«Vogliamo vedere i fatti, e si tratterà dell’ultima volta. Il tempo delle deleghe in bianco è finito», scrive il sottosegretario Gianfranco Micciché. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, annuncia il piano per il Sud e lo sblocco dei fondi Fas, ed ecco che le reazioni arrivano, puntuali. Quella di Micciché, il principale promotore nel Pdl di un nuovo partito del Sud, bacchettato pubblicamente dal premier, che anziché cospargersi il capo di cenere ribadisce la richiesta di «gesti concreti», altrimenti la gestazione del partito del Sud andrà avanti, «siamo disposti a farlo, mettendo in gioco tutto». La risposta partorita dall’Aula della Camera, dove un ordine del giorno targato Pd-Pdl, che propone Palermo come sede del Forum sul Mediterraneo, viene approvato battendo il governo grazie a voti trasversali di deputati meridionali. E i commenti dell’opposizione, con la richiesta di fare chiarezza sugli annunci del governo.
Tra oggi e domani è prevista una riunione per lavorare al piano per il Mezzogiorno: con il premier, siederanno i ministri dell’Economia, dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dello Sviluppo e delle Regioni. A gestire il piano, poi, sarà una cabina di regia capitanata da Roma, dove presumibilmente troveranno posto figure istituzionali di tutta la coalizione di maggioranza. Ne farà probabilmente parte lo stesso Micciché, che, come sottosegretario, ha delega al Cipe. «La nota di Berlusconi mi ha trasmesso una sensazione di stupore», ha scritto ieri: «Per l’accusa rivolta a qualcuno di sventolare la bandiera sudista per lucrare potere. Quel qualcuno dovrei essere io, se non ho capito male». Ma, garantisce il sottosegretario, così non è: «Abbiamo denunciato la situazione di ritardo del Sud non perché io voglia diventare ministro», chiarisce, ma perché «è sotto gli occhi di tutti che il governo non ha fatto abbastanza».
E allora, «se il Sud da adesso sarà la priorità del governo, ne prendiamo atto e saremo al fianco del presidente». Altrimenti, via al nuovo partito del Sud. Proprio di questo Micciché parlerà, stasera, in una riunione con i parlamentari che ruotano intorno al suo progetto: una quarantina di persone che si è trovata una decina di giorni fa a Sorrento e venerdì scorso a casa sua. Bisogna discutere il da farsi: dall’idea di una innocua fondazione fino al gruppo parlamentare autonomo in Parlamento.
Ma prova del fermento meridionalista che scuote il mondo politico è anche l’ordine del giorno approvato ieri grazie ai voti dei deputati siciliani del centrodestra, che hanno votato, contro il parere del governo, per individuare Palermo (anziché Milano, come voleva il premier) sede del Forum sullo sviluppo del Mediterraneo. A firmarlo, il Pd Antonino Russo e il Pdl Fabio Granata, uno degli animatori del “Pdl Sicilia”, un tentativo di partito federato al Pdl nato sabato scorso, che chiede statuto speciale e gruppo autonomo all’Assemblea regionale siciliana. A votarlo, i fedeli a Micciché Pippo Fallica, Vincenzo Garofalo, Marco Pugliese, Giacomo Terranova, di concerto con i dissidenti dell’MpA di Lombardo. E si sono astenuti altri nomi noti del Pdl: da Jole Santelli a Giorgio Stracquadanio.
A rendere ancora più incandescente il clima nella maggioranza, poi, ci pensa il caso-Prestigiacomo: la ministra dell’Ambiente chiede una revisione del dl anticrisi al Senato, in modo che le possano essere restituiti poteri riguardo le scelte energetiche. La blindatura a Palazzo Madama sembra però quasi certa, cosa che il ministro giudica inaccettabile: resta una remota ipotesi che il decreto venga invece ritoccato, per inserire questo ma anche uno stanziamento per il famoso piano per il Sud già in quest’occasione.
«Silvio Berlusconi ha detto parole definitive», cerca di chiudere tutte le polemiche il presidente dei senatori Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Eppure, i commenti continuano: a partire dalla maggioranza, dove l’ex ministro Roberto Castelli insiste che «se deve nascere il partito del Sud per l’antico meridionalismo piagnone, non ci siamo proprio». Attacchi arrivano anche dall’opposizione: «Il governo ha tradito tutti gli impegni col Mezzogiorno», affonda il segretario del Pd, Dario Franceschini. «Il centrodestra ha tradito sia il Nord che il Sud», aggiunge Pierluigi Bersani. E Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni chiede «ora vogliamo chiarezza, conti alla mano».
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