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Discussione: Bosch: arte alchemica

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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    Valeria Caldelli

    SANTI, DIAVOLI, MOSTRI E INSETTI.
    IL MEDIOEVO DI UN GENIO VISIONARIO




    La nave dei folli, 1494 ca. - Parigi, Museo del Louvre



    Un gruppo di balordi fa baldoria su una barca comandata da un buffone: un monaco e una suora cantano a squarciagola mentre una beghina se la gode con un ubriaco, un pazzo rema con un cucchiaio e un contadino taglia un'oca arrosto legata all'albero maestro. E' la Nave dei folli che solca il mare della vita e si dirige lentamente verso l'Inferno sotto l'occhio vigile di una civetta. Perché è l'Inferno la punizione per i peccatori, per coloro che si sono lasciati corrompere dai soldi e dalla gelosia, dalla vanità e dal sesso e da tutte quelle altre tentazioni che portano gli uomini lontano da Dio. E un mondo di mostri li attende nell'aldilà, strane bestie con le corna, con le ali, con lunghi becchi, mani adunche e code tortuose, un formicolare di diavoli spaventosi che diventeranno i loro aguzzini, costringendoli a pene terribili.

    Nel brulicare degli esseri deformi e prodigiosi che popolano le sue tele c'è forse anche lui, Hieronymus Bosch, il grande maestro olandese nato in una data incerta intorno al 1450 e vissuto tra Medioevo e Rinascimento, tra cattolicesimo e riforma protestante. Se così fosse, però, il suo posto non se lo sarebbe ritagliato agli Inferi bensì accanto al santo patrono della sua città natale. Guardando a destra della tavola 'San Giovanni a Patmo', proprio sopra la firma, appare una bizzarra figura con il corpo metà anfibio e metà uccello e il volto di un uomo con un paio di occhiali; lui, appunto, almeno secondo alcuni studiosi. Ma non è certo questo l'unico mistero a circondare la vita e l'opera di Bosch.




    San Giovasnni a Patmos, 1489 ca - Gemäldegalerie, Berlino



    Oggi, a cinquecento anni dalla sua morte, proprio 's-Hertogenbosch, piccolo centro dell' Olanda dove è nato e sempre vissuto, gli ha dedicato una grande mostra, offrendoci un incredibile racconto del Medioevo attraverso il suo fantastico linguaggio simbolico. L'esposizione è frutto di una vasta ricerca e della assoluta determinazione a far ritornare i capolavori sparsi in tutto il mondo nel luogo in cui furono creati. E' infatti al numero 29 della piazza del Mercato, ancora oggi affollata di bancarelle, che nacque Hieronymus Bosch, pseudonimo da lui inventato al posto del suo vero nome Jeroen van Aken. Ma le finanze di una città non potevano sostenere i costi dello spostamento di tanti capolavori. Per riuscirci a 's-Hertogenbosch si sono rimboccati le maniche già dal 2007, mettendo a disposizione dei musei del mondo un team di esperti internazionali riuniti nel Bosch Reserch and Conservation Project, promotore di ricerche e restauri. Alla fine i prestiti sono arrivati e fino all'8 maggio (prenotazione obbligatoria) il Noordbrabants Museum espone 20 dipinti e 19 disegni di Bosch, oltre a 7 pannelli realizzati dai suoi allievi. Ben 12 di queste opere tornano al pubblico per la prima volta dopo il restauro.

    Certo il nostro Hieronymus deve aver vissuto una doppia vita. La prima come cittadino che non ha mai rivelato stravaganze o singolarità, vissuto sempre dove era nato, sposato con una donna ricca e più anziana di lui, mai figli, un solo viaggio giovanile, ma solo fino a Utrecht e Delft, l'appartenenza alla confraternita ecclesiastica di Nostra Diletta Signora che ne facevano un notabile della città. L'altra vita, quella popolata dalle raccapriccianti creature che appaiono nei suoi dipinti, doveva essere dentro di lui, senza lasciare tracce esteriori. I suoi giganteschi insetti, i rettili anomali e tutte le altre creazioni della sua infinita fantasia che incontriamo nei trittici del 'Giudizio Universale' e del 'Trionfo del carro di fieno', così come nella 'Morte dell'Avaro' e nell' 'Allegoria della gola e della lussuria' devono servire da monito all'umanità corrotta dal vizio, i cui esponenti sono quelli grotteschi della 'Cura della Follia', del 'Prestigiatore', e degli splendidi 'Ecce Homo' e 'La salita al Calvario'. Solo se sapremo essere come 'Il viandante' e lasciarci alle spalle le nefandezze e le cattiverie raggiungeremo la salvezza e dunque il Paradiso.




    Morte di un avaro, 1494 ca. - National Gallery of Art, Washington



    Ma, a parte i peccati, molte altre erano le tentazioni ai tempi di Hieronymus, a cominciare dalla magia e dall'alchimia, fino alle scoperte scientifiche. Come gli stessi occhiali che lui indossa spavaldamente nel presunto autoritratto a contorno del 'San Giovanni a Patmo'. Anche i segnali delle varie 'stregonerie' non mancano nei suoi dipinti, ma sono sparsi un po' qua e un po' là senza troppa enfasi, sempre mescolati a quelle punizioni infernali che opprimono i peccatori. Credeva nella magia? Ne era soggiogato? Era forse, e segretamente, un eretico? In molti da secoli tentano di rispondere a queste domande.


    Valeria Caldelli - da Il Resto del Carlino di Lunedì 18 aprile (edizione cartacea)
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  2. #82
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    Il 9 agosto 1516 moriva Hieronymus Bosch. Un personaggio enigmatico, tanto quanto i suoi celeberrimi dipinti pieni di figure ambigue e mostri diabolici: considerato padre spirituale del Surrealismo da alcuni, eretico da altri, dopo 500 anni Bosch non smette di affascinare.


    Federica d'Alfonso


    500 ANNI FA MORIVA HIERONYMUS BOSCH: IL PITTORE DEGLI ORRORI DELL'INFERNO



    Mostri senza testa, rane con gambe di uomo, brocche con le braccia, bacchette, ierofanti, coltelli, scimmie, uomini a due teste, tunnel luminosi: i quadri di Hieronymus Bosch sono pieni di un simbolismo che oggi può apparire oscuro e difficile da decifrare. Tuttavia le mostruose creature di Bosch parlano secondo metafore e linguaggi ben precisi: bisogna soltanto imparare a decifrare questo linguaggio, per godere appieno del genio inarrivabile del pittore olandese. Sono trascorsi 500 anni dalla sua morte, e l'Europa ha riscoperto la sua arte che in realtà non è mai stata dimenticata: da Venezia a Madrid, passando per l'Olanda, numerose ed importanti sono le retrospettive dedicate a questo genio visionario, che tornano a far rivivere i mostri e le creature da incubo di Bosch e riaprono, in un certo senso, l'inquietudine celata dietro di loro.



    Il Giardino delle delizie, dettaglio (pannello centrale)


    Ciascun elemento non è frutto di una scelta casuale, ma esiste e ha senso all'interno della rappresentazione perché legato ad un altro: le composizioni infernali, con i numerosi episodi di sevizia, mutilazioni, allusioni erotiche che prendono vita man mano, hanno giustificato per molto tempo la lettura di un Bosch sadico, masochista, sessuomane, omossessuale ma forse allo stesso tempo omofobico, afflitto dal complesso di castrazione o affetto da patologie nevrotiche. Insomma, per secoli la figura di Bosch ha racchiuso cura e malattia, sogno e incubo, redenzione e peccato, in uno strano connubio difficile da sciogliere e comprendere fino in fondo. Ma che forse egli non sia "semplicemente" colui che ha saputo guardare più in là di altri nella natura umana? Che non si sia limitato semplicemente a riprodurre su tela le contraddizioni, le ansie e le paure proprie di ognuno di noi?

    Bosch è stato individuato più volte come precursore del movimento Surrealista: gli elementi provenienti da mondi fantastici e visionari, la germinazione spontanea delle figure dettata dall'inconscio, il tema della follia e la deformazione della realtà, tutto ciò gli è valso l'appellativo di "padre spirituale del movimento". Molti critici hanno visto affinità profonde fra opere come "L'eterno ritorno e le creazioni automatiche" di Bosch e quelle di Tanguy, Ernst, Mirò, Dalì, Magritte e Delvaux. In realtà, il rapporto con il "surreale" è molto più complesso e oscuro di quello che si pensa, perché figlio di un'epoca di profondo mutamento ma ancora legata alle tematiche medievali del mistico e dello spirituale.



    Il Giardino delle delizie, dettaglio (l'Inferno musicale)



    Lo studioso tedesco Wilhelm Fraenger ha definito Hieronymus Bosch "il Virgilio della pittura olandese". Nelle numerose opere a lui dedicate, Fraenger ha più volte ipotizzato che l'arte di Bosch fosse una proiezione del messaggio religioso e rituale della comunità eretica dei "fratelli del Libero Spirito", ai cui misteri il pittore sarebbe stato iniziato. Secondo questa tesi, enigmatica e affascinante, Bosch non sarebbe stato soltanto uno straordinario inventore di immagini: la sua è una visione del mondo che in ogni particolare obbedisce a un disegno allegorico di dimensioni più ampie, in cui fonti teologiche, tradizione ermetica e metamorfosi alchemiche sono evocate con immagini di eccezionale pregnanza figurativa.

    Bosch si stacca completamente dai modelli pittorici contemporanei, oltrepassando i limiti della fantasia e proiettandosi senz'altro in avanti nel futuro nella rappresentazione dell'essere umano in tutte le sue mostruose contraddizioni. Ma non in modo profetico o totalmente astratto dalla realtà che lo circonda; anzi, guardando proprio a ciò che lo circonda, Bosch arriva quasi naturalmente ad elaborare una simbologia così complessa. Alla fine del Quattrocento l'Europa è dilaniata dalle guerre di religione, e sembra scatenarsi una sorta di follia collettiva, di ansia del futuro e di paura per l'ignoto, che la chiesa fomenta e usa a suo piacimento: i tribunali dell'Inquisizione lavorano a pieno regime, streghe e stregoni vengono bruciati sui roghi e basta pochissimo, spesso la semplice delazione, per finire davanti allo spaventoso tribunale.



    Il Giardino delle delizie, dettaglio (pannello centrale)


    Le certezze e le incertezze dell'uomo medievale iniziano a fare i conti e in alcuni casi a scontrarsi profondamente con la scoperta di un orizzonte più vasto, di un mondo nuovo e lontano, in un periodo in cui anche nel seno della Chiesa cattolica cominciano a formarsi le prime crepe di una frattura irreparabile. I punti di riferimento scompaiono, e il mondo sembra capovolgersi in un turbinio senza senso, mentre le profezie su una prossima fine del mondo si moltiplicano, tanto nella letteratura alta che fra il popolo. È così che Bosch riesce a mescolare senso e mancanza di senso nei suoi quadri: perché questo è il mondo che vede attorno a sé. Paradiso e Inferno, creature dalle forme bizzarre e inquiete, caos generatore di mostri e peccati: le sue tele non sono altro che il simbolo, lo specchio delle paure e delle credenze dell'uomo medievale senza più punti di riferimento.

    Dunque a ben guardare, Bosch non fa altro che liberare mostri e visioni proprie di ogni uomo, trasportando sul piano surreale ciò che in realtà è tangibile, presente, e sempre pronto a divorarci. Ne è convinto Dino Buzzati, che nella prefazione a "L'opera completa di Bosch" dice: «Ma se è così semplice; così limpido! Se non è mai esistito un pittore più realista e chiaro di lui! Altro che fantasie, altro che incubi, altro che magia nera…La realtà nuda e cruda che gli stava davanti…Solo che lui era un genio che vedeva quello che nessuno, prima di lui e dopo di lui, è stato capace di vedere. Tutti qui il suo segreto: era uno che vedeva e ha dipinto quello che vedeva».



  3. #83
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    HIERONYMUS BOSCH E VENEZIA: PALAZZO DUCALE CELEBRA IL MAESTRO FIAMMINGO


    I paesaggi onirici, le atmosfere fiabesche, le allegorie esoteriche e le forme bizzarre e geniali del grottesco mondo di Hieronymus Bosch, rivivranno nella mostra Hieronymus Bosch e Venezia, che dal 18 febbraio al 4 giugno 2017, Palazzo Ducale dedica al grande maestro fiammingo.




    Trittico di Santa Liberata


    In occasione dei 500 anni dalla sua morte, saranno presentate tre opere straordinarie: Il Martirio di Santa Liberata, Tre Santi Eremiti e Visioni dell’Aldilà. I tre dipinti costituiscono gli unici lavori di Bosch conservati in Italia, appartenenti alla collezione delle Gallerie dell’Accademia, che sono state di recente riportate all’antico splendore grazie a una notevole campagna di restauro stanziata dalla Fondazione Getty di Los Angeles e dal Bosch Research and Conservation Project.



    Trittico dei Santi Eremiti, pannello centrale (particolare)



    Oltre al recupero tonale e al miglioramento visivo, l’intervento conservativo ci permetterà di comprendere al meglio, scendendo nel dettaglio delle opere, le origini e il significato delle profonde simbologie che caratterizzano l’intera realizzazione pittorica di Bosch, rintracciando la storia e la provenienza dei lavori, tramite l’influenza che la sua eredità artistica ha lasciato nell’arte italiana.



    Ascesa all'Empireo (polittico delle Visioni dell'Aldilà)


    L’esposizione co-prodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia, ospiterà inoltre 50 opere tra manoscritti rari, bronzi, marmi antichi, stampe, disegni e bulini di Dürer, Cranach, Bruegel, e dipinti di Jacopo Palma il Giovane, Joseph Heintz, Jan Van Scorel, e QuentinMassys, gettando lo sguardo su un aspetto insolito, che vede la città lagunare protagonista oltre al tonalismo e alla grande sensibilità del colore, anche delle tematiche oniriche ed esoteriche, interessata agli sviluppi artistici di fine Quattrocento e inizi Cinquecento, che si andavano diffondendo in Europa, e in particolare nelle Fiandre.

    La fine del percorso prevede inoltre un’esperienza immersiva che proietterà lo spettatore all’interno del Paradiso e dell’Inferno del dipinto Visioni dell’Aldilà, così grazie ad un’installazione di realtà aumentata, la mostra si trasformerà in una vera e propria esperienza emozionale.


  4. #84
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    A Palazzo Ducale i capolavori dell'artista olandese insieme alle altre opere della collezione Grimani...


    Giovanna Pastega

    HIERONYMUS BOSCH. ALLUCINATO BESTIARIO NEL CUORE DI VENEZIA




    Dettaglio dal Trittico degli eremiti


    Tutta la vita di Hieronymus Bosch è avvolta nel mistero. A cominciare dal suo nome, che in realtà era Jeroen o Hieronymus van Aken, ma che l'artista cambiò in Bosh dal nome della sua città natale 's Hertogenbosch (Boscoducale) nel Brabante olandese.

    Di lui si sa pochissimo: scarse sono le opere superstiti, tutte senza data, solo alcune firmate. Nonostante la sua produzione sia stata in realtà molto varia, i quadri per cui è ricordato sono visioni allucinate ed inquietanti di mostri, sogni e meraviglie. Parafrasandone il nome, nelle sue opere si può dire abbia dato vita a un "bosco" di inquietudini e misteri, dove simboli, visioni e allucinazioni costituiscono una fitta trama narrativa in cui l'artista interpreta un universo iconografico medievale, fatto di bestiari umani e animali attraverso una regia e un montaggio dell'immagine assolutamente nuovi e moderni. Le opere giunte a noi sono per lo più narrazioni complesse spesso dipinte anche sul retro, mappe oniriche costellate di invenzioni iconografiche tutte da decodificare, allusive, secondo taluni, a riti esoterici ed alchemici. A questo misterioso artista, di cui nel 2016 sono ricorsi i 500 anni dalla morte, il Muve dedica nelle sale Palazzo Ducale a fino al 4 giugno la mostra "Jeronimus Bosch e Venezia".

    Al rapporto in parte ancora da chiarire con il capoluogo lagunare, unico in Italia a conservare suoi capolavori, e alla relazione con il potente e colto cardinale Domenico Grimani, suo appassionato collezionista, è dedicato il cuore dell'esposizione. Seppure la mostra fosse stata annunciata lo scorso anno come un ampio excursus sulle influenze della pittura di Bosch nel bacino del Mediterraneo, il nuovo impianto più ristretto e focalizzato sulla sola Venezia riformulato dalla Fondazione Musei Civici offre al visitatore l'occasione di rivedere da vicino i tre capolavori "veneziani" di Bosch contestualizzati in un percorso di oltre 50 opere provenienti da tutta Europa: da Jacopo Palma Il Giovane a Quentin Massys, da Jan Van Scorel e Joseph Heintz ai disegni e bulini di Dürer, Bruegel, Cranach, fino ai bronzi, ai marmi antichi, ai preziosi manoscritti e volumi a stampa, tesori della collezione Grimani.
    Fondamentale nella ricostruzione del rapporto tra Bosch e Venezia secondo il curatore Bernard Aikema sarebbe la testimonianza di Marcantonio Michiel, uno dei primi critici d'arte veneziani, che nel 1521 nel descrivere la collezione del Cardinale Grimani nominò accanto a una straordinaria serie di dipinti nord europei tre opere di Bosch con mostriciattoli, incendi e visioni oniriche. Secondo Aikema questa descrizione è la prima in assoluto in cui l'arte di Bosch "viene associata a questi concetti, che sarebbero poi diventati normativi in qualsiasi evocazione letteraria dell'opera dell'artista in Italia e altrove".

    Tutte le opere di proprietà del Cardinale alla sua morte (1523) furono lasciate in eredità alla Serenissima a patto che fossero esposte pubblicamente. La condizione fu rispettata solo per le sculture. La sorte dei dipinti invece non è del tutto chiara. Si sa che 8 casse del suo lascito piene d'opere preziose rimasero nei sotterranei di Palazzo Ducale fino al 1615, quando un nucleo fu restaurato ed esposto nella residenza dogale. Tra le ipotesi curatoriali di questa mostra la più significativa indica come due delle tre opere di Bosch conservate a Venezia - Santa Liberata e Le visioni dell'Aldilà - fossero inizialmente destinate a committenze nordeuropee e solo in seguito modificate, forse da qualcuno dell'atelier, subito dopo la morte di Bosch per adeguarsi alla raffinata clientela italiana e a un nuovo destinatario. Probabilmente proprio Domenico Grimani, uomo raffinato e dottissimo dai molteplici interessi, dalla filosofia alla teologia, con simpatie che andavano da Erasmo a Pico della Mirandola, amante di Tiziano, di Raffaello e Leonardo da Vinci, ma anche dall'arte delle Fiandre e soprattutto interessato fortemente a quelle visioni oniriche vagheggiate negli ambienti colti della Venezia dell'epoca e collezionate nelle Wunderkammer dei nobili veneziani.
    Attraverso un intermediario, l'ebreo Meir de Balmes, suo medico personale e amico dell'editore nonché uomo d'affari Daniel van Bomberghen, le opere di Bosch sarebbero giunte a Venezia finendo nella sua collezione.


  5. #85
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    Anna de Fazio Siciliano

    MISTERIOSO HIERONYMUS BOSCH.
    UNA NUOVA PUBBLICAZIONE SFATA ALCUNI MITI LEGATI AL GRANDE PITTORE FIAMMINGO


    Quanto sappiamo sul pittore più immaginifico di tutti i tempi? Sul genio che ha interpretato con crudezza di dettagli la perversione dell’animo umano? Parliamo di Jeroen Anthoniszoon van Aken, ovvero del pittore fiammingo che prenderà il toponimo della sua città natale, Hieronymus Bosch. Non si sa nulla con certezza, se non che la famiglia arriva dalla città tedesca di Aquisgrana come è evidente dal cognome (Aken), ma non c’è traccia di dati certi sull’anno di nascita, quasi nessun documento che attesti la sua attività e solo una firma (sebbene sia raro a quei tempi) sulla pala d’altare "Giovanni a Patmos", incisa, a lettere gotiche.




    San Giovanni a Patmos (dettaglio), 1489 circa


    Dopo anni di oscurità, tuttavia, si inizia a fare luce sulla sua vicenda artistica. Con ricchezza di particolari infatti e una rigorosa ricostruzione storica delle Fiandre del tempo, se n’è discusso all’Accademia di Belle Arti di Roma: l’occasione è la pubblicazione del Professore Marco Bussagli,Bosch. Tavole di diverse bizzarrie(Giunti Editore). Il catalogo permette di decifrare meglio la figura del pittore fiammingo, ancora largamente pervasa di mistero, anche grazie al metodo impiegato della datazione dendrocronogica che, per giunta, ha ridimensionato il numero di opere certe da attribuire. Smarcandolo finalmente da quell’aura che avvolge molti artisti del passato, riducendoli a personaggi dotati solo di "genio e sregolatezza”, il testo tiene conto delle ultime novità emerse dagli studi su Bosch, avvicinando l’artista alla profonda cultura del suo tempo.

    Il mondo che racconta, è vero, si trova sull’orlo del baratro, il suo è un universo in cui si avvicendano crudeltà e meschinerie ma al quale il cattolico Bosch offre l’alternativa della fede, aprendo in modo visionario un percorso sì accidentato ma diretto verso la salvezza, guidato dal fine della redenzione per il perdono e l’assoluzione dei peccati. Se anche fosse vero – e lo è – che la pittura di Bosch incarna in modo superbo la metafora del Male, i vizi e le depravazioni in cui l’umanità dopo millenni e senza soluzione di continuità ancora si riconosce, ci sarebbe da chiedersi se il mondo che lui dipinge proviene solo dalla sua fervida immaginazione.

    Il testo di Bussagli illumina anche su questo aspetto, chiarendo come sia stata profonda l’influenza della letteratura a pungolare la sua fantasia. Però almeno in un caso possiamo azzardare un’altra ipotesi: che la visione del duomo della sua città, la prima opera in cui fu coinvolto, fu fonte di ispirazione per la sua futura produzione poiché l’esterno era decorato da figure deformi e pinnacoli aguzzi.

    Oltre agli aspetti iconografici, affrontando il catalogo di Bosch (sparso in tutto il mondo e in dieci paesi diversi, tra 25 musei, tra i quali il Louvre, il Metropolitan, il Prado) la ricerca di Bussagli smonta diverse teorie e una almeno in modo definitivo: quella relativa a un Bosch eretico e affiliato alla setta del Libero Spirito. La pubblicazione si rivela uno strumento utile per l’aggiornamento sulla misteriosa figura di Bosch e sulla pittura fiamminga del ‘400.

    Proprio l’anno scorso si è festeggiato con grandi mostre il cinquecentenario dalla sua morte, l’unica data che si conosce è il 9 agosto del 1516, chissà se mai potremmo onorare anche il giorno della sua nascita e celebrare il suo compleanno senza altri misteri.



  6. #86
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    Arriva al cinema il film evento. Nelle sale solo il 7 e 8 novembre...


    BOSH, IL GIARDINO DEI SOGNI


    Era l'agosto del 1516 quando si spegneva Hieronymus Bosch. Questo è l'unico fatto riguardante l'autore de " Il Giardino delle Delizie" che possiamo datare con precisione. Nato a s-Hertogenbosch, nelle terre dei duchi di Borgogna, Bosch proviene da una famiglia originaria di Aquisgrana, sette secoli prima sede della corte di Carlo Magno. Ed è proprio Bosch l'artista che più di ogni altro riesce a fondere la cultura figurativa fantastica ed esotica del Medioevo e le nuove istanze del rinascimento fiammingo.

    Il racconto di questa sua doppia anima diventa oggi il protagonista di Bosch . Il giardino dei sogni, il film evento diretto da José Luís López Linares su uno dei dipinti più iconici al mondo, che arriverà nelle sale italiane solo il 7 e 8 novembre nell'ambito del progetto della Grande Arte al Cinema. Negli ultimi cinquant'anni sono state date molteplici interpretazionirelative ai quadri del pittore, che è stato presentato alternativamente come membro di una setta esoterica, come alchimista oppure come artista così raffinato da includere nelle sue opere messaggi complessi e giochi di parole visivi basati sui testi biblici e della tradizione.

    "Il Giardino delle Delizie Terrene" è un quadro che con sapiente eleganza si rivolge a tutti. È destinato a generare piacere e costernazione agli occhi dell'osservatore comune, ma contiene anche concetti più nascosti che un individuo acuto, impegnato in una ricerca interiore, riconoscerà come simboli di più profondi livelli di significato, capaci di scavare nella coscienza, miscelando con maestria acrobatica mostruoso e macabro, fantastico e demoniaco.

    Il documentario è arricchito dagli interventi di artisti, scrittori, filosofi, musicisti e scienziati sui significati personali, storici e artistici dell'opera, riproponendo così ai giorni nostri la " conversatio " che iniziò 500 anni fa presso la corte dei duchi di Nassau a Bruxelles, quando l'opera fu commissionata a Bosch . Nel corso del film lasciano infatti la loro testimonianza scrittori come Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom; artisti come Miquel Barceló; musicisti come Ludovico Einaudi. E ancora drammaturgi, illustratori, neuroscienziati e ovviamente storici dell'arte come Pilar Silva (curatore della mostra " Bosch , l'esposizione cinquecentenaria " al Museo Nazionale del Prado) e Xavier Salomon (Peter Jay Chief Curator della Frick Collection di New York).

    Ci sono ancora molti misteri che circondano il trittico delle delizie, ma allo stesso tempo alcuni elementi rimangono inequivocabili: colori brillanti, un'azione complessa, la fusione tra commedia e tragedia, e ancora un mix di intrigo, suspense, peccato, vita, morte e, forse, anche redenzione. Questo documentario è dedicato ai misteri di un dipinto che non può non toccare nel profondo, anche se non si puoi arrivare a comprenderlo completamente.


  7. #87
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    Predefinito Re: Bosch: arte alchemica

    IL BOSCH SCOPERTO NEGLI USA.
    COSA SIGNIFICANO GLI ANIMALI AI PIEDI DI SANT'ANTONIO







    Un dipinto che risale a un periodo attorno al 1500-1510, recentemente scoperto in un deposito del Kansas City Museum, è stato attribuito a Hieronymus Bosch. Il dipinto fu acquistato nel 1930 e tenuto in deposito per decenni, perché classificato come opera di un allievo o di seguace di Bosch.

    La piccola tavola mostra Sant'Antonio, che è identificabile dalla croce a forma di T sul mantello. La mano sinistra poggia sul bastone, anch'esso a forma di tau, mentre la destra riempie una brocca d'acqua. Il santo è minacciato dalle strane creature che lo circondano. Anche se l'opera è stata pesantemente ritoccata durante un restauro del ventesimo secolo, la mano di Bosch è ancora chiaramente riconoscibile nella pennellata originale. Se guardiamo al di là di queste aggiunte successive, è chiaro quanto strettamente questa scena è legata alla fascia sinistra del Trittico degli eremiti, conservato nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.

    Il team di ricerca del Brcp ha utilizzato anche la fotografia a raggi infrarossi e la riflettografia a raggi per rivelare i disegni preparatori, che sono in linea con altre tavole del maestro. Una pennello piuttosto fitto e un colore molto diluito sono stati usati per impostare il dipinto. Il pannello – legno di quercia, circa quattro millimetri di spessore – è un frammento di un pezzo originariamente molto più grande, probabilmente di un trittico.

    Ma cosa rappresenta esattamente l'opera? Un'indagine successiva è stata chiesta a Maurizio Bernardelli Curuz, che ha lavorato sulla struttura e sui significati. L'opera rappresenta Sant'Antonio e le tentazioni, che però non agiscono direttamente su di lui. Il quadro ha una funzione fortemente didascalica. Nella parte superiore, vediamo il santo mentre, virtuosamente, attinge a una pozza d'acqua. Nella parte bassa troviamo invece la rappresentazione simbolica dei sette peccati capitali che sono impaginati come elementi in opposizione alla sobrietà del santo.

    Probabilmente la tavola aveva anche la funzione di collegare ogni piccola immagine della parte inferiore a un vizio da memorizzare. Si può anche ipotizzare che lussuria, gola, invidia – che appaiono più vicini alla figura del virtuoso eremita - fossero i peccati più frequenti tanto tra gli uomini quanto nei cattivi pensieri allontanati dal santo. Bernardelli Curuz ha pertanto proposto una grafica di sintesi. Eccola...



  8. #88
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    Predefinito Re: Eremiti e tentatori, il contrasto

    Oggi Bosch metterebbe alla berlina i vaccinisti e gli scientisti odierni, che perseguitano oggi come allora la libertà di pensiero. Gli inquisitori di ieri si sono reincarnati negli scienziati dogmatisti di oggi.

 

 
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