Parla uno dei primi aderenti alla setta Re Maya fondata dal guru Speranza
radiato dall'associazione per aver denunciato il plagio ai danni dei partecipanti
L'ex adepto: "Infieriva sui più deboli
Il suo obiettivo, isolarli dalla realtà"
di ALESSIA RIPANI
L'ex adepto: "Infieriva sui più deboli Il suo obiettivo, isolarli dalla realtà"
L'arresto di Speranza
"Ha rastrellato e rastrella tutt'ora milioni di euro. Con idee di iniziative a carattere internazionale per risolvere la fame del mondo. Ogni anno diceva finalmente ci siamo, e poi chiedeva ancora". Parla uno dei primi aderenti all'associazione Maya nel 1984, è stato molto vicino a Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo finito in manette con l'accusa di aver violentato mamme e bambine approfittando della credulità dei suoi adepti per estorcere denaro e beni. Chiede l'anonimato, ma l'insegnante di yoga romano finito nella "tela" del Settimo saggio parla a lungo di quello che avveniva all'interno dell'associazione. "Era diventata una setta, basata sul culto della personalità di quest'uomo, capace con il suo carisma di far leva sulle debolezze e le difficoltà di chi credeva nelle sue offerte di aiuto". Ha fatto parte dell'associazione per dieci anni, fino a quando ne se è allontanato soprattutto per motivi legati a divergenze politiche. "Le accuse sono certe e provate. Conosco le vittime. Una situazione in particolare mi è vicina, perché sono amico della madre di una delle bambine abusate".
Lei sapeva?
"Credevo che la situazione fosse limitata a un atteggiamento discutibile che voleva giustificare con una missione di tipo culturale. Anche se poi la gente plagiata gli dava soldi. Nel 2009 c'è stata la denuncia, e siamo rimasti abbastanza stupiti. Personalmente meno, considerando la sua arroganza e il modo di fare da donnaiolo che ha sempre avuto. Ma il suo carisma è indiscutibile".
Come ha potuto abusare in quella maniera di donne e bambini?
"Le occasioni non mancano. Le frequentazioni sono all'ordine del giorno per questa setta, 24 ore su 24. L'intera vita viene regolata dal guru. Organizzando attività continue: corsi di ogni genere, incontri, mattina, pomeriggio, sera.
Lui le chiama lezioni, anche se a volte erano comizi elettorali cui partecipavano esponenti di Forza Italia, allora, e dell'Mpa. Ogni giorno tiene queste lezioni e molte persone lo seguono. Poi se avevi bisogno di aiuto, di artigiano, di un idraulico, se avevi qualche necessità il guru e il suo gruppo risolveva tutto. Agiva sulla vita di queste persone per fare in modo che fossero impegnate costantemente nei temi legati alla ricerca spirituale. Questo per isolarle dal mondo esterno".
E approfittare di loro, della loro debolezza.
"La caratteristica del guru è la capacità di convincere le persone del fatto che può proteggerle dal karma che le affligge. Lui incitava a questa vita perché si sarebbero sentite più tranquille, grazie anche al "tetto" che diceva le avrebbe messe al sicuro".
Allontanava i bambini dalle famiglie?
"La sua attenzione era per i più deboli. Bambine senza padre o cresciute in una situazione disagiata, ad esempio. Per le quali poteva sembrare opportuno un cambiamento, visto che nelle loro condizioni non non riuscivano a ottenere il meglio per loro: un'altra famiglia capace di provvedere a loro dal punto di vista affettivo ed economico".
Ha lavorato dieci anni con lui. Che mi dice del 'destrutturatore molecolare', dei villaggi per i bimbi in Somalia, dei centri di recupero per tossicodipendenti?
"Le strutture andavano avanti grazie alle collette che si chiedevano ai soci, ci ho lavorato anche io. Il destrutturatore mi faceva ridere, ma anche arrabbiare".