

Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


non lo credo e spero di no, una delle uniche cose positive di questa Europa è l'Euro, tutto il resto è da gettare alle ortiche


non credo,ma l'europa è stata fatta male: costituzione europea bocciata,mercati finanziari nel caos,diversi stati che rischiano il fallimento,la germania che fa le bizze,troika etc.
Non mi stupirei se cascasse la baracca,rifacciamo tutto di nuovo con regole chiare,ferree,precise e lontano dal neoliberismo.
Diamo voce ai popoli europei.
Tutto il potere ai Soviet! Lenin.


Quoto, io ad esempio sono sempre stato un europeista convinto, ma solo per i popoli europei, per creare un'europa davvero unita politicamente socialmente e ricca di tutte le sue culture e peculiarità, quindi per far questo dovremmo anche scordarci dell'europa degli stati nazionali per abbracciare l'europa delle regioni e delle provincie.
Oltre che naturalmente dare un calcio il culo al neoliberismo oligarchico per appoggiare un più sano, democratico e popolare socialismo.


x l'ITALIA e x i PIIGS ...SI'
o almeno lo spero
l' €uro è adatto alla germania e alla francia ; può essere considerato il franco-marco
x tutti gli altri nn va bene kè è 1 moneta troppo forte che impedisce l'export
occorre ritornare alle valute nazionali in tutti i paesi periferici, svalutare , e ridare fiato alla ns industria, l'export in particolare
x quel che riguarda l' Italia , possiamo dire che l' €uro d Prodi è stato un fallimento totale ke ha impoverito notevolmente il paese


l'euro non è il problema,il problema è il sistema neo-liberista,della finanza senza regole,dell'ottuistà della germania delle leggi macello varate a tutto spiano.
Sono europeista ma questa europa neo-liberista deve cadere il prima possibile e lasciare spazio a un sistema con regole ferree,precise,in cui le banche sono nazionalizzate dai vari stati o dalla UE.
Tutto il potere ai Soviet! Lenin.


Lo spero.
Dopo l'EU sarà più forte, e spero più nazionalista.


Disse: l'euro è marcio. Licenziato
Provocherà il default di alcuni Paesi e innescherà disordini
Non concede interviste, non partecipa a dibattiti televisivi e raramente parla in conferenze pubbliche. Eppure quella che è arrivata è la sua ora, questo è il momento in cui potrebbe svergognare tutti i suoi nemici, per lo più annidati nei palazzi di Bruxelles. Bernard Connolly, 61 anni, è l’autore di Il cuore marcio dell’Europa, il libro che già nel lontano 1995 prevedeva il fallimento dell’Unione monetaria europea e che gli fece perdere il posto di economista presso la Commissione Europea che allora ricopriva. Nel testo, che ebbe grande successo di vendite nel suo paese d’origine (il Regno Unito) ma che gli valse un’indagine per accertare se fosse perseguibile per aver rivelato segreti d’ufficio dalla quale uscì pulito, Connolly criticava vivamente la modalità surrettizia e antidemocratica con cui veniva progressivamente istituto un supergoverno europeo e lo SME, il sistema monetario europeo antesignano dell’euro.
Nel 1998 Connolly predisse che l’introduzione dell’euro avrebbe prodotto nel tempo l’aumento dei deficit di molti paesi, condotto alcuni di essi sull’orlo del default e innescato disordini sociali. Trasferitosi negli Usa dopo il suo eurolicenziamento, ha lavorato come analista finanziario a New York per Aig Financial Products e da qualche anno si è messo in proprio. In queste vesti ha tradotto le sue convinzioni sull’Unione monetaria europea in consulenze per gli investitori che si sono rivolti a lui, sempre più costose, man mano che i fatti venivano a dargli ragione.
Nel 2005, per esempio, quando era un dipendente di Aig Financial Products, ha convinto un certo numero di hedge fund e investitori privati a scommettere contro la solvibilità di alcuni paesi dell’euro. Ha fatto loro acquistare credit default swaps di paesi che allora presentavano tassi di interesse di poco superiori a quelli tedeschi, ma che lui giudicava molto fragili in prospettiva: Grecia, Portogallo e Irlanda. Nel 2008 e nel 2009, quando i rischi di default di questi tre paesi sono decisamente cresciuti e il valore degli swaps acquistati quattro anni prima è andato alle stelle, gli hedge fund hanno mietuto copiosi profitti. Altri investitori di medio e lungo termine ringraziano Connolly per averli tenuti alla larga dai bond di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Gli hedge fund intenzionati a scommettere su una prossima dissoluzione della zona euro dell’euro fanno la fila per i suoi rapporti, che a volte superano le 70 pagine e chiamano in causa riferimenti abbastanza stravaganti per un analista finanziario come John Stuart Mill e gorge W. F. Hegel.
Il suo “servizio completo”, inclusivo di meeting e consulenze telefoniche, può costare fino a 100mila dollari, e il suo ufficio produce fino a 20 mila parole di analisi finanziaria alla settimana. Con tutto ciò Connolly continuerebbe a mostrare, secondo coloro che lo frequentano, una profonda preoccupazione nei confronti delle conseguenze economiche e sociali dell’avverarsi delle sue predizioni, e considererebbe la sua più importante missione contribuire a evitare il disastro che a suo parere si sta profilando. “E’ angosciato”, afferma James Aitken, un analista finanziario suo amico che lavoro con lui alla Aig Financial Products, “vede a cosa sta portando tutto questo, e lancia l’allarme contro il pericolo di questa tragedia umana”.
L’ultima apparizione pubblica di Connolly di cui si ha notizia è stata una conferenza a Los Angeles nella scorsa primavera, organizzata dal Milken Institute. Anche lì ha cercato di dimostrare che non gli sta a cuore solo fare soldi come consulente degli speculatori, ma vorrebbe che le sue profezie di sventura fossero prese sul serio per poter evitare il peggio.
“L’attuale politica di prestiti abbinata all’austerità porterà a disordini sociali” ha detto illustrando il caso di Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. “E non si dovrebbe dimenticare che tutti e quattro i paesi di cui stiamo parlando hanno avuto guerre civili, dittature e rivoluzioni. Questa è storia. E questo sarà il futuro se questa maligna follia dell’unione monetaria continua ad essere perseguita e schianta al suolo questi paesi”.
Rodolfo Casadei
Fonte > Italia Oggi


“Le banche si preparano al crollo dell’euro”
Redazione
YOUniversal
26 novembre 2011
Il Nyt racconta di un piano d’emergenza degli istituti di credito
Le “banche preparano un piano di emergenza per il crollo dell’euro”. E’ questo lo scenario descritto in un editoriale di The New York Times. “Al crescente coro di osservatori che teme che il crollo dell’eurozona sia a portata di mano, Angela Merkel ha risposto a chiare lettere: e’ uno scenario che non potra’ mai verificarsi.
IL PIANO – Ma alcune banche non ne sono piu’ cosi’ sicure” si legge nell’editoriale. “In particolare -continua- perche’ la crisi del debito sovrano ha minacciato di investire la stessa Germania questa settimana, quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilita’ europea del Paese”. “Ieri, Standard & Poor’s -ricorda Nyt- ha ridimensionato il rating del Belgio da AA+ ad AA, evidenziandone l’impossibilita’ di ridurre in tempi rapidi il fardello del debito. Le agenzie di rating hanno inoltre avvertito che la Francia potrebbe perdere il suo rating AAA se le proporzioni della crisi aumentassero. Giovedi’ erano inoltre stati abbassati i rating di Portogallo e Ungheria, accostati a spazzatura. Mentre i leader europei sostengono che non ci sia ancora bisogno di approntare un piano B, alcune delle principali banche mondiali, ed i loro supervisori, stanno predisponendo proprio questo”.
CROLLO DELL’EUROZONA? – “Non possiamo essere, e non lo siamo, compiacenti su questo fronte”, ha affermato Andrew Bailey, funzionario dell’Autorita’ dei Servizi Finanziari della Gran Bretagna. “Non dobbiamo ignorare la prospettiva di un allontanamento disordinato di alcuni Paesi dall’eurozona” ha aggiunto. “Banche come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura -continua l’editoriale de The New York Times- hanno diffuso una cascata di rapporti questa settimana che esaminano la possibilita’ di un crollo dell’eurozona”. “La crisi finanziaria dell’eurozona e’ entrata in una fase ben piu’ pericolosa” hanno scritto venerdi’ gli analisti della Nomura. “A meno che la Banca Centrale Europea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al momento sembra piu’ probabile che possibile” ha detto la banca.
PIANI DI EMERGENZA – “I principali istituti finanziari britannici, come Royal Bank of Scotland, stanno predisponendo piani di emergenza nel caso l’impensabile viri verso la realta’, hanno indicato i loro supervisori giovedi’” riporta ancora l’editoriale di Nyt. “Le authority degli Stati Uniti -continua ancora l’editoriale- stanno incalzando le banche americane come Citigroup ed altri istituti, a ridurre l’esposizione verso l’eurozona. In Asia, le autorita’ di Hong Kong hanno intensificato il monitoraggio dell’esposizione delle banche straniere e nazionali alla luce della crisi europea”. (ADNkronos)
http://www.giornalettismo.com/archiv...ollo-delleuro/


Usciamone velocemente. Giochiamo d'anticipo questa volta. Il trend è la fine dell'Euro. Tra un anno o tra cinque anni, se ne esce. Allora facciamolo da subito. Indiciamo almeno un referendum definitivo e mettiamoci una pietra sopra. Va bene il mercato comune. Va bene le frontiere aperte. Va bene la UE. Ma torniamo alla sovranità monetaria. Torniamo alla tanto bistrattata Lira. La nostra moneta.
Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.