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Pranzo ad Arcore, nel Pd il caso Renzi
Bersani: "Era meglio a Palazzo Chigi"
Il sindaco di Firenze dal premier
divide partito e popolo del Web
«Io non ho nessun pregiudizio»
ROMA
Un pranzo ad Arcore, una frase del premier («Tu mi somigli», poi smentita), e nel Pd scoppia un caso Renzi, il sindaco di Firenze che guida il movimento dei rottamatori. A dare il la è il segretario Pier Luigi Bersani che non nasconde davanti ai cronisti l’irritazione per la mossa del giovane sindaco. «Se era per i problemi di Firenze c’era Palazzo Chigi, a mio gusto», commenta gelido. «Non è vietato che un sindaco incontri il presidente del Consiglio ma esistono le sedi, i posti. Sennò si può capire male...», insiste il segretario del Pd.
Il primo cittadino di Firenze non ci sta e affida la sua replica a Facebook: «Finché il Governo è guidato da Berlusconi, io parlo con lui e con i suoi ministri. Anche quelli con cui faccio una fatica terribile...». E se il premier «riceve nella sua abitazione, io vado e alla fine ringrazio dell’ospitalità», se serve «vado ad Arcore anche tutti i giorni». E ancora: «Berlusconi non mi ha detto che gli assomiglio né abbiamo parlato di rottamazione, come è ovvio. Abbiamo discusso delle questioni concrete che riguardano Firenze». Silvio Berlusconi, riferisce ancora Renzi, «mi ha gentilmente fissato l’appuntamento che gli avevo chiesto qualche settimana fa»: «Ho chiesto al presidente del Consiglio di mantenere gli impegni per Firenze che il Pdl si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Se il Governo vuole mantenere gli impegni, l’occasione più logica è il decreto mille proroghe che va in votazione a stretto giro: non sarà una legge speciale, ma potrebbe esserci un gesto di attenzione per Firenze».
Coetaneo di Renzi e responsabile Cultura del Pd, Matteo Orfini, non condivide il punto di vista del sindaco fiorentino: «La politica fatta a casa delle persone, non mi piace. Tanto più se si tratta di andare a casa di Berlusconi dove, peraltro, capitano anche certe cose... Comunque, ognuno è libero di fare quello che vuole. Se si trattava di un incontro istituzionale, andava fatto in una sede istituzionale. Sia Renzi che Berlusconi hanno dei bellissimi uffici. Se invece si è trattato di una cena amichevole, alzo le mani, ognuno di sceglie gli amici che vuole...». Beppe Fioroni, tra i leader di Modem, getta acqua sul fuoco: «Lasciamo stare il festival della marginalità. Pensiamo a cose serie».
Tuttavia, la schiettezza a viso aperto del giovane Renzi non convince nemmeno Pippo Civati, collega rottamatore del sindaco fiorentino. «Non ci sarei andato ad Arcore, come ha fatto Matteo ieri. Anche se le motivazioni sono serie, il gesto può essere strumentalizzato. E Berlusconi lo ha già fatto, con una delle sue (geniali, ahinoi) dichiarazioni sibilline», scrive Civati sul suo blog ma poi difende Renzi dalle critiche del segretario: «Mi pare che qualcuno stia esagerando, però, con la dietrologia, anche perchè lo stesso Bersani, ad Arcore, ci sarebbe andato anche a piedi, ricordate?».
La vicenda, vista anche la frequenza con cui Renzi usa Facebook, ha scatenato un dibattito sul social network e, al momento, prevale una certa delusione nei post lasciati nella ’bachecà del profilo del sindaco di Firenze. Renzi «ha fatto una cappella, si può anche ammettere -è il post di Fabio Delucchi-. Grave il fatto che non lo abbia detto subito ma sia stato costretto a confessare, evidentemente non andava troppo fiero dell’invito». Anche Silvia Santini è esplicita: «Sei una grande delusione, quest’incontro non lo dovevi accettare, questo vuol dire che non sei una persona seria come volevi far credere. Detto bene fai schifo!».
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il novo che avanza!!!
l'avete voluta la biciretta?




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