Il cardinale Sepe, Lunardi e il palazzetto: lo sconcerto del Vaticano
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di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO (5 maggio) - Sconcerto in Vaticano per l’alienazione di un bene della Chiesa per un terzo o un quarto del suo valore effettivo. Milioni di euro, mica noccioline. Il che non è poco. E così, in attesa di conoscere particolari in più sull’effettivo ricavo del palazzetto cielo-terra di 42 vani, a via dei Prefetti per soli 2,8 milioni di euro fatta nel 2004 dal cardinale Sepe all’imprenditore Lunardi, ex ministro per le Infrastrutture, c’è chi non nasconde stupore. Soprattutto perchè il Codice di Diritto Canonico in merito alla vendita dei beni immobili parla chiaro. «La cosa non deve essere alienata ordinariamente a prezzo minore di quello indicato nella stima». Dunque appartamenti, terreni, edifici ereditati da generosi benefattori nel corso dei secoli sono (o sarebbero?) sottoposti ad una gestione più che oculata.
Al di là del Tevere viene fatto notare che l’ingente patrimonio della Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli è sottoposto ad una differente gestione da quello dell’Apsa (Amministrazione Patrimonio della Sede Apostolica). Una realtà, quest’ultima, retta dal cardinale Nicora, che non ha competenza alcuna sui beni di Propaganda Fide, ossia gli immobili destinati a finanziare le missioni. In sintesi, le due gestioni operano a compartimenti stagni e le eventuali vendite (autorizzate dai rispettivi cardinali) non necessariamente vengono trasmesse. Il ’ministro’ delle missioni, poi, gode di una autonomia pressochè totale. Non è un caso se viene chiamato il Papa Rosso, rosso perché cardinale e papa perché ha poteri quasi assoluti sulle terre di missione in sostanza sulle Chiese dell’Africa e dell’Asia.
Solo sotto la guida del cardinale Sepe, attuale arcivescovo di Napoli e deus ex machina del Giubileo, il patrimonio immobiliare della Congregazione è stato censito e razionalizzato. Ha provveduto a portare a valore di mercato gli affitti delle abitazioni, ha ceduto immobili, ha fatto acquisizioni. Per facilitarsi il lavoro si è avvalso della consulenza tecnica di Francesco Silvano, manager di Cl, ex direttore generale dell’ospedale Bambin Gesù. Tutto da verificare se effettivamente ha svenduto l’immobile, arrecando danno alla Chiesa missionaria per parecchi milioni di euro, o se, invece, ha solo registrato il prezzo di vendita più basso per pagare meno tasse. Peccato veniale?