Nel 1894 scriveva Marcelino Menéndez y Pelayo importante storico cattolico-conservatore: "L'incapacità del genio spagnolo per le scienze d'osservazione e di calcolo non dipenderà, per caso, dalle gocce di sangue semitico che scorrono mescolate con le iberiche? La penuria scientifica dei semiti propriamente detti risulta provata quasi quanto quella dei romani". Verso il finire del secolo l'antiprogressista-cattolico Unamuno, con il disprezzo tipico di chi crede che scienza e tecnica nulla danno all'Io dell'Uomo, esclamava: "Che inventino loro, poi lo sfrutteremo noi!"

È solo un piccolo assaggio della cosiddetta Polemica della scienza spagnola che inizia ufficialmente nel 1782 a proposito della voce "Spagna" che il francese N. Masson de Morvilliers scrisse per l' Encyclopédie Méthodique. Siamo in piena epoca illuminista, la polemica contro la monarchia francese cresce, si va preparando la rivoluzione. L'Encyclopédie è un importante veicolo "progressista" ed in essa non può che essere attaccata con durezza una tra le più potenti e reazionarie monarchie d'Europa (nonostante fosse l'epoca di Carlo III), quella spagnola. Dice Masson che il popolo spagnolo vive in un paese meraviglioso, che ha una lingua ricca, ha preziose miniere e possedimenti enormi; questo popolo ha qualità morali e fisiche: anima nobile, naturalmente protesa verso grandi imprese, immaginazione grandissima e poi sobrietà, pazienza, coraggio, amore delle leggi e dell'ordine. Insomma la Spagna dovrebbe essere uno dei più possenti regni del mondo invece, nonostante il fatto che lo spagnolo abbia attitudine per la scienza e che in quel paese esistano molti libri, la Spagna è forse la nazione più ignorante d'Europa.

La Spagna, provincia di Roma, nel 409 viene invasa da varie tribù barbare (svevi, vandali, ...). Nel 411 i Visigoti vengono in aiuto di Roma e scacciano gli altri barbari. Da questo momento l'amministrazione di questa provincia è lasciata loro. Nel 475, un anno prima della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, viene fondato in Spagna il regno Visigoto che, a partire dal 589, sarà interamente cristianizzato.
In soli tre anni, tra il 711 ed il 714, gli arabi musulmani del califfato Omeya di Damasco occupano la penisola iberica provenendo da Sud. I cristiani vengono respinti verso nord e lì si attesteranno in piccoli regni situati in posti strategici sulle montagne della cordigliera Cantabrica e dei Pirenei. Nel 756 gli Omeya di Spagna si rendono indipendenti da Damasco e costituiscono il Califfato di Cordova. Questo Califfato si manterrà fino al 1031 per poi smembrarsi in tanti piccoli regni (taifas). A questa data la penisola contava al Nord i regni cristiani di León, Navarra, Aragón, Cataluña (circa un terzo del territorio) una striscia di terra di nessuno divideva questi piccoli regni dai taifas arabi costituenti la regione di 'Al Andalus'.

Dall'auge della Scienza greca si era passati, nell'era di Roma, conservando ma non creando; solo tecnologia imponente (strade, acquedotti, fogne, edifici, cupole, ...) e opere di compilazione (Plinio, Boezio, ...).
Con la Caduta dell'Impero Romano d'Occidente tutto decadde, la tecnologia ed anche la compilazione che diventava sempre più il riassunto di riassunti cosicché arriviamo a nozioni fantastiche che hanno perso ogni carattere di scientificità, di rigore e di rapporto con la conoscenza del mondo.
Non si conoscevano né Aristotele, né Euclide, né Pitagora, né Archimede, ... si era ripiombati nell'oscurità più completa. Diverso è ciò che accadde nell'Impero Romano d'Oriente. Lì non vi furono scorrerie di barbari e di cristiani (almeno per un certo tempo). Gli antichi testi greci che in Occidente andavano perduti o bruciati in quanto pagani (ad Alessandria il patriarca Cirillo incitò la folla all'incendio della biblioteca; Ipazia, la, più grande matematica dell'epoca - 415 - direttrice della biblioteca, fu letteralmente fatta a pezzi), in alcuni luoghi d'Oriente erano conservati.

Gli arabi non si limitarono solo a trasferire le conoscenze del mondo greco, indiano e persiano, elaborarono anche dei commentari che spiegavano, precisavano e discutevano quelle conoscenze. I contributi arabi più grandi si ebbero nei campi dell'alchimia, della magia e dell'astrologia e, per quel che riguarda l'Occidente, il trasferimento ad esso del sistema indiano della numerazione di posizione con l'introduzione dello zero. È nell' epoca di Abd al-Rahman II (circa 850) che appare per la prima volta in Occidente questo sistema di numerazione ; esso fu ripreso dall'ebreo spagnolo Rabbi ben Ezra nel XII secolo ma la cosa non ebbe maggior trascendenza fino a quando - XIII secolo - il pisano Leonardo Fibonacci al seguito di suo padre mercante, non lo apprese direttamente in Africa e lo fece conoscere all'Occidente nel suo 'Liber Abaci' del 1202 .
Anche gli strumenti di osservazione furono creati e perfezionati. Con tali strumenti si compilarono tavole astronomiche via via più accurate per uso nautico ed astrologico (importanti le 'Tavole toledane' di al-Zarqali dell' XI secolo, sostituite nel XIII secolo dalle 'Tavole alfonsine' realizzate,sotto la direzione del re di Castiglia Alfonso X detto il Saggio,da astronomi arabi, ebrei e cristiani - queste ultime restarono in uso fino al XVI secolo).
Altri strumenti come il quadrante, l'astrolabio, la 'balestrina' furono di grande importanza per la navigazione e quindi per la realizzazione di carte nautiche. Questi strumenti venivano poi materialmente realizzati nella penisola iberica costituendo quel patrimonio di artigianato avanzato che la Spagna araba possedeva.
Vi furono anche dei pensatori originali. Basti ricordare Avempace (Ibn Bajja) che scrisse una importante critica all'opera di Aristotele, critica che sarà poi ripresa da Averroé (Ibn Rusd) e dall'ebreo ispano Mosé Maimonide (XII sec) e passerà poi al resto dell'Occidente influenzando l'intera opera di San Tommaso (XIII sec).

Fino alla fine del XIV secolo (più o meno in corrispondenza dello Scisma d'Occidente, 1378) la situazione di tolleranza tra le varie etnie si era mantenuta. Con l'avanzare della Riconquista i cristiani si impadronivano di territori sempre pia vasti ma la ricchezza, l'artigianato, il commercio, l'agricoltura restavano arabe ed ebraiche. Certo vi erano state le spoliazioni tipiche di una conquista, le razzie, ... Ma l'economia non si razzia. Fu Papa Gregorio XI che ordinò ai Paesi d'osservanza cattolica-romana di tenere d'occhio gli ebrei per evitare che facessero proselitismo sotto pena di morte. L'Inquisizione romana vigilava (poco in realtà). Effetti di questa prima campagna antiebraica su vasta scala si ebbero subito. Intanto gli ebrei furono obbligati ad avere segni distintivi (un panno legato sul braccio sinistro). Iniziarono poi tutte quelle denigrazioni che spettavano a chi aveva 'assassinato Gesù'; gli ebrei avevano la coda ( giocando con la parola castigliana, 'rabo' = coda ed ebraica 'rabis'= rabbino); gli ebrei, in occasione delle processioni del Venerdì Santo, usavano crocifiggere dei bambini e oltraggiare le ostie bucandole con degli spilli, ... II problema principale era che in realtà tutti dovevano del denaro agli ebrei, anche i potenti di Spagna, fino ai Re. E tutti sognavano di poter mettere mano alle loro ricchezze. Iniziarono così i linciaggi di massa (Toledo 1355, Siviglia 1391, e poi Cordova, di nuovo Toledo, Zaragoza, Valencia, Barcelona, Lerida, ...), a cui si accompagnavano furti, depredazioni, confische ed espropri. Molti ebrei iniziarono a battezzarsi (i 'conversi').

Arriviamo al 1478 quando una Bolla di Papa Sisto IV concede il privilegio della gestione dell'Inquisizione al Regno di Castiglia. Isabella e Fernando sono i più puri difensori della fede cattolica-romana. A loro spetta il compito di superare l'inefficienza degli Inquisitori nominati dai vescovi. A loro riconquistare l'intera Spagna alla cristianità lottando contro ogni eresia. Isabella e Fernando fecero dell' Inquisizione un potente strumento di lotta politica che, a lato dell'esaltazione popolare per la riconquista di Granada (iniziata nel 1481), cementò la Corona di Spagna in modo indissolubile con la Chiesa (questo connubio, a parte brevi interruzioni - i periodi liberali, la Prima e la Seconda Repubblica, è durato fino alla morte di Franco nel 1975).

L'anno 1492 è un anno chiave nella Storia di Spagna. Viene completata la Riconquista (ai musulmani di Granada viene garantita l'immunità) e le armate cristiane sono in gran parte finanziate dai prestiti che gli ebrei avevano fatto alla Corona. I Re non possono pagare questi debiti. Fanno un decreto di espulsione dalla Spagna di tutti gli ebrei che non si convertono. Naturalmente vengono sequestrati tutti i loro beni e non vengono onorati gli impegni finanziari. Molti ebrei se ne andranno dalla Spagna e vari di essi troveranno rifugio anche in Italia (Livorno, Venezia) portando il loro importante contributo di ingegno e conoscenze. Altri invece si convertiranno dando esca a tutte le future persecuzioni contro di essi (ogni volta che un conversi ritornava benestante ecco che era un falso converso e quindi interveniva l'Inquisizione con sequestri e 'tostature' - termine che ho spesso trovato al posto di rogo -). Ma il 1492 è l'anno della scoperta dell'America ed all'inizio i missionari sono piuttosto tranquilli: la teoria dominante voleva che gli 'indios' non avessero anima. Poi alcuni teologi stabilirono che queste persone avevano anima ed allora iniziarono anche lì conversioni di massa forzate. I Re, a questo punto 'cattolici', non mantennero neanche i patti con i musulmani di Granada: nel 1502 iniziò la loro conversione forzata. Nel 1609 furono espulsi tutti i musulmani dalla penisola iberica.
Inoltre, nel 1557, Felipe II vietò ogni viaggio di studio all'estero. Ed intanto erano iniziate le rimesse di metalli preziosi, oro ed argento, dalle Americhe: dai primi anni del 1500 fino al 1580 arrivavano una media di 100 tonnellate d'oro e 100 d'argento ogni anno; dal 1580 al 1650 la media salì spettacolarmente a 1200 tonnellate d'oro e 2000 d'argento ogni anno; dopo questa data la riduzione fu drastica e fino alla metà del 1700 si ritornò alle medie iniziali.

ueste montagne d'oro non erano mai state conosciute nel nostro continente ma non bastarono a pagare la politica espansionista della Spagna che comunque contraeva debiti per armare i suoi eserciti e la sua 'Invencible Armada' (l'armada è la flotta da guerra; nel 1568 una tal flotta, appunto 'invencible', andò al disastro in una tempesta sul Canale della Manica mentre tentava di attaccare l'Inghilterra - per i dettagli dello scontro abortito si veda [34,n°140]). La Spagna si rivolgeva ancora ai prestiti, come per tutta la sua storia (almeno fino alla fine del secolo scorso), che provenivano da tutta Europa, dai Fugger in Germania, dai banchieri genovesi e fiorentini, dai 'soliti' finanzieri ebrei, ... L'Impero nel suo massimo splendore (fino alla Pace di Westfalia del 1648 - Re Felipe IV) comprendeva: l'intera penisola iberica, il centro-sud d'Italia (escludendo lo Stato della Chiesa), la Sardegna, il Rossellon (Francia del Sud Ovest), il Franco Contado (pezzo dell'attuale Francia tra la Borgogna e la Svizzera), il Belgio, parte dell'Olanda, il Lussemburgo, l'Artois (Francia del Nord-Est), il Milanesado (di manzoniana memoria), tutta l'America Centrale e Meridionale (escluso il Brasile e la Guayana olandese), ampie zone dell'America del Nord (tra cui la Florida, il Texas), le Filippine. È la Spagna della 'Leggenda Nera' (definizione rifiutata dagli spagnoli).
Dal 1492 alla morte di Franco, la Spagna che aveva impiegato 800 anni per la Riconquista, si infila in centinaia tra guerre di espansione, repressione degli indipendentismi di colonie ed al suo interno (soprattutto Cataluña), di indipendenza dalle invasioni (quella napoleonica), guerre civili, repressione di gruppi etnici e di autonomie ..., ma soprattutto in svariate guerre contro Inghilterra, Francia ed Olanda. A queste spese folli occorre aggiungere l'inefficienza completa del sistema tributario, la pletora di privilegi per una smisurata quantità di nobili e 'Grandi di Spagna', la parte delle imposte ('la decima') che andava al Clero e le enormi proprietà di quest'ultimo (circa il 25% dell'intera Spagna nelle terre più fertili ed un grandissimo numero di sontuosi edifici) esenti da ogni imposta.

Le Americhe, per parte loro, furono solo considerate territorio di conquista, di rapina, di massacri. In pochi anni, a partire dallo sbarco di Colombo, più del 90% degli indios trovò la morte. Generalmente, in casi del genere si parla di genocidio ma storici spagnoli fanno dei sottili distinguo con l'altra parola, che accettano, etnocidio. Sarebbero state le malattie importate dalla vecchia Europa ad uccidere (lo straordinario è che nessun fenomeno inverso, di proporzioni simili, sia avvenuto). E a nulla valsero le proteste di frate Bartolomé de las Casas che scrisse (1522) una 'Brevissima relazione della distruzione delle Indie' che l'Inquisizione aveva titolato 'Storia e brevissima relazione della distribuzione dell'India orientale': i suoi scritti non furono fatti circolare e furono ripubblicati solo nel 1879.
In cambio abbiano avuto qualche trattato di botanica e farmacologia (piante curative: china, coca, curaro, mescalina,...), qualche avanzamento in geodesia e cartografia, sul problema della declinazione magnetica (notata dallo stesso Cristoforo Colombo che, per altro, aveva appreso a navigare in alto mare al seguito di spedizioni portoghesi in Africa; allo stesso modo, ed anche per il fatto che egli navigò essenzialmente tra Tropico del Cancro ed Equatore, Colombo non notò il fenomeno dell'inclinazione magnetica, fenomeno che fu invece notato da Magellano ed altri navigatori che arrivarono a latitudini estreme ma che fu inteso come un disturbo da correggere con delle palline di cera che dovevano mantenere l'ago in piano). Successi molto importanti si ebbero invece nella metallurgia (e quindi, di riflesso, nella chimica e nella geologia) al fine di sfruttare al meglio le miniere delle Americhe. Contrariamente a ciò che affermava il domenicano Blas del Castillo (1538), l'oro e l'argento non si trovano puri. Occorre sempre operare una separazione. Metodi di separazione furono realizzati (1555) da Bartolomé de Medina (processo a freddo detto del 'patío' = corlile, luogo sul quale il materiale grezzo veniva disteso per il suo trattamento) e (1609) da Alvaro Alonso Barba (processo a caldo detto del 'cazo' = pentola , recipiente nel quale doveva essere messo il materiale per essere riscaldato e trattato).

Questo, probabilmente molto, è tutto ciò che si riuscì a tirar fuori dallo sbarco in un nuovo mondo. Furono altri (inglesi, tedeschi, francesi ed olandesi) che, depredando allo stesso modo, fornirono trattati che poi ebbero un seguito, influendo e modificando le conoscenze dell'Europa.

Occorre dire subito che la Monarchia aveva il potere di dirigere la Chiesa e con essa l'Inquisizione. In questo senso l'Inquisizione non ebbe mai da reprimere scienziati o liberi pensatori. Il suo compito era la difesa della Monarchia (e quindi della Chiesa). Il ruolo che l'Inquisizione svolse fu piuttosto da deterrente. Nella pratica si occupò di ebrei, di musulmani, conversi , giansenisti, erasmisti, luterani, illuministi e poi di streghe e omosessuali. Le stesse eresie (albigesi, catari, dolciniani,...) diffusissime nel Sud della Francia non ebbero mai seguito degno di nota in Spagna. La Spagna ha prodotto invece ottimi inquisitori. A parte il noto Torquemada, vi sono stati dei teorici fondamentali: Nicolau Eimeric che scrisse il primo 'Manuale degli Inquisitori' (1376), Francisco Peña che lo rivide e corresse (1578) e poi Raimundo de Peñafort (fatto Santo come Bellarmino).
Quindi l'Inquisizione non ha un peso rilevante in sé rispetto allo sviluppo della scienza in Spagna; lo ha avuto in quanto ha fatto sua la politica di allontanamento dei ceti produttivi tra i quali si sarebbe sviluppata la scienza come nel resto d'Europa. Ma nel XVI secolo la Spagna, oltre a comprare artigianato all'estero, dovette importare, e soprattutto dall'Italia i tre tipi di 'ingegneri' che costituiscono il nocciolo di ciò che sarà poi scienza: ingegneri-meccanici, ingegneri-artisti, ingegneri-scienziati (matematici, teorici). Oltre a questi, sempre dall'Italia, architetti e cosmografi, che qui spuntavano come funghi.

Le Università, per parte loro, sono in mano alla Chiesa (domenicani e gesuiti). Chi insegna in questi luoghi, sottolineano i Peset, non vede in nessun momento accertate le sue capacità, allo stesso modo di quelli che escono da queste Università. Il processo di cattiva trasmissione del sapere moltiplica gli effetti della decadenza. 'Le scuole teologiche domenicane e gesuitiche discutono con sterili elucubrazioni scolastiche, quando altri orizzonti e realtà si stanno imponendo nella scienza europea del momento'. Ecco, qui l'Inquisizione ebbe un ruolo importante: niente poteva entrare in Spagna senza sei revisioni censorie e, di fatto, entrava quasi nulla. Anche ogni altra forma di educazione era in mano alla Chiesa. Essa riguardava essenzialmente quel circa 10% di popolazione benestante e soprattutto quella piccola percentuale di nobili (si pensi che fino al 1767 il Seminario dei Nobili di Barcellona, gestito da Gesuiti, oltre alle normali discipline che si studiavano in una scuola superiore - classici greci, latini, spagnoli, arte di comportarsi - aveva un programma che oggi chiameremmo sperimentale con lezioni di danza, musica e scherma. Norma da rispettare scrupolosamente era: 'non bisogna essere amici o avere confidenza con ragazzi umili di nascita'). Le scuole, a tutti i livelli, lavorano con dispute e sillogismi su date affermazioni. Anche la teologia è arretrata, e la giustizia, che lavora con tempi lunghi tali da essere fatali ai miserabili. L'isolamento della Spagna è totale. La medicina è Galeno; la matematica è Euclide; l'astronomia è Tolomeo. Queste cose pur previste in vari programmi di Università e destinate alla crema della crema della nobiltà e dell'alta borghesia terriera erano completamente disattese, le aule erano deserte e si riempivano solo quando veniva presentato qualche fatto spettacolare che raccoglieva anche l'applauso. Anche la musica è solo musica sacra: il riferimento è Pierluigi da Palestrina (seconda metà del XVI secolo). Lo stesso accade per il teatro; solo verso la metà del '600 viene aperto a Madrid il teatro italiano del Buen Retiro dove vennero introdotti sipario, scenari mobili, macchine, effetti speciali. Sono Cervantes e Quevedo le testimonianze ironiche e più dure su quella Spagna. Una misura di ciò che si faceva nel campo della produzione e trasmissione delle conoscenze si può avere dal catalogo delle opere matematiche presenti in una delle più grandi biblioteche della Spagna a fine '600, quella del fastoso Palazzo Reale dell'Escorial (Madrid): su un centinaio di titoli solo 4 sono editi in Spagna e scritti da autori spagnoli; altri 2 sono scritti da spagnoli ma sono editi uno ad Anversa e l'altro a Messina (tutti gli altri sono testi italiani, francesi, tedeschi, olandesi e portoghesi).

L'impero spagnolo cominciò a smembrarsi a partire dal 1648. Tutto il '700 fu un rosario di guerre per tentare di mantenere uniti i vari pezzi. Le spese crebbero e le finanze precipitavano. La decadenza. Le Università peggioravano il loro livello. Quelle specializzate in medicina, le uniche scientifiche esistenti, lavoravano ancora con Galeno. Alcuni illuminati aiutarono sulla strada del disastro sostenendo che ormai era stato inventato tutto ed era quindi del tutto inutile perdere tempo (Juan Andrés, 1788). Racconta J.Vernet di un italiano che nel 1755 viaggiava per la Spagna e che restava di sasso assistendo ad una lezione di medicina nella quale si discuteva su che utilità era per l'uomo l'avere un dito più o uno meno. E l'impertinente turista commentava: visto che occorre tagliarsi le unghie per ragioni igieniche, occorre sapere se occorre cominciare con la mano destra o la sinistra e poi, se con il pollice o il mignolo. A quello stesso turista, in una ricchissima biblioteca dove non figurava nessuno dei 'grandi', chiesero se esistessero in Italia tali biblioteche. Egli rispose che per fortuna no; però se un giorno se ne mettesse su una non si tarderebbe a mandare tutti i volumi in cucina per accendere il fuoco.
Ora l'Inquisizione era occupata a fondo contro gli illuministi: niente doveva entrare dalla Francia. Anche qui si perse il treno confondendo effetto con causa e dando di nuovo le spalle (per altri 50 anni) alla scienza e cultura europea. Voltaire, Rousseau, D'Alembert, Diderot, non entrarono in Spagna. La stessa Encyclopédie, sulla quale tra l'altro iniziò la Polemica della scienza in Spagna, fu vietata. Nel 1747 c'era chi si lamentava del fatto che nei piani di studio non entrassero discipline tipo matematica, fisica, anatomia, scienze, diritto, lingue orientali.
Nel 1771, a Salamanca, si insegnava Aristotele ed erano vietati nelle aule cattoliche (quasi tutte) Descartes, Newton, Gassendi. Ad Alcalà, nello stesso anno, l'astronomia si insegnava ancora su testi scritti tra il XIII e XVI secolo. Inoltre, oltre ad essere del tutto antiquati, la gran parte dei libri erano stranieri. Infine ancora pesava il divieto di Felipe II di recarsi all'estero per motivi di studio. Il divieto fu tolto da Felipe V nel 1718 ma ormai si era restati tanto indietro che lo stesso J. Vernet commenta amaramente che i viaggi di studio che da allora iniziarono solo servirono per 'fabbricare eruditi al profumo di violette'. In qualche modo lo Stato tentò di cambiare qualcosa investendo anche molti denari. Vista l'insalvabilità delle Università tentò la creazione di Istituzioni esterne ad essa. Non si ebbe raccolto se si eccettua un importante successo in chimica. Nel 1781 lo svedese di origine tedesca Scheele scopre l'acido tungstico. Due fratelli spagnoli, J.J. ed F. de Elhuyar, che lavoravano nell'Academia de la Vascongada, riuscirono a separare il tungsteno (impresa resa possibile dalle alte temperature che le fonderie spagnole di cannoni e di campane raggiungevano). Ma anche qui la cosa termina: non vi è nessuno che si impegni in studi faticosi, costanti, continui: piace lo spettacolo.
II nuovo sovrano, il 'despota' illuminato Carlo III, proveniente da Napoli si portò al seguito ingegneri, architetti ed artisti vari. Arrivarono anche matematici di primo piano che iniziarono a spiegare in determinati Collegi di Artiglieria, il calcolo differenziale - 1764 . Inoltre, in questo periodo la Spagna iniziò in qualche modo a lavorare insieme ad altri scienziati europei quando a fine secolo si effettuò la misura dell'arco di meridiano da Dunquerque a Colliure (Barcellona). Ma anche qui, ogni piccolo apparato o minuteria meccanica o ottica di cui si avesse bisogno, e che all'estero si poteva comprare o far fare, in Spagna non si trovava (la cosa era stata lamentata anche dallo stesso Proust).
Tornando brevemente su Carlo III occorre ricordare che a lui si deve il decreto di espulsione dei gesuiti (circa 3.000) dalla Spagna (e la cosa fu ben accolta dal resto della Chiesa anche perché lo stesso Papa aveva spinto in questo senso), nel 1767. La vicenda non era un qualcosa di interno alla Spagna peninsulare (dove i gesuiti erano ottimi maestri per i nobili) ma riguardava quelle Missioni che i gesuiti stessi avevano fondato in America del Sud , lungo una linea che interessava il percorso dei fiumi Paranà e Iguazù. Questi territori, dove fin dal 1607 si erano messe su delle organizzazioni civili che rasentavano l'utopia, erano materialmente di intralcio al traffico degli schiavi (fiorentissimo) tra Brasile, Argentina, Paraguay, ... Fu discretamente suggerito a Carlo III dagli ambasciatori dello Stato della Chiesa di terminare con quella esperienza ... (Papa Clemente XIII). Dopo qualche anno quando i Gesuiti abbandonarono quei luoghi perché espulsi, tutte le Missioni furono distrutte ed i superstiti schiavizzati.
Il posto dei gesuiti nell' insegnamento fu preso da ordini religiosi generalmente a livelli culturali molto più bassi. Ma in ogni caso ciò non toglieva nulla a quel quadro desolante. L 'Inquisizione continuava a funzionare in piena sintonia con la corona: é un sistema che vigila su ogni aspetto della vita civile, quello economico e sociale, quello ideologico e morale, quello intellettuale e culturale. Il Re si rende però conto dell'arretratezza della Spagna e fa scrivere all'abate de la Gandara degli 'Appunti sul bene di Spagna' (1762-1763). Ma si resta sul piano delle sterili enunciazioni. Al contrario, l'ideologia onnicomprensiva Stato-Chiesa renderà impossibile per sempre la terribilmente assente rivoluzione borghese.

Il 1808 è l'anno in cui molti equilibri si rompono. Le armate napoleoniche arrivano fino a Cadice dove la resistenza spagnola mette su un governo provvisorio di stampo liberale. Ora la guerra è d'indipendenza e terminerà nel 1814. Il secolo è caratterizzato da ben 35 'pronunciamenti militari' che iniziano nel 1814, da feroci guerre di successione, da una Prima Repubblica, da brevi governi liberali subito rimpiazzati da durissime restaurazioni, fino al colpo di Stato di Primo de Rivera (1923-1930) ad imitazione di Mussolini cui seguì la Seconda Repubblica ed il successivo colpo di stato-guerra civile di Franco che ci porta al 1975. In questo periodo la Spagna è militarmente debole ed ha forze disperse in tutto il mondo. Tutte le sue colonie (resta molto poco) si rendono indipendenti (la guerra del 1898 con gli USA fa perdere alla Spagna: Cuba, Filippine e Porto Rico). L'economia è a pezzi. Vediamo come esempio il bilancio del 1833 (che rappresenta una situazione media): fatto 100 l'ingresso, le uscite (110) prevedono: 33 ammortamento ed interessi del debito con l'estero; 44 esercito e marina; 23 interni, giustizia, finanze; 10 tutto il resto (tra cui la scuola). Come si vede è il debito e l'esercito che mangiano tutto. Ma il secolo vedrà una Chiesa che parallelamente all'affermarsi di nuove idee liberali vivrà momenti molto difficili. Intanto proprio per risanare il bilancio iniziarono (1836) le 'desamortizaciones' o espropri dei beni della Chiesa che venivano messi in vendita pubblica (con alterni successi perché, ad ogni restaurazione, chi aveva comprato rischiava di rivedersi prendere terre o palazzi) che durarono fino al 1895. In certi momenti l'esasperazione secolare portò all'incendio ed al saccheggio di conventi, chiese e palazzi ecclesiali ed anche alla messa a morte di svariati preti e frati. Nel 1856 la Spagna si lanciò nella politica di sviluppo delle ferrovie ma con tracciati a raggiera (con centro Madrid) più rispondenti ad una logica di potere politico che non economico. Già nel 1864 fonti autorevoli affermavano: 'a poco servono le ferrovie senza prodotti da trasportare'. Di lì a poco vi sarà il fallimento delle compagnie ferroviarie. Per altro verso l'arretratezza dell'agricoltura (praticamente grano e cereali) rendeva più economico comprare prodotti Usa o russi. La gran parte della popolazione che viveva di agricoltura precipitò nel disastro e nella miseria (solo la vite riuscì a ritagliarsi spazi importanti in Andalucia e Cataluña). Gli espropri di terre della Chiesa crearono altro danno; l'offerta di grandi proprietà a prezzi economici indirizza capitali verso settori arretrati che poi, come detto, entrarono in crisi. Le terre furono lasciate incolte, un esercito di persone iniziò l'emigrazione verso l'America meridionale e centrale. L'industria non nasceva: le condizioni di masse enormi di mano d'opera a basso prezzo c'erano ma la ricchezza affluiva verso la finanza e la speculazione. I prezzi di trasporto e l'inesistenza di razionali collegamenti rese il carbone minerale troppo caro. Cosicché per molto tempo in Spagna si lavorò con carbone da legna. Un censimento del 1884 rivelava che macchine agricole tessili, materiale ferroviario e per la navigazione veniva fornito quasi per intero dall'estero. II 99% delle navi erano costruite all'estero (Scozia). Ne 1914 il 98% dei telai erano forniti da fabbriche inglesi. Ma il colmo si raggiunse proprio con la produzione siderurgica per uso ferroviario. Quel materiale grezzo (ferro e carbone) che veniva esportato a basso prezzo rientrava come prodotto finito molto caro. Inoltre la legislazione che doveva favorire lo sviluppo delle ferrovie non prevedeva imposte per l'ingresso di questi prodotti. L'industria spagnola iniziò ad attrezzarsi per diventare la fornitrice di materiale ferroviario
La Spagna del 1913 esportava prodotti agricoli e minerali grezzi ed importava ogni genere di manifattura. Solo in Cataluña si ebbe il successo dell'industria tessile (cotone) per le forniture ai mercati americani. Questa industria era legata alla produzione di cotone, ma l'importazione a basso prezzo di grano e cereali da USA e Russia mette in crisi tutto il settore agricolo e con esso la produzione di cotone. Il resto è fatto dalla perdita delle colonie. La domanda interna non è sufficiente a mantenere una tale industria. Inizia l'importazione di tessuti stranieri e non c'è protezionismo che tenga se si vuole esportare vino. J. Nadal chiude il suo ottimo studio sulla mancata Rivoluzione industriale in Spagna affermando che, tra l'altro, la totale mancanza di una qualunque ricerca di base ha impedito ogni tipo di innovazione che potesse presentare la Spagna come competitiva sui mercati. Insomma non è mai nata in questo Paese una borghesia imprenditoriale. Un ceto medio attivo è apparso solo verso la metà del '900.

Nel 1868, intervenendo in Parlamento, E. Castelar sosteneva:

'non c'è niente di più brutto, più abominevole di quel grande impero spagnolo che era un sudario che si stendeva sull' intero pianeta. Non abbiamo agricoltura, perché abbiamo cacciato i mori,. ... non abbiamo industria perché abbiamo cacciato gli ebrei ... Non abbiamo scienza, siamo un. membro atrofizzato della scienza moderna...Abbiamo acceso i roghi dell'Inquisizione, abbiamo gettato in essi i nostri pensatori, li abbiamo bruciati e da quel momento in Spagna non si e avuto altro che cenere...'

E dopo aver riassunto i termini della polemica è utile ricordare per sommi capi i motivi del mancato sviluppo della scienza in Spagna:

- completa chiusura verso tutto il nuovo portata a compimento dal ferreo sodalizio Stato - Chiesa

- espulsione e distruzione dei ceti imprenditoriali e produttivi

- acquisto all'estero di tutti i prodotti ad elevato livello tecnologico

- conseguente mancanza di artigianato di punta

- conseguente mancata creazione di un ceto borghese

- politica di potenza con importazione d'ingegni ed incapacità di capire il valore della ricerca

- chiusura ad ogni idea proveniente dall'estero e repressione dura della circolazione delle idee medesime

- indebitamento crescente e svendita dei beni del Paese

- mancanza di una rivoluzione borghese con conseguente assenza di rivoluzione industriale

- scuola per pochi (nobili e benestanti), in mano alla Chiesa, con docenti non qualificati, assenza di meritocrazia e completo abbandono della matematica.

Intanto il secolo si apre con una gemma splendente nel cupo panorama di sfondo: il premio Nobel per la medicina assegnato nel 1906 a Ramon y Cajal (insieme al nostro Golgi). Vi fu poi, nel primo quarto di secolo, un inizio di attività che avrebbe potuto avere degli sviluppi decisivi. Già sul finire dell'800 il matematico e drammaturgo J. Echegaray, docente presso la Scuola Superiore di Ingegneria e ministro prima per lo sviluppo e poi delle finanze durante la Prima Repubblica (1873 - 1874) oltre ché Premio Nobel per la letteratura nel 1903, aveva capito che senza lo sviluppo della matematica nessun'altra scienza avrebbe potuto prosperare e proprio la matematica era in una situazione disastrosa, tralasciata da secoli e ritenuta del tutto inutile. Molto fece Echegaray per promuovere la
matematica ed i suoi sforzi iniziarono a dare frutti con la nuova generazione che maturava agli inizi del '900.

Fu l'altro matematico Rey Pastor che iniziò l'opera più importante: quella della costruzione di una 'scuola'. Reduce da una borsa di studio in Germania, spinse tutti i suoi allievi a recarsi all'estero per studiare presso le scuole più prestigiose e la preferita, anche per ragioni di comprensione linguistica, era quella della Roma dei Levi-Civita, Enriquez, U. Amaldi, Volterra, Bompiani, Severi, ... I problemi da affrontare erano moltissimi: innanzitutto proprio quello della conoscenza delle lingue che, eredità della Spagna imperiale, nessuno si preoccupava di studiare; quindi quello della possibilità di trovare una qualche sistemazione ai giovani promettenti, c'è infatti da dire che non esistevano posti da matematico in un qualche istituto di scienze che semplicemente non c'era, gli insegnamenti di matematica erano solo propedeutici alla medicina ed all'ingegneria (matematica 'pratica'). Ma c'è di più. Fino a circa il 1930 la Spagna sarà l'unico Paese in Europa in cui chi voleva accedere a studi di ingegneria doveva studiare la matematica privatamente poiché la Scuola superiore non dava insegnamenti minimamente accettabili.

Il Paese sta entrando nel circuito mondiale. Ancora qualche decennio prima si tuonava violentemente contro Darwin e, naturalmente, veniva vietato; lo stesso Freud era attaccato con estrema durezza; ora, per la prima volta, un portatore di enormi novità scientifiche veniva accolto ed anche come un trionfatore. Per molti che non sapevano cosa fosse 'relatività' l'ascoltare le conferenze incomprensibili di quello scienziato era un cedere alla moda ma anche l' incoscio riconoscimento di un qualcosa che nella società stava cambiando: si poteva essere laici, avere delle opinioni ed in nome di queste poter anche rifiutare le teorie di Einstein. Pochi infatti capirono davvero le conferenze che si ebbero e molti opinarono, alcuni con devozione, altri con scetticismo, altri ancora con riluttanza. E fin qui quelli che comprendevano. Gli altri si affidavano alle cronache giornalistiche,spesso mondane, che neanche provavano a divulgare. La relatività era il mito, la divinità verso cui artisti di varia natura si diressero: Dalì, Unamuno, Ortega, Machado,.... In mezzo a tutta questa confusione una idea sorgeva chiara: la ricerca scientifica ha una sua forza indipendente dalle sue applicazioni pratiche.

Nel 1933, quando Einstein stava per abbandonare la neonata Germania nazista, pensò di accettare una cattedra che gli era stata offerta a Madrid. Egli era convinto che la Seconda Repubblica di Azaña, che gli offriva la cattedra, meritasse appoggio, era stata infatti varata una Costituzione liberal-democratica e socialisteggiante che, tra l'altro, aveva abrogato il divieto per gli ebrei di risiedere e lavorare in Spagna, divieto che risaliva ai Re Cattolici. Ma nel settembre di quello stesso anno le elezioni furono vinte dalla destra cattolica. Questo fatto convinse Einstein della non affidabilità della democrazia spagnola e dell'opportunità di scegliere tra altre offerte. Ed Einstein era stato buon profeta. Già a partire dal 1936 anche i suoi vecchi-devoti estimatori iniziarono furibonde campagne antirelativiste, associando la profonda crisi della scienza classica con gli attacchi che la sinistra portava ai valori tradizionali. Tra tutti valga come esempio ciò che scrive il rettore dell'Università di Zaragoza, R. Royo - Villanova, (quello che quando Einstein fece la conferenza in quella Università voleva conservare le lavagne riempite dallo scienziato): 'La scienza attuale ha violentato la tradizione umana, i precetti ed i mandati umani, e deve soffrire, pertanto, i castighi della giustizia divina, le sanzioni della giustizia terrena, l'odio degli uomini, il disprezzo della storia ... Falsi valori e parole vuote è tutto qui il panorama della scienza attuale', la vera conoscenza, naturalmente sta nell'imperscrutabile potere di Dio.
A sistemare le cose, ad eliminare ogni anarchia e disordine, pensò Franco che nel 1939 abolì la Seconda Repubblica, dopo aver dissolto Istituzioni faticosamente costruite negli anni immediatamente precedenti, emanò una legge che aveva come fine il rinnovamento della gloriosa scienza spagnola. Per tale rinnovamento sarebbe stata necessaria 'la restaurazione della classica e cristiana unità delle scienze, distrutta nel secolo XVIII. A questo fine occorre eliminare il divorzio e la discordia tra le scienze teoriche e sperimentali ... evitando il mostruoso sviluppo di alcuni suoi rami, con l'anchilosamento di altri'; basta con lo specialismo esagerato, occorre riportare la scienza alla tradizione universale e cattolica. I risultati furono immediati. Iniziarono le edizioni di testi antirelativisti che proseguirono almeno fino al 1960 (J. Palacíos). I giornali cattolici attaccavano la relatività confondendola allegramente con il relativismo.
Altre furono le nefaste conseguenze del franchismo. La fuoriuscita o la cacciata delle migliori menti dalle cattedre universitarie faticosamente costruite lasciarono queste ultime scoperte in grandissima parte. La Legge Universitaria del 1943 (la LOU) permise nomine guidate e non più legate al merito come con fatica si era riusciti ad ottenere. È questa l'epoca nota come quella 'dell' assalto alle cattedre da parte dell'Opus Dei'. La Chiesa si riprese anche tutto il sistema educativo con l'obiettivo del riarmo morale e del rilancio dei valori più tradizionali.
La Guerra Civile, con la vittoria di Franco, comporta la liquidazione fisica della nascente comunità scientifica. Occorreva adattarsi ai tempi dell'oscurantismo e porre l'albero della scienza al servizio della cristianità e della Patria franchista e cosi carrieristi più che investigatori occuparono quei posti che sarebbero stati chiave per lo sviluppo scientifico e tecnico del Paese. È così chiaro che in questa situazione, almeno fino al 1975, non vi è posto per la scienza.

P.S: Lo scrittore cattolico italiano Messori ha recentemente pubblicato un libro in cui dimostra (sic!) che un miracolo di quelli indiscutibili è realmente avvenuto nella Spagna del 1600: ad una persona sarebbe ricresciuta una gamba.
Agli inizi del '900 variati autori sostengono l'inutilità dell'impegno in matematica poiché tutto è ormai fatto.