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  1. #1
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    Predefinito La leggenda dei Benandanti

    Dal sito http://www.bethelux.it/centrale.htm

    I BENANDANTI

    Era credenza nel medioevo che gli adoratori del male avessero ottenuto in dono dal maligno il potere di creare le tempeste e di far mutare a loro piacimento le condizioni atmosferiche. Invece, v'era una categoria di maghi, i benandanti, che li combattevano.
    I benandanti erano i maghi benefici diffusi principalmente nel Friuli.Hanno suscitato perticolare interesse poiché essi rappresentavano un fenomeno incomprensibile per la Chiesa.
    Non si opponevano infatti, ad essa, ma anzi cercavano di dare il proprio contributo alla salvezza delle anime nel senso cristiano del termine. Per questo motivo i benandanti andavano ai raduni delle streghe e combattevano con esse utilizzando rami di finocchio, contro le canne di sorgo degli avversari. Si diceva che Benandanti si nasce, e il marchio che li contraddistingueva dagli altri neonati era "la camicia" (la camicia del feto [o placenta] era nota sia in oriente che in occidente per le sue implicazioni magiche).
    Era credenza che in certe notti particolari l'anima del benandante uscisse dal corpo per partecipare ad incontri con altri benandanti onde rimediare ai danni commessi da streghe e stregoni.In questo caso, l'anima al suo ritorno doveva trovare il corpo nelle stesse condizioni in cui lo aveva lasciato, o non sarebbe più riuscita a rientrarvi.
    Nonostante il loro carattere benefico, la Chiesa perseguitò ugualmente i benandanti, facendo confessare loro raduni con il diavolo e riti malefici. Un'altra caratteristica degna di nota dei Benandanti sta nella percentuale insolitamente alta di uomini: nel resto dell'Europa le streghe perseguitate erano donne nella quasi assoluta totalità dei casi.

  2. #2
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    [...] Come si può leggere nei verbali dell'epoca, sia in Gran Bretagna che in Italia (in Friuli) molte streghe parlarono dei benandanti, portatori di un antico culto della fertilità. "Riferivano- scrive lo storico texano Brian Levack - di lotte notturne fra i membri di un culto della fertilità, i benandanti, e le streghe. La persecuzione contro i benandanti esplose tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600. Essi credevano di poter uscire in spirito durante il periodo delle Ceneri, per combattere le streghe. I magistrati dell’Inquisizione, incapaci di comprendere quel corpo di credenze contadine e sospettosi che i benandanti fossero di fatto streghe che si recavano al sabba, a poco a poco convinsero i membri di questo antico culto della fertilità di essere streghe malefiche". Va anche detto che, come testimoniarono Sprenger e Institoris nel loro manuale di stregoneria, le streghe erano divise in due categorie: le mulieres pythonicae, donnicciuole superstiziose dedite ad arti divinatorie, e le maleficae, vere streghe sataniche che essi ritenevano appartenere ad una setta segreta, per accedere alla quale bisognava giurare fede al demonio. I benandanti rappresentavano una sorta di terzo polo, in guerra con le seconde. I benandanti, secondo quanto appurò nel 1570 la Chiesa rigenerata dalle riforme del Concilio di Trento, erano personaggi particolari che durante le notti delle Quattro Tempora (ndS: le notti dei giovedì che precedono la seconda domenica di quaresima, la prima dopo la pentecoste, la terza di settembre e la terza dell’avvento) "partivano al seguito di un giovane capitano, che portava lo stendardo di Cristo. Armati di canne di finocchio, andavano a combattere le streghe nella Piana di Giosafat". Dall’esito di quelle battaglie notturne dipendeva la prosperità dei futuri raccolti del Friuli. Se vincevano i benandanti, le messi sarebbero state abbondanti, viceversa scarse. Che non si trattasse di una pantomima a metà strada tra il religioso ed il pagano, di una processione simbolica e rituale sembra essere dimostrato dal fatto che i benandanti possedessero poteri particolari, paranormali, per i quali oggi sarebbero definiti sensitivi. Non tutti possono diventare benandanti, riferiscono le cronache francesi. "Bisogna essere eletti, nati cioè con la camicia, ovvero avvolti nella membrana amniotica". Quest’ultimo dettaglio è importantissimo. Come spiega la giornalista parapsicologa americana Jay Anson, il velo amniotico era considerato una sorta di seconda pelle che rendeva sensitivi, una specie di ponte che l’anima poteva utilizzare per passare dal mondo reale a quello degli spiriti. […]

    (da I Vatican UFO files di Alfredo Lissoni - MIR edizioni).

    In un vecchio articolo de Il Messaggero Veneto ho letto invece che erano considerati “nati con la camicia” i bambini venuti alla luce avvolti nella placenta. Costoro erano destinati a diventare benandanti: anime in pena, anime erranti in dimensioni sconosciute, anime, forse, già dannate. La placenta, infatti, rappresentava qualcosa di misterioso, di demoniaco… tanto che, a parto avvenuto, veniva sepolta sotto terra per evitare che qualche animale potesse mangiarla, diventando così messaggero del demonio.

  3. #3
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    Dal sito http://web.infinito.it/utenti/w/walah.fridus/index.html

    http://web.infinito.it/utenti/w/wala...benandanti.htm

    Un tempo i nati con
    la camicia
    erano destinati a
    diventare Benandanti.


    Erano uomini e donne che si radunavano, ad ogni passaggio di stagione, armati di mazze di finocchio per combattere i Malandanti, stregoni armati di canne di sorgo. Non e' chiaro se questi combattimenti avvenissero realmente o fossero dei rituali, certamente i benandanti si battevano per difendere la fertilita' ed i frutti della terra, difendendo la prosperita' della comunita' dal destino avverso. C'e' chi vuole vedere in queste figure il rinnovarsi di riti antichi legati al dio Beleno, per assonanza con il nome "benandant" o "belandant", ipotesi certamente suggestiva... Comunque sia, si dice che i benandanti nel bosco si accompagnino agli sbilfoni.

  4. #4
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    Secondo i testimoni dei processi dell'Inquisizione, erano benandanti i "nati con la camicia", ovvero i bambini nati avvolti nel sacco amniotico: in realtà, quell'evento fortuito e casuale veniva considerato come un segnale magico da una comunità agraria che aveva bisogno di difese contro i "malefizi", e il bambino "segnato" fin dalla nascita diventava benandante per volontà dei familiari, degli amici, dell'intera comunità.




    "…portava quella mia camiciola al collo sempre, ma la persi et dipoi che la perdei non ci son più stato alli raduni…"
    (C. Ginzburg, 1996)

    A quest’oggetto (la «camicia») risultano connesse, in una serie di testimonianze sincrone soprattutto di ambiente friulano, varie superstizioni: essa protegge i soldati dai colpi, allontana i nemici, aiuta persino gli avvocati a vincere le cause. È comunque un oggetto dalle virtù magiche: e per accrescere queste virtù alcuni usano farvi celebrare sopra delle messe, secondo una pratica superstiziosa già viva al tempo di san Bernardino, che l’aveva condannata in una delle sue prediche. Il benandante Battista Moduco asserisce di aver avuta la «camisciola» entro cui era nato dalla propria madre, insieme con l’avvertimento di portarla sempre con sé; su questa camiciola, che era stata battezzata con lui, il Moduco, trovandosi a Roma, ha fatto celebrare da un frate più di trenta messe. A sua volta il Gasparutto (un altro benandante – nota mia) confessa: «mia madre, circa un anno avanti che mi aparisse quel angelo, mi dette una camisola con la qual io era nato, dicendomi che l’haveva fatta batezzare insieme con me, et che li haveva fatto dir sopra nove messe, et benedirla con alcune orationi et evangelii; et mi disse che io era nato benandante, et che quando io fussi grande sarei andato fuora di notte, et che io la tenesse et portasse adosso, che sarei andato con li benandanti a combattere con li strigoni». Ai generici poteri della «camisciola» si aggiunge quello specifico di predestinare gli individui nati entro di essa alla «professione» di benandanti; c’è di più: «quelli che hanno la camisciola et non la portano adosso non ci vano», afferma Battista Moduco. Che i bambini nati con la camicia fossero condannati a diventare stregoni è tradizione viva nel folklore di molte parti d’Italia, compresi il Friuli e l’Istria (dove tuttavia si tratta di un’eco della credenza che stiamo appunto esaminando). Ma quest’analogia non ci dice come la connessione tra «nati con la camicia» e benandanti sia potuta sorgere.

    Il contadino friulano del ‘500 che aveva la ventura di nascere con la camicia apprendeva dunque ben presto — dai familiari, dagli amici, dall’intera comunità — di essere nato sotto un «pianeta» speciale. La «camicia» portata al collo, talvolta benedetta da un sacerdote, lo legava ad un destino al quale era impossibile sottrarsi. Arrivato all’età virile, in un giovedì delle quattro tempora, il benandante avrebbe iniziato la sua «professione» piombando in un letargo misterioso, popolato di figure e di eventi, destinati a ripetersi, con minime variazioni, per anni, in cui trovavano sfogo aspirazioni e timori collettivi — il terrore della carestia, la speranza di un buon raccolto, il pensiero dell’oltretomba, la nostalgia senza speranza per i trapassati, l’ansia per la loro sorte ultraterrena.

    L’iniziazione dei benandanti avviene in un’età precisa, corrispondente all’incirca alla raggiunta maturità (il Moduco è entrato nella «compagnia» a venti anni, il Gaspatutto a ventotto); come in un esercito, dopo un certo periodo — dieci, venti anni — si è liberati dall’obbligo di recarsi la notte a combattere. In ogni caso, il momento della iniziazione non giunge imprevisto, anzi è atteso (si vedano gli avvertimenti della madre del Gasparutto al figlio). Come dice il Moduco, quando i nati vestiti «vengono ali venti anni sonno chiamati apunto a guisa del tamburo che chiama li soldati»: e sia che si tratti di un angelo, sia che si tratti di un benandante, essi sanno già che «bisogna andare».

    Stralci da I Benandanti, stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento
    Carlo Ginzburg (Einaudi, Torino 1996)




  5. #5
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    Predefinito C'è una villa con un parco ...

    Volevo parlarvi della Villa di Valsanzibio posta nel comune di Battaglia Terme in provincia di Padova. Un luogo affascinante con un parco posto nella zona adiacente alla villa con tutta una serie di riferimenti alchemici, con un labirinto di bosso (uno dei pochi sopravissuti, l'altro è nel parco della villa "la Malcontenta di Strà"). Il parco ha un percorso preciso dove si toccano spiazzi con fontane e divinità di varie tradizioni che troneggiano fino ad arrivare ad una scalinata con una serie di scritte dove per incanto mille zampilli d'acqua coprono per magia o per dispetto il percorso dell'ignaro visitatore.
    Per concludere quando si è in prossimità della villa si può osservare la presenza di un grande fungo di marmo (in origine il fungo era dipinto e rappresentava l'amanita muscaria). I Beneandanti sono stati parte dell'ispirazione, e segretamente protetti la nobile Fam.patrizia veneta. (mi sembra i Mocenigo, ma non sono sicuro dato che non posso consultare in questo momento il testo) Di questa tradizione propria della Venezia Giulia dei "nati con la camicia" venne velatamente continuata e fissata attraverso riferimenti e significati nascosti, però si accostò all'amanita muscaria la propiziazione dei voli per i protettori della fecondità della terra e dei campi quali erano i Beneandanti, ovvero degli sciamani del Friuli toccato dal cristianesimo di Marco, da quello aquleiese e di quello altrettanto esoterico di Padre Sarpi.

    E.Zolla ne parla in maniera precisa ed esaustiva nel suo "Verità nascoste messe in evidenza" edizioni marsilio Venezia.

  6. #6
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    Predefinito Re: La leggenda dei Benandanti

    Massimo Centini


    IL CASO DEI BENANDANTI








    Uno dei casi che meglio dimostrano come spesso certe pratiche della tradizione popolare fossero considerate opere della stregoneria ci giunge dai processi contro i benandanti del Friuli, studiati con grande attenzione da Carlo Ginzburg. In queste vicende, svoltesi tra il XVI e il XVII secolo, gli accusati risultarono essere streghe o stregoni in seguito a un'opera di trasformazione da parte dei giudici, che non seppero cogliere le effettive differenze tra quanto restava dell'antica tradizione cristiana e il presunto culto del diavolo.

    Le prime testimonianze
    I benandanti, "nati con la camicia", e cioè avvolti dalla membrana amniotica, che "andavano di notte", sono nominati per la prima volta in un documento del 1575. Il 21 marzo di quell'anno, a Cividale del Friuli, il vicario generale, monsignor Jacopo Maracco e fra Giulio d'Assisi, inquisitore della diocesi di Aquileia, raccolsero la testimonianza di don Bartolomeo Sgabarizza, parroco di un vicino paese. Il prete descrisse le vicende di alcuni personaggi che "sono buoni, detti benandanti, che impediscono il male". Il parroco non sapeva di aver dato il via a un fenomeno inarrestabile quando descrisse il caso di un certo Gasparutto, un benandante che dichiarava di "andare vagabondando di notte con streghe e folletti", partecipando di notte a battaglie rituali; ma in questa sua attività non vi sarebbe stata alcuna complicità con gli adepti di Satana riunitisi al sabba. Anzi, i benandanti, secondo la tradizione, erano coloro che si scontravano con le streghe per arrestarne gli influssi negativi.

    II Gasparutto raccontò che il giorno deputato all'incontro era il giovedì di tutte le quattro tempora in una vicina località dove combattevano, giocavano, saltavano e cavalcavano diversi animali e facevano diverse cose fra loro; e le donne battevano con le canne di sorgo gli uomini che erano con loro, i quali non avevano in mano altro che mazze di finocchio. Le tempora sono i tre giorni di digiuno prescritti dal calendario ecclesiastico: tempora di primavera (prima settimana di quaresima); tempora d'estate (ottava settimana di Pentecoste); tempora d'autunno (terza settimana di settembre); tempora d'inverno (terza settimana d'Avvento). Il richiamo a questi specifici periodi rende evidente il legame dei benandanti con una ritualità in cui si fondevano elementi del calendario religioso e aspetti caratteristici della tradizione agricola. L'indagine sulla vicenda del misterioso gruppo friulano portò alla luce numerose credenze legate ai benandanti; di fatto, comunque, forse per un'effettiva mancanza di elementi demoniaci, i giudici sospesero ogni approfondimento. Si trattò però di una pausa momentanea, in quanto l'inchiesta ricominciò con maggiore vigore cinque anni dopo.

    Lo sviluppo della vicenda
    Nel giugno 1580 Battista Moduco di Cividale, l'altro benandante sul quale si erano concentrate le indagini, dichiarò: Io sono benandante perché vado con gli altri a combattere quattro volte l'anno, cioè, le quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito e resta il corpo; ma noi andiamo con il favore di Cristo contro gli stregoni del diavolo, combattendo, noi con le mazze di finocchio e loro con le canne di sorgo [...] Et se noi restiamo vincitori, in quell'anno ci sarà abbondanza, ma se perderemo ci sarà la carestia [...]. Dalle parole dell'indagato si comprende che la ritualità dei benandanti aveva lo scopo di determinare l'andamento delle coltivazioni; il risultato della battaglia avrebbe indicato se all'orizzonte di quel mondo contadino si sarebbe proiettato lo spettro della carestia o la luce dell'abbondanza.
    La vicenda in sé riconduce al tema degli scontri stagionali, ancora viva nel folklore, e che affonda le sue radici nell'eterna lotta tra bene e male, in linea con quelle che sono gli aspetti simbolici della cultura contadina. Dalle dichiarazioni del Moduco apprendiamo che si entrava a far parte della "compagnia" intorno ai vent'anni, ed era indispensabile essere "nati vestiti". A quel punto si riceveva la chiamata da "un uomo come noi il quale è posto sopra tutti noi altri e batte un tamburo e chiama [...] siamo in gran moltitudine, e certe volte siamo oltre cinquemila [...] alcuni si conoscono perché sono del paese, altri no".

    È interessante osservare che l'inquisitore, con una serie di domande incalzanti, cercò di condurre l'interrogato a dichiarare che alla base della chiamata dei proseliti vi fosse una presenza demoniaca. L'imputato, pur ammettendo di non conoscere l'identità del personaggio, affermò di essere convinto che non fosse possibile scorgere dietro quell'uomo un inviato di Satana: riteneva invece più credibile pensare a una figura "data da Dio, perché, noi combattiamo per la fede de Cristo". Oltre a respingere ogni accusa, il Moduco sottolineò la differenza tra i benandanti, che combattevano sotto "una bandiera di ermellino bianco, dorata, con un leone" e gli stregoni, la cui bandiera era "di ermellino rosso, con quattro diavoli neri, indorata". Anche il Gasparutto rese una confessione simile; però, dopo alcuni giorni di prigione, aggiunse un elemento nuovo, determinante per l'impalcatura delle accuse che si stava montando intorno ai benandanti. Egli infatti osservò che prima di recarsi ai raduni, veniva colto - come i suoi simili - da una sorta di catalessi e quindi, "in spirito", raggiungeva i luoghi delle battaglie staccandosi dal corpo...

    La moglie del Gasparutto, interrogata il 1° ottobre 1580, disse di ignorare che il marito fosse un benandante. Tuttavia si ricordò che una notte, destatasi di soprassalto per un incubo, cercò di svegliare il marito, ma "quantunque lo chiamassi forse dieci volte, non fui capace di svegliarlo". Si tratta di una testimonianza inquietante, che presenta effettive somigliarne con quelle rese da alcuni parenti di accusati di stregoneria, che descrivevano come questi si recassero ai riti satanici "in spirito", mentre il corpo risultava presente nella loro casa. Un altro elemento interessante, che ebbe non pochi risvolti negativi e aggravò la posizione del Gasparutto, fu il riferimento dell'interrogato a un angelo d'oro che, dopo averlo invitato a unirsi alla compagnia dei benandanti, avrebbe assistito ai loro riti.
    "Di notte in casa mia, potevano essere circa le quattro, sul primo sonno, mi apparve un angelo tutto d'oro, come quelli degli altari, che mi chiamò per nome dicendo: Paulo, ti manderò in benandante [...] Io gli risposi: Io andrò, perché sono un fedele ubbidiente" [...]

    L'attribuzione di connotati diabolici e la conclusione del processo
    Per l'inquisitore, questa dichiarazione fu una precisa indicazione del carattere diabolico degli incontri dei benandanti e della connessione tra i loro riti e il sabba. Gli accusatori cercarono quindi di condurre l'indagine nella direzione a loro più conveniente, stravolgendo le affermazioni del Gasparutto. In pratica tentarono di adattare le risposte date dall'imputato al modello del sabba. [...]
    Il processo si concluse con la condanna degli imputati: ai due benandanti, che continuarono a dichiararsi difensori della fede e combattenti contro le streghe, furono inflitti sei mesi di carcere, inoltre fu imposta l'abiura dei loro errori, poiché riconosciuti eretici. I benandanti inquisiti, se pur ritenuti operatori di magia e dissidenti religiosi, di fatto erano consapevoli di partecipare a un rito agrario della fertilità che, se pur proclamato "per la fede de Christo" effettivamente trasudava un'eco precristiana. Combattevano armati di finocchio, di cui erano note non solo le proprietà terapeutiche, ma anche il valore protettivo contro il maleficio delle streghe e degli stregoni. Gli adepti di Satana erano invece armati di sorgo che, essendo una varietà di saggina, sembrerebbe rimandare al mito della scopa delle streghe...

    Nei processi successivi la posizione dei benandanti andò progressivamente aggravandosi. Infatti, dal 1600, negli interrogatori i temi connessi ai culti della fertilità rimasero in secondo piano, mentre trovò sempre più spazio l'indagine sul ruolo dei benandanti nella cura delle vittime della stregoneria: fatto questo che condusse i "viaggiatori notturni" friulani nella schiera degli adepti di Satana. Nel 1634, alcuni benandanti interrogati affermarono addirittura di essersi recati al sabba dove avevano avuto modo di assistere, senza parteciparvi, alle più orrende e trasgressive pratiche demoniache. Dopo breve tempo, si raccolsero testimonianze di benandanti che ammettevano di aver sottoscritto dei patti con il diavolo e di aver commesso ogni genere di malvagità in nome di Satana. E così, il caso friulano dei benandanti pone in evidenza come ciò che all'inizio non era altro che un rito caratteristico della tradizione folklorica venne trasformato, secondo un metro interpretativo del tutto svincolato dalla realtà dei fatti, in culto del diavolo, in pratica demoniaca, ormai priva delle sue primitive valenze simboliche, fortemente radicate nel tessuto della cultura popolare.



    Massimo Centini, Le Streghe nel mondo (De Vecchi Editore, pag. 92 e seguenti)

 

 

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