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Discussione: Clinton dixit

  1. #1
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    Predefinito Clinton dixit

    Solo io ho trovato interessante questo discorso?

    La diffusione delle reti d’informazione sta formando il nuovo sistema nervoso del nostro pianeta. Quando qualcosa accade ad Haiti o nell’Hunan lo veniamo a sapere in tempo reale, e da persone reali, e possiamo reagire subito. Il team di soccorritori Usa e la ragazza sepolta sotto le rovine di un supermarket hanno comunicato in un modo che era impossibile solo una generazione prima.

    È stata salvata grazie a un sms. Mentre siamo qui chiunque di voi, o dei vostri figli, può trasmettere la nostra discussione a miliardi di persone in tutto il mondo utilizzando gli strumenti che ci portiamo dietro ogni giorno.

    Sotto molti aspetti, l’informazione non è mai stata così libera. Perfino nei Paesi autoritari le reti d’informazione aiutano la gente a scoprire cosa sta accadendo e costringono i governi a tener conto dell’opinione pubblica. Ma in questa esplosione senza precedenti di connettività, dobbiamo anche riconoscere che le tecnologie non sono soltanto una benedizione. Sono strumenti che possono venire utilizzati contro il progresso e i diritti politici. Come l’acciaio può venire usato per costruire ospedali o mitragliatrici, e l’energia nucleare può riscaldare le città piuttosto che distruggerle. Le stesse reti che aiutano a organizzare movimenti per la libertà permettono ad Al Qaeda di diffondere l’odio e incitare alla violenza contro gli innocenti. E le tecnologie che possono rendere i governi più accessibili e trasparenti vengono utilizzate per reprimere il dissenso e negare i diritti umani.

    Per loro natura, le nuove tecnologie non si schierano nella lotta per la libertà e il progresso. Gli Stati Uniti invece sì. Noi vogliamo un solo Internet al quale tutta l’umanità ha accesso eguale per attingere conoscenze e idee. La sfida potrebbe essere nuova, ma la nostra responsabilità nell’aiutare il libero scambio di idee risale agli albori della nostra repubblica, e oggi riteniamo cruciale garantire agli utenti di Internet alcune libertà fondamentali.

    La prima è la libertà di espressione. Che non si limita più alla possibilità per i cittadini di scendere in piazza. I blog, le e-mail, i network sociali e i messaggi hanno inaugurato nuovi luoghi di scambio di idee, e sono diventati i nuovi bersagli della censura. In questo momento censori governativi stanno lavorando furiosamente per cancellare dalla storia le parole che sto pronunciando. Muri virtuali vengono eretti al posto di quelli di pietra. Alcuni Paesi hanno costruito barriere elettroniche per impedire l’accesso a parte della rete globale. Cancellano parole, nomi e frasi chiave dai motori di ricerca. Violano la privacy dei cittadini. Una nuova cortina d’informazione sta scendendo su parte del mondo, dove i video e i blog sono ormai il samizdat dei giorni nostri.

    Tutte le società riconoscono limiti alla libertà di espressione. Non tolleriamo coloro che incitano alla violenza, come gli agenti di Al Qaeda. Ma queste sfide non devono diventare una scusa per i governi per violare sistematicamente i diritti e la privacy di coloro che usano Internet per fini politici pacifici.

    È necessaria anche la libertà di religione, Internet può costruire un ponte tra credenti di diverse confessioni. Ma alcune nazioni usano Internet per ridurre al silenzio i credenti di diverse religioni. È necessaria la libertà dal bisogno. Nel nostro mondo il talento è distribuito universalmente, a differenza delle opportunità. Oggi nel mondo ci sono 4 miliardi di cellulari, molti dei quali sono in mano ad ambulanti, guidatori di risciò e altre persone che storicamente non avevano accesso all’istruzione e alle maggiori opportunità. Le reti d’informazione sono un grande livellatore e dobbiamo usarle per aiutare la gente a uscire dalla povertà.

    Bisogna anche essere liberi dalla paura. Qualcuno userà le reti globali per scopi oscuri: estremisti violenti, cartelli criminali, predatori sessuali e governi autoritari. Gli Stati, i terroristi e coloro che agiranno per loro mandato devono sapere che gli Usa difenderanno le nostre reti. Chi cercherà di interrompere il libero flusso dell’informazione mette a rischio la nostra economia, il governo e la società civile. Paesi o individui che lanciano cyberattacchi devono pagarne le conseguenze. In un mondo interconnesso, l’attacco alle reti di una nazione può significare un attacco a tutti.

    Infine vorrei invocare la libertà di connettersi. Che oggi equivale alla libertà di assemblea nel cyberspazio. In Iran, Moldova e altri Paesi l’organizzazione online è stata cruciale per promuovere la democrazia. E perfino in democrazie consolidate come gli Usa abbiamo visto la potenza di questi strumenti che hanno cambiato la storia. Vi ricorderete ancora le presidenziali del 2008.

    Perseguire queste libertà è giusto. Ma è anche intelligente. Così possiamo allineare i nostri principi, i nostri obiettivi economici e le nostre priorità strategiche. Nessuno stato, gruppo o individuo deve rimanere schiacciato dalle macerie dell’oppressione. Non tollereremo che qualcuno venga separato dalla comune famiglia dell’umanità dai muri della censura. E non possiamo più rimanere in silenzio solo perché non sentiamo le loro grida.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=
    \"La Giustizia è il potere dei senza potere\"
    Vaclav Havel

  2. #2
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    Predefinito Re:Clinton dixit

    Finita luna di miele Usa-Cina

    La questione di Google sta avvelenando i rapporti bilaterali ma Pechino vorrebbe ancora arginare la deriva
    di Francesco Sisci


    PECHINO -- Se non è la fine del breve matrimonio del G2 tra Usa e Cina comunque il crescendo di botta e risposta sulla questione del motore di ricerca statunitense Google pare proprio la fine della loro luna di miele.

    Ieri Pechino ha respinto con durezza le accuse lanciate dal segretario di stato americano Hillary Clinton contro la mancanza di libertà su Internet in Cina prendendo spunto dalla minaccia di Google di uscire dal paese asiatico dopo un tentativo di pirateria informatica cinese.

    Il portavoce del ministero degli esteri di Cina Mao Zhaoxu in una nota ha negato le imputazioni americane e ha “sollecitato gli Usa a rispettare i fatti e smettere di usare la cosiddetta libertà di internet per rivolgere accuse senza fondamento contro la Cina.”

    I fatti, secondo Pechino, sono che la questione di Google riguarda una complessa trattativa commerciale tra il governo e il gigante informatico, non la politica o la censura. Google infatti, quando le condizioni gli erano favorevoli, aveva accettato di essere in Cina secondo le regole cinesi.

    Più diretto e meno diplomatico è stato quanto ha scritto il popolare quotidiano Tempi Globali rivolto al pubblico cinese.

    “La cosiddetta libertà di internet americana è libertà sotto controllo americano,” ha detto il giornale riferendosi al fatto che anche il governo statunitense, come quello cinese, cerca di esercitare forme di gestione della rete. “Ci sono idee balzane in America che rendono la libertà di internet una politica di stato da predicare in altri paesi,” ha aggiunto Tempi globali.

    Qui la questione di Google si divide e si complica in Cina: c’è un impatto di politica di governo e di relazioni tra popolo cinese e americano.

    Sulle questioni di governo, funzionari cinesi hanno invitato a smorzare i toni, avvertendo che vi sono complesse questione bilaterali ancora da chiudere: la vendita di armi americane a Taiwan, la visita del Dalai Lama a Washington, entrambe osteggiate da Pechino, la questione del deficit commerciale americano verso la Cina. Tutte questi sono grossi problemi che rischiano di incrinare i rapporti ma che in realtà dovrebbero avere trovato dei modi di gestione che accontentano le parti.

    Più delicato è invece l’appello della Clinton sulla libertà di internet, che sembra riecheggiare appelli alla libertà di opinione lanciati dall’Occidente verso l’Urss oppressore. Solo che i cinesi di oggi non sono i cittadini sovietici di ieri.

    Secondo esperti di internet cinesi, i quasi 400 milioni di utenti del web di qui non si fidano del loro governo, che cerca di intromettersi nelle loro vite virtuali in rete, ma non si fidano nemmeno di altri governi, come quello americano, che ritengono ugualmente colpevoli di invasioni nella privacy dei cittadini.

    Ai tempi dell’Urss, molti cittadini sovietici si fidavano più degli appelli americani alla libertà che delle promesse di Mosca, ma in Cina è il contrario, se messi alle strette i cittadini si fidano più di Pechino.

    “Molta gente pensa: se Google era un vero paladino della libertà, perché fino ad adesso ha accettato le censure imposte dal governo cinese? Perché pensava che gli convenisse e ora pensa che non gli conviene più – spiega un esperto cinese – Perché ancora non ha abolito queste censure e non è uscita dal mercato cinese? Perché sta conducendo una trattativa commerciale con Pechino. Se le cose stanno così quali sono i veri fini di questa dichiarazione della Clinton? E comunque come non ci si può fidare delle censure di Pechino così non ci si può fidare né di Google né della Clinton.”

    In effetti, c’è stato un impatto profondo nelle relazioni bilaterali, secondo Shi Yinhong, professore di relazioni internazionali all’Università del popolo di Pechino.

    “La Cina aveva ammesso che ci sono aree dove si possono fare dei passi avanti, e poi la Clinton ha presentato i suoi commenti in pubblico paragonandoci a Egitto e Arabia saudita ha detto Shi – Perciò penso che il discorso sia la cosa meno diplomatica le Clinton abbia detto da un anno a questa parte.”

    D’altro canto la Cina vorrebbe mettere una pietra sulla vicenda. Molti commenti anti americani su internet sono stati eliminati e i più morbidi tra i cinesi notano che in fondo Egitto e Arabia saudita sono fedeli alleati degli Usa.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=

 

 

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