



Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Una discussione molto interessante, che una volta di più mostra l'inconciliabilità delle posizioni sul tema dell'aborto. Ma forse su una simile questione, pure delicata e dolorosa, non è possibile alcuna conciliazione o considerazione condivisa. Io considero l'interruzione volontaria della gravidanza sic et simpliciter un omicidio, un assassinio di innocenti, un crimine abominevole contro la vita e la natura umana, un atto immondo che grida vendetta al cospetto di Dio: nessuno riuscirà mai a farmi cambiare opinione, o a convincermi che l'aborto è un "diritto fondamentale della donna", un "atto di libertà". L'irresponsabilità imperante dei tempi contemporanei, i facili costumi, la ricerca del piacere mondano, dell'orgasmo ad ogni costo - e in questo mi trovo nelle parole di Mr. Right - riducono l'uomo allo stato animale. Trovo agghiacciante una pillola che cancella delle vite innocenti e lava al tempo stesso le coscienze. Un mondo caotico, disordinato, segnato da una libertà (e da una irresponsabilità) senza limiti produce questi atti mostruosi. Datemi pure del catto-talebano, del fascista oscurantista clericale: rimango dell'opinione che ogni individuo deve assumersi le sue responsabilità (così come lo Stato, ovviamente, che deve assicurare il massimo appoggio alla maternità e alla famiglia), specialmente di fronte alla vita umana.




L'aborto è sempre esistito e sempre esisterà. Per fortuna, le statistiche dicono che in Italia il ricorso all'interruzione di gravidanza è in calo, grazie forse anche a una migliore informazione per quanto riguarda la contraccezione.
Smettiamola per una volta di dare la colpa alla società corrotta, amorale e che dir si voglia. Cosa credi, che nei favolosi anni '50 non si abortisse?
Prima che tu mi attacchi preciso che io sono contrarissima all'aborto come metodo di contraccezione e che - per fortuna - non ho mai abortito in vita mia, ma sono favorevole al fatto che esista la 194. Perlomeno ha tolto di mezzo le mammane.
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Non ha debellato il fenomeno dell'aborto clandestino. Tanto è vero che per effetto della legge operante -rea di aver banalizzato la decisione della donna, deresponsabilizzandola, anche in assenza di una seria assistenza che i consultori non riescono a garantire-, la cifra degli aborti legalmente ammessi si è ridotta proprio a fronte dell’aumento di quelli clandestini.
Solo in tempi recenti si è assistito ad una diminuzione delle cifre (a partire dal 1991 si è scesi a 160.532, fino ai minimi del 2005 con 129.588) delle soppressioni e comunque ciò non deve costituire un merito per la 194, per i motivi più sopra elencati.
Se da un lato infatti l’attuale normativa ha legalizzato una pratica un tempo perseguibile (pur non debellando la piaga dell’aborto illegale i cui casi, dopo il forte calo seguito all’emanazione della 194, sono tornati a crescere in progressione a partire dal 1996 con 9.850 interruzioni, per approdare alle 37.973 del 2005 – dati Ministero Pari Opportunità), dall’altro ha semplificato pericolosamente il fenomeno rendendolo accessibile.
Il rischio più incombente, anche alla luce delle più recenti innovazione in materia non contraccettiva, perché in tal caso si interviene sul concepimento, ma abortiva, è che la pratica finisca per diventare moralmente indifferente.
"La credenza in un'economia di mercato in cui l'acquirente è sovrano è una delle più convincenti forme di truffa" (John Kenneth Galbraith, L'economia della truffa)




La fonte non sono riuscito a trovarla sulla rete, i dati li avevo stralciati qualche anno fà; ti propongo però un articolo di Antonio Socci sull'argomento. Nella seconda metà del testo Socci afferma che possa ritenersi verosimile una cifra oscillante tra i 20 mila e i 30 mila per gli aborti illegali, e in questo modo avvalora le mie cifre.
Con quale bugia propagandistica si ottenne la legalizzazione dell’aborto in Italia
di Antonio Socci
Libero - 06/01/2008
A 30 anni esatti (quest’anno) dall’approvazione della legge 194 facciamo luce su ciò che accadde… Nel mio libro “Il genocidio censurato” è ricostruita tutta questa vicenda e altre analoghe, per esempio il caso degli Stati Uniti, con l’esplosiva “confessione” di uno dei protagonisti…
Nel frattempo va segnalata l’intervista di Rosy Bindi alla Stampa (6 gennaio), nella quale il ministro suddetto si oppone a “modifiche” della 194 e invita i cattolici a “farsi un esame di coscienza”. Avete letto bene: non invita i laici a fare un esame di coscienza sull’aborto, ma i cattolici. Le sono attribuite queste testuali parole: “Se la legge 194 è stata applicata solo limitatamente agli articoli sulla interruzione della gravidanza è perché quella legge è stata combattuta e chi lo ha fatto è stato principalmente il mondo cattolico”.
Avete capito bene? Se nei consultori per decenni si è rilasciato il certificato di aborto senza neanche provare a capire i problemi delle donne e senza tentare di aiutarle, se nessuna politica seria è stata fatta a sostegno della maternità e della famiglia, non è colpa della mentalità abortista, dei ministri della Sanità (come lei, in carica dal 1996 al 2000) e della classe politica a cui la Bindi appartiene da decenni, ma del mondo cattolico.
Di quel mondo cattolico che da 30 anni, sputazzato da tutti, con i centri di aiuto alla vita, ha salvato, a proprie spese, 80 mila bambini dallo sterminio e 80 mila mamme dalla tragedia. Mentre la Bindi faceva la sua carriera nel Palazzo del potere, pronta ad adeguarsi alla mentalità laica dominante …
Non per mettere “la Bindi al bando” (ci pensa da sola), ma sarà il caso che alle prossime elezioni il mondo cattolico ci pensi bene prima di ridarle anche un solo voto…
Aborto, la truffa dei numeri
Secondo Marco Pannella erano “un milione o un milione e mezzo” gli aborti clandestini che si facevano prima della legge 194 (tg5, venerdì sera). Con tante donne vittime. Per questo si è voluto l’aborto legale e assistito. Premesso che è un argomento per me insensato perché anche gli omicidi sono migliaia, ma nessuno propone di “risolvere” il problema legalizzando l’omicidio, bisogna capire, una volta per tutte, se quel dato è vero o falso. Intanto le cifre erano visibilmente sparate a caso. Per esempio secondo la proposta di legalizzazione fatta dal Psi al Senato nel 1971 erano ogni anno dai 2 ai 3 milioni gli aborti clandestini con circa 20 mila donne morte (nell’analogo progetto presentato alla Camera le morti lievitavano inspiegabilmente a 25 mila). Sui giornali le cifre oscillavano in modo abnorme: il “Corriere della sera” del 10 settembre 1976 per esempio dava da 1,5 a 3 milioni di aborti clandestini l’anno. E “Il Giorno” del 7 settembre 1972 da 3 a 4 milioni l’anno. In sostanza si davano i numeri (da 1,5 a 4 milioni), del tutto incontrollati e mai provati. Ma questa ossessiva campagna produsse la sensazione dell’emergenza nazionale e fece passare la legge 194.
Eppure bastava qualche piccolo accertamento per scoprire la verità. Secondo calcoli fatti da statistici ipotizzando 3 (o addirittura 4) milioni di aborti clandestini l’anno ne derivava un tasso medio di abortività in base al quale – alla fine - “tutte le donne italiane avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti procurati clandestini” (Palmaro). Uno scenario ovviamente assurdo.
Che i “milioni di aborti clandestini” ogni anno fossero un argomento totalmente infondato, è provato, in modo indiscutibile, oggi, dai dati ufficiali sugli aborti legali in Italia, fermi attorno ai 130 mila l’anno (dal 1978 hanno raggiunto al massimo la cifra di 240 mila all’anno, ma attestandosi subito molto al di sotto dei 200 mila). Se questo è il numero delle donne che interrompono la gravidanza oggi che l’aborto è facile, legale e assistito, in qualunque ospedale, e addirittura propagandato, è ovvio che dovevano essere un numero molto inferiore a praticarlo quando era illegale, si rischiava il carcere, la faccia e la pelle, ed era difficile trovare le “mammane” che lo praticassero.
Ma passiamo al cuore del problema. L’aborto clandestino – dicevano – provocava ogni anno in Italia la morte di 25 mila donne. Per questo fu reso legale e assistito. Ma era vero quel dato? No, era del tutto assurdo. E ci voleva poco a capirlo.
Dall’Annuario Statistico del 1974 risulta infatti che le donne in età feconda (cioè dai 15 ai 45 anni) decedute nell’anno 1972, cioè prima della legge 194, furono in tutto 15.116. Già il fatto che le morti totali siano la metà delle presunte morti per aborto parla chiaro. Ma poi si scopre che di quelle 15 mila solo 409 risultavano morte di gravidanza o parto.
Naturalmente fra tutte le morti “per gravidanza o parto” quelle dovute ad aborto clandestino erano una piccola parte: qualche decina ogni anno. Una cifra certo triste (umanamente anche una singola morte è una tragedia), ma non una emergenza nazionale. Erano molto più rilevanti, per capirci, le altre cause di decesso delle donne come le morti per parto, per infortuni domestici, per incidenti o per omicidio.
Le cifre che abbiamo visto per l’anno 1972 risultano costanti. Infatti nel 1969 le donne morte in età fertile per complicazioni da gravidanza, parto e puerperio furono in totale 550 (Annuario statistico italiano, 1971); 481 nel 1970 (Annuario 1972); 460 nel 1971 (Annuario 1973); 370 nel 1973 (Annuario 1975). E ogni anno le vittime dell’aborto clandestino erano poche unità.
Conclusione: le cifre sparate dalla propaganda abortista (25 mila donne morte) che hanno portato alla legalizzazione dell’aborto erano del tutto infondate. Erano balle. Lo conferma il fatto che dall’entrata in vigore della legge 194 la mortalità delle donne in età feconda, non ha avuto alcuna significativa diminuzione statistica improvvisa, quindi la 194 non ha modificato alcunché. “Ciononostante”, scriveva Roberto Algranati su Liberal “anche in epoca recente, l’onorevole Pannella ha riaffermato il vecchio luogo comune secondo il quale la legge sull’aborto avrebbe salvato la vita a centinaia di migliaia di donne”.
In realtà non ha portato neanche alla sparizione dell’aborto clandestino. Infatti sull’ “Espresso” del 10 novembre 2005, Chiara Valentini scrive che la relazione del ministro della Salute nell’anno 2005 stima circa in 20 mila gli aborti clandestini. E la stessa cifra è ribadita dal demografo Massimo Livi Bacci. Dunque la 194 è clamorosamente fallita: non ha estirpato neanche la piaga della clandestinità. E lo stesso fenomeno è accaduto in Gran Bretagna, nei Paesi Scandinavi, in Germania, Giappone, Russia Polonia, Romania e via dicendo.
Ma se la 194 non ha cancellato l’aborto clandestino – a 30 anni dalla sua approvazione – cos’ha prodotto? Rendere legale, facile, assistito e gratuito l’aborto può solo banalizzarlo e moltiplicarlo. E così è stato. Da 20-30 mila clandestini a 150-200 mila legali. Due ricercatori dell’Università di Trento, Erminio Guis e Donatella Cavanna (“Maternità negata”, Milano 1988) hanno scoperto che il 32 per cento delle donne che hanno abortito non l’avrebbe fatto se non ci fosse stata la legge 194 a permetterlo.
Quindi migliaia di aborti che – in mancanza della 194 – sarebbero stati evitati. “Risultati del tutto analoghi” aggiunge Mario Palmaro “sono stati condotti in Francia. Il significato di questi dati è evidente: la legge incide in modo decisivo sui comportamenti”.
E’ vero che c’è stata una relativa diminuzione degli aborti legali dal 1978 ad oggi, ma intanto bisogna considerare la diffusione di abortivi chimici. In secondo luogo il fenomeno è tutto italiano ed è dovuto a una forte sensibilizzazione sui temi della vita fatta dalla Chiesa italiana (basti dire che i Centri di aiuto alla vita, anche concretamente, hanno salvato circa 80 mila bambini e altrettante mamme). Infatti negli altri Paesi europei, come Francia e Inghilterra, dove la presenza cattolica (e la cultura della vita) è irrilevante, gli aborti legali non sono in discesa, ma semmai in salita.
Infine 30 anni fa si costruì un’assordante campagna sulle “morti per aborto clandestino”, ma perché oggi non si parla delle morti per aborto praticato legalmente e assistito? Perché tanto silenzio sulle morti che hanno fatto clamore in America in relazione alla pillola abortiva (New York Times, 23.11.2005)? La sorte delle donne non interessa più?
La dottoressa Kustermann, dall’insospettabile pulpito di Micromega (7/05), fa sapere che “con la Ru486 c’è anche il dolore fisico, che almeno con l’aborto chirurgico non c’è”. Poi ha svelato quanto sia devastante anche l’aborto chirurgico legale che presenta “un rischio del 4 per cento di complicazioni più o meno gravi, che vanno dalla necessità di ripetere l’intervento, all’emorragia, alla perforazione dell’utero, all’infezione dell’utero che si manifesta nei giorni seguenti con febbre alta e dolori intensi. Quindi… permangono dei rischi che possono determinare anche conseguenze di lungo periodo per la donna: per esempio un’infezione grave o una perforazione uterina” che “può determinare una sterilità permanente”.
La Kustermann aggiunge che “non c’è quasi nessun aborto che sia per sempre indolore”. Il dolore psichico è evidente in tante donne che hanno vissuto questo trauma. Ma, avverte la Kustermann, anche per le donne che “riescono a superare l’evento indenni”, dal punto di vista psicologico, “l’aborto può essere un fattore di rischio nel momento in cui intervengono depressioni legate al desiderio di maternità irrealizzato nel corso della vita”.
Insomma, aver presentato l’aborto come una conquista civile ha messo gravemente in ombra le conseguenze cui va incontro la donna. E ha spazzato via 4 milioni e 500 mila bambini. Un orrore.
"La credenza in un'economia di mercato in cui l'acquirente è sovrano è una delle più convincenti forme di truffa" (John Kenneth Galbraith, L'economia della truffa)


Non la smetto per niente. Smettila tu invece di banalizzare, di giocare con percentuali da strapazzo, chiedere links, etc.
La verità è una sola: l'aborto lo vogliono le donne! E perchè mai? Perchè vogliono fare sesso, sesso, sesso! E l'aborto è necessario quando contemporaneamente non si ha interesse nel mettere su una famiglia. Questa è la verità.
Gli uomini hanno fatto buon viso ad un gioco che nella maggior parte dei casi, a loro sta benissimo. Un tempo bastava che ingravidavi una ragazza e ti dovevi per forza sposare, ora il problema non è più del maschio, ma della femmina. La quale ancora non ha capito che l'istituzione del matrimonio come altre "vetuste" tradizioni andava del tutto a sua protezione e vantaggio!
Ma le femmine d'oggi non hanno bisogno di essere "protette". No, loro sono libere ed indipendenti. E vogliono il piacere, vogliono godere. All'imitazione di Maria si è sostituita l'imitazione di Miss Ciccone, la puttana sacra dei nostri tempi. Peccato però che la natura come al solito si intrometta nei loro piani. Ma se la natura è "maschilista" allora bisogna adoperarsi per negarla... Per questo è "necessario" l'aborto...
SADNESS IS REBELLION