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  1. #101
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    Predefinito Re:Come sempre, due pesi e due misure...

    passata un po' la bufera, qualcuno fa i disegnini a Feltri per spiegargli bene cosa ha combinato

    “La questione non finisce qui”. Sul caso Boffo e sul suo successore

    La scelta del successore di Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” compete all’editore del giornale, cioè alla conferenza episcopale italiana. Si prevede che la decisione finale sarà presa quando, il 21 settembre, si riunirà il consiglio permanente della CEI. Di questo direttivo non fa parte il cardinale Camillo Ruini. Ma è indiscutibilmente “ruiniano” e in continuità con Boffo il candidato numero uno della stessa CEI, Domenico Delle Foglie.

    “Avvenire” infatti, con Boffo direttore, ha fatto tutt’uno col “progetto culturale” lanciato dalla CEI di Ruini, cioè con quello “sforzo gigantesco di trasformare il messaggio della Chiesa in cultura popolare”, come ha detto il rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, in un dibattito a Milano lo scorso 9 settembre.

    Contro la nomina “continuista” di Delle Foglie si agita però un fronte variegato, con il Vaticano in prima fila.

    La segreteria di Stato punta su tre candidati: Roberto Righetto, responsabile delle pagine culturali di “Avvenire” non sempre consonante con Boffo; Giacomo Scanzi, direttore del “Giornale di Brescia” e docente di giornalismo alla Cattolica, molto stimato da Giovanni Maria Vian che dirige “L’Osservatore Romano”; Gianfranco Fabi, vicedirettore del “Sole 24 Ore” e direttore di Radio 24.

    Quest’ultimo potrebbe essere l’uomo del compromesso, nel caso in cui cadesse la candidatura di Delle Foglie. Fabi è esterno agli equilibri cattolici ed ecclesiastici ed è quindi il più accettabile sia dai ruiniani che dagli antiruiniani.

    In ogni caso, la discussione sul futuro di “Avvenire” si intreccia con i giudizi sull’attacco sferrato contro Boffo e il giornale della CEI.

    Il sito www.chiesa ne ha dato conto in tre servizi del 31 agosto e del 3 e 10 settembre.

    Qui di seguito, ecco invece sul caso Boffo l’analisi inedita del professor Pietro De Marco:

    *

    1. Due schieramenti simmetrici, ora espliciti ora coperti, hanno caratterizzato lo scontro nella stampa e nell’opinione pubblica dopo l’attacco del “Giornale” a Dino Boffo (28 agosto), attacco portato in un teatro di polemiche e iniziative del “Giornale” stesso, di “Libero”, e del premier Silvio Berlusconi in prima persona.

    Abbiamo da un lato lo schieramento dell’intelligencija, anzitutto sensibile alla denuncia di “Repubblica” e dell’”Unità” da parte degli avvocati di Berlusconi, ma abile nel situare subito la vicenda Boffo entro il mondo onirico della guerra antiberlusconiana e antigovernativa. A questo automatismo si sono conformate voci cattoliche del laicato militante e della politica, e qualche prelato. Per alcune di queste voci più che di cattocomunismo e cattocomunisti, formula desueta, bisognerebbe parlare di cattomanicheismo e cattomanichei.

    Dall’altro c’è lo schieramento della stampa e di alcuni ambienti del centro-destra, in formazione di attacco: un “surge” deciso a replicare colpo su colpo alla lunga guerra aperta da “Repubblica” e dalla sinistra, e convinto delle ragioni dell’attacco di Vittorio Feltri al direttore di “Avvenire”.

    Boffo è posto per gli uni come vittima e per gli altri come aggressore, in questo caso assieme a “la Repubblica” e De Benedetti, alla famiglia Agnelli, a D’Alema, magari a Fini, insomma al composito pantheon degli “dèi che cadono e si fanno molto male”, come titolava “il Giornale” del 6 settembre scorso.

    È stato talmente comodo e conflittualmente efficace costringere Boffo in questo schema duale, che a pochi è parso utile ricordare che Boffo era altra cosa da un nemico per l’area di governo. Quello che Boffo ha detto ad Alfonso Signorini di “Chi”, fatto salvo il suo diritto a dissentire poi sui tagli e sulle accentuazioni cui il giornalista avrebbe sottoposto le sue frasi, esprime bene una arcinota verità: Dino Boffo e “Avvenire” non erano in nessun modo omologabili ai nemici del premier e del governo.

    Una prima conclusione: Dino Boffo è stato vittima del cosiddetto “fuoco amico” ed è stato difeso da falsi amici.

    Si è cercata la distruzione di Boffo, da parte di Feltri, perché lo si è preso per un nemico, nell’ansia di sparare a vista. Se ne è data, sull’altro fronte, una protezione contingente e strumentale.

    Un errore, quello che ha portato al fuoco amico, con implicazioni pesanti quanto difficili da controllare. Proprio come nella frase attribuita a Boffo, non “minacciosa” ma facile prognosi: “La questione non finisce qui e avrà pesanti conseguenze anche sul fronte politico”.

    Un errore, anzitutto. Basti pensare che Feltri ha ottenuto in un attimo il risultato che anni di circolazione intracattolica di un falso diffamatorio non erano riusciti ad ottenere. Ma non solo. Con l’autogol si offrivano alle sinistre, sia politiche che cattoliche, un pacchetto che comprendeva: la fine di Boffo e della sua sapiente moderazione di “Avvenire” e di altri media; la sanzione di una presunta “fine dell’età ruiniana”; il pretesto per una ennesima campagna contro Berlusconi liberticida e contro il governo; l’occasione per tutta la sinistra di mostrarsi “defensor Ecclesiae” e per i laicati cattolici critici, per gli scontenti della Chiesa “silenziosa e indulgente con premier e governo”, un motivo di alzare la voce e proclamare giunta la stagione della “Chiesa della profezia”, in concreto la mobilitazione dei fedeli, da parte di influenti cleri parrocchiali e organi di opinione ecclesiale, alla militanza contro la moderazione e l’intelligenza delle gerarchie e di “Avvenire”, oltre che contro il governo.

    2. Ma vi è qualcosa di più complesso e di maggiore spessore. Il distruttivo attacco a Dino Boffo è un “lavoro sporco” di sinistra fatto da destra, a solo vantaggio della sinistra.

    In effetti l’Anonimo, ovvero il falso rapporto che diffama Boffo, risulta da molti anni anticipato da lettere anonime equivalenti, inviate ai vescovi a più riprese. La comparsa di queste carte e la loro funzione evidente sono coincise col cambio di guardia nel governo dell’Università Cattolica (cioè con la nomina a rettore di Lorenzo Ornaghi, di cui è in scadenza nel 2010 il secondo mandato) e nell’Istituto Toniolo, che dell’università è l’ente fondatore e promotore, quando in fasi successive la componente laicale “cattolico-democratica” fu messa in minoranza. Boffo stesso entrava nel comitato permanente del Toniolo. Qualcuno non ha mai perdonato all’allora cardinale presidente della CEI, Camillo Ruini, questa profonda innovazione di uomini e indirizzi nell’ateneo dei cattolici italiani. Da tale ostilità, e non dai Sacri Palazzi immaginati à la Dan Brown, proviene il “coltello di Mackie Messer” di cui parla enfaticamente “la Repubblica”.

    L’obiettivo errore diagnostico e strategico di Feltri e di alcuni ambienti conservatori anche cattolici ha prodotto così il successo di uno spericolato uso di dicerie e sospetti da parte di quei nemici reali di Boffo che oggi forse se ne dicono difensori ed estimatori. Il camuffamento dei fatti è tale che qualche ingenuo, nel mondo cattolico conservatore, ha fatto propria l’allucinazione feltriana di un “Boffo di sinistra” e ha pensato a una liberazione di “Avvenire”! Eppure in questa nuova e confusa situazione la risposta al “cui prodest” è inequivoca.

    Lascio da parte la questione dei problemi di governo della conferenza episcopale italiana. Ritengo che si sarebbe potuto difendere Boffo con mosse che chiarissero subito l’assurda alleanza obiettiva di Feltri con un sottobosco ostile alla linea pastorale ed ecclesiale-politica del cardinale Ruini e alla sua eredità; un sottobosco con cui i vescovi non hanno propriamente a che fare. Occorreva, e occorre, far intendere “a destra” che si stava facendo un lavoro sporco a pro di molti nemici, e alle “sinistre” cattoliche di essere compromesse proprio con ciò che stavano deprecando.

    Il nodo critico dell’Università Cattolica e del Toniolo, e la sconcia ritorsione di qualche anonimo per la sconfitta della parte “cattolico-democratica” in Cattolica, era e resta la dimensione politica della cosa, non gli eventuali peccati e reati di Boffo o qualche oscillazione di “Avvenire”. La volontà di non aggravare il disorientamento palese nel mondo cattolico ha certamente prevalso nella CEI, nella concitazione del dopo 28 agosto; purtroppo, però, a danno del discernimento veridico di quanto stava accadendo, della sua portata non contingente e pubblica (altro che “vizi privati” di un singolo!), e senza poter inibire la eventualità di altri calcoli spericolati e suicidi da ogni parte.

    3. Le cose vanno considerate con respiro. Un patologico ipermoralismo da intelligencija invade da mesi, da anni, i quotidiani, i fogli di opinione e i siti della sinistra. L’opinione pubblica cattolica antigovernativa, anche di penna ecclesiastica, ne è coinvolta e si esprime ad esempio nei vaticini allarmistici di nuovo razzismo e fascismo. Il peggio è quando la lettura quotidiana della sfera pubblica è segnata da una discriminazione secondo il valore; e uomini e atti del potere avverso sono trasformati in “inimici” personali, non “hostes” pubblici e politici. Uno sviluppo perverso, entro l’equilibrio della politica occidentale, è che il privato del sovrano diviene politico, contro la dottrina classica dei due corpi del re. Così il privato è spiato non per tutelare alcuno o alcunché, ma per colpire l’avversario pubblico e il suo potere legittimo, tradendo le regole della sfera politica.

    Un dualismo gnostico – a piena conferma del celebre teorema di Eric Voegelin – ha prodotto il mito di una presenza malvagia che ha contaminato il paese. L’intelligencija ha vissuto con angoscia la propria sconfitta nell’ultimo quindicennio politico come avvento di un universo alieno, sotto il dominio di un demiurgo inferiore, cieco e malevolente. L’odio dell’intelligencija alla persona del premier è odio ontologico. Anche Boffo era da anni un bersaglio, non minore, di questo odio, tradotto nelle forme e nei linguaggi del conflitto intracattolico.

    Aver reso esecutivo da parte del “Giornale”, dunque dal lato di chi governa, ciò che nella prassi dell’intelligencija resta spesso solo un conato impotente di opposizione al Principe, è un tragico errore da non ripetere. Nell’abbondante letteratura sul “fuoco amico” vi è un capitolo importante su come distinguere senza errore, sul teatro delle operazioni, l’amico dal nemico. Sarà opportuno adattare analogicamente quelle tecniche di identificazione alla sfera politica, sperando e operando perché le numerose, e già leggibili, conseguenze dell’aggressione a Boffo possano essere neutralizzate o contrastate.

    (Di Pietro De Marco, Firenze).

  2. #102
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    Predefinito Re:Come sempre, due pesi e due misure...

    cal451 ha scritto:
    sabato 29 agosto 2009

    Shit Hits the Fan

    Fuori da ogni ipocrisia, questa storiaccia di Boffo che Feltri ha deciso di rendere pubblica (spontaneamente o su ordinazione, poco importa) era nota a larghi settori del mondo dell'informazione da mesi, e in qualche caso da anni. E quanto scrivo "larghi", intendo "sconfinati", visto che lo sapeva perfino il sottoscritto. Era dunque solo questione di tempo - e di opportunità politica - prima che uscisse fuori in maniera così dirompente. Adesso qualcuno si scandalizza. Qualcuno, che non ha battuto ciglio per la pubblicazione di registrazioni di telefonate private senza alcuna rilevanza penale ("il popolo deve sapere"), parla di "giornalismo spazzatura" per la pubblicazione di fatti relativi a una sentenza. Per me il patteggiamento non è mai stato un'ammissione di colpevolezza, ma in moltissimi hanno sempre sostenuto il contrario, soprattutto durante gli anni di Tangentopoli. Adesso questa masnada giustizialista, che non ha mai avuto un briciolo di rispetto per la privacy, la dignità e i sacrosanti-affari-propri altrui - pur di fare fuori l'avversario politico di turno - si muove come un sol'uomo contro l'oltraggio di chi ha osato scrivere la verità. Shit hits the fan, dicono gli americani. E "la cacca che ha colpito il ventilatore", ormai, è destinata schizzare un po' ovunque, imbrattando quel poco che resta della civiltà del nostro dibattito politico. Prima di prendersela con il ventilatore, però, sarebbe il caso di riflettere su chi - da ormai una quindicina d'anni - si è costruito carriere politiche, giudiziarie e giornalistiche (e in qualche caso fortune economiche) annusando, accarezzando, coccolando, diffondendo e spesso mangiando tonnellate di questa cacca.


    http://ideazione.blogspot.com/2009/0...-hits-fan.html
    Ah oggi Feltri, rispondendo ad una lettera(!) di una lettrice, ammette en passant che il caso Boffo era una bufala.


    La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.

    si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità.


    http://www.ilgiornale.it/interni/bof...e=0-comments=1

    Possiamo quindi, dopo 3 mesi, identificare agevolmente sia la merda, che il ventilatore

  3. #103
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    Predefinito Re:Come sempre, due pesi e due misure...

    ...se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.

    Direi che il "ventilatore", purtoppo, non lo conosciamo...

  4. #104
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    Predefinito Re:Come sempre, due pesi e due misure...

    Direi che se non si verificano le fonti prima di massacrare un privato cittadino "sbattendo il mostro in prima pagina", si sa benissimo chi è il ventilatore.
    In hoc Silvio vinces.

  5. #105
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    Predefinito Re:Come sempre, due pesi e due misure...

    cal451 ha scritto:
    ...se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.

    Direi che il "ventilatore", purtoppo, non lo conosciamo...
    visto che fai fatica te lo dico io chi e' il ventilatore: Vittorio Feltri.

    Lascio a te immaginare chi sia la m....


    PS chi ha scritto lo pseudoarticolo che hai postato 3 mesi fa, farebbe meglio ad andare a nascondersi se avesse una dignita'.

  6. #106
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    Predefinito Re: Come sempre, due pesi e due misure...

    ripesco questa discussione di 2 anni fa facendo notare due cose

    a) Feltri se n'e' andato dal Giornale un anetto fa e ora pare stia per tornare al posto di Sallusti, uno che perfino il B. s'e' reso conto che combina guai a iosa

    b) ieri sul giornale c'erano spiattellate un paio di intercettazioni (giusto per rimanere in topi sui due pesi e le due misure: i calciatori del napoli si, il presdelcons no) http://www.ilgiornale.it/interni/lo_...e=0-comments=1

 

 
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