Ela, scoop a luci rosse: condannato il mensile

La Weber vince la causa contro il giornale che aveva pubblicato i fotomontaggi con i suoi nudi

LE SUE forme "esplosive" ben note, anche se coperte (o appena un poco scoperte), a tutti i telespetttatori, erano finite, a sua insaputa, sulla copertina di una rivista a luci rosse. Le sue foto, pubblicate da uno dei tanti calendari specializzati in pose d'autore, erano state riprese, abilmente manipolate e riprodotte, senza autorizzazione, altrove. Quel che doveva restare insomma un "nudo" artistico era diventato (quasi) nudo pornografico o comunque altamente erotico.
Adesso per Ela Weber, la ex "sellerona" di tante trasmissioni tv, calcistiche e non, è arrivata l'ora della rivincita giudiziaria. Il Tribunale civile di Roma, al quale la bella Ela si era rivolta, ha dato ragione alla show girl, condannando la società editrice di quel periodico al pagamento di trentamila euro.

«E' il risarcimento del danno patrimoniale e di quello morale che la signora Weber ha subito dall'illecito utilizzo delle sue immagini fuori dal contesto nel quale erano fin dall'inizio previste», commenta il suo legale, Felice D'Alfonso Del Sordo, un esperto in materia di processi per diffamazione a mezzo stampa.
La vicenda, su cui si è espresso nei giorni scorsi il giudice Rosario Ciancio della prima Sezione civile, prende il via nel dicembre del 1999 quando approda in edicola il numero 13 della rivista "Scoop - Le star a nudo" (pubblicata all'epoca dalla srl Edizioni Pepe). In prima pagina campeggia proprio lei, la "valchiria" di Goleada (il programma sportivo che conduceva a quel tempo su Telemontecarlo) ritratta senza veli e sistemata, grazie a un fotomontaggio, accanto ad un'altra soubrette e modella, destinata anch’essa alla fama televisiva, la svedese Victoria Silvestedt, anch'ella nuda, e con tanto di titolo e sottotitolo, "Gli italiani preferiscono le bionde".
Fin qui, nulla di strano, o perlomeno di illegale, se non fosse che le fotografie di Ela, comprese quelle contenute in altre pagine del mensile, sono state tratte dal calendario realizzato in precedenza dalla Weber stessa per il giornale "Auto Oggi" della Mondadori. E che, inoltre, l'"operazione" era avvenuta senza il diretto consenso dell'interessata. Ela non ci pensa due volte e dà mandato al suo avvocato di agire in sede civile per la tutela della sua immagine privata e professionale.
«I fotogrammi stampati sul calendario - si legge tra l'altro nell'atto di citazione - sono stati duplicati, colorati, ritoccati e quindi diffusi in modo difforme dalla versione originale, generando il convincimento che la signora Weber presti volontariamente la propria opera in attività che possono considerarsi erotiche o che posi per riviste porno».