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Discussione: Catechismo cinese

  1. #1
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Catechismo cinese

    CATECHISMO CINESE, OVVERO DIALOGHI DI CU-SU, DISCEPOLO DI CONFUCIO, CON IL
    PRINCIPE KU, FIGLIO DEL RE DI LU, TRIBUTARIO DELL'IMPERATORE CINESE GNEN-VAN, 417
    ANNI PRIMA DELLA NOSTRA ERA VOLGARE

    (Tradotto in latino dal padre Fouquet, ex gesuita. Il manoscritto si trova nella Biblioteca Vaticana, n. 42759)

    Dialogo primo
    KU
    Che devo intendere quando mi si dice d'adorare il cielo (Shang-ti)?
    CU-SU
    Non d'adorare il cielo materiale, che vediamo; perché questo cielo non è che aria, e quest'aria è composta da tutte le
    esalazioni della terra; sarebbe una follia ben assurda l'adorare dei vapori.
    KU
    Tuttavia non ne sarei sorpreso. Mi sembra che gli uomini abbiano commesso follie anche più grandi.
    22
    CU-SU
    È vero; ma voi siete destinato a governare; perciò dovete essere saggio.
    KU
    Ci sono tanti popoli che adorano i cieli e i pianeti!
    CU-SU
    I pianeti non sono che terre come la nostra. La luna, per esempio, avrebbe tanta ragione d'adorare la nostra sabbia e il
    nostro fango, quanto noi d'inginocchiarci davanti alla sabbia e al fango della luna.
    KU
    E allora che significa quando diciamo: il cielo e la terra, salire in cielo, essere degni del cielo?
    CU-SU
    Che diciamo un'enorme sciocchezza. Il cielo non c'è: ogni pianeta è circondato dalla sua atmosfera come da un guscio, e
    ruota nello spazio attorno al suo sole. Ogni sole è centro di molti pianeti che viaggiano continuamente attorno a lui: non
    c'è né alto né basso, né salita né discesa. Voi capite che, se gli abitanti della luna dicessero che si sale in terra, che
    bisogna rendersi degni della terra, direbbero una cosa insensata. Noi pronunziamo una frase priva di senso, quando
    diciamo che bisogna rendersi degni del cielo; è come se dicessimo: bisogna rendersi degni dell'aria, o della
    costellazione del dragone, o dello spazio.
    KU
    Credo di capire. Bisogna adorare soltanto Dio, che ha fatto il cielo e la terra.
    CU-SU
    Senza dubbio: bisogna adorare soltanto Dio. Ma quando diciamo che egli ha fatto il cielo e la terra, diciamo piamente
    una grande banalità. Perché se noi intendiamo per cielo lo spazio prodigioso nel quale Dio ha acceso tanti soli e fatto
    ruotare tanti mondi, è molto più ridicolo dire «il cielo e la terra» che dire «le montagne e un granello di sabbia». Il
    nostro globo è infinitamente più piccolo di un grano di sabbia, a paragone di quei miliardi di universi davanti ai quali
    noi scompariamo. Tutto quel che possiamo fare è di unire la nostra debole voce a quella degli innumerevoli esseri che
    rendono omaggio a Dio nell'abisso dello spazio.
    KU
    Ci han dunque ben ingannati quando ci hanno detto che Fo discese tra noi dal quarto cielo, in forma di elefante bianco.
    CU-SU
    Sono favole che i bonzi raccontano ai bambini e alle vecchiette: noi dobbiamo adorare solo l'eterno creatore di tutti gli
    esseri.
    KU
    Ma come ha potuto un essere crearne altri?
    CU-SU
    Guardate quella stella: essa è a millecinquecentomila milioni di li dal nostro piccolo globo: da lei partono raggi che
    producono sui vostri occhi due angoli eguali al vertice; essi producono gli stessi angoli negli occhi di tutti gli animali:
    non è questo il segno di un piano deliberato? di una legge ammirevole? Ora, chi compie un'opera se non un operaio? e
    chi emana leggi se non un legislatore? C'è dunque un operaio, un legislatore eterno.
    KU
    Ma chi ha creato quest'operaio? E come è fatto?
    CU-SU
    Principe, passeggiavo ieri vicino a quel gran palazzo fatto costruire dal re vostro padre; sentii due grilli che dicevano
    l'uno all'altro: «Che immane edificio!» «Sì,» rispose il compagno, «per quanto orgoglioso io sia, confesso che chi ha
    compiuto questo prodigio è qualcuno molto più potente dei grilli; ma non ho la minima idea di questo essere: vedo che
    c'è, ma non so che cosa sia.»
    KU
    E io vi dico che siete un grillo più istruito di me; e quel che mi piace in voi è che non pretendete di sapere quel che
    ignorate.
    23
    Dialogo secondo
    CU-SU
    Ammettete dunque che c'è un essere onnipotente, che esiste per se stesso, supremo artefice di tutta la natura?
    KU
    Sì. Ma se egli esiste per se stesso, niente può limitarlo: dunque è dappertutto; esiste dunque in tutta la materia, in tutte le
    parti di me stesso?
    CU-SU
    E perché no?
    KU
    Dunque io stesso sarei una parte della divinità?
    CU-SU
    Questa, forse, non è una conseguenza necessaria, Questo pezzetto di vetro è penetrato da ogni parte dalla luce, ma è
    forse luce lui stesso? no, non è che sabbia, nient'altro. Certo, tutto è in Dio: ciò che anima tutto deve essere dappertutto.
    Dio non è come l'imperatore della Cina, che abita nel suo palazzo e manda i suoi ordini per mezzo dei «Kolao». Per il
    fatto stesso che esiste, l'essere suo pervade necessariamente tutto lo spazio e tutte le sue opere. E poiché egli è in voi,
    questo è un ammonimento continuo a non far nulla di cui possiate arrossire davanti a lui.
    KU
    E che cosa bisogna fare per poter guardare se stessi senza ripugnanza e senza onta, davanti all'Essere supremo?
    CU-SU
    Essere giusti.
    KU
    E poi?
    CU-SU
    Essere giusti.
    KU
    Ma la setta di Laokium sostiene che non c'è né giusto né ingiusto, né vizio né virtù.
    CU-SU
    La setta di Laokium sostiene forse che non c'è né salute né malattia?
    KU
    No: essa non sostiene un così grave errore.
    CU-SU
    L'errore di pensare che non c'è né salute dell'anima né malattia dell'anima, né virtù né vizio, è altrettanto grande e più
    funesto. Coloro che han detto che tutto è uguale sono dei mostri: è la stessa cosa nutrire il proprio figlio o schiacciarlo
    contro una pietra, soccorrere la propria madre o piantarle un pugnale nel cuore?
    KU
    Mi fate rabbrividire. Io detesto la setta di Laokium. Però ci sono tante sfumature del giusto e dell'ingiusto. Quanto
    spesso siamo nell'incertezza. Quale uomo sa con precisione quel che è permesso e quel che è proibito? Chi potrà fissare
    con sicurezza i limiti che separano il bene dal male? Quale regola mi darete per riconoscerli?
    CU-SU
    Quella di Confucio, il mio maestro: «Vivi come vorresti aver vissuto quando ci penserai in punto di morte; tratta il tuo
    prossimo come vorresti che egli ti trattasse.»
    KU
    Queste massime, lo riconosco, devono essere il codice del genere umano; ma che m'importerà, in punto di morte, di
    aver ben vissuto? Che ci guadagnerò? Quest'orologio, quando sarà distrutto, sarà felice d'aver suonato con precisione le
    ore?
    24
    CU-SU
    Quest'orologio non sente, non pensa, non può avere rimorsi, mentre voi ne avete, quando vi sentite colpevole.
    KU
    Ma se, dopo aver commesso molti delitti, riuscissi a non avere più rimorsi?
    CU-SU
    Allora bisognerebbe strangolarvi. E state sicuro che fra gli uomini, che non amano essere oppressi, si troverà qualcuno
    che vi toglierà la possibilità di commettere nuovi delitti.
    KU
    E così Dio, che è in essi, permetterà loro d'essere malvagi, dopo averlo permesso a me?
    CU-SU
    Dio vi ha dato la ragione: non abusatene, né voi né loro. Non solo sarete infelici in questa vita, ma chi vi ha detto che
    non possiate esserlo anche in un'altra?
    KU
    E chi vi ha detto che c'è un'altra vita?
    CU-SU
    Solo per il fatto che ne dubitate, dovreste comportarvi come se ci fosse.
    KU
    E se fossi sicuro che non c'è?
    CU-SU
    Vi sfido a provarlo.
    Dialogo terzo
    KU
    Mi sfidate, Cu-Su? Bene. Perché io possa venir ricompensato o punito quando non ci sarò più, bisogna che sussista in
    me qualche cosa che senta e pensi dopo di me. Ora, come prima della mia nascita niente di me aveva sentimento o
    pensiero, perché dovrebbe averne dopo la mia morte? e che potrebbe essere questa parte incomprensibile di me? Forse il
    ronzio di quest'ape resterà nell'aria quando non ci sarà più l'ape? La vegetazione di questa pianta sussisterà quando la
    pianta sarà stata divelta? La vegetazione non è forse una parola di cui ci serviamo per significare il modo inesplicabile
    con cui l'Essere supremo ha voluto che la pianta traesse i suoi succhi dalla terra? Così l'anima è una parola inventata per
    esprimere debolmente e oscuramente le energie della nostra vita. Tutti gli animali si muovono; e questa facoltà di
    muoversi noi la chiamiamo «forza attiva»: ma non esiste un ente distinto che sia questa forza. Noi abbiamo passioni, e
    memoria e ragione; ma queste passioni, questa memoria, questa ragione non sono, indubbiamente, enti a parte, piccoli
    individui che abbiano un'esistenza propria; sono semplicemente termini generici, inventati per fissare le nostre idee. E
    dunque l'anima, che significa la nostra memoria, la nostra ragione, le nostre passioni, non è che una parola. Chi imprime
    il moto alla natura? Dio. Chi fa vegetare tutte le piante? Dio. Chi fa muovere gli animali? Dio.
    Se l'anima umana fosse una personcina rinchiusa nel nostro corpo per dirigerne i movimenti e le idee, questo
    non indicherebbe nell'eterno artefice del mondo un'impotenza e un artificio indegni di lui? Dio, dunque, non sarebbe
    stato capace di creare degli automi che avessero in sé il dono del movimento e del pensiero? Voi mi avete insegnato il
    greco, m'avete fatto leggere Omero. Io giudico Vulcano un fabbro divino, quando foggia dei tripodi d'oro che si
    muovono da soli per andare al concilio degli dei; ma questo stesso Vulcano mi sembrerebbe un volgare ciarlatano se
    avesse nascosto, nell'interno di quei tripodi, qualcuno dei suoi garzoni che, non visto, li facesse muovere.
    Certi frigidi sognatori han creduto una bella idea che i pianeti possano essere mossi da geni che li spingono
    senza posa: ma non possiamo credere che Iddio sia stato ridotto a questo misero artificio. In breve, perché adoperare
    due forze per un'opera, quando ne basta una? Non oserete negare che Dio abbia il potere di rendere animato quell'ente
    assai poco conosciuto che noi chiamiamo «materia»; Perché dunque dovrebbe servirsi di un altro ente per animarla?
    Ma c'è di più: che cosa sarebbe quest'anima, che voi elargite così liberalmente al nostro corpo? D dove a
    verrebbe? E quando? Dovremmo immaginare il Creatore dell'Universo continuamente intento a spiare ogni
    accoppiamento degli uomini e delle donne per cogliere il momento esatto in cui un germe esce dal corpo dell'uomo ed
    entra nel corpo della donna, e inviare, in un baleno, un'anima in quel germe? E se quel germe muore, che sarà di
    quell'anima? Sarà stata creata inutilmente o dovrà attendere un'altra occasione?
    Mi sembra, ve lo confesso, una strana occupazione per il padrone dell'Universo. E non solo egli dovrebbe
    sorvegliare continuamente ogni copulazione delle specie umana; ma dovrebbe fare lo stesso anche con tutti gli animali:
    perché essi han tutti, come noi, memoria, idee, passioni; e se crediamo necessaria un'anima per formare questi
    25
    sentimenti, questa memoria, queste idee e queste passioni, dobbiamo anche credere che Dio lavori senza posa a
    fabbricare anime per gli elefanti e per le pulci, per i gufi, per i pesci e per i bonzi. Che immagine sarebbe questa
    dell'architetto di tanti milioni di mondi, obbligato a fabbricar di continuo tante molle invisibili per perpetuare l'opera
    sua?
    Ecco una piccolissima parte delle ragioni che possono farmi dubitare dell'esistenza dell'anima.
    CU-SU
    Voi ragionate in buona fede, e questo sentimento virtuoso, quand'anche fosse erroneo, sarebbe gradito all'Essere
    supremo. Potete anche ingannarvi, ma dal momento che non ne avete l'intenzione, siete scusabile. Ma pensate che
    finora mi avete proposto soltanto dei dubbi; e questi dubbi sono tristi. Vogliate ammettere delle verosimiglianze più
    consolanti. È duro essere annientati: cercate di sperare di sopravvivere. Voi sapete che un pensiero non è materia, che
    non ha nessun rapporto con la materia: perché dunque vi sarebbe così difficile credere che Dio abbia messo in voi u n
    principio divino che, non potendo mai essere dissolto, non può essere soggetto alla morte? Osereste affermare che è
    impossibile che abbiate un'anima? No, senza dubbio; e se ciò è possibile, non è verosimile che ne abbiate una? Potreste
    respingere un sistema così bello e così necessario al genere umano? Solo qualche difficoltà basterà a scoraggiarvi?
    KU
    Vorrei abbracciare questo sistema, ma vorrei che mi venisse provato. Non è in poter mio credere a qualcosa che non mi
    risulti evidente. Io sono sempre stato colpito da questa grande idea, che Dio abbia creato ogni cosa, che sia dovunque,
    che penetri in tutto, e a tutto dia moto e vita; e se egli è in tutte le parti del mio essere come egli è in tutte le parti della
    natura, non vedo che bisogno posso avere di un'anima. Che me ne faccio di questo piccolo essere subalterno, quando
    sono animato da Dio stesso? A che mi servirebbe quest'anima? Non siamo noi a darci le nostre idee, poiché le abbiamo
    quasi sempre nostro malgrado, ne abbiamo persino quando dormiamo; e tutto avviene in noi senza che ce ne
    occupiamo. L'anima avrebbe un bel dire al sangue e agli spiriti animali: «Circolate, vi prego, in questo modo, per farmi
    piacere.» Essi circoleranno sempre nel modo prescritto loro da Dio. Preferisco essere la macchina di un Dio che mi è
    dimostrato, che non la macchina di un'anima della quale dubito.
    CU-SU
    Ebbene, se Dio stesso vi anima, attento a non macchiare con dei delitti quel Dio che è in voi; e se egli vi ha dato
    un'anima, che quest'anima non lo offenda mai. Secondo l'uno o l'altro sistema, voi avete una volontà, siete libero; vale a
    dire, avete il potere di fare ciò che volete: servitevi di tale potere per servire il Dio che ve lo ha dato! È bene che siate
    filosofo, ma è necessario che siate giusto. Lo sarete ancora di più se crederete di avere un'anima immortale.
    Degnatevi di rispondermi: non è forse vero che Dio è la suprema giustizia?
    KU
    Senza dubbio; e quand'anche fosse possibile ch'egli cessasse di esserlo (e questa è una bestemmia), io vorrei pur sempre
    agire con equità.
    CU-SU
    Non è forse vero che, quando sarete sul trono, il vostro dovere sarà di ricompensare le azioni virtuose e di punire quelle
    criminali? Vorreste forse che Dio non facesse quel che voi stesso avete il dovere di fare? voi sapete che in questa vita ci
    sono, e ci saranno sempre, virtù disgraziate e delitti impuniti; è dunque necessario che il bene e il male trovino il loro
    giudizio in un'altra vita. È quest'idea, così semplice, così naturale, così generale, quella che ha istituito in tantpopoli la
    i
    credenza nell'immortalità delle nostre anime e nella giustizia divina che le giudicherà quando esse avranno abbandonato
    le spoglie mortali. C'è un sistema più ragionevole di questo, più confacente alla Divinità, e più utile al genere umano?
    KU
    Ma perché, allora, tante nazioni non hanno adottato questo sistema? Voi sapete che nella nostra provincia vivono circa
    duecento famiglie di antichi Sinus, che una volta abitavano una parte dell'Arabia Petrea: né costoro, né i loro antenati
    hanno mai creduto nell'anima immortale. Essi hanno i loro Cinque Libri, come noi abbiamo i nostri Cinque King; ne ho
    letto la traduzione: le loro leggi, necessariamente simili a quelle di tutti gli altri popoli, ordinano loro di rispettare i loro
    padri, di non rubare, di non mentire, di non essere né adulteri né omicidi; ma queste stesse leggi non parlano né di
    ricompense né di castighi in un'altra vita.
    CU-SU
    Se quest'idea non è ancora sviluppata presso questo povero popolo, lo sarà senza dubbio un giorno. Ma che ci importa
    una sventurata piccola nazione, quando i babilonesi, gli egiziani, gli indiani e tutte le nazioni civili hanno ricevuto
    questo dogma salutare? Se foste malato, rifiutereste un rimedio approvato da tutti i cinesi, col pretesto che alcuni
    barbari delle montagne non han voluto servirsene? Dio vi ha dato la ragione: essa vi dice che l'anima deve essere
    immortale; è dunque Dio stesso che ve lo dice.
    KU
    26
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-01-10 alle 13:22
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Catechismo cinese

    Ma come potrò essere ricompensato o punito, quando non sarò più io, quando non sarò più niente di ciò che costituisce
    la mia persona? Solo in virtù della mia memoria io sono sempre io: se durante la mia ultima malattia perdo la memoria,
    bisognerà dunque che dopo la mia morte un miracolo me la restituisca per farmi rientrare nell'esistenza che ho perduto?
    CU-SU
    Se un principe avesse sgozzato la sua famiglia per regnare, se avesse tiranneggiato i suoi sudditi, credete che se la
    caverebbe dicendo a Dio: «Non sono più io, ho perduto la memoria, tu t'inganni, non sono più la stessa persona.»
    Credete che Dio si contenterebbe di questo sofisma?
    KU
    Ebbene, sia, m'arrendo. Volevo fare il bene per me stesso, lo farò anche per piacere all'Essere supremo; pensavo che
    bastasse che la mia anima fosse giusta in questa vita, spererò ch'essa sia felice in un'altra. Vedo che questa opinione è
    buona per i popoli e per i principi, ma il culto di Dio mi mette in imbarazzo.
    Dialogo quarto
    CU-SU
    Cos'è che vi urta nel nostro Shu-King, questo primo libro canonico così rispettato da tutti gli imperatori cinesi? Voi
    coltivate un campo con le vostre mani regali per dare l'esempio al popolo e ne offrite le primizie allo Shang-ti, al Tien,
    all'Essere supremo; gli sacrificate quattro volte l'anno; siete re e pontefice; promettete a Dio di fare tutto il bene che sarà
    in vostro potere. C'è in questo qualcosa che vi ripugna?
    KU
    Me ne guardo bene dal trovarvi da ridire. So che Dio non ha nessun bisogno né dei nostri sacrifici né delle nostre
    preghiere; il suo culto non è stabilito per lui, ma per noi. Amo molto pregare: ma vorrei anzitutto che le mie preghiere
    non fossero ridicole; perché, quando avrò ben gridato che «la montagna dello Shang-ti è una montagna grassa e che non
    bisogna guardare le montagne grasse»; quando avrò fatto fuggire il sole e inaridire la luna, queste insensatezze saranno
    gradite all'Essere supremo, utili ai miei sudditi e a me stesso?
    Soprattutto non posso soffrire la demenza delle sette che ci circondano: da un lato vedo Lao Tze, concepito da
    sua madre in virtù dell'unione del cielo e della terra, e di cui essa rimase incinta ottant'anni: io non ho maggior fede
    nella sua dottrina dell'annientamento e del deperimento universale di quanto ne abbia nei capelli bianchi con cui nacque,
    o nella vacca nera sulla quale salì per andare a predicare la sua dottrina.
    E nemmeno il dio Fo m'impressiona di più, anche se ha avuto per padre un elefante bianco, e promette una vita
    immortale.
    Ciò che soprattutto mi contraria è il fatto che tali fantasticherie sono predicate ogni giorno dai bonzi, che
    seducono il popolo per governarlo; essi si rendono rispettabili con mortificazioni che insultano la natura: gli uni si
    privano per tutta la vita degli alimenti più salutari, come se non si potesse piacere a Dio se non mangiando male; gli altri
    si mettono attorno al collo una catena da forzato, della quale talvolta si rendono degnissimi; si piantano chiodi nelle
    cosce, come se queste fossero delle tavole; e il popolo li segue in folla. Se un re emana qualche editto che loro non
    approvano, vi dicono freddamente che quell'editto non si trova nei commentari del dio Fo e che è meglio obbedire a Dio
    che agli uomini. Come rimediare a una malattia popolare così stravagante e pericolosa? Voi sapete che la tolleranza è il
    principio del governo della Cina e di tutti quelli dell'Asia; ma quest'indulgenza non è poi funesta, quando espone un
    impero ad essere sconvolto dalle opinioni dei fanatici?
    CU-SU
    Che Shang-ti mi preservi dal voler spegnere in voi questo spirito di tolleranza, questa virtù così rispettabile, che è per le
    anime ciò che la possibilità di nutrirsi è per i corpi. La legge naturale permette a ciascuno di credere quel che vuole,
    come di nutrirsi di quel che preferisce. Un medico non ha il diritto di uccidere i suoi malati perché non hanno osservato
    la dieta prescritta. Un principe non ha il diritto di far impiccare quei sudditi che non la pensano come lui: ha però il
    diritto di impedire i disordini; e, se è saggio, gli sarà facile sradicare le superstizioni. Sapete cosa accadde a Daone,
    sesto re della Caldea, circa quattromila anni fa?
    KU
    No, non ne so niente; mi fate cosa grata se me lo racconterete.
    CU-SU
    I sacerdoti caldei ebbero la bella idea di adorare i lucci dell'Eufrate; pretendevano che un famoso luccio, chiamato
    Oannes, avesse loro insegnato una volta la teologia; che questo luccio fosse immortale, lungo tre piedi e con una piccola
    mezzaluna sulla coda. Per rispetto a questo Oannes era proibito mangiar lucci. Scoppiò una grande disputa tra i teologi
    per sapere se il luccio Oannes fosse maschio o portasse uova. Le due fazioni si scomunicarono a vicenda e vennero più
    volte alle mani. Ecco cosa escogitò il re Daone per far cessare il disordine.
    27
    Egli ordinò un rigoroso digiuno di tre giorni ai due partiti; dopo di che fece venire i partigiani del luccio con le
    uova e li fece assistere al suo pranzo; si fece portare un luccio lungo tre piedi, al quale aveva fatto mettere una
    mezzaluna sulla coda. «Sarebbe questo il vostro Dio?» chiese ai dottori. «Si, Maestà, perché ha una mezzaluna sulla
    coda e ha sicuramente delle uova.» Il re dette ordine di aprire il luccio, che risultò essere invece un bellissimo maschio.
    «Vedete bene,» disse, «che non è questo il vostro Dio, perché è maschio.» E il luccio fu mangiato dal re e dai suoi
    satrapi, con grande soddisfazione dei teologi delle uova, i quali vedevano che il Dio dei loro avversari era stato fritto.
    Poi, il re mandò a cercare i dottori del partito contrario: fu mostrato loro un Dio lungo tre piedi, con una
    mezzaluna sulla coda; costoro assicurarono che quello era il dio Oannes, e che era maschio: fu fritto come l'altro e,
    aperto, trovato pieno di uova. Allora, essendo i due partiti rimasti assai confusi e delusi e non avendo pranzato, il buon
    re Daone disse di non avere altro che lucci da offrir loro. Essi ne mangiarono ingordamente, lucci maschi e lucci
    femmine. La guerra civile si placò, e ciascuno benedisse il buon re Daone; e i cittadini, da allora in poi, mangiarono tutti
    i lucci che vollero.
    KU
    Mi è molto simpatico questo re Daone, e mi riprometto d'imitarlo alla prima occasione che mi si offrirà. Impedirò
    sempre, finché potrò (senza fare violenza a nessuno), che si adorino dei Fo e dei lucci.
    So che nel Pegu e nel Tonchino ci sono piccoli dei e piccoli talapoini che fanno scendere la luna nel suo ultimo
    quarto, e che predicono chiaramente l'avvenire; insomma, vedono chiaramente quel che non esiste, poiché l'avvenire
    non esiste. Impedirò fin che potrò che i talapoini vengano da me a prendere il futuro per il presente e a far scendere in
    terra la luna. Che miseria che ci siano delle sette che vanno di città in città a raccontare i loro sogni, come i ciarlatani
    che vendono droghe! Che vergogna per lo spirito umano, che certe piccole nazioni pensino che la verità stia dalla loro
    parte, e che il vasto impero della Cina sia perduto nell'errore! L'Essere eterno non sarebbe altri che il Dio dell'isola di
    Formosa o di Borneo? e avrebbe abbandonato tutto il resto dell'universo? Mio caro Cu-Su, Dio è padre di tutti gli
    uomini; egli permette a tutti di mangiare il luccio; e il più degno omaggio che si possa rendergli è di essere virtuosi; un
    cuore puro è il più sacro di tutti i templi, come diceva il grande imperatore Hiao.
    Dialogo quinto
    CU-SU
    Poiché amate la virtù, come la praticherete quando sarete re?
    KU
    Non commettendo ingiustizie, né contro i miei vicini né contro il mio popolo.
    CU-SU
    Non basta non fare il male: dovrete fare il bene; nutrirete i popoli, occupandoli in lavori utili, e non premiando l'ozio;
    abbellirete le grandi strade; farete scavare canali; costruirete edifici pubblici, incoraggerete tutte le arti, ricompenserete
    il merito in ogni campo, perdonerete le colpe involontarie.
    KU
    È quel che io chiamo non essere ingiusto: dato che questi sono altrettanti doveri.
    CU-SU
    Pensiero degno di un re. Ma c'è il re e c'è l'uomo: la vita pubblica e la vita privata. Presto vi sposerete. Quante mogli
    contate di avere?
    KU
    Credo che una dozzina mi basterà; un numero maggiore potrebbe sottrarmi il tempo destinato agli affari. Non mi
    piacciono affatto quei re che hanno trecento mogli, settecento concubine, e migliaia di eunuchi per servirle. Questa
    mania degli eunuchi, soprattutto, mi sembra un troppo grave oltraggio alla natura umana. Ammetto tutt'al più che si
    castrino i galli: diventano più buoni da mangiare; ma nessuno ha ancora infilzato degli eunuchi allo spiedo. A che serve
    la loro mutilazione? Il Dalai Lama ne ha cinquanta per cantare nella sua pagoda: vorrei sapere se lo Shang-ti gode
    veramente nell'ascoltare le voci bianche di quei cinquanta castrati.
    Trovo anche molto ridicolo che ci siano bonzi che non si sposino. Si vantano di essere più saggi degli altri
    cinesi: ebbene, facciano allora dei figli saggi! Bella maniera d'onorare lo Shang-ti: privandolo di adoratori! Singolare
    modo di servire il genere umano, dando l'esempio di come annientarlo! Il buon piccolo Lama chiamato Stelca ed isant
    Errepi usava dire che «ogni prete doveva fare più figli che poteva»; egli ne dava l'esempio, e fu un uomo assai utile al
    suo tempo lo farei sposare tutti i lama e tutti i bonzi, e le lamesse e le bonzesse che avranno vocazione per questa santa
    opera: diventeranno certamente migliori cittadini, credo che con ciò farò un gran bene al regno di Lu.
    CU-SU
    28
    Oh, che buon principe avremo in voi! Mi fate piangere di gioia. Ma non vi accontenterete di avere solo mogli e sudditi;
    perché, certo, non si può passare la giornata a fare editti e bambini. Avrete senza dubbio degli amici.
    KU
    Ne ho già, e buoni, che mi avvertono dei miei difetti; io mi prendo la libertà di riprendere i loro; essi mi consolano, io li
    consolo; l'amicizia è il balsamo della vita, vale più di quello del chimico Erueil ed anche dei sacchetti del gran Ranoud.
    Sono sbalordito che non si sia fatto dell'amicizia un precetto religioso: ho voglia d'inserirlo nel mio rituale.
    CU-SU
    Guardatevene bene: l'amicizia è già sacra in se stessa; non fatene mai un obbligo; bisogna che il cuore sia libero; e poi,
    se faceste dell'amicizia un precetto, un mistero, un rito, una cerimonia, ci sarebbero mille bonzi che, predicando e
    scrivendo le loro fantasie, la renderebbero ridicola: non bisogna esporla a questa profanazione.
    Ma come tratterete i vostri nemici? Confucio raccomanda in venti passi d'amarli. Non vi sembra un po'
    difficile?
    KU
    Amare i propri nemici? Mio Dio, niente è così facile.
    CU-SU
    Cosa intendete?
    KU
    Come bisogna intenderlo, credo. Ho fatto il mio tirocinio di guerra sotto il principe di Décon, contro il principe Vis-
    Brunck: quando uno dei nostri nemici era ferito e cadeva nelle nostre mani, ci prendevamo cura di lui come di un
    fratello; spesso abbiamo ceduto il nostro letto ai nostri nemici feriti e prigionieri, coricandoci vicino a loro, in terra, su
    pelli di tigre; li abbiamo serviti noi stessi: che volete di più? Che li amassimo come si ama la propria amante?
    CU-SU
    Sono molto edificato da quello che mi dite, e vorrei che tutte le genti vi sentissero: perché m'assicurano che ci sono dei
    popoli tanto insolenti da osar dire che noi non conosciamo la vera virtù; che le nostre buone azioni non sono che
    splendidi peccati, e che abbiamo bisogno delle lezioni dei loro talapoini, per imparare i buoni principi. Ahimè!
    Disgraziati! Da ieri soltanto hanno imparato a leggere e a scrivere, e pretendono di dar lezione ai loro maestri!
    Dialogo sesto
    CU-SU
    Non starò a enumerarvi tutti i luoghi comuni che si continuano a ripetere fra noi da cinque o seimila anni su tutte le
    virtù. Ce ne sono alcune che servono solo a noi stessi, come la prudenza per guidare le nostre anime, la temperanza per
    governare i nostri corpi: sono semplici precetti di politica e di salute. Le vere virtù sono quelle che sono utili alla
    società, come la fedeltà, la magnanimità, la beneficenza, la tolleranza ecc. Grazie al cielo, non c'è tra noi vecchietta che
    non insegni tutte queste virtù ai suoi nipotini: sono i rudimenti della nostra educazione, in campagna come nelle città.
    Ma c'è una grande virtù che comincia a cadere in disuso, e me ne dolgo.
    KU
    Qual è? Ditemelo, presto, e cercherò di rimetterla in onore.
    CU-SU
    È l'ospitalità. Questa virtù così sociale, questo vincolo sacro fra gli uomini, comincia ad allentarsi da quando abbiamo le
    locande. Questa perniciosa istituzione ci è venuta, dicono, da certi selvaggi dell'Occidente. A quanto pare, quei
    miserabili non hanno case per accogliere i viaggiatori. Che piacere accogliere, nella grande città di Lu, un generoso
    straniero che arrivi da Samarcanda, per il quale io divento da quel momento un uomo sacro, e che sarà obbligato da tutte
    le leggi umane e divine a ricevermi a casa sua quando viaggerò in Tartaria, e ad essermi intimo amico!
    I selvaggi di cui vi parlo non ricevono gli stranieri se non per denaro in disgustose catapecchie; e vendono cara
    quest'infame accoglienza. Poi sento dire che quei disgraziati si credono superiori a noi: si vantano d'avere una morale
    più pura. Pretendono che i loro predicatori siano migliori di Confucio; e che infine spetti loro insegnarci la giustizia,
    forse perché essi vendono del pessimo vino lungo le strade maestre, e le loro donne vanno in giro come pazze per le
    strade, e ballano, mentre le nostre allevano bachi da seta.
    KU
    Io trovo bellissima l'ospitalità; la esercito con piacere, ma ne temo gli abusi. C'è gente, verso il gran Tibet, che abita in
    case molto misere, cui piace andare di qua e di là e che viaggerebbe per un nulla fino in capo al mondo; ma quando po i,
    29
    voi andaste nel gran Tibet per godere presso di loro del diritto dell'ospitalità, non trovereste né letto né cena; e questo
    può portare a disgustarci della nostra cortesia.
    CU-SU
    È un lieve inconveniente; e sarà facile rimediarvi ricevendo solo persone ben raccomandate. Non c'è virtù che non abbia
    i suoi pericoli: proprio per questo è bello praticarla.
    Quant'è saggio e santo il nostro Confucio! Non c'è virtù ch'egli non ispiri; la felicità degli uomini è legata ad
    ogni sua sentenza; eccone una che mi ritorna alla memoria, la cinquantesimaterza:
    «Ricambia i benefici con i benefici, e non ti vendicare mai delle ingiurie.»
    Quale massima, quale legge potrebbero opporre i popoli dell'Occidente a una morale così pura? E in quanti
    luoghi Confucio raccomanda l'umiltà! Se questa virtù venisse praticata non si avrebbero mai liti sulla terra.
    KU
    Ho letto tutto quel che Confucio e i saggi dei secoli precedenti hanno scritto sull'umiltà; ma mi sembra che essi non ne
    abbiano mai dato una definizione abbastanza precisa. Forse c'è poca umiltà nell'osare criticarli; ma io ho almeno l'umiltà
    di confessare che non li ho capiti. Ditemi cosa ne pensate.
    CU-SU
    Obbedirò umilmente. Io credo che l'umiltà sia la modestia dell'anima: perché la modestia esteriore è semplicemente
    urbanità. L'umiltà non può consistere nel negare a se stessi la superiorità che si sia acquisita sugli altri: un buon medico
    non può nascondersi di saperne più del suo malato in delirio; chi insegna astronomia deve riconoscere che ne più dei
    suoi discepoli; non può impedirsi di crederlo, ma non deve presumere troppo di sé. L'umiltà non è l'abiezione; è il
    correttivo dell'amor proprio, come la modestia è il correttivo dell'orgoglio.
    KU
    Ebbene, è nell'esercizio di tutte queste virtù e nel culto di un Dio semplice e universale che io voglio vivere, lontano
    dalle chimere dei sofisti e dalle illusioni dei falsi profeti. L'amore del prossimo sarà la mia virtù sul trono, e l'amore di
    Dio la mia religione. Disprezzerò il dio Fo e Lao Tze e Visnù, che si è incarnato tante volte tra gli indiani, e
    Sammonocodom che discese dal cielo per giocare all'aquilone fra i siamesi, e i Camni, che arrivarono in Giappone dalla
    luna.
    Sventura a quel popolo così stupido e barbaro da credere che ci sia un Dio soltanto per la sua provincia. È
    bestemmia. Come! La luce del sole rischiara gli occhi di tutti, e la luce di Dio non dovrebbe rischiarare che una piccola
    e debole nazione in un angolo del globo? Che orrore! e che idiozia! La Divinità parla al cuore di tutti gli uomini, e i
    legami della carità devono unirli da un capo all'altro dell'universo.
    CU-SU
    O saggio Ku! Voi avete parlato come un uomo ispirato dallo stesso Shang-ti. Sarete un degno principe. Ero il vostro
    maestro, e voi siete diventato il mio.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 01:25
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

 

 

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