DOVERE DI CRONACA. | UNIONE PER IL SOCIALISMO NAZIONALE
RIPORTIAMO LETTERA DI RUTILIO SERMONTI CIRCA IL PROGRAMMA DI F.N.
Crediamo sia doveroso pubblicarla in quanto pubblico fu anche il suo invito al voto di qualche mese fa. Con ciò non intendiamo appropriarcene – non é nel nostro stile d’agire – ma allargare la dialettica in seno ad una Comunità Nazionale che sembra proprio non esistere più. (La Redazione)
Leggo con autentica costernazione il programma politico ed elettorale di Forza Nuova (per il quale nessuno ha sentito l’opportunità di sentirmi) e verifico come esso realizzi l’esatto contrario di quello che avrebbe dovuto essere, e cioè la prova che Forza Nuova NON E’ un partito come gli altri, e ha ben altre aspirazioni che ritagliarsi un angoletto di potere democratico. Senza quella prova, la dedizione assoluta con cui ho inteso dedicarmi al successo del tentativo coraggioso di Fiore e dei suoi, non avrebbe avuto alcun senso.
Tentativo di che ? Di vincere le elezioni e andare al potere, costituendo il nuovo governo d’Italia, sbattendo fuori l’intera classe dirigente di servi e di ladroni nata dalla Liberazione ? Siamo seri, per piacere ! Questa è certo la nostra aspirazione ultima, al termine di un processo che non siamo neppure in grado di prevedere, e a cui, certo, concorreranno altre forze, altri popoli ed altri eventi oltre quelli attualmente in gioco. Ma non può certo assegnarsi come finalità concreta all’attuale incursione schedaiola. Essa deve porsi, con realismo rivoluzionario, fini difficili ma RAGGIUNGIBILI.
Quali ? Far ascoltare al popolo italiano, in disperata ricerca di una via d’uscita dal proprio programmato genocidio in atto, un linguaggio essenziale e – se si vuole – brutale, che gli faccia intendere che, all’interno del parlamentarismo e dei suoi disvalori, non può esistere che qualche apparenza di anestesia, ma nessuna soluzione, e che quella soluzione, con le buone o con le cattive, è solo in mano a lui. Mostrare a quel popolo che esistono uomini come loro, che sono riusciti a vaccinarsi contro tutti i tossici prodigatici dai Grandi Speculatori, e sono quindi gli unici con cui occorra unirsi e collaborare per l’urgente demolizione della società insulsa e mortifera prodotta da quei tossici. Sarebbe solo un primo passo, d’accordo. Ma un passo importante, a cui puntare con l’incoraggiante successo anche della semplice triplicazione o quadriplicazione delle percentuali raggiunte nei precedenti tentativi, in virtù anche dello “stile” e del livello dei nostri argomenti. Tutta roba alla nostra portata, condizionata soltanto al nostro impegno e alla nostra comunicativa.
Ebbene: di un simile stacco di qualità debbo, con profondo sconforto, registrare la totale assenza nel programma politico che viene ora diffuso. Non che io sia contrario alle singole affermazioni. Qualche riserva devo fare solo sull’art.17, che vorrebbe andare all’assalto contro la Mafia in Sicilia come a Solferino ( rifare insomma il Cifiribì del Col. Luca, degli anni 60, coi brillanti successi che ebbe a conseguire), e sull’aggettivo “cristiana” usato all’art.18 per definire l’Europa da noi agognata, che vorrebbe escluderne me e i non pochi come me, che cristiani non sono affatto, eppure non concedono a nessuno il diritto di …scomunicarli.
Il fatto è che tutte le progettazioni elencate ai nn. 3,4,5,6, 7, 8, 10, 12,13,15 e 16 abbiano come soggetto espresso o sottinteso lo Stato. Ma quale Stato, di grazia ?
Forse quello che il Programma forzanovista ritiene accettabile (art.1) in cui la metà dei deputati (e legislatori) siano eletti nelle categorie produttive, professionali e del mondo delle cultura ? E l’altra metà (qui sta il busillis) ? Forse nel mondo dei delinquenti professionali, della prostituzione fisica e politica, degli agenti stranieri, nelle orde di parassiti che infestano e divorano l’Italia ?
Vi sembra quello il modo di introdurre un programma rivoluzionario , mascherato da programma elettorale ? Vi sembra idoneo a scuotere le coscienze, a moltiplicare i militanti di cui, soprattutto, abbiamo bisogno ?
L’unico timido accenno che vi trovo alla più radicale e fascinosa delle prospettive che ci provengono dal nostro passato, la Socializzazione delle imprese promulgata in R.S.I., è questo: “Previsione di un’equa ripartizione degli utili d’impresa tra datore di lavoro e dipendenti”. (art.9). Chi ha presunto di riassumere nella stitica frasetta il contenuto e il significato dei decreti socializzatori (che certamente non ha letti), una cosa soltanto ha dimostrato: di difettare di qualsiasi idea in proposito e di essere troppo pigro per informarsi seriamente. Difetti esiziali, per chi voglia imboccare l’erta via della riscossa. La socializzazione (pensate !), con l’equa ripartizione non c’entra nulla, e chiunque abbia vissuto quegli anni di fuoco lo sa bene. Il problema dell’ “equità” era già stato risolto con la legge 3.4.1926, l’ordinamento sindacale di diritto e la Magistratura del Lavoro. Si trattava ora di ben altro: la produzione ai produttori, e tutto al servizio della nazione.
Oggi, il peggior nemico da battere è proprio lo Stato italiota: quello che – fedele al mandato ricevutone dalla plutocrazia internazionale – cerca di prorogare in eterno i trucchi e gli inganni che ne hanno sino ad oggi prorogata l’agonia. Che va limitato il burocratismo, combattuta la corruzione, soppressa l’inefficienza, lo sanno anche le rane. Ma che il nemico, marcio e puzzolente ma sempre insidioso, sia la Repubblica Antifascista nata dalla Resistenza, e, se non si cancella quella con tutti i suoi pidocchi, siamo condannati a scomparire, lo abbiamo realizzato solo noi. Nostro compito primario, oggi, è quello di ficcarlo nella zucca dei nostri disorientati concittadini.
A questo va diretto ogni nostro sforzo. Come andrà risolto il problema energetico, glie lo diremo dopo, come anche molte altre cose. Oppure, possiamo farlo anche subito, ma allora non con una frasetta generica nel Programma ma con un discorso completo e documentato, che valga sempre a confrontare la nostra concretezza e coerenza col demagogico annaspare di Napolitano & c.
Sono sempre qui, con l’arma al piede. Se v’interesso, cercatemi. Sennò, consideratemi defunto.
Rutilio




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