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Discussione: Crediteuronord

  1. #11
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Beh, considerando che gli stipendi di Parlamentari e consiglieri locali sono pagati dal contribuente...
    Insomma, sempre quella è la fonte. Ammettendo che sia come dice Maroni.
    Insomma Garat, stando al tuo ragionamento, il tuo stipendio non è tuo è del tuo datore di lavoro ....
    “No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”

  2. #12
    bronsa querta
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Banderas Visualizza Messaggio
    Insomma Garat, stando al tuo ragionamento, il tuo stipendio non è tuo è del tuo datore di lavoro ....
    Ho scritto che quella è la "fonte", non la proprietà.
    Sempre dal portafogli dei contribuenti sono usciti i soldi necessari a ripagare quella magagna.
    Come dal portafogli del mio datore di lavoro viene il mio stipendio.
    Con la differenza che io non sono eletto, non ho uno stipendio da favola per fare il trota o la minetti della situazione nè tanto meno i privilegi dei legulei. Legulei per altro eletti anche con i voti di quelli che dovrebbero risarcire.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  3. #13
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    I parlamentari e consiglieri del PD la fanno la colletta per salvare il MPS?
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  4. #14
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Ho scritto che quella è la "fonte", non la proprietà.
    Sempre dal portafogli dei contribuenti sono usciti i soldi necessari a ripagare quella magagna.
    Come dal portafogli del mio datore di lavoro viene il mio stipendio.
    Con la differenza che io non sono eletto, non ho uno stipendio da favola per fare il trota o la minetti della situazione nè tanto meno i privilegi dei legulei. Legulei per altro eletti anche con i voti di quelli che dovrebbero risarcire.
    La fonte è quella ma i parlamentari leghisti hanno destinato parte dei loro emolumenti per mettere una pezza al casino che avevano combinato.
    Mentre il PD che farà ?
    Li venderà i suoi immobili per mettere una pezza al casino che hanno combinato ?
    In fondo anche in quel caso la fonte è sempre quella ....
    Ultima modifica di Antonio Banderas; 28-01-13 alle 14:04
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  5. #15
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    MILANO—I padri di Credieuronord, la banca della Lega nata nel febbraio del 2000 e chiusa dopo quattro anni, hanno tirato un sospiro di sollievo. Perché solo ora la procura di Milano ha deciso di archiviare in blocco l’inchiesta per appropriazione indebita e truffa contro gli amministratori dell’istituto, fra i quali il deputato vicentino Stefano Stefani che in quella banca ebbe un ruolo non secondario. «Ci siamo opposti alla richiesta del pm, ora vediamo cosa farà il giudice », avverte però l’avvocato Antonio Mezzomo che difende un gruppo di vecchi soci sedicenti «gabbati». Maquesto di Milano è solo l’atto finale della disavventura del Carroccio nel mondo creditizio.

    Nelle idee dei fondatori, primo fra tutti Umberto Bossi, Credieuronord doveva servire soprattutto il popolo padano: famiglie, artigiani, agricoltori, piccoli imprenditori. «Anch’io sono socio fondatore. E tu?», occhieggiava il Senatur nei cartelloni pubblicitari di allora con i quali tappezzò le città del Nord. Perché, secondo la politica leghista di allora, le banche esistenti facevano parte del sistema nazionale e come tali erano da combattere in chiave autonomista come tutto ciò che profumava di tricolore. Credieuronord doveva dunque essere la banca padana. E in molti ci avevano creduto: leghisti tesserati e simpatizzanti, circa 3.400 in tutto il Nord, dei quali quasi 400 veneti che comprarono migliaia di quote. Bastavano 25 euro per diventare soci. Ma c’erano finanziatori che sborsarono decine di migliaia di euro.Comeil sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo che ne mise 30 mila: «Che dire? Ci ho creduto». L’idea era quella di far nascere vari sportelli nelle province del Nord. Ma la nuova creatura non durò abbastanza: nel 2001 il primo rosso, nel 2002 la ricapitalizzazione, nel 2003 una nuova iniezione di capitale, nel 2004 la chiusura delle prime e uniche tre filiali che riuscirono a vedere la luce: Milano, Brescia e Treviso. Il motivo? Troppi clienti privilegiati e indadempienti. Finì così nell’orbita dell’allora Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, alla quale venne ceduto il solo ramo bancario (il residuo è Euronord) in attesa della fusione con Reti Interbancarie, la holding della banca lombarda. Fiorani, l’uomo della rinascita, venne però travolto dallo scandalo Antoveneta e con lui anche il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che avrebbe dovuto dare l’imprimatur all’operazione. Il piano saltò e per Euronord il destino fu segnato: crac. Secondo i magistrati che si sono occupati della vicenda, sarebbero stati bruciati circa 15 milioni di euro, fra quote iniziali e aumenti di capitale con i quali si è tentato di rilanciare l’attività. I soci rimasero col cerino in mano e molti, fra cui il gruppo guidato da Mezzomo, urlarono allo scandalo. Alcuni mostrarono i denti, come Franca Equizi, espulsa dalla Lega vicentina, socia della banca e mancato direttore della prevista sede di Vicenza: «E’ un sogno andato in fumo - disse a caldo - Sono molto amareggiata e delusa per la fine ingloriosa di un progetto nel quale avevo creduto e del quale facevo parte attivamente.

    Se l’istituto fosse stato gestito con correttezza avrebbe avuto un grande successo». Lei ci ha rimesso dieci milioni delle vecchie lire. Altri fecero buon viso a cattivo gioco, come Gobbo: «Che dire? Purtroppo è andata male. Sono cose che non dovrebbero mai capitare ». In sostanza, chi aveva una poltrona da difendere usò toni morbidi. Chi non ce l’aveva più, come Franca Equizi, puntò il dito accusatore sulla malagestione: «Come si fa a dare tutti quei soldi alla moglie di Franco Baresi?». Equizi parla della linea di credito accordata a Maura Lari, consorte dell’ex libero del Milan. «Eccedenze per oltre 1,5 milioni di euro», sottolinearono gli ispettori della Banca d’Italia. Nel mirino dei soci finirono i membri del vecchio consiglio di amministrazione, fra cui Maurizio Balocchi che è stato tesoriere della Lega. Fra gli altri l’ex presidente Francesco Arcucci, Giovanni Maria Galimberti, Massimo Barbiani e Virginio Carnevali. Per tutti loro nessuna conseguenza penale. Solo una sanzione amministrativa di 7.746 euro ciascuno. Curiosità: la sanzione fu comminata dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

    Fonte: Credieuronord, dal sogno al fallimento Storia breve della finanza del Carroccio - Corriere del Veneto

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Banderas Visualizza Messaggio
    La fonte è quella ma i parlamentari leghisti hanno destinato parte dei loro emolumenti per mettere una pezza al casino che avevano combinato.
    Mentre il PD che farà ?
    Li venderà i suoi immobili per mettere una pezza al casino che hanno combinato ?
    In fondo anche in quel caso la fonte è sempre quella ....
    Sbaglio o la credieuro nord è il tema del 3d?
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  7. #17
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l'incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all'opera.
    L'idea era che la politica è una bella cosa, ma, come altri partiti disponevano di strutture economiche e finanziarie già collaudate nei decenni, anche la Lega, un partito di militanti, doveva avere una sua struttura nel mondo finanziario.
    Ma fare una banca non è una cosa semplice. In base alle statistiche della Banca d'Italia il 70% delle neobanche finisce in modo inglorioso nei primi due anni, e l'altro 30% sopravvive, ma vivacchia.

    I dirigenti della Lega Nord, analfabeti finanziariamente, queste cose non le sapevano e così l'operoso Galimberti cominciò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord, poi diventata CrediEuronord per evitare denunce alla magistratura da parte di una banca francese Crédit du Nord fondata nel 1840 per eccessiva assonanza dei due nomi.
    Il capitale necessario fu raccolto e non risulta che sia mai stato spiegato da Galimberti il fatto che era per i soci un investimento a rischio e non liquido poiché si trattava di quote di capitale di società non quotata in borsa e non di un credito che i leghisti facevano a CrediEuronord. D'altra parte, come non rispondere al richiamo di " Alberto da Giussano"?! La militanza ha i suoi costi, palesi o occulti che siano. E così, dopo una lunga incubazione, la banca vide la luce e avrebbe anche potuto sopravvivere e avere successo, sebbene le sue dimensioni fossero destinate a restare piccole, anche nell'ambito del gruppo delle più piccole banche popolari e delle più piccole banche di credito cooperativo.

    Ma Galimberti sembrava morso dal ragno della smania. A Pontida, a Venezia, nelle Assemblee dei soci lui solo prendeva la parola dicendo: « cresceremo tanto da far male alle altre banche » , come il topolino che ha deciso di strangolare l'elefante. Ma era quando tornava in banca che dava il meglio di sè. Non voleva Presidente ( che allora era chi scrive, poi autosospesosi) o Consiglieri fra i piedi. Lui era la banca, il padre padrone. Disponeva dei soci, delle strutture, di una segreteria megagalattica e del personale, specie femminile. Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.

    Finita ingloriosamente la vicenda di CrediEuronord, anche perché 4 o 5 clienti affidati si sono guardati bene dal restituire i milioni di euro concessi in prestito su iniziativa imperiosa del padre padrone ( e non si sa bene se siano stati denunciati, poiché molto ammanicati con la Casa delle Libertà, vedi l'ex calciatore Franco Baresi), la Lega Nord ha avuto una nuova bella pensata. Al posto del piccolo Galimberti perché non puntare sul grande banchiere Gianpiero Fiorani? In questo modo la Banca del Nord era già fatta. Si trattava soltanto di chiudere la sgradevole vicenda CrediEuronord facendola rilevare dalla Banca Popolare di Lodi ( ora Banca Popolare Italiana) e di dare una mano al grande banchiere di Lodi per acquisire la Banca AntonVeneta, diluendo le sorprendenti sofferenze della Lodi in un bacino più grande: la nuova Banca del Nord, nata dalla fusione di una banca lombarda con una ben più grande banca veneta.

    Gli amici degli amici sono miei amici, dicono i francesi, ma anche gli italiani e, quindi, gli amici di Fiorani e tutti coloro che lo favoriscono in questo ambizioso disegno sono amici della Lega. Non importa che siano palazzinari romani, speculatori di basso rango, etc. L'importante non sono gli uomini. L'importante è il disegno strategico, l'obiettivo della grande politica bancaria della Lega Nord: da una piccola banca creata dal sudore dei leghisti, a una grande banca creata dalla lungimiranza del megabanchiere della ricca e grassa terra agricola lodigiana.
    Purtroppo, come la banca CrediEuronord non è finita molto bene ( ma inni si sciolgano al salvatore Gianpiero), così la grande strategia bancaria della Lega ha incontrato in queste ultime settimane qualche piccola difficoltà.
    Machiavelli e soci sono rimasti invischiati nel loro machiavellismo.

    Fonte: Il Sole 24 ORE.com - Perché fallì CrediEuronord

  8. #18
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l'incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all'opera.
    L'idea era che la politica è una bella cosa, ma, come altri partiti disponevano di strutture economiche e finanziarie già collaudate nei decenni, anche la Lega, un partito di militanti, doveva avere una sua struttura nel mondo finanziario.
    Ma fare una banca non è una cosa semplice. In base alle statistiche della Banca d'Italia il 70% delle neobanche finisce in modo inglorioso nei primi due anni, e l'altro 30% sopravvive, ma vivacchia.

    I dirigenti della Lega Nord, analfabeti finanziariamente, queste cose non le sapevano e così l'operoso Galimberti cominciò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord, poi diventata CrediEuronord per evitare denunce alla magistratura da parte di una banca francese Crédit du Nord fondata nel 1840 per eccessiva assonanza dei due nomi.
    Il capitale necessario fu raccolto e non risulta che sia mai stato spiegato da Galimberti il fatto che era per i soci un investimento a rischio e non liquido poiché si trattava di quote di capitale di società non quotata in borsa e non di un credito che i leghisti facevano a CrediEuronord. D'altra parte, come non rispondere al richiamo di " Alberto da Giussano"?! La militanza ha i suoi costi, palesi o occulti che siano. E così, dopo una lunga incubazione, la banca vide la luce e avrebbe anche potuto sopravvivere e avere successo, sebbene le sue dimensioni fossero destinate a restare piccole, anche nell'ambito del gruppo delle più piccole banche popolari e delle più piccole banche di credito cooperativo.

    Ma Galimberti sembrava morso dal ragno della smania. A Pontida, a Venezia, nelle Assemblee dei soci lui solo prendeva la parola dicendo: « cresceremo tanto da far male alle altre banche » , come il topolino che ha deciso di strangolare l'elefante. Ma era quando tornava in banca che dava il meglio di sè. Non voleva Presidente ( che allora era chi scrive, poi autosospesosi) o Consiglieri fra i piedi. Lui era la banca, il padre padrone. Disponeva dei soci, delle strutture, di una segreteria megagalattica e del personale, specie femminile. Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.

    Finita ingloriosamente la vicenda di CrediEuronord, anche perché 4 o 5 clienti affidati si sono guardati bene dal restituire i milioni di euro concessi in prestito su iniziativa imperiosa del padre padrone ( e non si sa bene se siano stati denunciati, poiché molto ammanicati con la Casa delle Libertà, vedi l'ex calciatore Franco Baresi), la Lega Nord ha avuto una nuova bella pensata. Al posto del piccolo Galimberti perché non puntare sul grande banchiere Gianpiero Fiorani? In questo modo la Banca del Nord era già fatta. Si trattava soltanto di chiudere la sgradevole vicenda CrediEuronord facendola rilevare dalla Banca Popolare di Lodi ( ora Banca Popolare Italiana) e di dare una mano al grande banchiere di Lodi per acquisire la Banca AntonVeneta, diluendo le sorprendenti sofferenze della Lodi in un bacino più grande: la nuova Banca del Nord, nata dalla fusione di una banca lombarda con una ben più grande banca veneta.

    Gli amici degli amici sono miei amici, dicono i francesi, ma anche gli italiani e, quindi, gli amici di Fiorani e tutti coloro che lo favoriscono in questo ambizioso disegno sono amici della Lega. Non importa che siano palazzinari romani, speculatori di basso rango, etc. L'importante non sono gli uomini. L'importante è il disegno strategico, l'obiettivo della grande politica bancaria della Lega Nord: da una piccola banca creata dal sudore dei leghisti, a una grande banca creata dalla lungimiranza del megabanchiere della ricca e grassa terra agricola lodigiana.
    Purtroppo, come la banca CrediEuronord non è finita molto bene ( ma inni si sciolgano al salvatore Gianpiero), così la grande strategia bancaria della Lega ha incontrato in queste ultime settimane qualche piccola difficoltà.
    Machiavelli e soci sono rimasti invischiati nel loro machiavellismo.

    Fonte: Il Sole 24 ORE.com - Perché fallì CrediEuronord

  9. #19
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    Umberto Bossi continua a proteggere i circa mille tra "malgari" e allevatori che, pur avendo "splafonato" i quantitativi di produzione di latte previsti in sede europea, si rifiutano di pagare le multe. Il perché è presto detto: l'indimenticata Credieuronord, la banchetta fondata dai Lumbard, che la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani acquisì in extremis perché non fallisse, faceva da schermo alla truffa sulle quote latte. Il salvataggio di Credieuronord dalla bancarotta, attuato dal pupillo del governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio, non servì solo a coprire le spericolate operazioni immobiliari in Croazia dei vertici della Lega, ma anche e soprattutto a non lasciare traccia delle "intermediazioni fittizie con le coooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte non pagate", scrive su Repubblica del 27 luglio 2010 Paolo Griseri. Non c'è proprio niente di ideale nella difesa leghista di questi mille furbetti delle quote latte che suona come una beffa per i 39mila allevatori che si sono viceversa indebitati per pagare le multe nel rispetto della legalità. Essa è "piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse - aggiunge Griseri - quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi alla Credieuronord fidandosi della sponsorizzazione del Senatur". Siamo dunque di fronte a un ricatto tacito che la Lega subisce da anni perché parte in causa nella truffa e che inquadra sotto una nuova luce la fallita scalata della Popolare di Lodi all'Antoveneta, dalla cui fusione sarebbe dovuto nascere un grande istituto del Nord gradito al Carroccio. In quel calderone bancario che Fiorani andava rimestando con il benestare di Fazio sarebbero dovuti annegare affari imbarazzanti per chi, ancora a quell'epoca, gridava "Roma ladrona". E guarda caso sedeva nel consiglio d'amministrazione di Antoneventa il fratello di quell'Antonio Azzolini relatore del recente emendamento con cui è stato rinviato ancora una volta il pagamento delle multe agli allevatori vicini a Bossi.
    I particolari tecnici del raggiro delle quote latte sono descritti nella sentenza con cui il Tribunale di Saluzzo ha condannato una sessantina di allevatori cuneesi soci delle sei cooperative "Savoia" fondate dal leader piemontese dei Cobas del latte, Giovanni Robusti, eletto poi parlamentare europeo della Lega Nord.
    "Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organismi competenti per il superprelievo. La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassare i pagamenti a un conto acceso presso la Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell'uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord". Il denaro tornava così agli allevatori, chiosa Griseri, che non pagavano la multa. La somma truffata dalle cooperative fondate da Robusti oscillava, a seconda del calcolo, tra i 130 e i 200 milioni di euro. Una bazzecola, aggiunge Griseri, rispetto alla truffa da un miliardo di euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera.
    Corsi e ricorsi: tra coloro che si diedero da fare perché Fiorani rilevasse la dissestata Credieuronord spiccava l'attuale presidente della commissione Bilancio della Camera nonché segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti, il cui nome è ritornato in auge proprio in questi giorni. Il capogruppo dei deputati Lumbard, Marco Reguzzoni, accusa Giorgetti di avere protetto Angelo Ciocca, il consigliere regionale del Carroccio, recordmann delle preferenze, che sarebbe stato in contatto, secondo la Procura di Milano, con il boss della 'Ndrangheta Pino Neri. E la chiamano "Padania"...

    Fonte: Finanza&Potere - La banca leghista Credieuronord copriva le truffe sulle quote latte, ecco perché Bossi difende gli allevatori che non pagano le multe


    Basta così.
    Almeno per ora.

  10. #20
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    Predefinito Re: Crediteuronord

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Sbaglio o la credieuro nord è il tema del 3d?
    Sì e salta subito all' occhio che il casino combinato dalla lega e di 15 Mln di euro di deficit mentre il casino combinato dal PD ( i moralmente superiori) ammonta 4.000 Mln di deficit.
    In confornto al PD i leghisti sono dei ladri di polii.
    “No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”

 

 
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