Una volta la Cgil era definita la cinghia di trasmissione del PCI. Oggi la Cgil è la cinghia di trasmissione del PD, ma la Fiom è la cinghia di trasmissione della Sinistra detta estrema (Sel, Comunisti Italiani, Rifondazione, e, Idv, che non è Sinistra estrema, ma "estrema" comunque...).
Questa eccessiva relazione, tra organizzazione politica e sindacale, ha sempre rappresentato un limite gravissimo ad una chiara, proficua, unitaria azione del Sindacato. Salvo rarissime situazioni, malgrado affannose simulazioni, la Cgil ha sempre preferito, anteposto, gli interessi del Partito di origine a quelli dei lavoratori, più o meno direttamente rappresentati.
Quando il PCI ha avuto bisogno del clamore, dell' impressionare, del convincere, per "addomesticare" l'opinione pubblica, si è avvalso della capacità di mobilitazione della CGIL e, per trascinamento forzoso, di tutto il movimento sindacale.
Nel periodo dagli anni 70 ai 90, la forza d'urto del Sindacato era decisiva. I Governi, spesso, erano soggetti alla simpatia, o convenienza, delle Confederazioni, della Triplice cosiddetta, che, di quelli, decretavano la durata e la popolarità.
Il PCI otteneva dalla piazze gestite dalla Cgil i risultati di politica che non fosse riuscito a conquistare in Parlamento. Le grosse novità sociali, le conquiste, o spacciate per tali, si determinavano con le manifestazioni, gli scioperi nazionali.
Tutto ciò nonostante, rimaneva una certa qual distinguibilità tra movimento sindacale ed attività partitica. Interesse generale era quello di non fare in modo che la confusione fra quelle due entità sociali risultasse eccessiva.
Oggi la realizzazione del Sindacato come organismo, struttura, espressione partitica, è praticata, dichiarata, pretesa. La Fiom ne fa questione di vanto da esibire, ritenendosi neppure sussidiaria a forze quali il PD, ma persino sostitutiva, perché più efficace, più adeguata. La Fiom non smentisce l'intenzione di presentare una sua lista alle prossime politiche, agendo in tal senso. Le sue non sono più, neppure in apparenza, rivendicazioni di storica natura sindacale, ma tutta la sua azione è intesa a strutturare diversamente il Paese, secondo regole di stampo ideologico marxista, che neppure il PD giudica più di minima attualità. Il PD più preoccupato di altri, perchè nel timore che tali anacronistiche concezioni della realtà lo coinvolgano in qualche modo, lo rendano più vulnerabile, meno affidabile, anche da un giudizio internazionale.
Si giudichi come si voglia questa realizzazione, questa identità, di se stessa, La Fiom non è più sindacato.
Fosse acclarato questo, la Fiom avrebbe tutto il diritto di esprimersi, e lottare, ma come partito. Mascherarsi, invece, da sindacato, genera confusione, falsa la logica della vertenza produttiva, sociale, e la incattivisce, a danno generale.




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