Laboratorio di lettura consapevole e scrittura creativa
Argomenti discussi:
1) Cosa si intende per lettura consapevole
2) In che senso si definisce “creativa” la scrittura
3) Perché “laboratorio” e non scuola o corso
4) Povertà e ricchezza del linguaggio scritto e parlato.
Materiali in uso al laboratorio: dizionario, testi di riferimento e oggetti simbolici (come matite, penne) o significativi per alcuni scrittori.
1) Vuol dire tra l’altro leggere ogni testo cercando di individuarne lo stile, il registro, i toni, la capacità di descrizione. Fare cioè, del testo di uno scrittore, una “doppia” lettura che appaghi il piacere del testo e rende consapevoli dell’originalità, nel senso di unicità del testo in questione. Si dovrebbero così acquisire le capacità di lasciarsi coinvolgere dalla storia o dal racconto (il piacere della lettura) mantenendo vigile l’attenzione sul “procedimento” o il processo della scrittura adoperato.
2) La scrittura creativa è scrittura “libera” non condizionata da esigenze di lavoro. E’ libera perché non costretta da regole che non siano quelle che ciascuno si dà nel momento in cui sceglie di scrivere e raccontare. E’ libera perché prodotta volontariamente o vissuta come esigenza interiore. Eccetera.
3) Il concetto di scuola prevede le figure di docenti e discenti e un dato apparato formale: niente di ciò è previsto in Hdemia.
Ho preferito la dizione di laboratorio (nel senso che dirò varrebbe anche il termine officina) per accentuare il senso del lavorare con lo strumento della parola, dell’artigianato della parola scritta. E come in ogni laboratorio in cui l’aspetto dal fare, del costruire, nel produrre è prevalente, così Hdemia ci si esercita nella scrittura creativa; si studiano i “modelli”, si leggono esempi, si indagano, per apprenderne le tecniche di costruzione narrativa, i testi di alcuni autori. Si impara, insomma, un mestiere: quello di scrivere.
4) Si è rilevata la necessità di ampliare la conoscenza dei vocaboli, e conseguentemente il patrimonio linguistico, di acquisire proprietà di linguaggio. In tal senso è indispensabile utilizzare il dizionario di frequente.
I testi di riferimento letti in questo primo incontro:
a) alcune pagine iniziali da “Terra e cenere”* di Atiq Rahimi, edizioni Einaudi . L’autore usa un originale e inusitato modo di raccontare una storia utilizzando la seconda persona.
b) un brevissimo brano tratto da “Una solitudine troppo rumorosa” di B. Hrabal ** sulla visione personale dell’autore del piacere della lettura.
c) un brano di Paco Ignacio Taibo II*** sul “mestiere di scrivere”.
Altri argomenti discussi: come superare la paura del foglio bianco e i rituali o i tic degli scrittori. Iniziare a scrivere è sempre difficile: c’è chi prima “disegna” a grosse linee la struttura del racconto o del romanzo, chi organizza in scaletta l’impianto narrativo; chi delinea i personaggi individuandone le caratteristiche e chi lascia che il personaggio cresca mano a mano così come cresce la storia. C’è anche si lascia sorprendere dalla capacità di un personaggio ad imporsi nella storia. C’è chi inizia inseguendo una frase, una canzone, un sogno, un dettaglio e c’è chi inizia in modo casuale.
Ad illustrare i tic o i rituali di alcuni scrittori sul tavolo del laboratorio sono stati messi: una maglia di lana (simile a quella che indossava Marcel Proust quando scriveva a letto); una serie di matite appuntite (presenza indispensabile a molti scrittori come rituale per iniziare a scrivere); un dizionario (alcuni scrittori non ne potevano fare a meno e c’era chi come Mario Soldati ne faceva collezione); un elenco telefonico (lo scrittore George Simenon lo consultava spesso. Leggendo i nomi degli abbonati e l’indirizzo ne immaginava la vita, gli interessi, i problemi e creava i suoi personaggi).
Qualcuno si è posta il problema del talento. E’ giusto ma per sapere se lo si ha bisogna provarlo, provarci ed esercitarsi.
Altra discussione: l’ispirazione. Ho sgombrato subito il campo dai pregiudizi che fanno dell’ispirazione il punto di partenza del talento. Ho detto che non esiste nel senso “romantico” ma che esiste in forma di idea originale, primigenia da cui prendere ciò che si serve e stimola alla scrittura. Può anche non esserci, l’ispirazione, nel senso che si può cominciare a scrivere una frase e trovare solo dopo, non si sa quante pagine dopo, naturalmente, l’ispirazione a scrivere una storia, quella storia e non un’altra.
Quanto ai trucchi e della paura del foglio bianco, ho parlato dell’esperienza di Simenon e di Hemingwai.
Letture:
1) Il brano riportato dalla biografia di Siddharta relativo alla consapevolezza di mangiare un mandarino: metafora della lettura consapevole. (Mi sono sembrate colpite dalla metafora e curiose di capire che significava lettura consapevole).
Questo il brano letto dalla Vita di Siddharta il Budda scritta da Thich Nhat Hanh in base ai testi canonici pali e cinesi (la biografia ufficiale più attendibile del Buddha), per come riportato nel libro di Giulio Cesare Giacobbe edito da Ponte alle Grazie, Euro 10.00) Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita:
“… dopo avere sbucciato un mandarino*, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza.
Sbucciando un mandarino sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza?
Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza.
Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza.
Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida e preziosa del mandarino.
Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale.
Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale.
Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.”
2) Da Come un romanzo di Pennac (ho rivelato il suo vero cognome, Pennacchioni) il decalogo del lettore.
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