http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=11741
Alla Camera dei deputati il doppio colpo di scena: il governo rinuncia alle ronde spostandole in un disegno di legge parallelo, poi la maggioranza viene battuta (è la seconda volta) sulla norma che prolunga i tempi di permanenza dei clandestini nei Cie grazie ai voti di 17 franchi tiratori. Continua il braccio di ferro tra la Lega e un pezzo del Pdl, Maroni invoca l’intervento di Berlusconi. Caso anche tra le opposizioni: dieci dipietristi si astengono sull’emendamento che ha affossato la norma sull’immigrazione.
Il decreto sicurezza va in frantumi. Alla Camera, in due riprese, vengono colpite duramente due norme simbolo della politica della maggioranza, e più specificatamente della Lega nord. Prima dell’apertura dei lavori, di fronte alla compatta contrarietà delle opposizioni, il governo ha deciso di spostare nel disegno di legge parallelo il provvedimento che istituisce le ronde contro cui, tra gli altri, avevano rivolto critiche sia il Consiglio superiore della magistratura che i sindacati delle forze dell’ordine. Subito dopo, un voto segreto - su due emendamenti, del Partito democratico e dell’Udc - ha affossato la norma che prolunga da due a sei mesi i tempi di permanenza degli immigrati clandestini nei Centri di identificazione ed espulsione. Il secondo evento, in particolare, ha mandato su tutte le furie i leghisti, che si erano visti riservare stesso trattamento sulla medesima norma in una votazione al Senato sul pacchetto sull’immigrazione, tanto che erano stati costretti a spostare il provvedimento in quest’altro decreto.
Alla seconda bocciatura la Lega ha abbandonato furiosa l’aula della Camera. Grande nervosismo tra i deputati del Carroccio che subito si sono radunati in Transatlantico, prima di riunirsi con i ministri e Umberto Bossi. "Questo voto è apparso come un tradimento", ha commentato Marco Reguzzoni, "almeno 20-30 deputati della maggioranza hanno votato per l’abrogazione" dell’articolo. "Quello lì ha messo la fiducia su tutto e non l’ha messa su questo decreto", ha urlato un altro deputato leghista. Il Pd si è subito dichiarato disposto a ritirare gli emendamenti e a votare a favore del decreto se fosse mantenuta la decisione di tirar via le ronde e le norme sugli immigrati.
A conti fatti, si registravano in seguito ben 17 franchi tiratori nella maggioranza, presumibilmente tutti nel Popolo della libertà. Non è la prima volta che al Carroccio si fa lo scherzo di sabotare le norme più simboliche, in una sorta di contraltare al gioco alla visibilità che tanto piace agli uomini di Bossi.
Tanto che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha dichiarato nella conferenza stampa convocata subito dopo: "Chiederò un incontro al premier domani prima del Consiglio dei ministri per chiedere il suo impegno personale" per sostenere le norme sull’immigrazione visto che "il ministero dell’Interno è stato già battuto due volte. Non intendo più impegnare il Viminale e il ministro dell’Interno su questo tema, perché per due volte le nostre iniziative sono state smentite dal voto dei franchi tiratori. Chiederò al presidente del Consiglio di farlo lui, perché evidentemente io non riesco a farlo e lo ammetto". Maroni si è rivolto più volte a Berlusconi come "capo del Pdl", a sottolineare la natura politica dello strappo. Il ministro ha parlato poi di "indulto per il clandestini" a annunciato che dal 26 aprile ne torneranno liberi, a seguito dell’affossamento del prolungamento della permanenza, più di mille.
Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, è sbottato: "Chi ha votato a favore dell’emendamento ci dia il suo indirizzo, glieli mandiamo a casa i clandestini". Mantovano ha previsto "conseguenze gravissime" all’interno della maggioranza. Il segretario del Partito democratico Dario Franceschini si è compiaciuto: "Io sono stato a Lampedusa e chi come me ha visto direttamente cosa comporti una norma di quel tipo, in quali ingiuste condizioni vivano gli immigrati nei centri di permanenza, può capire l’importanza di questo voto".
Ma anche tra le file dell’opposizione si è registrato un caso: tra le file dell’Italia dei valori si sono contate dieci astensioni sul voto che ha stroncato la norme sui Cie. L’ex segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano ha commentato: "Mentre per la prima volta gli istinti xenofobi e razzisti hanno una battuta di arresto, nel voto di Idv sull’emendamento al dl sicurezza vedo la conferma di un soggetto che altro non è se non la variante della cultura della destra".
Una bufera, insomma. Che ha oscurato l’importante avvenimento della mattinata. In conferenza dei capigruppo, il governo ha annunciato la messa da parte delle ronde. Il motivo dichiarato era l’ostruzionismo dell’opposizione, ma molti hanno indicato anche i tempi brevi per il varo del decreto e la scarsa propensione del premier a porre la fiducia anche su questo provvedimento.
Sia Maroni che il capogruppo della Lega nord Roberto Cota hanno smentito la retromarcia parlando invece di "passo laterale", il ministro Roberto Calderoli è stato più loquace spiegando il senso della decisione: "È una cosa che abbiamo fatto senza gioia, ma per senso di responsabilità. In ogni caso c’è l’impegno di Berlusconi a farle in un secondo momento". Calderoli ha detto che la richiesta di stralciare le ronde sarebbe venuta direttamente da Silvio Berlusconi, che ha addotto come motivazione la necessità di concentrarsi sul fronte abruzzese.
Il 19 marzo scorso, alla vigilia del congresso di scioglimento di Alleanza nazionale, Berlusconi aveva criticato questo provvedimento, dicendo che "noi non la sentivamo come cosa perché pensavamo che sarebbe stata presa come poi è stata presa dall’opposizione e quindi dai media, ossia come la volontà di sostituirci a Polizia e forze dell’ordine". Alla fine, l’hanno stralciato.




Rispondi Citando
