Le riprese televisive ce lo riportano impegnato nel suo ruolo di capo di FLI. Parla ai suoi riuniti in Comitato (?) nazionale, e lo fa leggendo dei fogli, sintomo già di grave perdita di smalto oratorio. Parla di tutto, ma non dice niente. Non entusiasma, neppure un po', perchè di entusiasmo non ne ha. Imita Casini, con molto meno capelli, sempre più lunghi, impegnati severamente in un sempre più improbabile riporto, e, come Casini, nulla di suo avendo da proporre, compie il coraggioso gesto di schierarsi con l'attuale vincente, come sempre. E' noioso, molto poco interessante, quasi inutile. Ma, soprattutto, peggio di tutto, è evidentemente afflitto da tristezza. Annuncia la sua discesa in campo per la campagna elettorale, ma non c'è una folla plaudente ad accogliere la stravolgente notizia. Anzi, pare che tutti, cronisti compresi, siano rimasti completamente indifferenti alla notizia.
Non significa più nulla, non ha più alcuno da imbrogliare, da tradire. Non ha motivo oggettivo di esistere politicamente, salvo che un suo personale interesse, una ricerca del miglior offerente per quei pochi voti che gli sono rimasti.
Scende nel'agone politico-elettorale, ma continua ad essere Presidente della Camera, scorretto, come al solito.
Sorride poco, nulla, Fini. L'aspetto è dimesso, non camuffato neppure dalle sua cravatte, dai polsini della camicia sempre rigorosamente due centimetri fuori dalla giacca. Lo sguardo è spento; il suo gnam gnam labiale che prima concludeva battute ironiche, o ne preannunciava, ora sono smorfie ripetute senza significato, da vecchio attore visto troppe volte, che ora intristisce, noi e lui stesso, annoia.
Non fa pena, i traditori non ne hanno diritto. In benevolenza, gli si può riconoscere solo una paziente sopportazione.




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