Questa è la scritta che troviamo in tutte le aule di giustizia italiane, una frase simbolica, carica di significati, un'affermazione di principio che vuole sottintendere la neutralità dell'organo giudicante rispetto alla fattispecie trattata, senza alcuna preclusione ideologica o religiosa rispetto alle parti.
Eppure, il crocifisso che sovrasta la frase sminuisce il significato e la portata di quel principio, traducendosi in una inevitabile contraddizione che inficia la terzietà del giudicante.
Come può sentirsi garantito un ebreo, un arabo oppure un ateo di fronte a una simile presa di posizione?
Uno Stato civile deve garantire la laicità delle Istituzioni, escludendo la religione e i suoi simboli dai luoghi in cui si esplicano le sue funzioni.




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