Aznar non ha nascosto la pista islamica. Ecco la verdad sulla manipolazione mediatica
--------------------------------------------------------------------------------
Roma. Leggenda vuole che la nemesi elettorale di domenica abbia colpito il Partito popolare spagnolo colpevole di attentato alla verità. Colpevole di aver nascosto l’impronta di una mano islamica negli attentati di giovedì, indicando per due giorni di seguito nei terroristi baschi i responsabili delle bombe. Obiettivo: incassare alle urne un plebiscito-premio alla politica di fermezza contro l’Eta perseguita dal premier uscente José María Aznar. E in aggiunta sviare ogni retropensiero sull’ipotesi che la macelleria madrilena fosse il castigo di al Qaida per l’appoggio della Spagna alla politica estera di Bush. Leggenda vuole che sia andata così. Ma è appunto una leggenda. Le bombe scoppiano giovedì prima delle otto, a 73 ore dall’apertura delle urne. “Nessun avvertimento prima delle esplosioni”, dice il ministro dell’Interno spagnolo, Angel Acebes. Alle 10 e 30 il portavoce di Aznar, Eduardo Zaplana, condanna il “massacro” e “l’attacco contro la democrazia spagnola”. Zaplana parla a caldo di una “banda criminale di assassini”. Si riferisce all’Eta ed è in buona compagnia. La meccanica dell’attentato suggerisce agli analisti, compreso l’ex direttore della Cia Vincent Cannistraro, che gli assassini sono baschi: è il loro canto del cigno (“canto del cisne”, ipotizza El Mundo). Ma alle 13 le agenzie battono una dichiarazione rilasciata da Acebes ai giornalisti. Domanda: “La responsabilità della strage può essere attribuita agli estremisti islamici?”. Risposta: “Non è escluso, non possiamo trascurare nessuna pista”. Non vuol dire che i terroristi baschi siano fuori dalla lista degli indiziati (per alcune ore il governo ribadisce che “è abominevole, allo stato dei fatti, sviare l’attenzione dalle loro responsabilità”). Vuol dire soltanto che, a quasi cinque ore dalla mattanza, l’esecutivo di Madrid sta seguendo anche la pista islamica. Alle 14 e 30 Aznar promette in tv: “Prenderemo i criminali”. Nessun riferimento esplicito all’Eta. Nel frattempo sono uscite in edicola le edizioni straordinarie dei maggiori quotidiani iberici. Javier Pradera scrive su El Pais: “Molti indizi puntano contro l’Eta”. “Malgrado la smentita di Batasuna, c’è piuttosto motivo di pensare all’Eta”, aggiunge Manuel Marlasca. Più cauto il ministro degli Esteri, Ana Palacio: “Gli indizi ci sono, ma dobbiamo aspettare una dichiarazione ufficiale”. Bisogna aspettare le 7 e 30 di sera per conoscere il cambiamento di rotta. Acebes viene messo al corrente del furgone parcheggiato ad Alcalà, dove sono transitati tre dei quattro treni sventrati. Dentro ci sono 7 detonatori e nastri audio con registrazione in arabo di versetti del Corano. E’ la svolta. A quel punto il ministro rende pubblica la cosa e nel giro di mezz’ora ribadisce quanto anticipato all’ora di pranzo: “Abbiamo dato disposizione di non trascurare alcuna linea d’indagine”. Il dispaccio interno della Palacio Sono trascorse appena dodici ore dall’attentato, il governo spagnolo è la prima fonte delle notizie che accreditano la matrice islamica. Tra mezz’ora, al quotidiano arabo-londinese Al Quds Al Arabi, giungerà un messaggio di controversa credibilità dalle Brigate di Abu Hafs al-Masri, che rivendicano la strage della mattina per conto di Al Qaida. Venerdì 12 marzo le autorità spagnole seguono i lavori della scientifica. Il candidato popolare, Mariano Rajoy, si dice scettico sulla rivendicazione: “A giudicare da quel che mi dicono, però non sono un esperto”. Ma Aznar, in conferenza stampa alle 11 e 44 del mattino, insiste: “Nessuna ipotesi è esclusa”. I servizi segreti tedeschi invece non hanno dubbi: “Le bombe le ha messe l’Eta”, riporta il quotidiano Bild. Bisogna attendere ancora una volta l’intervento di Acebes, che nel tardo pomeriggio, a nemmeno 36 ore dall’attentato, rilancia: “Stiamo seguendo altre piste”. A seguire, non prima, arriva la telefonata al giornale basco Gara con cui l’Eta si autoassolve. Sabato 13 cambia qualcosa, manca un giorno all’apertura dei seggi. Da un incauto diplomatico, El Pais ha ricevuto un telegramma trasmesso agli ambasciatori spagnoli giovedì alle 17 e 28. Mittente: Ana Palacio, che invita tutti a “confermare le responsabilità dell’Eta”. Qualcosa di strano? No, ma quanto basta per spacciare un atto burocratico interno, diffuso tre ore prima della scoperta del furgone con i versi del Corano, come una prova di malafede. Poco importa che il ministro Acebes, alle 15, non usi perifrasi: “Stiamo seguendo in profondità la pista islamica, senza risparmiare uomini e mezzi”. Che alle 20 annunci il fermo di 5 islamici, 3 marocchini e 2 indiani coinvolti nelle stragi. Che a mezzanotte faccia sapere d’aver ricevuto un video con la rivendicazione del portavoce militare di al Qaida in Europa. Poco importa che a 12 ore dall’esplosione delle bombe il governo abbia individuato la traccia del terrorismo islamico e, dopo 44, annunciato i primi arresti. La megamacchina dei media aveva già spedito tremila Concita De Gregorio sotto la sede del Pp, a urlargli che “hanno usato il terrorismo basco per motivi politici”.
http://www.ilfoglio.it/articolo.php?idoggetto=15626


Rispondi Citando


