Articolo molto interessante sotto alcuni aspetti, soprattutto per quel che riguarda le contraddizioni irrisolte della sinistra italiana dal dopoguerra ad oggi e l'analisi della debolezza degli ultimi 15 anni di opposizione.
Non condivido le cause da lui individuate, alcune sono semplificazioni grossolane ed altre vere e proprie inesattezze.
1) nel dopoguerra il fatto che la sinistra fosse più forte della DC semplicemente non è vero. Ed anche se lo fosse stata, gli americani non avrebbero mai accettato un governo composto unicamente da PCI-PSI.
2) La decisione di non epurare i fascisti dalla burocrazia e dall'esercito fu voluta dagli americani per evitare che venisse smantellato lo stato e precipitasse il paese nel caos, oltre ovviamente che per mantenere sotto controllo i comunisti ed evitare che raggiungessero posizioni di controllo. Affermare che il PCI avesse la forza sufficiente ad opporsi alle decisioni della potenza vincitrice che stava occupando militarmente l'Italia è mistificare la realtà. Togliatti aveva capito perfettamente che una insurrezione di stampo comunista in Italia sarebbe stata bloccata col sangue dagli USA.
3) Mi sembra eccessivamente duro col PCI degli anni '70. È vero che il rapporto con i movimenti di quegli anni è stato conflittivo e che alcuni errori sono stati commessi (vedi espulsione del Manifesto). Ma da qui a buttare alle ortiche una strategia che ha portato il PCI ad una speranza realistica di sorpasso sulla DC in un paese occidentale ce ne passa.
4) Un conto è dire che, specie con Napolitano, ci sono state troppe timidezze, un altro è attribuisce al nostro presidente della repubblica poteri inesistenti nella realtà. Se si rifiuta di firmare una legge, è obbligato a firmarla una volta che gli venga presentata una seconda volta, come successo anche a Ciampi (mi sembra con la Gasparri, ma non vorrei sbagliare). Andando allo scontro frontale il rischio è quello di perdere ogni tipo di influenza e di moral suasion sulla stesura delle leggi.