In termini moderni, il Talmud è una compilazione della Mishnah (insieme di norme e precetti religiosi e legali, trasmessi prima oralmente e poi per iscritto) e della Gemara (discussione e spiegazione dei precetti della Mishnah). La Mishnah (e la Gemara collegata) è divisa in sei sezioni (Seder), ognuna composta da un numero variabile di trattati. Il Talmud è solitamente diviso in Talmud palestinese e Talmud babilonese, a seconda della scuola che lo compilò.
I testi riportati e gran parte delle informazioni sono tratti dal saggio “Christianity in Talmud and Midrash” di R. Travers Herford, disponibile in versione ridotta anche all’indirizzo web http://www.messianicart.com/messiah/intalmud.htm .
BEN STADA
Talmud Shabbat 104b [i], Sanhedrin 67 a [ii]
Si insegna che Rabbi Eliezer disse ai dottori: “Ben Stada non portò forse la stregoneria dall’Egitto in una ferita che era nella sua pelle?” Gli dissero: “Era uno stolto (folle) e non puoi addurre una dimostrazione basandoti su uno stolto”.
Ben Stada è Ben Pandira.
Rabbi Chisda disse: “Il marito era Stada e l’amante era Pandira”.
No, il marito era Pappos Ben Yehudah e la madre era Stada.
No, la madre era Miriam la parrucchiera delle donne [ed era chiamata Stada]. Come diciamo in Pumbeditha: Ha lasciato [Stat Da] il marito.
Il brano si trova nella Gemara, a commento del passo della Mishnah: “Colui che incide la sua carne”.
Gli elementi fondamentali che ci permettono di supporre un riferimento a Gesù sono il nome Ben Pandira, che come già abbiamo visto esaminando la Toledoth e vedremo meglio in seguito, è senz’altro riferito a Gesù, e Miriam (ossia Maria) come madre di ben Stada-ben Pandira.
Se questa Miriam, come sostiene la Gemara, era anche chiamata Stada ed ebbe una relazione con Pandira, il figlio di quella relazione poteva ben essere chiamato sia Ben Stada che Ben Pandira; ovviamente, nel caso il nome proprio fosse Gesù, sarebbe stato Gesù ben Stada o Gesù ben Pandira. In realtà, la spiegazione etimologica (Stat Da) è senz’altro tarda e dimostra soltanto che si era persa la memoria dell’uomo chiamato Stada.
La stregoneria portata sotto la pelle e il rapporto con l’Egitto richiamano inoltre, anche se non precisamente, alcuni passi della Toledoth, in cui ben Pandira nasconde sotto la pelle le lettere del nome ineffabile di Dio.
Il problema principale per l’identificazione in questo caso è cronologico, in quanto Pappos ben Yehuda, che sostituirebbe il Giuseppe evangelico o lo Yochanan della Toledoth quale padre putativo di Gesù, è un personaggio noto da altri passi del Talmud e sarebbe stato ucciso dai romani nel corso della rivolta di Bar Kokhba, quasi cento anni dopo Gesù. Era noto per la sua gelosia nei confronti della moglie, per cui i compilatori del Talmud avrebbero potuto facilmente accostarlo a quella che per essi non era che un’adultera. Vedremo anche nei passi seguenti che le epoche in cui i rabbini collocano Gesù e la sua attività sono fondamentalmente due: il regno di Alessandro Janneo e della regina Salome e l’epoca della rivolta di Bar Kochba contro Roma, ai tempi dell’imperatore Adriano.
Quanto a Miriam, occorrerebbe capire il motivo per cui viene definita”parrucchiera delle donne”. [iii]
E’ stato suggerito che l’espressione del Talmud “Miriam m’gaddela nashaia” nasconda un’allusione o conservi un ricordo di Maria di Magdala, che, come è noto, è un personaggio importante del Nuovo Testamento. Tuttavia, Maria Maddalena non era certo la madre di Gesù, per cui, a mio parere, tale spiegazione va accolta con ogni beneficio di inventario.
In sostanza, il passo presenta accostamenti interessanti e al contempo problemi interpretativi. Alla luce dei passi successivi, non sembrano però esserci dubbi che ben Pandira si identifichi con Gesù; per cui possiamo anche stabilire con buona verosimiglianza che ben Stada = ben Pandira = Yoshua Ha Nozri .
MARIA MADRE DI GESU’
Hagigah 4b [iv], Tosafoth [v]
L’Angelo della Morte era con lui. L’Angelo disse al suo messaggero: “Va, portami Miriam, la parrucchiera delle donne”. Egli portò Miriam, la maestra dei bambini. L’Angelo disse: “Ti avevo detto Miriam la parrucchiera delle donne”. Il messaggero disse: “Se è così, riporterò indietro questa”. L’Angelo disse: “Poiché hai portato questa, che sia nel numero dei morti”.
La Tosafoth commenta: Questa storia intorno a Miriam la parrucchiera delle donne ebbe luogo all’epoca del Secondo Tempio, poiché era lei la madre di una certa persona, come è detto in Shabbath 104.
Questo passo, spesso ignorato dai commentatori, è invece molto utile perché vi riappare la figura di Miriam, la parrucchiera delle donne. La Tosafoth ci permette di stabilire che:
1. Miriam la parrucchiera delle donne visse all’epoca del II Tempio, con la quale espressione si intende probabilmente il regno di Alessandro Ianneo e Alessandra Salome;
2. Miriam era la madre di “una certa persona” sull’autorità di Shabbath 104, che abbiamo già esaminato;
3. Poiché in Shabbath 104 Miriam è la madre di ben Stada / ben Pandira, è chiaro che “una certa persona” è ben Pandira, ossia, se la supposizione di cui al passo precedente è fondata, Gesù di Nazareth. Incontreremo ancora l’espressione “una certa persona” (peloni) nel passo seguente
La necessità della Tosafoth di precisare l’epoca della vita di Miriam si spiega col fatto che la discussione sull’operato dell’Angelo della Morte riportata nella Hagigah è attribuita a due rabbi (Joseph e Bibi bar Abai) vissuti tra la fine del terzo e l’inizio del quarto secolo e attivi all’accademia rabbinica di Pumbeditha, cronologicamente molto lontani dunque dall’epoca del Gesù storico, anche nella deformazione tipica delle fonti rabbiniche. Da qui il bisogno di far notare che il fatto narrato risale ad un’epoca precedente.
IL FIGLIO ILLEGITTIMO
Mishnah Yevamot 4.13 e 49 b [vi]
Rabbi Shimon ben Azai disse: “Ho trovato un rotolo di genealogie a Gerusalemme e in esse è scritto ‘Una certa persona è un figlio illegittimo’; a conferma di ciò che disse Rabbi Yehoshua.
Il passo si trova nella Mishnahh, appartiene dunque alla composizione più antica del Talmud. Shimon ben Azai, contemporaneo e amico di Rabbi Aquiba, il grande sostenitore di Bar Kochba, visse all’inizio del II secolo e fu allievo del Rabbi Yehoshua ben Hanania citato nel detto. Sia Aquiba che Yehoshua furono attivi nel contrastare gli eretici (Minim) ed in particolare i giudeo-cristiani.
L’argomento dei documenti genealogici ritrovati a Gerusalemme molto difficilmente ha fondamento storico e deve più probabilmente intendersi come artificio polemico anticristiano, che con i vangeli di Matteo e Luca avevano sostenuto, oltre alla nascita virginale, la legittima discendenza davidica del messia.
Nella Toledoth, è Shimeon ben Shetach (vedi il passo precedente) che scopre la discendenza illegittima di Gesù ben Pandira.
E’ molto probabile che l’espressione peloni (=una certa persona) sia riferita a Gesù, che potrebbe non venire esplicitamente nominato per un duplice ordine di motivi: sia per una sorta di damnatio memoriae, essendo stato l’eretico che condusse in errore Israele, sia per il comprensibile timore delle persecuzioni dei cristiani all’epoca della definitiva composizione del Talmud. Come abbiamo già visto, quanto meno i commentatori medievali sono sicuri nell’attribuzione a Gesù del titolo peloni. Quanto alla discendenza illegittima, il caso del mamzer (=bastardo) sarebbe l'unico in cui, secondo la legge ebraica, un figlio deve pagare i peccati dei genitori, e ciò fino alla decima generazione (si veda Dt, 23); accusando Gesù di nascita illegittima, oltre che di magia, blasfemia, e di "aver indotto in errore Israele", i rabbi gli addossano le colpe più gravi previste dalla mentalità ebraica del tempo - ed in parte di oggi.
LA MADRE DI GESU’(?)
Talmud Sanhedrin 106 a
Rabbi Yochanan disse (a proposito di Balaam): “Nei suoi inizi un profeta, alla fine un ingannatore”. Rabbi Papa disse: “Questo è ciò che dicono: ella era discendente di principi e governanti, poi fu la prostituta di falegnami”.
Che il passo sia riferibile a Maria madre di Gesù è assai dubbio. Vi sono però delle allusioni e degli accostamenti che possono essere significativi:
1. il profeta altotestamentario Balaam è considerato, come vedremo in seguito, essere una sorta di controfigura di Gesù;
2. l’interpretazione di Gesù che si presenta come profeta, ma inganna Israele è quella tipica della tradizione rabbinica;
3. Maria è in ovvio rapporto con un falegname, secondo i vangeli, anche se in essi il rapporto è perfettamente legittimo;
4. Secondo Luca, Elisabetta, parente di Maria, è di famiglia sacerdotale, discendente di Aronne; il che peraltro non pare pienamente giustificare l’espressione “discendente di principi e governanti”
Può quindi benissimo essere che si tratti qui solo di un exemplum di un promettente inizio finito male, senza specifici riferimenti a Maria.
YESHU HA NOZRI
Talmud Shabbat 107b, Sotah 47a [vii]
Quando Giovanni [Ircano] [viii] uccideva i rabbi, rabbi Yehoshua ben Perachiah e Yeshu fuggirono ad Alessandria d’Egitto. Quando vi fu pace, rabbi Shimeon ben Shetach mandò a chiamarli(…). Yeshu se ne andò, appese una tegola e si inginocchiò davanti ad essa [adorandola].(…) Yeshu [il Nazoreo] praticava la magia e ingannò e condusse Israele fuori della retta via.
La dizione Ha Nozri (= Nazoreo, Nazareno) si trova in un solo manoscritto. Può esservi stata aggiunta dal redattore o può, al contrario, essere stata espunta dagli altri per i motivi già esposti. E’quindi possibile che il passo si riferisca ad un Yeshu discepolo del rabbi storico Yeoshua ben Perachiah e contemporaneo di Shimeon ben Shetach, che, fratello della regina Alessandra Salome, fu il protagonista del ritorno in auge dei farisei dopo la loro cacciata al tempo di Giovanni Ircano e Alessandro Ianneo. La mancanza di un patronimico identificativo (quale ben Stada o ben Pandira) non fa che aggravare il problema. Tuttavia, il rapporto con l’Egitto, (più precisamente, la fuga in Egitto per sfuggire all’ira di un re, che è tratto specificamente evangelico) e l’idolatria di Gesù e l’accusa di aver praticato la magia ed aver tratto Israele in errore sono tratti tipici della polemica farisaica dei primi secoli. Si può dunque pensare che, se anche Gesù il Nazareno non fu il primo protagonista della storia, la stessa gli fosse poi cucita addosso in seguito, poiché ben si attagliava al complesso di narrazioni che in ambiente giudaico circolavano intorno al fondatore del cristianesimo.
LE PRETESE DI GESU’
Jerusalem Taanith 65 b [ix]
Rabbi Abahu disse: Se un uomo vi dice: “Sono Dio” è un bugiardo; se dice: “Sono il figlio dell’uomo” alla fine la gente si riderà di lui; se dice: “Ascenderò al cielo” lo dice, ma non lo compirà.
Rabbi Abahu, l’autore del detto, visse a Cesarea tra III e IV secolo. Anche se nel detto non è nominato Gesù, l’allusione polemica al suo insegnamento sembra evidente.
GIUDIZIO
Talmud Sanhedrin 67 a
I testimoni che lo [x] ascoltano da fuori lo portano al tribunale e lo lapidano. E così fecero a Ben Stada a Lud e lo appesero alla vigilia di Pasqua.
Se Ben Stada è Ben Pandira, è anche Gesù di Nazareth. L’idea che i rabbi hanno del giudizio e morte di Gesù è molto differente da quella tramandata nei racconti evangelici. Qui il protagonista, accusato di idolatria e di aver condotto Israele all’errore, viene prima lapidato e poi appeso; il fatto avviene a Lud (Lydda o Lidda, luogo mai ricordato nei Vangeli - vi avviene il miracolo di Pietro narrato in Atti 92 e segg) alla vigilia di Pasqua. L’ elemento temporale è in realtà l’unico che permette di avvicinare il detto al processo e morte di Gesù come è narrato dalle fonti cristiane [xi].




); accusando Gesù di nascita illegittima, oltre che di magia, blasfemia, e di "aver indotto in errore Israele", i rabbi gli addossano le colpe più gravi previste dalla mentalità ebraica del tempo - ed in parte di oggi.
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