Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Jun 2009
    Messaggi
    682
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Marcuse: L'anti operaista che visse nel futuro

    L'anti operaista che visse nel futuro

    Ne L'uomo a una dimensione che comparve negli Stati Uniti nel 1964 ed è uno dei suoi libri più influenti, Herbert Marcuse dichiarava di prevedere per la classe operaia un destino di integrazione al sistema capitalistico. Di conseguenza proponeva di spostare l'attenzione politica dalla sfera del rapporto di produzione alla sfera delle marginalità extra-produttive. L’analisi di Marcuse ebbe effetti importanti nella cultura giovanile del tempo, perché preparava il terreno al movimento degli studenti come forza principale della lotta anticapitalistica, in sostituzione della classe operaia – integrata e dunque irrecuperabile alla lotta rivoluzionaria.

    “Nel libro di Marcuse i giovani del '68 trovarono gli argomenti e le parole atte a conferire forma definita a un'idea che in un modo meno articolato circolava già da tempo in Europa. Era l'idea che le società europee, uscite ormai da oltre vent'anni dall'esperienza del fascismo e della guerra, fossero in realtà società bloccate. (…) Bloccate anche sul piano della speranza di un cambiamento futuro, perché i giovani consideravano la maggior parte della classe operaia, e con essa i partiti delle sinistra tradizionale che li rappresentavano, ormai integrata nel sistema sociale esistente, e quindi non più credibile come soggetto storico capace di imporre innovazioni radicali.” (Luciano Gallino, Nota a L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino 1967, p. 262).

    Dagli studenti che erano (o credevano di essere) esterni al processo produttivo, veniva una speranza di cambiamento che la classe operaia aveva abbandonato, perché la sindacalizzazione, l'economicismo, il benessere, il consumismo, avevano prodotto un effetto di integrazione sociale al sistema capitalistico. Quest’idea circolò largamente in quegli anni, e fu parte della coscienza studentesca.
    Marcuse prevedeva nel 1964 un periodo di crescente pace sociale, nella quale gli studenti dovevano agire come portatori di una coscienza umanistica minacciata.

    “Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico.” (H. Marcuse, L'uomo a una dimensione, op. cit., p. 21).

    Lo sviluppo tecnologico e il principio funzionalistico producono un’integrazione sociale il cui effetto è un annullamento delle dinamiche conflittuali e potenzialmente rivoluzionarie.

    “Il nuovo mondo tecnologico del lavoro porta a indebolire la posizione negativa della classe lavoratrice: questa non appare più come la contraddizione vivente della società costituita...Il dominio prende veste di amministrazione.” (H. Marcuse, op.cit., p. 51).

    Oggi, a distanza di alcuni decenni, nel discorso marcusiano vediamo considerevoli elementi di prefigurazione: l'affermazione secondo cui «il dominio prende veste di amministrazione» va ripensata alla luce della creazione di un sistema di automatismi economico-finanziari apparentemente senza alternative.
    In Italia il pensiero marcusiano fu accolto in maniera molto critica, soprattutto da parte del pensiero operaista. Il suo pensiero distingue in maniera meccanica tra lotta salariale implicitamente economicista e integrata, e lotta politica rivoluzionaria. Non riesce a cogliere il carattere politico della rivendicazione salariale. In secondo luogo il discorso di Marcuse portava a un’esaltazione della separatezza della figura studentesca rispetto al ciclo di produzione capitalistica.





    Eppure Marcuse, in quegli stessi anni, si poneva il problema del rapporto tra forme del pensiero e forme della produzione sociale, e ripensava la funzione della tecnica come processo di sottomissione del pensiero.

    "il tratto distintivo dell'operazionismo, rendere il concetto sinonimo dell'insieme corrispondente di operazioni, ricorre nella tendenza del linguaggio a considerare i nomi di cose come se indicassero al tempo stesso il loro modo di operare, e i nomi di proprietà e i processi come simboli dell'apparato usato per rilevarli o produrli. È il ragionamento tecnologico, che tende a identificare le cose con la loro funzione. "(H. Marcuse: L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1967, pag. 104)

    Il quadro di riferimento del pensiero marcusiano è la dialettica hegeliana, della quale riafferma la funzione dinamica, in opere come Ragione e rivoluzione e come L'ontologia di Hegel, che propongono del pensiero hegeliano una versione inquieta, centrata sulla negatività, sulla processualità, sulla scissione. Ne L'uomo a una dimensione scrive:

    "L'universo totalitario della razionalità tecnologica è l'ultima incarnazione dell'idea di Ragione."(Marcuse: op.cit. pag. 139)

    Se L’Uomo a una dimensione è il libro che ha ispirato le correnti tecnofobe della cultura dei movimenti, Eros e civiltà uscito in Italia nel 1967, ispira le correnti tecnofile che alla tecnologia attribuiscono un ruolo ambiguo ma potenzialmente liberatorio.
    In questo libro Marcuse parla delle potenzialità liberatorie che la tecnologia contiene, e contrappone alla riduzione funzionalista la dinamica della ragione che si realizza. Eppure, sia pure in maniera idealistica, Marcuse qui coglie un punto essenziale del divenire tardocapitalistico: la tendenza verso la piena integrazione tra Logos e produzione, per il tramite della tecnologia. È il processo di digitalizzazione del mondo che è all'orizzonte della tendenza descritta da Marcuse: la digitalizzazione come paradossale realizzazione del panlogismo hegeliano nella sua versione a-dialettica, depotenziata, quieta.

    "La dinamica ininterrotta del progresso tecnico è ormai permeata di contenuto politico, e il Logos della tecnica è stato riformulato nel Logos della servitù senza fine. La forza liberatrice della tecnologia, - la strumentalizzazione delle cose - si muta in catena che blocca la liberazione, in strumentalizzazione dell'uomo."
    (H. Marcuse: op.cit.pag. 173)

    E' ben evidente che sulla scena storica dell'epoca contemporanea, seguita al crollo delle ideologie politiche nella vita sociale delle genti domina l'inessenziale, la rivendicazione particolaristica, i nazionalismi, i regionalismi, i razzismi: la differenza si vuole identità. Ma l'identico si realizza in un'altra sfera, quella dell'Informazione. E questa sfera sussume ogni spazio dell'ambiente umano sostituendo alla percezione storica del tempo una percezione digitale.
    La produzione dell'identico si delinea come programma generativo di una successione di stati che escludono l'inessenziale definendolo. La differenza é così, non risolta (come l'idealismo pretendeva) ma residualizzata. Algoritmi, non essenze, non finalità, generano la successione delle configurazioni codificate.
    La società informatizzata può essere intesa da questo punto di vista come il Panlogismo realizzato.
    Il Sapere Assoluto si incarna nell'universo delle macchine intelligenti. La totalità non é la Storia, ma l'insieme virtuale delle interconnessioni previste e predeterminate dall'universo delle macchine intelligenti.
    La logica hegeliana si é così inverata attraverso l'informatica, dato che nulla é vero se non è registrato nell'universo delle macchine di elaborazione e di telecomunicazione. La totalità generativa delle macchine logiche ha preso il posto della totalità finalistica di tipo hegeliano.
    Mentre la barbarie politica del fascismo e del comunismo autoritario (che hanno tentato di realizzare nel ventesimo secolo il progetto hegeliano) non ha potuto in alcun modo sormontare o rimuovere la montagna di violenza, di morte e di sofferenza che il processo di abolizione comportava, la tecnobarbarie è levigata generazione di simulacri prodotti da un algoritmo.

    Bifo

    Viva la Comune

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Jun 2009
    Messaggi
    682
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Rif: Marcuse: L'anti operaista che visse nel futuro

    Imparammo a leggerlo coralmente

    Non so chi inventò la triade “Mao-Marx-Marcuse” come summa della cultura sessantottina. Probabilmente fu una sintesi giornalistica, che ebbe successo anche per l’allitterazione – Ma-Ma-Ma, quasi l’inizio di una filastrocca infantile - che consentiva. In ogni caso, chi ha fatto il Sessantotto lo sa: leggevamo di tutto, certo il Marx (quello giovane, dei “Manoscritti del ‘44” e quello maturo dei “Grundrisse”), certo il Mao delle inchieste e dei saggi sulla contraddizione (il libretto rosso lo agitava, in buona fede, soltanto qualche frangia emme-elle, per lo più dislocata dalle parti di Milano), certo il Marcuse di “Eros e Civiltà” e de “L’uomo a una dimensione”. Ma leggevamo anche tante altre cose: la “Lettera a una professoressa” fu davvero un best seller; il “Diario” del Che in Bolivia stava sul comodino di ogni studente del movimento, accanto all’ultimo numero dei “Quaderni piacentini” e della “Monthly Review”; e i più sofistificati (che erano un buon numero) non trascuravano Proust, Kafka, Thomas Mann, Joyce, o il teatro di Brecht o la rilettura dell’”Antologia di Spoon River”. Il fatto è che “leggere”, in quella felice stagione, non voleva dire soltanto prendere un testo, classico o moderno che fosse, e concentrarsi, nella propria stanzetta, nel rapporto con quelle pagine e quelle parole: si “leggeva” anche coralmente, si apprendeva dalla lettura diretta che aveva fatto qualcun altro, magari più grande e sapiente, si discuteva, incessantemente, dei libri e delle idee essenziali che nei libri erano contenute. Difficile spiegare quel clima, oggi che non tutto questo non succede più (oggi succede che di un libro si parla animatamente con il proprio partner, con un amico, magari a cena, perfino, in qualche raro caso, in un seminario o in un convegno). Ma quella lettura che milioni di giovani facevano “in simultanea” era ben altra cosa: era l’essere-nel-mondo di una generazione che andava da Berkeley a Tokyo e che aveva una voglia matta di cambiare il mondo.
    Marcuse fu una di queste letture, corali e mondiali. Non era certo “uno di noi”, che avevamo cominciato buttando all’aria il potere dell’Accademia, era un filosofo ebreo-tedesco di gran fama, emigrato in America, che aveva cominciato a scrivere saggi fin dagli anni Trenta, in particolare rileggendo Hegel “da sinistra” e da un’ottica rigorosamente marxiana. Era no dei grandi pensatori della Scuola di Francoforte, quella che aveva inventato il “pensiero negativo”, la critica radicale del sistema, la denuncia del consumismo e dell’”industria culturale”. Ma, a differenza di Horkheimer che invecchiando era diventato reazionario e di Adorno, che aveva vissuto malissimo l’esplosione del movimento, Marcuse – dall’Università di San Diego, California,, non lontano da Berkeley dove la “contestazione” era nata e cresciuta – dichiarò il suo appoggio agli studenti. Con qualche distinguo, certo, ma con sostanziale convinzione – una scelta all’epoca alquanto rara. Ciò che non poteva lasciarci indifferenti. Infatti, l’illustre Professore, all’epoca settantenne, fu anche una star “politica” europea: girò le principali università del vecchio continente, tenne conferenze, discusse con i giovani, insomma accettò di essere un interlocutore diretto, oltre che un nume ispiratore. Quando venne a Roma, il teatro Eliseo si riempì di una folla strabocchevole, come se fossero arrivati i Beatles o gli Stones: chi c’era, parla di una serata memorabile, e di un evento irripetibil (e sì che quel teatro di eventi con la E maiuscola ne aveva e ne avrebbe vissuti). Forse, l’incontro fu epocale più dal punto di vista della partecipazione e del clima che non del merito - le cronache, non so quanto “obiettive”, riferiscono anche di una diffusa delusione, quando il professore, sommerso da una valanga di interrogativi politici, strategici e filosofici, tagliò presto la corda e una voce dal fondo gridò che “doveva andare a cena con Luisa Spagnoli”. Ma il Sessantotto era fatto così – incontentabile e pronto a contestare tutto, anche i suoi padri più amati.

    Ma fu veramente amato Herbert Marcuse? Di sicuro, l’influenza che esercitò fu grande, anche presso coloro che non condividevano, in parte o in toto, le sue idee. Tra i suoi fans più convinti ricordo Mauro Rostagno, quando spiegava, in concitate assemblee e riunioni, che non si poteva ridurre la rivoluzione alla sfera economica e sociale e che, insomma, se non si superava la “repressione addizionale” che il capitalismo porta con sé, se non si andava oltre il “principio di prestazione”, se non si riusciva a far nascere il “soggetto libidico” e una nuova era di trionfo del “principio del piacere”, saremmo finiti, da capo, nella società sovietica. Erano le tesi, più o meno, di “Eros e civiltà” (che più d’uno associò alla più marxista “Rivoluzione sessuale” di Wilhem Reich). Ma non si rischiava così di ridurre la stessa rivoluzione ad un fatto “sovrastrutturale”, tutto nel solco freudiano, e alla fine idealistico? Tanto più che Marcuse, anche sulla scorta dell’esperienza americana, parlava di un’ormai consumata “integrazione” della classe operaia nel sistema – un’analisi o una previsione in quel momento infondate, almeno per l’Italia alla vigilia dell’autunno caldo e dell’epopea metalmeccanica. Sia i marxisti ortodossi sia gli operaisti, insomma, diffidavano del “marcusianesimo”. E per ragioni che andavano oltre la difesa della centralità operaia: la critica radicale dell’idea di progresso, tipica di Marcuse (ma di tutta la Scuola di Francoforte), che non risparmiava (per esempio nell’”Uomo a una dimensione”) né la tecnologia né la scienza, metteva in discussione uno dei caposaldi della sinistra e della sua cultura politica. Se non era più dato un progresso costante e sostanzialmente lineare, riconoscibile in vere e proprie “leggi della storia”, se non si trattava più di far esplodere, al momento opportuno, la contraddizione tra “forze produttive” e “rapporti di produzione” (in quanto quelle forze produttive erano malate, inquinate, corrose), che ne sarebbe stato della nostra possibilità di vincere? Marcuse era, in fondo, soprattutto un filosofo profondamente pessimista quanto al destino possibile dell’umanità: non fu l’unica, ma forse fu la più pesante delle accuse che gli vennero rivolte. Il “pensiero negativo”, con la sua analisi-choc della “levigata, ragionevole, democratica non libertà” che caratterizza la società capitalistica e la sua totalità repressiva, con la sua battaglia contro i consumi di massa (compreso quello legato alla falsa libertà sessuale), non prometteva, no, paradisi in terra o agevoli percorsi di liberazione.
    Non so fino a che punto Marcuse aveva ragione – certo ebbe molte ragioni, più di quante non fossimo, allora, in grado di capire. E comunque non potemmo non soggiacere al fascino del suo messaggio essenziale: antirepressivo, antiautoritario, anticonsumistico. E teso alla liberazione di un’arma nonviolenta per eccellenza, come la fantasia e l’immaginazione. Erano le nostre stesse parole d’ordine, alla fin fine – “la fantasia al potere”, “non cunsumate Marx”. In questo senso, l’incontro del ’68 con Marcuse è stato davvero autentico. “All’uomo bastano sei ore per dormire, due ore per amare, le altre per la rivoluzione”: così stava scritto, a caratteri cubitali, sui muri dell’Aula 1 della Facoltà di filosofia, a Pisa. Ci rimase per almeno dieci anni – poi arrivarono i pittori.

    Rina Gagliardi

    Viva la Comune

 

 

Discussioni Simili

  1. L’uomo che visse nel futuro
    Di Mitchell nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 07-08-13, 14:16
  2. Chi ha dimenticato Marcuse?
    Di Arthos nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 56
    Ultimo Messaggio: 28-11-08, 14:22
  3. La patch che visse tre volte.
    Di Max72 nel forum Scienza e Tecnologia
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 18-09-06, 14:20
  4. Visse d'Arte...
    Di pcosta nel forum Hdemia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-12-04, 19:04
  5. Marcuse: epicuro del '68
    Di Timothy nel forum Hdemia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 31-12-02, 00:14

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito