I fondi distratti dalle casse del Carroccio sempre più vicini al maxi riciclaggio della 'ndrangheta che la cosca De Stefano avrebbe cercato di ripulire.
Le indagini della procura di Milano e quelle della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria si muovono parallelamente.
Al centro delle due inchieste la figura di Francesco Belsito, l'ex tesoriere del Carroccio che il 26 aprile ha risposto per oltre 5 ore alle domande degli inquirenti reggini nel capoluogo lombardo. Intanto, la Lega ha preso le distanze, querelando lo stesso Belsito per diffamazione.
LA TESTIMONIANZA DI UN PENTITO. Il 27 aprile, gli stessi magistrati calabresi hanno convocato, sempre a Milano, come persona informata sui fatti un pentito di 'ndrangheta, che da anni sta collaborando con la giustizia per svelare segreti e traffici della mafia calabrese. Si tratta di Luigi Bonaventura, che è stato reggente dell'omonima cosca del crotonese, recentemente scampato a un attentato.
Il meccanismo di occultamento è simile a quello usato dall'ndrangheta
Da quanto si è appreso, Bonaventura potrebbe essere a conoscenza di elementi e particolari proprio relativi alla cosca De Stefano.
Tra gli inquirenti milanesi e reggini c'è stato infatti uno scambio di carte acquisite e sequestrate nel corso delle perquisizioni dei giorni scorsi. Belsito è indagato in Calabria per riciclaggio, con l'aggravante di aver favorito la cosca dei De Stefano assieme ad altre 7 persone, tra cui il consulente legale Bruno Mafrici, l'uomo d'affari genovese Romolo Girardelli, che nelle intercettazioni è soprannominato l'Ammiraglio, ritenuto dagli investigatori una sorta di «ripulitore» del denaro della mafia calabrese, oltre all'imprenditore veneto Stefano Bonet.
RICICLAGGIO CRIMINALE. Quest'ultimo è una delle figura centrali anche nel filone milanese, con al centro le accuse di appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato.
Proprio con Bonet e con Paolo Scala, uomo d'affari già interrogato dai pubblici ministeri (pm) milanesi, secondo l'accusa Belsito avrebbe messo in piedi le operazioni che dovevano portare circa 4,5 milioni di euro in Tanzania e circa 1,5 milioni di euro a Cipro.
Un meccanismo di occultamento di fondi all'estero che richiama, a detta degli investigatori, proprio le forme di riciclaggio della criminalità organizzata.
RICOSTRUZIONE DEI CONTI. Gli inquirenti milanesi che indagano anche su presunti fondi neri in entrata nelle casse del Carroccio, stanno cercando di ricostruire il modo in cui sarebbero stati raccolti quei 6 milioni di euro che dovevano essere spostati nei due Paesi, attraverso i conti della Lega presso Banca Aletti.
L'ipotesi è che Belsito abbia finito per fare confusione tra i soldi da riciclare per conto della 'ndrangheta e quelli che movimentava come amministratore del Carroccio.
Venerdì, 27 Aprile 2012