da "The Closing of the American Mind" di Allan Bloom, discepolo di Strauss e Kojève
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da "The Closing of the American Mind" di Allan Bloom, discepolo di Strauss e Kojève
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ma ci stai propinando le menate del tuo assegno di ricerca?![]()
"L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell






ah beh con Freud intendevo genericamente l'attenzione per i moventi inconsci che si ricollega alla genealogia nietzschiana dei moventi (che Nietzsche stesso rimandava al sostrato della "fisiologia"), non certo nello specifico le puttanate sull'Edipo e gli altri vari trip assurdi di Freud
il "politeismo dei valori" è l'espressione con cui Weber si riferisce all'indecibilità fra opzioni valoriali non dirimibili argomentativamente, destinate a scontrarsi senza composizione razionale
entrambe sono espressioni di quel clima primo-novecentesco che è stato bollato come "irrazionalismo" dai residuati delle vecchie illusioni illuministiche (nel senso ingenuo di questo termine, dato che il volto "oscuro" della dialettica dell'illuminismo esprimentesi nella razionalità tecnica e strumentale di cui sempre Weber ha ampiamente parlato è più che mai in salute, diversamente dalla tramontata fiducia nello scioglimento razionale dei conflitti)
Ultima modifica di Troll; 07-01-13 alle 20:46


In parole povere: nel complesso del movimento del valore, non c'è posto per la morale borghese.Calculating reason would end up in dried-up, heartless and soulless administration of things without community-forming and sustaining values; feeling would lead to selfish indulgence in superficial pleasures; political commitment would likely foster fanaticism …
Nietzsche ci ha visto una poesia tragica, Marx invece ha spiegato il mecanismo.
Non è che Weber era "erede" di Nietzsche, è che entrambi sono di quell'epoca nella quale il capitalismo, arrivato ad un elevato grado di potenza, diventa capace di ri-creare tutta la società, quindi i valori di questa, quindi il tipo antropologico dominante.
Il borghese e la sua coscienza infelice escono di scena, entrano l'operaio di Jünger, le masse, infine il consumatore terminale, che è deleuziano anche quando si crede di destra.
Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
Pavese


ah ma sono d'accordo anch'io che non hanno "imparato" da Nietzsche ma che quest'ultimo era stato diagnostico dello stesso clima
quanto a Marx onore al merito di aver portato l'attenzione sui mezzi di produzione (= il ruolo della tecnica) in anticipo su Heidegger, se poi per caso la dialettica della storia non dovesse andare a corrispondere ai suoi auspici spiace per lui
c'è da dire alla luce dei nostri bravi autori che il detto "non si tratta di interpretare il mondo ma di trasformarlo" appartiene ancora a una situazione in cui era il filosofo rivoluzionario a voler cambiare un mondo immutabile: di fatto come ha notato qualcuno (Franco Volpi parlando di Heidegger mi sembra) il mondo della tecnica scatenata si trasforma benissimo per conto suo anche senza il filosofo, magari non nella direzione da questo desiderata: motivo per cui Horkheimer alla fine della sua vita arriva a considerarsi conservatore ("Il vero conservatore è più vicino al vero rivoluzionario di quanto lo sia al fascista", dove il fascista in questo caso è l'orribile macchina impersonale riplasmata antropologicamente) più o meno come Preve e Fusaro rivalutano la coscienza infelice borghese contro le "masse anonime e mostruose" (espressione di Adriano Romualdi che però si presta benissimo)
Ultima modifica di Troll; 07-01-13 alle 21:49





