Un po' perché non vuole, un po' perché non può, non aspira a governare il Paese, e si accontenta di non farlo governare agli avversari. Si agita, lotta, per vincere le elezioni, ma, intanto, pur sapendo che le vincerebbe sicuramente, evita accuratamente di anticiparle rispetto alla naturale scadenza. Si nasconde dietro la delicata condizione economica, che non consentirebbe i traumi di un confronto politico esasperato. Per riflessi internazionali, più che per motivi nazionali.
In parte la motivazione è reale, ma, diciamolo, è anche strumentale ad un rifiuto che sarebbe tale comunque.
Il PD sa bene che gestire l'attuale crisi, il dover imporre ancora, e per ancora tanto tempo, sacrifici notevoli, sarebbe impresa troppo ardua, per un partito che, del benessere sociale da garantire a tutti, ha sempre fatto la sostanza della sua ideologia, lo strumento del consenso. Paradossalmente preferirebbe la sempre comoda condizione dell'opposizione, da cui è facile atteggiarsi a quello che, se potesse, saprebbe cosa e come fare...
Peraltro, per non perdere consensi, ancora stringe l'occhiolino a troppi, lasciando loro intendere di provvedere, per le rispettive aspettative, appena ne avrà possibilità, quando governerà...Sicché crescono certe attese, ancora, e, quindi, di più, la preoccupazione del fallimento, della delusione, quando governerà...
Ha paura, il PD, di assumersi le responsabilità, di prendere di petto la situazione, e gestirla. Tutti, o moltissimi, diffidano dei partiti, e chi, come il PD, si candida alla guida del Paese, deve dare prova, invece, di meritare la fiducia, di essere in grado delle scelte giuste, della buona politica. Ma, già da ora, mostra incertezza, titubanze, anche nelle decisioni meno impegnative. C'è da scegliere il Cda della RAI, e, piuttosto che proporre autorevolmente uomini capaci, di cui dare orgogliosa sicura garanzia, chiede ad una improbabile "società civile" di essere sostituito nella responsabilità della scelta.
Insomma...se si aspira a governare, bisogna predisporre gli uomini più adatti a farlo. Non è dignitoso, neppure, offrirsi a condurre la battaglia, e far scegliere alle truppe i generali, e magari anche il piano d'azione. Questi non sono esercizi di democrazia, ma ipocrite deresponsabilizzazioni, pretendendosi "capi" senza dover rispondere dell'eventuale insuccesso.
Cede capacità di pensiero e di azione, il Pd, a tanti, a troppi. Lascia l'iniziativa politica a giornalisti; la propaganda a personaggi dello spettacolo; la moralità a PM di comodo. Neppure sa indicare chi voglia a cogestire, quali alleati. Li vorrebbe tutti, e li vorrebbe riconoscenti la sua supremazia, ma senza riempire di fatti, atti, questa presunta supremazia, senza darle un'identità, una giustificazione.
E rimane lì, a corteggiare l'amata, con la paura che questa si conceda, per non sapere poi, cosa fare, nel caso...




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