La “famigghia" di Giuseppe Scoppelliti

Così il boss del Pdl calabrese premia l'ex consigliere mafioso

In tempi di austerità e di rinnovato interesse degli ispettori della Finanza per i conti regionali di partiti e gruppi – si vedano i casi Lazio e Lombardia – anche la Calabria ha deciso di correre ai ripari prima – c’è chi auspica – che le finanze regionali vengano passate al setaccio dalle Fiamme Gialle o da qualche magistrato curioso. Nel settembre scorso la Giunta regionale, guidata dal plurindagato colonnello del Pdl Giuseppe Scopelliti, oggi a processo per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, ha approvato una nuova stretta sui cordoni della borsa di cui i partiti che siedono in Consiglio regionale potranno disporre. In realtà, i risultati più che concreti sono promessi e in poco o nulla intaccano gli attuali bilanci dell'Ente: dalla prossima legislatura, saranno aboliti i vitalizi per i consiglieri regionali - attualmente pari a sette milioni di euro - che gravano sulle casse regionali, diminuiranno gli assessori, spariranno i sottosegretari. Drastico anche il taglio – annunciato – di consulenze e collaborazioni.
Allo stato però di certo ci sono solo i costi astronomici del consiglio regionale calabrese che ogni anno pesa sulle tasche dei cittadini della regione per 77,9 milioni di euro. Una cifra spropositata per una regione in fondo a tutte le classifiche per vivibilità, reddito, occupazione, che la Giunta ha promesso di mettere a regime anche con una – magra – stretta sullo stanziamento per i gruppi consiliari che , ha informato l'ufficio stampa regionale, nel 2012 "sarà, a regime, di quattro milioni e 275mila euro, con una riduzione di 225mila euro rispetto al 2011". Ma c’è un ma. Perché mamma Regione non può dimenticare i suoi figlioli. Inclusi quelli che hanno avuto guai con la legge anche per malversazioni e ruberie di fondi regionali. È il caso di Mimmo Crea, l’ex consigliere recentemente condannato in secondo grado a sette anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e sei fattispecie di falso, abuso d'ufficio e truffa, omaggiato con un vitalizio di 6.647,67 euro, da pagarsi al compiere dei 60 anni, grazie alla legge regionale che in controtendenza rispetto alle “riforme” degli ultimi anni manda tutti a riposo con sette anni di anticipo. L’inchiesta che ha portato, prima dietro le sbarre e poi ai domiciliari per motivi di salute, l’ex consigliere definito dai magistrati “l’uomo buono per tutte le stagioni” ha svelato i rapporti fra l'ex politico calabrese e "un’associazione di tipo mafioso, sodalizio articolato nel basso versante jonico tra la potente cosca Morabito-Zavettieri di Africo e Roghudi, con le cosche Cordì di Locri e Talia di Bova Marina". Un procedimento scaturito da un’indagine riguardante gli intrecci tra politica e 'ndrangheta nella gestione del settore della sanità nel reggino che per Crea, secondo i magistrati, si era convertito in una fonte di guadagni da capogiro, grazie anche agli accordi stretti con le cosche Morabito-Zavettieri di Africo e Roghudi, Cordì di Locri e Talia di Bova Marina. Al centro del sistema, la clinica Villa Anya che per i pm «oltre a costituire un proficuo bacino di affluenza di introiti elevatissimi, rappresenta lo strumento indispensabile, nell’ottica del politico Crea, per l’elargizione (e la restituzione) di favori e per la raccolta di consensi elettorali». Ma per i magistrati dell'accusa Crea era soprattutto «diretto referente dei clan mafiosi, al centro di un ramificato sistema di gestione affaristica».
Una condanna che si aggiunge a quella a 5 anni e 6 mesi rimediata per peculato relativa agli anni - tanti – in cui ha preso posto fra i banchi del Consiglio regionale. Il politico è stato infatti riconosciuto colpevole di aver sottratto ingenti somme, destinate all'attività politica del gruppo del CCD, che ha presieduto, dal 2001 al 2005, quando governatore della Calabria era Chiaravalloti (PDL). Il Consiglio regionale della Calabria versava fondi sul conto corrente, intestato al CCD e Crea presidente del "monogruppo" (formato da lui solo), li prelevava per rimpinguare il conto corrente di cui era intestatario insieme alla moglie. In poco meno di 4 anni, secondo quanto è emerso dal processo, sarebbero spariti 543 mila euro, di cui 275 mila versati sul conto corrente della famiglia Crea, mentre della restante somma si è persa ogni traccia.
Danari che – c’è da sperare – sono tornati almeno in parte in mano allo Stato dopo le confische milionarie – ma non ancora definitive – che hanno colpito il politico calabrese. Sarà dunque per evitare una vecchiaia da indigente a un fedele servitore di tutti i partiti fioriti sulle ceneri della Dc di cui è stato alfiere – Crea è stato uno dei più noti transeunti del Consiglio regionale calabrese – che la Regione l’ha omaggiato con un corposo vitalizio? Bisognerebbe chiedere lumi alla stessa Giunta. Ma su questa come altre spinose questioni, tace.

Alessia Canditoin data:10/01/2013

http://www.liberazione.it/news-file/...coppelliti.htm