Dunque l' unico modo per liberarsi di questa condanna bio-politica era per i giudici della Corte l' approvazione del referendum antiproporzionale. Altrimenti, non si sarebbe potuto parlare della Consulta come di un organismo neutrale rispetto alla ragion di partito. Dunque i giudici erano avvertiti: o decidevano in base a un criterio di opportunità (l' opportunità politica, unita alla loro opportunità personale) oppure sarebbero stati delegittimati. Tutto era già scritto: naturalmente, "per spirito liberale", come sempre si mascherano queste operazioni. Ora, molto semplicemente, vediamo gli effetti di questa strategia della delegittimazione che si sta dispiegando, dopo che la strategia dell' intimidazione non è andata in porto. Abbiamo un' altra istituzione dello Stato additata ai cittadini come serva dei partiti e prigioniera della viltà di parte; l' opinione pubblica eccitata per la sottrazione fraudolenta e partigiana - questo è il punto - di un suo diritto, mentre invece è ovvio che il referendum diventa tale dopo il perfezionamento del giudizio di ammissibilità della Corte, non prima; la commissione bicamerale che sta per iniziare i suoi lavori già denunciata in pubblico come beneficiaria dello scippo referendario, perché luogo privilegiato d' azione della "cupola partitocratica". Questo è il risultato di un' operazione politica di pressione, di pregiudizio e di intimidazione nei confronti di una sentenza che può anche essere giudicata un errore, ma non può essere presentata come una strage dei diritti democratici o un avvio di fascismo. Questo è feroce e inaccettabile, come dice Norberto Bobbio. Soprattutto per chi si dice liberale. - Ezio Mauro
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