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Discussione: Gesù nel Talmud

  1. #1
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    Predefinito Gesù nel Talmud

    In termini moderni, il Talmud è una compilazione della Mishnah (insieme di norme e precetti religiosi e legali, trasmessi prima oralmente e poi per iscritto) e della Gemara (discussione e spiegazione dei precetti della Mishnah). La Mishnah (e la Gemara collegata) è divisa in sei sezioni (Seder), ognuna composta da un numero variabile di trattati. Il Talmud è solitamente diviso in Talmud palestinese e Talmud babilonese, a seconda della scuola che lo compilò.

    I testi riportati e gran parte delle informazioni sono tratti dal saggio “Christianity in Talmud and Midrash” di R. Travers Herford, disponibile in versione ridotta anche all’indirizzo web http://www.messianicart.com/messiah/intalmud.htm .


    BEN STADA

    Talmud Shabbat 104b [i], Sanhedrin 67 a [ii]

    Si insegna che Rabbi Eliezer disse ai dottori: “Ben Stada non portò forse la stregoneria dall’Egitto in una ferita che era nella sua pelle?” Gli dissero: “Era uno stolto (folle) e non puoi addurre una dimostrazione basandoti su uno stolto”.

    Ben Stada è Ben Pandira.

    Rabbi Chisda disse: “Il marito era Stada e l’amante era Pandira”.

    No, il marito era Pappos Ben Yehudah e la madre era Stada.

    No, la madre era Miriam la parrucchiera delle donne [ed era chiamata Stada]. Come diciamo in Pumbeditha: Ha lasciato [Stat Da] il marito.

    Il brano si trova nella Gemara, a commento del passo della Mishnah: “Colui che incide la sua carne”.

    Gli elementi fondamentali che ci permettono di supporre un riferimento a Gesù sono il nome Ben Pandira, che come già abbiamo visto esaminando la Toledoth e vedremo meglio in seguito, è senz’altro riferito a Gesù, e Miriam (ossia Maria) come madre di ben Stada-ben Pandira.

    Se questa Miriam, come sostiene la Gemara, era anche chiamata Stada ed ebbe una relazione con Pandira, il figlio di quella relazione poteva ben essere chiamato sia Ben Stada che Ben Pandira; ovviamente, nel caso il nome proprio fosse Gesù, sarebbe stato Gesù ben Stada o Gesù ben Pandira. In realtà, la spiegazione etimologica (Stat Da) è senz’altro tarda e dimostra soltanto che si era persa la memoria dell’uomo chiamato Stada.

    La stregoneria portata sotto la pelle e il rapporto con l’Egitto richiamano inoltre, anche se non precisamente, alcuni passi della Toledoth, in cui ben Pandira nasconde sotto la pelle le lettere del nome ineffabile di Dio.

    Il problema principale per l’identificazione in questo caso è cronologico, in quanto Pappos ben Yehuda, che sostituirebbe il Giuseppe evangelico o lo Yochanan della Toledoth quale padre putativo di Gesù, è un personaggio noto da altri passi del Talmud e sarebbe stato ucciso dai romani nel corso della rivolta di Bar Kokhba, quasi cento anni dopo Gesù. Era noto per la sua gelosia nei confronti della moglie, per cui i compilatori del Talmud avrebbero potuto facilmente accostarlo a quella che per essi non era che un’adultera. Vedremo anche nei passi seguenti che le epoche in cui i rabbini collocano Gesù e la sua attività sono fondamentalmente due: il regno di Alessandro Janneo e della regina Salome e l’epoca della rivolta di Bar Kochba contro Roma, ai tempi dell’imperatore Adriano.

    Quanto a Miriam, occorrerebbe capire il motivo per cui viene definita”parrucchiera delle donne”. [iii]

    E’ stato suggerito che l’espressione del Talmud “Miriam m’gaddela nashaia” nasconda un’allusione o conservi un ricordo di Maria di Magdala, che, come è noto, è un personaggio importante del Nuovo Testamento. Tuttavia, Maria Maddalena non era certo la madre di Gesù, per cui, a mio parere, tale spiegazione va accolta con ogni beneficio di inventario.

    In sostanza, il passo presenta accostamenti interessanti e al contempo problemi interpretativi. Alla luce dei passi successivi, non sembrano però esserci dubbi che ben Pandira si identifichi con Gesù; per cui possiamo anche stabilire con buona verosimiglianza che ben Stada = ben Pandira = Yoshua Ha Nozri .


    MARIA MADRE DI GESU’

    Hagigah 4b [iv], Tosafoth [v]

    L’Angelo della Morte era con lui. L’Angelo disse al suo messaggero: “Va, portami Miriam, la parrucchiera delle donne”. Egli portò Miriam, la maestra dei bambini. L’Angelo disse: “Ti avevo detto Miriam la parrucchiera delle donne”. Il messaggero disse: “Se è così, riporterò indietro questa”. L’Angelo disse: “Poiché hai portato questa, che sia nel numero dei morti”.

    La Tosafoth commenta: Questa storia intorno a Miriam la parrucchiera delle donne ebbe luogo all’epoca del Secondo Tempio, poiché era lei la madre di una certa persona, come è detto in Shabbath 104.

    Questo passo, spesso ignorato dai commentatori, è invece molto utile perché vi riappare la figura di Miriam, la parrucchiera delle donne. La Tosafoth ci permette di stabilire che:

    1. Miriam la parrucchiera delle donne visse all’epoca del II Tempio, con la quale espressione si intende probabilmente il regno di Alessandro Ianneo e Alessandra Salome;
    2. Miriam era la madre di “una certa persona” sull’autorità di Shabbath 104, che abbiamo già esaminato;
    3. Poiché in Shabbath 104 Miriam è la madre di ben Stada / ben Pandira, è chiaro che “una certa persona” è ben Pandira, ossia, se la supposizione di cui al passo precedente è fondata, Gesù di Nazareth. Incontreremo ancora l’espressione “una certa persona” (peloni) nel passo seguente

    La necessità della Tosafoth di precisare l’epoca della vita di Miriam si spiega col fatto che la discussione sull’operato dell’Angelo della Morte riportata nella Hagigah è attribuita a due rabbi (Joseph e Bibi bar Abai) vissuti tra la fine del terzo e l’inizio del quarto secolo e attivi all’accademia rabbinica di Pumbeditha, cronologicamente molto lontani dunque dall’epoca del Gesù storico, anche nella deformazione tipica delle fonti rabbiniche. Da qui il bisogno di far notare che il fatto narrato risale ad un’epoca precedente.


    IL FIGLIO ILLEGITTIMO

    Mishnah Yevamot 4.13 e 49 b [vi]

    Rabbi Shimon ben Azai disse: “Ho trovato un rotolo di genealogie a Gerusalemme e in esse è scritto ‘Una certa persona è un figlio illegittimo’; a conferma di ciò che disse Rabbi Yehoshua.

    Il passo si trova nella Mishnahh, appartiene dunque alla composizione più antica del Talmud. Shimon ben Azai, contemporaneo e amico di Rabbi Aquiba, il grande sostenitore di Bar Kochba, visse all’inizio del II secolo e fu allievo del Rabbi Yehoshua ben Hanania citato nel detto. Sia Aquiba che Yehoshua furono attivi nel contrastare gli eretici (Minim) ed in particolare i giudeo-cristiani.

    L’argomento dei documenti genealogici ritrovati a Gerusalemme molto difficilmente ha fondamento storico e deve più probabilmente intendersi come artificio polemico anticristiano, che con i vangeli di Matteo e Luca avevano sostenuto, oltre alla nascita virginale, la legittima discendenza davidica del messia.

    Nella Toledoth, è Shimeon ben Shetach (vedi il passo precedente) che scopre la discendenza illegittima di Gesù ben Pandira.

    E’ molto probabile che l’espressione peloni (=una certa persona) sia riferita a Gesù, che potrebbe non venire esplicitamente nominato per un duplice ordine di motivi: sia per una sorta di damnatio memoriae, essendo stato l’eretico che condusse in errore Israele, sia per il comprensibile timore delle persecuzioni dei cristiani all’epoca della definitiva composizione del Talmud. Come abbiamo già visto, quanto meno i commentatori medievali sono sicuri nell’attribuzione a Gesù del titolo peloni. Quanto alla discendenza illegittima, il caso del mamzer (=bastardo) sarebbe l'unico in cui, secondo la legge ebraica, un figlio deve pagare i peccati dei genitori, e ciò fino alla decima generazione (si veda Dt, 23); accusando Gesù di nascita illegittima, oltre che di magia, blasfemia, e di "aver indotto in errore Israele", i rabbi gli addossano le colpe più gravi previste dalla mentalità ebraica del tempo - ed in parte di oggi.


    LA MADRE DI GESU’(?)

    Talmud Sanhedrin 106 a

    Rabbi Yochanan disse (a proposito di Balaam): “Nei suoi inizi un profeta, alla fine un ingannatore”. Rabbi Papa disse: “Questo è ciò che dicono: ella era discendente di principi e governanti, poi fu la prostituta di falegnami”.

    Che il passo sia riferibile a Maria madre di Gesù è assai dubbio. Vi sono però delle allusioni e degli accostamenti che possono essere significativi:

    1. il profeta altotestamentario Balaam è considerato, come vedremo in seguito, essere una sorta di controfigura di Gesù;
    2. l’interpretazione di Gesù che si presenta come profeta, ma inganna Israele è quella tipica della tradizione rabbinica;
    3. Maria è in ovvio rapporto con un falegname, secondo i vangeli, anche se in essi il rapporto è perfettamente legittimo;
    4. Secondo Luca, Elisabetta, parente di Maria, è di famiglia sacerdotale, discendente di Aronne; il che peraltro non pare pienamente giustificare l’espressione “discendente di principi e governanti”

    Può quindi benissimo essere che si tratti qui solo di un exemplum di un promettente inizio finito male, senza specifici riferimenti a Maria.


    YESHU HA NOZRI

    Talmud Shabbat 107b, Sotah 47a [vii]

    Quando Giovanni [Ircano] [viii] uccideva i rabbi, rabbi Yehoshua ben Perachiah e Yeshu fuggirono ad Alessandria d’Egitto. Quando vi fu pace, rabbi Shimeon ben Shetach mandò a chiamarli(…). Yeshu se ne andò, appese una tegola e si inginocchiò davanti ad essa [adorandola].(…) Yeshu [il Nazoreo] praticava la magia e ingannò e condusse Israele fuori della retta via.

    La dizione Ha Nozri (= Nazoreo, Nazareno) si trova in un solo manoscritto. Può esservi stata aggiunta dal redattore o può, al contrario, essere stata espunta dagli altri per i motivi già esposti. E’quindi possibile che il passo si riferisca ad un Yeshu discepolo del rabbi storico Yeoshua ben Perachiah e contemporaneo di Shimeon ben Shetach, che, fratello della regina Alessandra Salome, fu il protagonista del ritorno in auge dei farisei dopo la loro cacciata al tempo di Giovanni Ircano e Alessandro Ianneo. La mancanza di un patronimico identificativo (quale ben Stada o ben Pandira) non fa che aggravare il problema. Tuttavia, il rapporto con l’Egitto, (più precisamente, la fuga in Egitto per sfuggire all’ira di un re, che è tratto specificamente evangelico) e l’idolatria di Gesù e l’accusa di aver praticato la magia ed aver tratto Israele in errore sono tratti tipici della polemica farisaica dei primi secoli. Si può dunque pensare che, se anche Gesù il Nazareno non fu il primo protagonista della storia, la stessa gli fosse poi cucita addosso in seguito, poiché ben si attagliava al complesso di narrazioni che in ambiente giudaico circolavano intorno al fondatore del cristianesimo.


    LE PRETESE DI GESU’

    Jerusalem Taanith 65 b [ix]

    Rabbi Abahu disse: Se un uomo vi dice: “Sono Dio” è un bugiardo; se dice: “Sono il figlio dell’uomo” alla fine la gente si riderà di lui; se dice: “Ascenderò al cielo” lo dice, ma non lo compirà.

    Rabbi Abahu, l’autore del detto, visse a Cesarea tra III e IV secolo. Anche se nel detto non è nominato Gesù, l’allusione polemica al suo insegnamento sembra evidente.


    GIUDIZIO

    Talmud Sanhedrin 67 a

    I testimoni che lo [x] ascoltano da fuori lo portano al tribunale e lo lapidano. E così fecero a Ben Stada a Lud e lo appesero alla vigilia di Pasqua.

    Se Ben Stada è Ben Pandira, è anche Gesù di Nazareth. L’idea che i rabbi hanno del giudizio e morte di Gesù è molto differente da quella tramandata nei racconti evangelici. Qui il protagonista, accusato di idolatria e di aver condotto Israele all’errore, viene prima lapidato e poi appeso; il fatto avviene a Lud (Lydda o Lidda, luogo mai ricordato nei Vangeli - vi avviene il miracolo di Pietro narrato in Atti 92 e segg) alla vigilia di Pasqua. L’ elemento temporale è in realtà l’unico che permette di avvicinare il detto al processo e morte di Gesù come è narrato dalle fonti cristiane [xi].
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:09
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Gesù nel Talmud

    ESECUZIONE

    Talmud Sanhedrin 43 a [xii]

    Si insegna: alla vigilia di Pasqua appesero Gesù e il banditore andò in giro per 40 giorni prima dichiarando: “ [Yeshu] verrà lapidato per aver praticato la stregoneria, per aver sedotto e condotto fuori strada Israele. Chiunque sappia qualcosa in suo favore, venga e lo dichiari”. Ma non trovarono alcuno in suo favore e lo appesero alla vigilia di Pasqua. (…) Per Yeshu era differente, perché era vicino al governo.

    Le modalità dell’esecuzione (prima lapidazione, poi sospensione al legno) ed il tempo (Vigilia di Pasqua) sostengono la proposta identificazione di Yeshu con Ben Stada. Piuttosto intrigante e di difficile spiegazione è la notazione finale con cui Yeshu è definito come vicino al governo (o regno), il che non si può dire per il Gesù storico. Sorge poi la domanda: quale governo? Ircano e Janneo che erano vicini ai Sadducei o Alessandra Salome che favorì i farisei? Nei vangeli, i principali artefici della caduta di Gesù sembrano proprio i grandi sacerdoti sadducei, nonostante la polemica delle origini cristiane si appunti principalmente contro i farisei.

    L’espressione può anche significare “vicino al regno”; potrebbe quindi essere un’allusione ai riferimenti al Regno di Dio contenuti nei Vangeli e non denotare un’appartenenza politica o di stirpe. Tuttavia, è noto che, in fin dei conti, Gesù fu crocefisso per essersi proclamato re dei Giudei, che i suoi seguaci sostenevano la sua discendenza davidica e che ancora all’epoca di Domiziano i suoi ultimi parenti venivano perseguitati per l’appartenenza alla sua famiglia.


    BALAAM

    Sanhedrin 106 b

    Un eretico disse a Rabbi Hanina: “Hai mai sentito di quale fosse l’età di Balaam?” Egli rispose: “Non c’è testimonianza scritta di ciò. Ma da quello che sta scritto (nel salmo 54:24) ‘gli uomini sanguinari e fraudolenti non giungeranno alla metà dei loro giorni’ deve avere avuto 33 o 34 anni.” L’eretico disse: “Mi hai risposto bene. Ho visto la cronaca di Balaam e in essa è scritto ‘Balaam lo zoppo aveva 33 anni quando Pinchas il brigante lo uccise’ "

    La storia di Balaam si trova in Numeri 22:1 e segg. Si tratta di un profeta e mago di una popolazione non israelitica che, anziché maledire gli israeliti, come vorrebbe costringerlo a fare il suo re, li benedice per tre volte, avrebbe quindi una funzione positiva [xiii]. E’ però colui che induce le donne madianite a trarre in errore Israele e fargli abbracciare il culto di Baal-Peor, per cui viene ucciso, nella successiva spedizione di guerra, da Pincas figlio di Eleazaro. Questi può essere considerato il precursore degli zeloti; l’appellativo di brigante, che riecheggia il greco lestès, va inteso in questo senso.

    Il Talmud nomina in vari passi Balaam e sempre in maniera negativa, tuttavia non vi sono indicazioni particolarmente stringenti che in esso la figura di Balaam nasconda, per le già accennate motivazioni autocensorie, un riferimento a Gesù di Nazareth. Il passaggio che più facilmente si può ricondurre a Gesù è quello sopra riportato, per spiegare il quale bisogna però anche supporre che l’accenno all’eroe dell’indipendenza israelita Pincas vada in realtà riportato a Ponzio Pilato. Tutto ciò mi sembra altamente ipotetico e gli studiosi si sono forse fatti affascinare soprattutto dalla coincidenza di età tra Balaam e Gesù.


    DISCEPOLI

    Talmud Sanhedrin 43 a

    Si insegna: Yeshu aveva 5 discepoli – Mattai, Nekai, Netzer, Buni e Todah. Portarono Mattai davanti ai giudici. Egli disse: “Mattai dovrà essere ucciso? Poiché è scritto ‘Mathai [ebraico: quando] verrò e apparirò dinanzi a Dio’ [xiv]. Essi gli dissero: “Sì, Mattai deve essere ucciso, poiché è scritto ‘Mathai [ebraico: quando] morirà e il suo nome perirà’ [xv]

    (Seguono altre quattro schermaglie scritturali basate sull’assonanza dei nomi, che si concludono con la condanna a morte di tutti i discepoli)

    Tra i discepoli di Gesù secondo i Vangeli, solo Matteo (Mattai) e Taddeo (Todah) sembrano avere una qualche assonanza con i nomi proposti dal Talmud. E’ stato proposto, senza molta verosimiglianza, che i discepoli siano invece i primi vescovi (giudeo-cristiani) di Gerusalemme, ma la lista di vescovi proposta da Eusebio nella sua Storia della Chiesa non permette di stabilire nulla di concreto. Netzer potrebbe avere qualche collegamento col termine Nazir da cui Nazoreo, nazareno; Buni e Nekai potrebbero essere, sulla base di un altro passo del Talmud (Taanith 19b, 20a), identici con il seguace fariseo di Gesù, Nicodemo, ricordato nel Vangelo di Giovanni, il cui vero nome sarebbe stato Buni. Tutto questo è in realtà assai meno che probabile. E’ da notare che nella Toledoth questo episodio è riferito allo stesso Yeshu e non ai suoi seguaci e nulla vieta di pensare che sia quest’ultima la versione più antica.


    IL SEGUACE DI GESU’

    Tosefta Chullin 2:23 [xvi]

    Avvenne che Rabbi Eliazar ben Damah fu morso da un serpente e Yakov del villaggio di Sechania [una versione aggiunge:Yakov, l’eretico di Kfar Sama] venne per guarirlo nel nome di Gesù ben Pandira [una versione aggiunge: Egli disse: ti parleremo nel nome di Gesù ben Pandira]. Ma Rabbi Ismael non lo permise [xvii].

    Salvo errori, questo (insieme a quello seguente, di contenuto analogo) è l’unico passo del Talmud nel quale compare il nome completo Gesù ben Pandira. Alla luce del noto passo di Origene nel Contra Celsum [xviii], non sembrano sussistere dubbi che si parli di Gesù di Nazareth, che qui è identificato come capo di eretici (Minim; vedi oltre). Giacomo il Giusto (Yakov) “fratello del Signore” fu il primo capo della comunità cristiana di Gerusalemme; non si conoscono sue relazioni con i villaggi di Sechania o Kfar Sama, per altro di incerta identificazione, per cui l’accostamento, che risulta spontaneo, tra i due personaggi, deve rimanere in dubbio; ciò è corroborato dal fatto che Rabbi Ismael visse intorno alla prima metà del II secolo, per cui i due non furono contemporanei. L’accuratezza cronologica dei racconti talmudici è peraltro quasi nulla.


    UN MEDICO CRISTIANO

    Jerusalem Shabbat 14 d

    Al nipote di Rabbi Yehoshua ben Levi si era infilato qualcosa in gola. Venne un uomo e gli sussurrò qualcosa nel nome di Gesù Pandera ed egli guarì. Quando il dottore uscì, Rabbi Yehoshua gli chiese: “Cosa gli hai bisbigliato?” Quello rispose: “Una certa parola”. Yehoshua disse: “Sarebbe stato meglio per lui che fosse morto, piuttosto che questo”.

    Il passo, di contenuto analogo al precedente, se non per la guarigione del malato, è però situato in un’epoca posteriore, poiché Rabbi Yehoshua visse a Lud nella seconda metà del III secolo. La formula autocensoria “Una certa parola”, che ricorda il “Una certa persona” dei passi precedenti, fa pensare che la formula magica di guarigione usata dal “medico” consistesse o quanto meno contenesse il nome stesso di Gesù.

    E’ interessante notare che, come Gesù ben Pandira, anche i suoi seguaci sono dai rabbini accreditati di capacità magiche. Altrettanto interessante e palese il collegamento con il modo di operare miracoli dei dodici dopo la Pentecoste, secondo Atti, ove viene sempre ricordato che essi agiscono nel nome di Gesù. Si veda ad esempio: Atti 3:6 Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» e l’episodio contemporaneo a Gesù secondo Marco 98-9 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me.>>


    LA MALEDIZIONE CONTRO GLI ERETICI

    Jerusalem Berakoth 28 b-29 a [xix]

    Rabban Gamaliel disse ai saggi: “C’è qualcuno che sa comporre una benedizione [xx] contro gli eretici?” Samuele il Piccolo si alzò e la compose. L’anno successivo, però, se la dimenticò e cercò di ricordarla per due e anche tre ore, e i Rabbi non lo richiamarono dal pulpito. Perché non lo richiamarono? Perché Rabbi Yehuda disse che Rab disse: “Se qualcuno fa un errore in tutte le benedizioni, non lo richiamano; ma se sbaglia nella benedizione contro gli eretici, lo richiamano.” Infatti, sospettano che sia un eretico. Con Samuele il Piccolo fu diverso, perché egli le aveva composte e si pensò che se le sarebbe ricordate.

    Nella Geniza del Cairo si trova la seguente versione della “benedizione” contro i Minim: “Che gli apostati non abbiano speranza a meno che non ritornino alla Tua Legge e che i Nazareni e gli eretici scompaiano in un momento. Che siano cancellati dal libro della vita e non siano annoverati tra i giusti.” Questa versione potrebbe essere vicina all’originale; tuttavia è da notare che in essa Nazareni e Minim sono menzionati separatamente, per cui non appare del tutto pacifico che il temine “minim” significhi automaticamente “cristiani”. Tuttavia, alla luce della tecnica letteraria del parallelismo, usuale nelle scritture ebraiche, non si può a mio avviso neppure escludere che Nazareni e Minim siano soltanto diverse designazioni di uno stesso gruppo di settari.

    La funzione della “benedizione” potrebbe anche essere quella di scoprire tra gli uditori delle prediche nella sinagoga quelli di sentimenti giudeo-cristiani per costringerli ad allontanarsi; come sarebbe accaduto a Samuele il Piccolo, se non fosse stato proprio lui l’autore della “benedizione”. L’episodio è collocabile cronologicamente intorno alla fine del I secolo a Javnehh, sotto la direzione del patriarca Gamaliele II, anche se Rab fu allievo di Rabbi Yehuda, nipote di Gamaliele. Per quanto non sia certo che i Minim dell’epoca siano i giudeo-cristiani, ciò è comunque molto probabile e la testimonianza del Talmud riflette un momento molto antico del contrasto tra giudaismo rabbinico e nascente cristianesimo palestinese.


    MONOTEISMO - IL FIGLIO DELLA PROSTITUTA

    Pesikta Rabbati 21 100b [xxi]

    Rabbi Hija bar Abba disse: “Se il figlio della prostituta vi dirà ‘Ci sono due Dei’ ditegli: ‘Io sono Colui del Mar Rosso; Io sono Colui del Sinai”; Rabbi Hija bar Abba disse: “Se il figlio della prostituta vi dirà ‘Ci sono due Dei’ ditegli: ‘Faccia a faccia il Signore parlò con voi’ ”.

    Rabbi Hija bar Abba, discepolo di Rabbi Jochanan, visse tra la fine del II e l’inizio del III secolo; il detto che è riportato fa dunque parte di una sua predicazione anticristiana, in epoca già abbastanza tarda. Come è noto, Io sono non è altro che il nome di Dio (Jahvé [xxii]), mentre la seconda citazione è tratta da Deuteronomio 5:4. Può essere però interessante notare che la polemica rabbinica è qui rivolta alla divinizzazione della figura di Gesù, senza che si faccia allusione alcuna ad una possibile cristologia trinitaria. L’espressione “figlio della prostituta” dovrebbe essere comunque uno degli elementi portanti ed originari della diatriba giudaico-cristiana, essendo citata anche da Tertulliano nel “De spectaculis” (vedi sotto).


    UN GIUDICE CRISTIANO

    Shabbath 116 a-b

    Imma Shalom era moglie di Rabbi Eliezer e sorella di Rabbi Gamaliele. C’era nel loro vicinato un “filosofo” che era noto per non accettare donativi. Cercarono di metterlo in ridicolo. Ella gli mandò una lampada dorata. Andarono poi davanti a lui ed ella disse: “Desidero che dividano con me la proprietà della casa delle donne”. Egli disse: “Sia divisa”. Essi dissero: “Per noi, sta scritto: Dove c’è un figlio, la figlia non erediterà”. Egli rispose: “Dal giorno in cui siete stati esiliati dalla vostra terra, la legge di Mosè è stata abrogata ed è stata data la legge del Vangelo, ed in essa è scritto: Un figlio e una figlia erediteranno alla stessa maniera.” Il giorno successivo, Gamaliele gli mandò a sua volta un asino della Libia. Il giudice disse allora: “Ho guardato fino alla fine del libro ed in esso sta scritto: Non sono venuto per togliere la legge di Mosè, né per aggiungervi nulla; e nella legge di Mosè sta scritto: dove c’è un figlio, la figlia non erediterà.” Ella gli disse: “Che la tua luce risplenda come una lampada”, ma Rabbi Gamaliele disse: “L’asino è venuto e ha calpestato la lampada”.

    L’episodio appare soltanto nella Gemara babilonese e, almeno nella versione corrente, non sembra né storico né plausibile. I personaggi appartengono ad un’epoca anteriore alla rivolta di Bar Kochba e all’epoca difficilmente vi poteva essere un giudice di confessione cristiana e soprattutto che giudicasse secondo i precetti dei vangeli. D’altra parte, non esiste, nei vangeli come ci sono conservati, una sentenza simile a quella citata dal giudice; vi può essere al massimo un richiamo generico al messaggio evangelico di uguaglianza e pari dignità dell’uomo, mentre nella seconda sentenza pare di poter vedere un riferimento esplicito al noto passo di Matteo 5:17-18: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”.

    Ulteriore difficoltà è data dall’espressione usata dal giudice “Dal giorno in cui siete stati esiliati dalla vostra terra”, che è di problematica collocazione e comunque del tutto inattuale prima dell’ultima guerra giudaica al tempo di Adriano; poiché Gamaliele II ed Eliezer vissero a Javneh, in Palestina, l’esperienza dell’esilio fu loro estranea. La storia può invece essere nata in ambiente più tardo babilonese, o, a mio parere più credibilmente, riflettere situazioni proprie del primo medioevo europeo.

    La componente più intrigante del brano è invece il riferimento all’asino scelto quale dono e la frase, forse proverbiale, che chiude la disputa, che potrebbe nascondere un allusione dispregiativa allo stesso Gesù, forse rintracciabile in altri passi del Talmud [xxiii]. Si può anche connettere a questa tematica il noto graffito ritrovato a Roma negli scavi sul Palatino, nel quale probabilmente dobbiamo riconoscere un Cristo crocefisso con la testa d’asino (vedi immagine).

    Inserisco questo passo quale ultimo tra gli esempi selezionati proprio perché mi sembra paradigmatico della scarsa o nulla attendibilità storica del Talmud per quanto riguarda la figura di Gesù e le origini cristiane. In tutti i passaggi che abbiamo esaminato, tradizioni e ricordi di una relativa antichità (ma mai contemporanei agli eventi) sono frammisti ad episodi e considerazioni che risalgono a varie epoche, dal tardo impero romano al medioevo, e non hanno mai dunque valore di fonte primaria.


    CONCLUSIONI

    La principale raccolta della Mishnah risale all’opera di Rabbi Yehuda I (detto Il Principe), collocabile verso la fine del II secolo. La Gemara, essendo spiegazione e commento della Mishnah, è ovviamente successiva. Considerato che solo uno dei passi citati (Il figlio illegittimo) è tratto dalla Mishnah, risulta subito evidente la distanza cronologica tra i fatti narrati e la stesura dei testi.

    Tuttavia, se da una parte siamo colpiti dalla scarsità, indeterminatezza ed imprecisione delle testimonianze talmudiche relative alle origine cristiane, dobbiamo comunque ricordare che il cristianesimo, secondo tutte le fonti interne, nacque come corrente del giudaismo rabbinico e, quanto meno per un centinaio di anni [xxiv], si sviluppò in un continuo rapporto interno, seppur polemico, con la religione ufficiale. E’ ad esempio evidente che il noto episodio detto “delle guardie subornate” [xxv] non è probabilmente altro che una giustificazione a posteriori che Matteo inserisce per screditare e confutare le voci diffamatorie che dovevano correre in ambiente giudaico; non è un caso che Matteo, l’unico che riferisce l’episodio, sia il vangelo giudaico-cristiano per eccellenza e quello più interessato alla polemica antifarisaica. Numerosi passi dei vangeli non sembrano altro che una profezia post eventum di una persecuzione (o quanto meno una emarginazione) della nascente comunità cristiana da parte delle autorità religiose e civile giudaiche. [xxvi] Non si può quindi pensare che i dotti ebraici abbiano avuto così scarso interesse e mancanza di notizie sulla storia di Gesù e dei suoi primi seguaci. Siamo probabilmente invece di fronte ad un fenomeno di rimozione, quale è anche evidenziato nel finale della Toledoth, nella quale l’allontanamento dei cristiani dall’ebraismo è presentato come conforme alla volontà delle autorità religiose giudaiche. A ciò bisogna aggiungere che certamente i rabbini non si sentivano sicuri nell’esprimere pubblicamente le proprie opinioni sul ruolo eretico e distruttivo di Gesù, poiché le persecuzioni antiebraiche cominciarono ben presto, subito dopo che, con Costantino, il cristianesimo divenne religio licita ed ancor più sotto la dinastia di Teodosio. Nell’attuale situazione dei testi, non vi è in realtà alcuna certezza che essi fossero originariamente riferiti a Gesù. Quanti “falsi profeti” contò infatti in quegli anni Israele? [xxvii] I passaggi citati, cioè, potevano in realtà narrare altri fatti e riferirsi ad altri personaggi: un certo Gesù (nome abbastanza comune), un certo Ben Stada, un certo Ben Pandira. In queste narrazioni, incentrate intorno a diversi personaggi di quel nome, furono forse successivamente inseriti, con intenti polemici, superficiali accostamenti alla figura di Gesù come si trovò descritta nelle fonti cristiane; tale interpretazione, tra l’altro, potrebbe dar conto delle numerose incongruenze temporali che abbiamo ritrovato nei passi talmudici.

    E’ però possibile ricostruire, connettendo gli episodi e ricercandone gli elementi comuni, i caratteri probabilmente originari della polemica giudaica contro il Cristo e i suoi seguaci: la nascita illegittima da una donna di malaffare , la capacità di compiere prodigi acquisita grazie alla magia egiziana, l’aver tratto in errore Israele e la blasfemia, non ultimo la morte ignominiosa (lapidato e poi appeso). Sono tutti tratti narrativi che si ritrovano peraltro, già in età antica, mirabilmente compendiati nei seguenti passi di Origene e Tertulliano:

    Origene, Contro Celso, libro I.

    28. Poiché [Celso] immagina un giudeo discutere con Gesù e confutarLo, a suo avviso, su molti punti; e in primo luogo lo accusa di aver inventato la sua nascita da una vergine e gli rinfaccia di essere nato in un certo villaggio dei Giudei, da una povera donna di campagna che campava filando e che fu cacciata di casa da suo marito, di professione falegname, perché era stata trovata colpevole di adulterio [xxviii]; che dopo essere stata cacciata dal marito ed essere andata vagando per un certo tempo, con disonore partorì Gesù, un figlio illegittimo, il quale si recò a fare il servo in Egitto a causa della sua povertà, ed avendo lì acquisito alcuni dei poteri magici di cui gli Egiziani tanto si gloriano, tornò nel suo paese, esaltato per queste abilità e grazie ad esse si proclamò Dio.

    Tertulliano, De spectaculis, cap. XXX

    6. Ecco, dirò, quel figlio di un fabbro e di una prostituta, distruttore del Sabato, eretico [xxviii] e indemoniato; ecco quello che acquistaste da Giuda, che con canne e pugni percuoteste, con sputi decoraste, cui deste da bere aceto e fiele; ecco quello che i discepoli di nascosto sottrassero perché si dicesse che era risorto o l’ortolano spostò perché la folla dei visitatori non gli rovinasse le verdure [xxix].


    [i] Il Seder Mo’ed si occupa di feste, il trattato Shabbath del sabato.

    [ii] Il Seder Nezigin si occupa dei danni; il trattato Sanhedrin delle leggi penali e corti di giustizia.

    [iii] Maria madre di Gesù, nella tradizione giudaica più antica, testimoniata da Origene nel suo Contro Celso, doveva invece essere una filatrice (vedi sotto). Pumbeditha è un'accademia rabbinica nei pressi di Babilonia; la spiegazione proposta è quindi tarda; è d'altronde evidente che si tratta qui di giochi linguistici che tentano di spiegare nomi ed allusioni non più comprese all'epoca della redazione.

    [iv] Il trattato Hagigah è contenuto nel Seder Mo’ed e si occupa dei pellegrinaggi a Gerusalemme.

    [v] La Tosafoth è un commento al talmud di epoca medievale.

    [vi] Il Seder Nashim si occupa delle donne; il trattato Jevamoth del levirato.

    [vii] Il trattato Sotah, che si trova nel Seder Nashim, si occupa delle “donne sospette” cfr. Numeri 5:11

    [viii] Secondo altre versioni, Alessandro Ianneo (figlio di Giovanni Ircano), come nella Toledoth.

    [ix] Il taanith, nono trattato del Seder Mo’ed è dedicato al digiuno.

    [x] Il passo è riferito ai metodi ammissibili per provare l’accusa di idolatria.

    [xi] In particolare, la versione talmudica corrisponderebbe con la cronologia giovannea, che, come è noto, differisce da quella sinottica; il che confermerebbe che la cronologia sinottica può essere esatta solo nel caso che il processo e la condanna di Gesù siano avvenute ad opera esclusiva dei romani, non potendosi dare un’esecuzione giudaica nel giorno di Pasqua.

    [xii] Tutto il passo è espunto nei manoscritti più recenti, il che non fa che confermare che il Yeshu cui si riferisce non è altri che Gesù di Nazareth.

    [xiii] Sua è la famosa profezia “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Num. 24:17), successivamente intesa in senso messianico.

    [xiv] Salmi 41

    [xv] Salmi 40:6

    [xvi] La Tosephta è una collezione di Baraitoth, ossia insegnamenti omessi nella Mishnah stabilita da Rabbi Giuda I, il Principe; Chullin o Hullin ( cose impure) è invece uno dei 12 trattati del Seder Qodashim, cioè delle cose sacre.

    [xvii] La Avodah Zarah 27 b commenta: Un uomo non deve avere rapporti con gli eretici, né farsi curare da loro neppure per un’ora di vita.

    [xviii] Quando fu incinta, fu cacciata dal falegname cui era stata promessa, essendo stata trovata colpevole di adulterio, e partorì un figlio ad un soldato di nome Pantera. (Contra Celsum I, 32)

    [xix] Il trattato Berakoth (benedizioni e preghiere) è il primo del Seder Zera’im (Raccolto).

    [xx] Il termine “benedizione” può significare anche “maledizione”. Gli eretici sono i “Minim”, ossia gli ebrei colpevoli di “Minuth” (= eresia); il termine non è riferibile soltanto ai giudeo-cristiani, ma certamente li comprende.

    [xxi] La Pesikta Rabbati è in realtà una compilazione di Midrash, ossia interpretazioni della Torah, di redazione molto tarda (circa VII-VIII secolo) , ma che può ovviamente conservare materiale più antico.

    [xxii] Si veda Esodo 3:14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi».

    [xxiii] In Qohelet Rabba 1.8 si legge, in connessione ai Minim di Cafarnao, il detto di Rabbi Yehoshua: “Da quando quell’asino maligno si è rivoltato contro di te, non puoi più abitare la terra di Israele”.

    [xxiv] Ossia sino a quando la componente di origine gentile non divenne predominante.

    [xxv] Mt 27:63 e segg.

    [xxvi] Si pensi ad es. a Mt 10:17, Gv 9:22 e 16:2 ed a tutti gli episodi narrati da Atti, in riferimento a Pietro, Stefano, Paolo, che attuano e concretizzano tali profezie; pare peraltro accertato che, durante la rivolta di Bar Kochba ci sia stata una vera e propria persecuzione dei cristiani.

    [xxvii] Solo in Atti ne troviamo citati tre: Giuda il Galileo, Teuda, il falso profeta egiziano.

    [xxviii bis] Molto acutamente, John P. Meier, nel primo volume del suo epocale studio sul "Gesù storico" (A marginal Jew, in tre volumi, in italiano da Queriniana), si interroga sul problema su quale delle due sia la tradizione originale e che genera l'altra: se quella cristiana, esposta nei racconti dell'infanzia di Matteo e Luca, della nascita virginale di Gesù o quella giudaica del "figlio della prostituta", optando, a mio parere in maniera obiettiva, per la prima delle due ipotesi.

    [xxviii] Propriamente “Samaritano”.

    [xxix] Precisissimo, in questo accenno, il parallelo con il finale della Toledoth – e anche del Vangelo di Giovanni, in cui Maria Maddalena dice a quello che crede il giardiniere: Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». (GV 20:15).
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    L'allegoria dei Vangeli Canonici ci parla in modo velato di conoscenze esoteriche che risalgono a Mosè, a Heliopolis, al culto solare, al Re Sole al centro delle 12 costellazioni dello Zodiaco e ai 12 Apostoli...

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-01-10 alle 14:24
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  4. #4
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    L'allegoria dei Vangeli Canonici ci parla in modo velato di conoscenze esoteriche che risalgono a Mosè, a Heliopolis, al culto solare, al Re Sole al centro delle 12 costellazioni dello Zodiaco e ai 12 Apostoli...

    Interessante...
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  5. #5
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    10 sono i numeri, come le Sephiroth e 22 sono le lettere, queste sono la fondazione di ogni cosa. Di queste lettere, 3 sono madri, 7 sono doppie e 12 sono semplici.

    Coi numeri si può giocare e divertirsi.

    Con qualche sforzo si possono associare gli apostoli alle 12 case dello Zodiaco. A tal proposito, "Marsilio Ficino and the Twelve Gods of the Zodiac" di Carol V. Kaske, Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, Vol. 45 (1982), pp. 195-202.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:04

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    10 sono i numeri, come le Sephiroth e 22 sono le lettere, queste sono la fondazione di ogni cosa. Di queste lettere, 3 sono madri, 7 sono doppie e 12 sono semplici.

    Coi numeri si può giocare e divertirsi.

    Con qualche sforzo si possono associare gli apostoli alle 12 case dello Zodiaco. A tal proposito, "Marsilio Ficino and the Twelve Gods of the Zodiac" di Carol V. Kaske, Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, Vol. 45 (1982), pp. 195-202.
    Alla fine i conti tornano sempre. La meccanica quantistica, fondamento della "realtà" materiale, altro non è che matematica, un'astrazione che di reale ha ben poco. Forse conviene tornare a studiare la Scuola di Pitagora.

    A Roma tutte le maggiori basiliche, a cominciare da Piazza San Pietro, hanno un obelisco di Heliopolis al centro della piazza.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:04
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    Alla fine i conti tornano sempre. La meccanica quantistica, fondamento della "realtà" materiale, altro non è che matematica, un'astrazione che di reale ha ben poco. Forse conviene tornare a studiare la Scuola di Pitagora.

    A Roma tutte le maggiori basiliche, a cominciare da Piazza San Pietro, hanno un obelisco di Heliopolis al centro della piazza.
    Non sono certo che tornino sempre: affermo che tornino spesso.

    Hai fatto bene a porre realtà tra virgolette, perché chiunque conosca i fondamenti della quantistica saprà, come sostenne Bohr, che l'autostato viene mutato in funzione della misura dell'osservatore. Ne deriva che la realtà è quanto mai soggettiva, relativa e probabilistica per un quantista.

    Molto di quello che ci circonda è matematica. Non mi sbilancio a includere tutto, poichè non ho purtroppo conoscenza del tutto.

    I Pitagorici mi sono simpatici, ma sono troppo carnivoro per poterne fare parte.

    Concedimi la battuta... Suppongo che, a Roma. tutte le maggiori basiliche abbiano anche un tetto: questo non vuol dire che si sentano tutte in timore della volta celeste (In realtà il Pantheon ha un forello solare, e infatti NON è una basilica).
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:06

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Cabala Candelaia Circea Visualizza Messaggio
    Non sono certo che tornino sempre: affermo che tornino spesso.

    Hai fatto bene a porre realtà tra virgolette, perché chiunque conosca i fondamenti della quantistica saprà, come sostenne Bohr, che l'autostato viene mutato in funzione della misura dell'osservatore. Ne deriva che la realtà è quanto mai soggettiva, relativa e probabilistica per un quantista.

    Molto di quello che ci circonda è matematica. Non mi sbilancio a includere tutto, poichè non ho purtroppo conoscenza del tutto.

    I Pitagorici mi sono simpatici, ma sono troppo carnivoro per poterne fare parte.

    Concedimi la battuta... Suppongo che, a Roma. tutte le maggiori basiliche abbiano anche un tetto: questo non vuol dire che si sentano tutte in timore della volta celeste (In realtà il Pantheon ha un forello solare, e infatti NON è una basilica).
    Se le quotazioni di borsa e l'economia sono "cicliche" non dipende dal caso ma dai cicli delle macchie solari.
    Infatti, da quando esiste la Borsa, l'andamento è stato quello stabilito dalle macchie solari...

    Sunspot Cycle and the Collective Unconscious

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:07
    "Se le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, le persone oneste devono fare lo stesso"
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Nostradamus Visualizza Messaggio
    Se le quotazioni di borsa e l'economia sono "cicliche" non dipende dal caso ma dai cicli delle macchie solari.
    Infatti, da quando esiste la Borsa, l'andamento è stato quello stabilito dalle macchie solari...

    Sunspot Cycle and the Collective Unconscious

    Spiega un po', la faccenda diviene intrigante...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-02-10 alle 00:08
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