L’ipocrisia e la retorica degli artefici della cosiddetta “società multirazziale” è ormai nota a un gran numero di nostri concittadini, ai quali non sfuggono (poiché reali) i numerosi problemi generati dall’arrivo di gruppi o comunità extra-europee nel nostro Paese, indipendentemente dalla regolarità dell’ingresso nella Comunità Europea. Gran parte degli scompensi di cui i media spesso tacciono volentieri, dalle scuole – dove l’inserimento è spesso difficile – all’assegnazione delle case popolari, si verificano perché vi è una integrazione forzata per ragioni di carattere economico – politico, che generano inevitabilmente competizione e xenofobia, anche tra diverse comunità straniere presenti sul territorio. Se la competizione è alla base del mercato (concorrenza) la si può tranquillamente traslare anche sul piano razziale, creando la guerra tra poveri - nell’ambito del mercato del lavoro così come nell’assistenza pubblica ecc. Allora esiste sul serio questa magnifica società multirazziale, così come presentata nelle “Pubblicità Progresso” e nelle dichiarazioni dei nostri politici? No! E’ tutta finzione, pubblicità ingannevole, falso , artifizio. In primis perché ciò che si vuole realizzare non è una società multirazziale, poiché il termine Multi(+)razziale indica la coesistenza di più razze con caratteri propri e ben distinguibili, ma la presunzione di poter edificare la distruzione, il “Pasticcio”, il Melting Pot. Il sacrificio, in nome dell’eguaglianza e del progresso, di popoli e culture preesistenti all’avvento della modernità, necessario per realizzare la base numerica/umana vitale per collocare il medesimo prodotto a New York o al Cairo, e disporre della medesima forza-lavoro priva di coscienza sia a Milano che a Tokio. E’ il Mondialismo. Non qualcosa di etereo, impalpabile, ma una serie di processi reali che la politica recepisce da diversi centri di potere* e applica attraverso il proprio personale tecnico-amministrativo. Un esempio è il principio di sostituzione necessario per introdurre l’inclusione monoculturale . Nel nostro caso, è stata pianificata (ed è in atto) la sostituzione del popolo italiano con una serie di individui privi di identità, ma devoti all’anglofilia e al sogno americano. Le distinzioni cadono sotto il peso degli ipermercati, delle discoteche e delle multinazionali, della “civilizzazione occidentale”. Sicché anche l’africano che vive in Italia potrà considerarsi a pieno titolo un occidentale, tanto quanto il suo vicino italiota, poiché entrambi si esprimono e si comportano non più come europei o africani, ma come dei perfetti cazzoni americani. Esistono logicamente, come già detto, ostacoli e scompensi, perché la prassi non necessariamente quadra come la teoria, entrano in gioco altri fattori (come ad esempio, la crisi economica e l’eclissi dell’egemonia statunitense) e la situazione può sfuggire di mano. Intanto i mass media, continuano a convincerci della bontà nel dovere di accogliere un numero sempre maggiore di stranieri e di quanto siano bravi quest’ultimi a invertire i tassi di natalità, di quanto sono civili gli Stati Uniti a eleggere un afro-americano e di altre favole mondialiste.
Noi crediamo nella realizzazione di una società multi-razziale, dove lo Stato ponga come fondamento della sua stessa esistenza, la preservazione dell’identità nazionale (che significa anche STOP all’immigrazione selvaggia) e contemporaneamente di quelle comunità etniche extra/europee stanziate sul nostro territorio, evitando squilibri e fasulle integrazioni, così da valorizzare il contributo reale che queste apportano alla nostra Nazione. Preservare l’identità e la sovranità, poiché all’origine di ogni malessere vi è la presenza soffocante degli USA e del loro paradigma culturale, che impediscono la risoluzione di qualsiasi questione di natura politica e sociale.




Rispondi Citando
