viene investito così di responsabilità in un ambito per lui nuovo, non penso abbia conoscenza specifiche nel settore bancario, ma certamente sarà all’altezza del compito che lo attende.
    Da più parti si sente invocare in Italia la necessità di un cambiamento, l’opposizione in particolare chiede a gran voce un segnale di discontinuità, un radicale mutamento generazionale nella classe dirigente del nostro Paese, constatiamo che il nuovo che avanza, a sinistra, è figlio del vecchio.
    Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro.


    Più info: Il nuovo che avanza, a sinistra, è figlio del vecchio - FinanzaInChiaro.it - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  10. #10
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    Predefinito Re: sono bravi solo a far friggere patatine e salamelle...con le banche disastri



    AVEVAMO UNA BANCA.....ORA UNA PANCA
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

 

 
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